François Ravaillac

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François Ravaillac

François Ravaillac (Touvre, 1578Parigi, 27 maggio 1610) fu l'assassino del re Enrico IV di Francia e la penultima persona in Francia ad essere stata condannata a morte per mezzo dello squartamento (vedi Robert François Damiens).

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La vita[modifica | modifica wikitesto]

François Ravaillac nacque a Touvre, vicino ad Angoulême, da una famiglia di origini pressoché ignote: due zii erano canonici presso la cattedrale di Angoulême; il padre Jean era invece un uomo di indole violenta, che lo aveva portato ad avere frequenti noie con la legge, mentre la madre Françoise Dubreuil, sorella dei due canonici, era conosciuta per la sua carità cristiana. I suoi concittadini insistevano nel parlarne come di un giovane quieto e mite, di cui poteva recare spavento solo l'aspetto fisico: alto e grosso com'era, con un volto sempre pallido, dove mai appariva un sorriso.

Ravaillac cominciò la sua vita come servitore, per poi diventare insegnante. Fanaticamente ossessionato da idee religiose, disperato, coperto di parassiti, chiese di entrare a fare parte di alcuni ordini religiosi, ma senza successo. In particolare, la sua richiesta di aggregarsi all'ordine ascetico dei Foglianti fu respinta per via della sua inclinazione ad avere visioni. Nel 1606, fu respinto anche dalla Compagnia di Gesù. C'era stato, però, un procedimento penale a suo carico. Lo si era sospettato di avere ucciso un uomo, ma poi era stato assolto perché riconosciuto innocente. Nel 1608, lo ritroviamo a Parigi, incaricato dal duca d'Epernon, governatore di Angoulême e suo protettore, perché egli segua il corso di una causa civile presso il tribunale parigino. È un piccolo salto di qualità: Ravaillac ha ora modo di incontrare gente che è ben diversa da quella della natia Angoulême. Egli frequenta gli ambienti cattolici che, dopo l'Editto di Nantes, sono irati contro Enrico IV di Borbone, da loro accusato di essersi convertito soltanto per ottenere il trono. È in questi covi di accaniti papisti che, forse, Ravaillac ha bevuto il primo suo veleno d'odio.

Poco dopo, ripartì da Parigi per altri piccoli incarichi sempre commissionati dal duca d'Epernon. Nel 1609, Ravaillac disse di avere avuto una visione in cui gli sarebbe stato ordinato di convincere Enrico IV a convertire gli Ugonotti al cattolicesimo e, per comunicare queste sue visioni al Re, viaggiò tre volte a Parigi, fra il giorno di Pentecoste del 1609 e il maggio del 1610. Non riuscendo ad incontrare il Re, e avendo Enrico IV deciso di invadere le Sette Provincie spagnole, Ravaillac interpretò questa decisione come una volontà da parte del Re di cominciare una guerra contro il Papato. Deciso a fermare Enrico IV, che, con l'impresa antiasburgica, avrebbe dovuto vendicare la vergogna di Cateau-Cambrésis (1559), Ravaillac decise quindi di ucciderlo.

Il regicidio[modifica | modifica wikitesto]

La scena del regicidio in una stampa dell'epoca

Al mattino del 14 maggio 1610, Enrico IV si sarebbe trattenuto al Palazzo del Louvre, ma, alle quattro del pomeriggio, sarebbe uscito per recarsi all'arsenale della Bastiglia per un incontro con il duca di Sully, Ministro delle Finanze e governatore della fortezza. La carrozza era scoperta, perché voleva passare per le vie di Parigi anonimo e non aveva voluto scorte. Sedeva un po' indietro, come a nascondersi, protetta la sua persona dal duca d'Epernon e da Monsieur de Montbazon, che gli facevano da compagni, quando - giunta la carrozza nella stretta rue de la Ferronnerie, angolo rue Jean Tison, e dovuta fermarsi per un veicolo di un venditore di attizzatoi che le sbarrava la strada - ecco che Ravaillac saltò sul predellino di destra e, estratto rapidamente un coltello a doppia lama che aveva rubato, colpì con un fendente al petto il Re, fra la seconda e la terza costola. Due volte l'arma di Ravaillac penetrò nel corpo di Enrico IV, ma già il primo colpo aveva raggiunto il cuore. È stato raccontato nella cronaca del tempo, compilata da Pierre de l'Estoile.

Immediatamente arrestato per sottrarlo alla folla inferocita, Ravaillac venne dapprima condotto nell'Hôtel de Retz e poi trasferito alla Conciergerie, nella torre Montgomery, dove verrà rinchiuso anche Robert François Damiens. Nel corso del processo a suo carico, venne più volte torturato per essere costretto a rivelare i nomi dei suoi complici, ma affermò sempre di aver agito da solo. Quasi sicuramente non disse tutto quello che avrebbe potuto dire, ma era forte e resisteva agli interrogatori. La punizione ideale del regicida dovrebbe formare la somma di tutti i supplizi possibili. In ogni caso, le leggi francesi non prevedevano una pena fissa per questa sorta di crimine. Era stato necessario inventare quella per Ravaillac componendo, le une con le altre, le più crudeli che si fossero praticate in Francia.

Il 27 maggio 1610, Ravaillac venne messo a morte nella Place de Grève con un supplizio inumano: gambe e braccia legate a quattro cavalli, il suo corpo venne squarciato. Anche poco prima che l'esecuzione avvenisse, egli aveva negato al confessore di avere avuto complici. Lo storico inglese Alistair Horne riporta così una testimonianza relativa alla morte del Ravaillac:

Prima di venir smembrato,... venne scottato con zolfo incendiato, piombo fuso e olio e resina bollenti. Le carni vennero strappate con le tenaglie.

I genitori del regicida vennero esiliati e al resto della sua famiglia venne ordinato di non usare più il cognome Ravaillac.

Cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

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