Homo heidelbergensis

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Progetto:Forme di vita/Come leggere il tassoboxCome leggere il tassobox
Uomo di Heidelberg
Homo heidelbergensis (10233446).jpg
Ricostruzione dell'aspetto di un Homo heidelbergensis
Stato di conservazione
Fossile
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Ramo Bilateria
Superphylum Deuterostomia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Infraphylum Gnathostomata
Superclasse Tetrapoda
Classe Mammalia
Sottoclasse Theria
Infraclasse Eutheria
Superordine Euarchontoglires
(clade) Euarchonta
Ordine Primates
Sottordine Haplorrhini
Infraordine Simiiformes
Parvordine Catarrhini
Superfamiglia Hominoidea
Famiglia Hominidae
Sottofamiglia Homininae
Tribù Hominini
Sottotribù Hominina
Genere Homo
Specie H. heidelbergensis
Nomenclatura binomiale
Homo heidelbergensis
Schoetensack, 1908
Sinonimi

Homo erectus heidelbergensis
Homo sapiens (arcaico)
Homo sapiens heidelbergensis

Cranio dell'Homo heidelbergensis rinvenuto ad Atapuerca.

Homo heidelbergensis è un ominide estinto, vissuto fra 600 000 e 100 000 anni fa.

Il nome è stato attribuito a ritrovamenti fossili precedentemente definiti come Homo sapiens arcaico[1], con particolare riferimento a quelli trovati in Germania presso Heidelberg, nel Baden-Württemberg, sulle rive del fiume Neckar.

Resti di H. heidelbergensis sono stati trovati in Africa, Europa ed Asia occidentale. L'attribuzione alla stessa specie di reperti trovati in India e in Cina è controversa.[2]

Evoluzione e morfologia[modifica | modifica wikitesto]

Sia Homo antecessor sia Homo heidelbergensis discendono probabilmente da Homo ergaster, morfologicamente molto simile e proveniente dall'Africa. Tuttavia Homo heidelbergensis aveva una calotta cranica più allargata, con una capacità cranica di circa 1100–1200 cm³, non lontana dal valore di circa 1350 cm³ tipico per l'uomo moderno; questa differenza, assieme al comportamento e all'utilizzo di strumenti più avanzati, lo ha fatto assegnare ad una specie diversa.

Questa specie, rispetto alle altre più strettamente congeneri, era di dimensioni particolarmente sviluppate: dai reperti infatti si pensa a una altezza media di circa 170 cm e ad una corporatura più massiccia per la sua epoca, pari al 90% di quella dell'uomo moderno. Alcuni studiosi ritengono però che fosse solo di poco più alto dell'uomo di Neanderthal (in media 163-164 cm).[3]

Linguaggio[modifica | modifica wikitesto]

La morfologia dell'orecchio esterno depone per una sensibilità uditiva simile a quella degli esseri umani moderni e maggiormente complessa di quella dei suoi parenti più stretti: Homo heidelbergensis poteva infatti distinguere molti suoni diversi[4].

Numerose analisi[quali e quante?] approfondite dei denti suggeriscono che fossero in grado di produrre suoni in quantità rilevante. Questo "gigante" è riconosciuto da molti[chi?](ad esempio, si veda [5]) come il primo ominide in grado di produrre suoni complessi facilitando in questo modo la trasmissione di esperienze e la formazione di culture che, sebbene ancora primitive, erano molto più sofisticate di quelle incontrate fino a quel momento.

Ritrovamenti fossili[modifica | modifica wikitesto]

I principali siti dove sono stati trovati resti di Homo heidelbergensis sono:

  • Bodo e Kabwe in Africa[2]
  • Mauer presso Heidelberg (Germania), dove fu trovato il primo reperto[6]
  • Petralona (Grecia), Arago (Francia), Sima de los Huesos presso Atapuerca (Spagna), Boxgrove (Inghilterra), Schöningen (Germania)[2]
  • Ciampate del Diavolo (Italia, provincia di Caserta), dove sono rimaste impronte fossili di ca. 350mila anni fa[7][8]
  • Mugharet el-Zuttiyeh in Israele

Reperti controversi provengono dai siti:[2]

  • Gran Dolina in Spagna
  • Dali e Jinnishuan in Cina
  • Narmada in India

Il consolidamento di questa denominazione per indicare determinati ominidi è susseguente agli studi di Eudald Carbonell dell'Università di Tarragona che, insieme ad i suoi collaboratori, ha analizzato i reperti trovati[senza fonte] nel 1992 nella grotta di Gran Dolina, situata nelle colline di Atapuerca (Spagna settentrionale). Infatti nel 1994 una sua spedizione ha portato alla luce un gran numero di utensili di pietra molto semplici, troppo primitivi per essere attribuiti a Homo sapiens. Diversi paleontologi peraltro attribuiscono i fossili di Atapuerca alla specie H. antecessor, considerata diretta antenata di H. heidelbergensis, che è vissuta nelle stesse aree circa 200 000 anni dopo.

Una prima tesi[senza fonte] è che i resti del sito archeologico di Atapuerca rappresentino il primo tentativo da parte di Homo heidelbergensis di uscire dall'Africa, dove si hanno prove della sua presenza già 600 000 anni fa, e che quindi colonizzando l'Europa avrebbe fatto da progenitore a Homo neanderthalensis, mentre in Africa si evolveva Homo sapiens e in Asia Homo ergaster, di cui potrebbe essere il discendente. Questa tesi farebbe sì che l'H. heidelbergensis sia l'ultimo antenato comune fra noi e Homo neanderthalensis.

Altri studi[senza fonte] condotti nel 2001 sul cranio completo di Atapuerca, insieme ai resti di altri trenta individui, attestano la possibilità che questi ominidi potessero parlare, sebbene a livelli molto elementari. Infatti l'apparato vocale trovato nei resti fossili, per quanto risulti essere meno sviluppato rispetto a Homo sapiens, è sicuramente più complesso rispetto a quello degli scimpanzé.

Alcuni scienziati considerano appartenenti a Homo heidelbergensis anche i due crani ritrovati fra il 1989 ed il 1990 a Yunxian, nella provincia cinese di Hubei[9], sebbene molti altri, compresi gli scopritori, tendano a considerarli resti di Homo erectus.

L'albero delle discendenze del genere Homo secondo l'antropologo Chris Stringer misurato in milioni di anni

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Aurélien Mounier, François Marchal & Silvana Condemi, Is Homo heidelbergensis a distinct species? New insight on the Mauer mandible, Journal of Human Evolution, Volume 56, Issue 3, March 2009, Pages 219-246 [1]
  2. ^ a b c d (EN) Institute of Human Origins, Homo heidelbergensis, su Becoming Human, 2008. URL consultato il 5 novembre 2017.
  3. ^ (EN) Scientists Determine Height of Homo Heidelbergensis, su Sci-News, 2012. URL consultato il 5 novembre 2017.
  4. ^ Martínez, I, Rosa, M, Arsuaga, JL, Jarabo, P, Quam, R, Lorenzo, C, Gracia, A, Carretero, JM, Bermúdez de Castro, JM (2004). "Auditory capacities in Middle Pleistocene humans from the Sierra de Atapuerca in Spain". Proceedings of the National Academy of Sciences 101 (27): 9976–81.[2]
  5. ^ Morley, Iain. "Hominin physiological evolution and the emergence of musical capacities." Music, language, and human evolution (2012): 109-41.
  6. ^ (DE) Otto Schoetensack, Der Unterkiefer des Homo Heidelbergensis aus den Sanden von Mauer bei Heidelberg. Ein Beitrag zur Paläontologie des Menschen. Lipsia, 1908, Verlag von Wilhelm Engelmann
  7. ^ P. Mietto, M. Avanzini & G. Rolandi, Human footprints in Pleistocene volcanic ash. «Nature», 422/2003, p. 133.
  8. ^ M. Avanzini, P. Mietto, A. Panarello, M. De Angelis & G. Rolandi, The Devil's Trails: Middle Pleistocene Human Footprints Preserved in a Volcanoclastic Deposit of Southern Italy, «Ichnos», 15/2008, pp. 179–189.
  9. ^ (EN) AA.VV., Was Homo heidelbergensis in South Asia? A test using the Narmada fossil from central India, The Evolution and History of Human Populations in South Asia, Olanda, Springer, 2007 [22 maggio 2007], pp. 137-170, DOI:10.1007/1-4020-5562-5_7, ISBN 978-1-4020-5561-4.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàGND: (DE4307278-1
Mammiferi Portale Mammiferi: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di mammiferi