Differenza ontologica

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La differenza ontologica è una locuzione con cui, in filosofia, si designa la differenza che distingue l'Essere dall'ente.[1][2][3][4][5]

Questa espressione rimanda a problematiche ontologiche risalenti al periodo dell'influenza di Avicenna sulla Scolastica[1] ed è utilizzata nella filosofia contemporanea e in particolare da Martin Heidegger per sottolineare l'irriducibilità dell'Essere a qualsivoglia ente, sia pure perfettissimo e supremo.[6] L'essere, sottolinea Heidegger, non è l'ente: in questa formulazione, apparentemente elementare, svolge un ruolo decisivo la copula "è", la quale, mentre distingue l'essere dall'ente, tuttavia ne esprime la fondamentale relazione.[7] La differenza ontologica, infatti, non è una condizione di separazione; essere e ente sono invece inscindibilmente legati e l'essere è solo in quanto si manifesta nell'ente.

D'altra parte, secondo Heidegger, da tempo, soprattutto a causa dello sviluppo della metafisica, il pensiero ha perso la capacità di porre attenzione a tale differenza; l'uomo tende quindi a considerare l'Essere come un puro e semplice niente (posizione che si identifica col nichilismo).[8] Ne consegue la riduzione dell'ente stesso a semplice-presenza, cioè a oggetto della manipolazione arbitraria dell'uomo che, per così dire, perde di vista l'essenziale conducendo la propria esistenza nell'inautenticità. Eppure «perfino il nichilismo come decadenza, il nichilismo per così dire "inautentico", si spiega soltanto in base al nichilismo "autentico", ossia alla funzione del nulla che condiziona la finitezza degli enti e la loro differenza dall'essere e che nella storia della metafisica è stato in parte celato e occultato.»[9] Su questo punto, celebre la polemica contro Sartre a cui, nella Lettera sull'umanismo (in tedesco: Brief über den Humanismus, 1947), Heidegger replica prendendo posizione contro qualsiasi forma di umanesimo.[10]

In realtà, anche l'uomo stesso è un ente, per meglio dire un esserci, cioè l'ente in cui l'essere "ci è"; la capacità di pensare la differenza ontologica riveste dunque un'importanza imprescindibile anche per l'uomo stesso dal punto di vista della sua condizione esistenziale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Cf. avicennismo su Sapere.it.
  2. ^ (EN) Cf. Graeme Nicholson, The Ontological Difference, in American Philosophical Quarterly, vol. 33, nº 4, ottobre 1996, pp. 357-374. Anteprima parziale.
  3. ^ (EN) Cf. Stephan Käufer, The Nothing and the Ontological Difference in Heidegger's "What is Metaphysics?", in Inquiry: An Interdisciplinary Journal of Philosophy, vol. 48, nº 6, dicembre 2005, pp. 482-506, DOI:10.1080/00201740500320047.
  4. ^ (EN) Cf. George A. Schrader Jr., Heidegger's Ontology of Human Existence, in The Review of Metaphysics, vol. 10, nº 1, settembre 1956, pp. 35-56. Anteprima parziale.
  5. ^ (EN) Cf. Edward S. Casey, Origin(s) in (of) Heidegger/Derrida, in The Journal of Philosophy, vol. 81, nº 10, ottobre 1984, pp. 601-610. Anteprima parziale.
  6. ^ Cf. Vittorio Possenti, Il nichilismo teoretico e la "morte della metafisica", Roma, Armando, 1995, p. 173: Annesso 2 - Sulla differenza ontologica. ISBN 88-714-4595-3; ISBN 978-88-714-4595-3. Anteprima disponibile su books.google.it.
  7. ^ Cf. Vida Tercic, La dimensione dell'es gibt nell'ontologia di Martin Heidegger, Roma, Pontificia università gregoriana, 2006, pp. 101ss.: Il manifestarsi della differenza ontologica. ISBN 88-783-9058-5; ISBN 978-88-783-9058-4. Anteprima disponibile su books.google.it.
  8. ^ Cf. Umberto Galimberti, Il tramonto dell'Occidente nella lettura di Heidegger e Jaspers, Milano, Feltrinelli, 3ª ed. 2006, pp. 72ss.: Heidegger: la differenza ontologica e il passo indietro. ISBN 88-078-1849-3; ISBN 978-88-078-1849-3. Anteprima disponibile su books.google.it.
  9. ^ Cf. Treccani.it.
  10. ^ Cf. Treccani.it e Sapere.it.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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