Falange Española de las Juntas de Ofensiva Nacional Sindicalista

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« La Falange spagnola crede irrevocabilmente nella Spagna. La Spagna non è un territorio. Né un aggregato di uomini e donne. La Spagna è anzitutto un'unità di destino. Una realtà storica. Un'entità vera in sé stessa, che ha saputo compiere, e dovrà compiere ancora, missioni universali. »
(Dai 27 punti pronunciati alla fondazione della Falange spagnola[1])
Falange Española de las Juntas de Ofensiva Nacional Sindicalista
Bandera FE JONS.svg
Leader José Antonio Primo de Rivera
Stato Spagna Spagna
Fondazione 29 ottobre 1933 (FE), 4 marzo 1934 (FE de las JONS)
Dissoluzione 19 aprile 1937
Ideologia Falangismo[2][3]
Socialismo nazionale
Sindacalismo rivoluzionario
Tradizionalismo
Collocazione Estrema destra

La Falange Española de las J.O.N.S fu un movimento politico di ispirazione fascista fondato nella Spagna della Seconda repubblica da José Antonio Primo de Rivera nel 1933. Nel 1937, in piena guerra civile, fusosi con il movimento nazionalista, diede vita a un altro partito (Falange Española Tradicionalista y de las Juntas de Ofensiva Nacional Sindicalista, abbr. FET y de las JONS, sciolto nel 1977), in cui confluirono le forze legate ai vecchi valori monarchici, clericali e conservatori. Il generale Franco ne assurse a leader indiscusso e nel 1939, diventata partito unico franchista (Movimento Nacional), fino alla caduta del Franchismo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La "Falange Española"[modifica | modifica wikitesto]

Il 29 ottobre 1933 José Antonio Primo de Rivera, al Teatro de la Comedia di Madrid fondò la Falange Española (FE), che prese il nome dall'antica formazione militare dell'esercito di Filippo II di Macedonia [4]. Una formazione che ripudiava il liberalismo ed il capitalismo, propagandando l'instaurazione di un nuovo Stato che eliminasse le speculazioni economiche del sistema vigente mediante un forte dirigismo nazionale e la collaborazione di classe. Forti critiche nei confronti di Jean-Jacques Rousseau da cui discenderebbero come figlio legittimo il capitalismo moderno e come figlio degenere il populismo marxista[5].

« Da ultimo lo stato liberale venne ad offrirci la schiavitù economica, col dire agli operai con tragico sarcasmo: "Siete liberi di lavorare come volete, nessuno può imporvi di accettare questo o quelle condizioni, ma perché noi siamo ricchi, vi offriamo le condizioni che crediamo; voi cittadini liberi, se non le volete, non siete obbligati ad accettarle; però voi, cittadini poveri, se non accettate le condizioni che noi imponiamo, morirete di fame, armati della massima dignità liberale". Così, nei paesi ove si è giunti ad avere i più brillanti parlamenti e le più accurate istituzioni democratiche, non avete che da allontanarvi di qualche centinaio di metri dai quartieri lussuosi, per trovarvi fra tuguri infetti, ove vivono affastellati gli operai e le loro famiglie, in un ambiente disumano... Da tutto ciò doveva nascere, e fu giusta cosa la sua nascita (noi non mascheriamo alcuna verità), il socialismo. Gli operai dovettero difendersi contro quel sistema che offriva solo promesse di diritti, ma non si curava di procurar loro una vita giusta. Ora il socialismo fu una legittima reazione alla schiavitù liberale, ha finito con lo sviarsi, perché s'è diretto prima all'interpretazione materialista della vita e della storia, poi ad un sentimento di rappresaglia e infine alle proclamazioni del dogma della lotta di classe. »
(José Antonio Primo de Rivera 29 ottobre 1933, dal discorso pronunciato al teatro "La commedia" di Madrid[6])

Il 19 novembre 1933 Primo de Rivera fu l'unico eletto alle Cortes Generales nelle file della "Falange Española" alla sua prima prova elettorale. Nel 1934 sorsero i primi gruppi falangisti a Frontera, Siviglia, Cadice[7], Barcellona e Palma di Maiorca composti principalmente da studenti universitari[8] e in misura minore da operai provenienti dal sindacalismo anarchico[7]. La sede centrale fu posta a Madrid[9]. Il partito, pur molto piccolo, divenne ben presto uno dei principali avversari delle sinistre[10]. Già il 2 novembre a Daimiel la Falange ebbe il suo primo caduto, José Ruiz de la Hermosa, ucciso con una coltellata alcuni giorni dopo aver partecipato al comizio del teatro "La commedia" di Madrid. I giovani falangisti sfidarono i socialisti spingendosi sempre più nei quartieri popolari per vendere le copie del giornale di partito "F.E." e negli accesi scontri che ne nacquero con gli operai caddero altri tre militanti[11]

La fusione di FE con le "Juntas de Ofensiva Nacional-Sindicalista"[modifica | modifica wikitesto]

Il 9 febbraio 1934 a Madrid lo studente falangista Matías Montero fu ucciso da due militanti del "Partido Socialista Obrero Español" e, a seguito di questo omicidio, il 13 febbraio 1934 Primo de Rivera e Ramiro Ledesma Ramos, leader delle Juntas de Ofensiva Nacional-Sindicalista (JONS), si accordarono per fondere i due rispettivi movimenti[12]: il movimento unificato assunse il nome di "Falange Española de las Juntas de Ofensiva Nacional Sindicalista" e fu inizialmente guidato in triumvirato da José Antonio Primo de Rivera, Ramiro Ledesma Ramos e Ruiz de Alda[13]. Il nuovo movimento adottò i simboli delle JONS, ovvero il giogo con le frecce e la bandiera rossa e nera[12]

Il movimento, che si definiva nazional-sindacalista, proponeva un programma di tipo rivoluzionario, in parte ispirato ai movimenti fascisti europei dell'epoca[14], che coniugava il rispetto dei tradizionali valori storici spagnoli con punti dottrinali fissati sulla giustizia sociale, con forte contestazione del capitalismo e del marxismo, contro l'individualismo e la lotta di classe, grazie soprattutto alle istanze portate in dote dalle JONS. È presente quindi una politica sociale rivoluzionaria, caratterizzata dall'instaurazione di un ordinamento di tipo corporativo, dalla socializzazione dei mezzi di produzione e dal superamento della democrazia parlamentare a favore di nuovi strumenti di partecipazione popolare (democrazia organica). Viene inoltre promossa la nazionalizzazione delle banche e dei grandi servizi pubblici, pur riconoscendo la proprietà privata. In ottica più ampia, Josè Antonio Primo De Rivera tendeva anche a un recupero spirituale dell'identità nazionale, dipingendo la nazione come un'essenza metafisica.[15]

Il nuovo raggruppamento fu presentato il 4 marzo del 1934 al Teatro Calderon di Valladolid[16], in conseguenza dell'accordo del precedente 13 febbraio tra Primo de Rivera e Ramiro Ledesma. I simboli del nuovo movimento furono la bandiera rossa e nera delle JONS ed il giogo con un fascio di cinque frecce, tradizionale emblema dei Re Cattolici.

Nell'ottobre del 1934 si tenne il primo Consiglio Nazionale a Madrid, nel quale Josè Antonio fu nominato capo unico e furono adottati la famosa Camisa Azul, come uniforme, ed il saluto romano. Successivamente fu fondato "Arriba Espana" l'organo di stampa ufficiale del movimento. José Antonio, figlio del generale Miguel Primo de Rivera y Orbaneja, dittatore dal 1923 al 1930, fu senza dubbio la figura più importante della Falange di cui elaborò la dottrina ed il programma politico.

La vittoria del Fronte popolare[modifica | modifica wikitesto]

Nuove violenze si scatenarono nel paese, in parte dovute alle sinistre che in preda all'euforia della vittoria assaltarono le chiese, le proprietà private dei benestanti[17][18] e aggredirono i militanti della "Falange Española"[19]. In parte dagli operai che frustrati dalle lunghe attese per le riforme proclamarono scioperi che iniziarono a susseguirsi con maggiore violenza[20][21] così come le richieste esagerate di aumenti salariali[21]. Di suo la "Falange Española", temendo la repressione del governo, su ispirazione di José Antonio Primo de Rivera aveva provveduto ad "organizzare l'apparato illegale del Movimento"[22]. Scontri di piazza e attentati contro singole personalità politiche si susseguirono[23][24] e non furono infrequenti scontri tra falangisti e anarchici del FAI, o tra anarchici e socialisti[25] quando non si scontrarono direttamente le due opposte fazioni sindacali della Federazione Anarchista Iberica e della socialista Unión General de Trabajadores[26].

Militanti della Falange a Saragozza nel 1936

Inoltre vetture guidate da falangisti cominciarono a mostrarsi con le armi ostentate[26], molto spesso però si trattava in realtà di militanti anarchici dei sindacati della Federazione Anarchista Iberica o della Confederación Nacional del Trabajo passati alla Falange e interessati ad aumentare il caos[7][26] costoro erano spregiativamente chiamati dai socialisti "FAI-lange"[26].

Le fortune politiche della Falange procedettero a fasi alterne fino alle elezioni del febbraio 1936 vinte dal Fronte Popolare; da quel momento i militanti del movimento crebbero costantemente, passando dai 40.000 del 1936 agli oltre 500.000 del 1939, alla fine della Guerra Civile[27].

Il 14 marzo 1936 José Antonio fu arrestato dalla polizia politica dopo che la sua elezione nel distretto di Cuenca era stata invalidata per privarlo dell'immunità parlamentare.

FE durante la guerra civile[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra civile spagnola.

Il 18 luglio 1936 con l'Alzamiento (la rivolta) militare, guidato dai generali Francisco Franco, Emilio Mola e José Sanjurjo scoppiò la guerra civile e la Falange partecipò attivamente a fianco dei militari, insieme al Carlismo, alla Guerra Civile con suoi reparti militari, che costituivano in genere le truppe d'assalto delle divisioni nazionaliste. Il successivo 20 novembre, dopo un processo sommario di dubbia legalità tenutosi tra il 13 ed il 18, Josè Antonio venne fucilato nel carcere di Alicante, dove era detenuto. La data del 20 novembre diverrà poi una delle ricorrenze più importanti del regime franchista.

Onésimo Redondo Ortega era caduto in battaglia nei primi giorni dell'Alzamiento (il 24 luglio), e il 29 ottobre 1936 era stato fucilato dai repubblicani Ramiro Ledesma Ramos. Nei mesi successivi caddero anche tutti gli altri leader fondatori del movimento, nessuno dei quali sopravvisse alla guerra.

L'unificazione dei movimenti nazionalisti nella FET[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Falange Española Tradicionalista y de las Juntas de Ofensiva Nacional Sindicalista.

La debolezza politica dei nuovi dirigenti favorì il decreto di unificazione del 19 aprile del 1937, con il quale Franco unì sotto il suo comando i movimenti nazionalisti, fondendo la Falange, la Comunità tradizionalista carlista e movimenti minori nel nuovo Partito Unico, la "Falange Española Tradicionalista y de las Juntas de Ofensiva Nacional Sindicalista" (FET y de las JONS) di cui si autoproclamò Capo Nazionale.

Dopo il 1938 la maggior parte dei falangisti accettò la confluenza nel "Movimiento Unificado" di Franco, mentre quelli che si opposero vennero arrestati e processati. Lo stesso capo della FE de las JONS Manuel Hedilla, che rifiutava di riconoscere l'autorità politica di Franco, fu addirittura condannato a morte nel 1937 per tradimento. La condanna venne poi commutata, ma Hedilla restò in carcere fino al 1947. L'attività politica dei falangisti dissidenti continuò nella clandestinità sino alla morte di Franco nel 1975. Il programma politico e sociale della Falange non fu mai realizzato, neppure in minima parte, e dopo la fine degli anni quaranta, con la graduale emarginazione di Ramón Serrano Súñer (cognato di Franco e ultimo leader dei falangisti), i suoi uomini non occuparono più significative posizioni di potere e di governo.

Capi della Falange[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ José Antonio Primo de Rivera, Scritti e discorsi di battaglia a cura di Primo Siena, Giovanni Volpe Editore, Roma, 1967, pag 121
  2. ^ El mismo José Antonio en el momento de la fundación de FE era más un reaccionario que un fascista. Los primeros militantes de Falange fueron aristócratas (marqués de Bolorque, marqués de la Eliseda, Sancho Dávila…), y solo con la incorporación de Ledesma y las circunstancias, sobre todo europeas, convirtieron en fascistas al inicial grupo derechista y reaccionario., Alonso Lazo Díaz 1998, p.51
  3. ^ Template:Harvsp
  4. ^ Franca Landucci Gattinoni, Filippo re dei Macedoni, Mulino, Bologna, 2012, pag 60
  5. ^ José Antonio Primo de Rivera, Scritti e discorsi di battaglia a cura di Primo Siena, Giovanni Volpe Editore, Roma, 1967, pag 46
  6. ^ José Antonio Primo de Rivera, Scritti e discorsi di battaglia a cura di Primo Siena, Giovanni Volpe Editore, Roma, 1967, pag 120
  7. ^ a b c Gerald Brenan, Storia della Spagna 1874-1936, Einaudi, 1970, Torino, pag. 295
  8. ^ Gerald Brenan, Storia della Spagna 1874-1936, Einaudi, 1970, Torino, pag. 293
  9. ^ José Antonio Primo de Rivera, Scritti e discorsi di battaglia a cura di Primo Siena, Giovanni Volpe Editore, Roma, 1967, pag 50
  10. ^ A cura di Bernard Michal, La guerra di Spagna I, Edizioni di Cremille, Ginevra. 1971, pag 65
  11. ^ José Antonio Primo de Rivera, Scritti e discorsi di battaglia a cura di Primo Siena, Giovanni Volpe Editore, Roma, 1967, pag 51-52: Juan Jara, Tomàs Polo e Francisco de Paula Sampol
  12. ^ a b Hugh Thomas, Storia della guerra civile spagnola, Giulio Einaudi Editore, 1963, pag 72
  13. ^ Paul Preston, Le tre Spagne del '36, Corbaccio, 2002.
  14. ^ nell'ottobre del 1933 Josè Antonio aveva incontrato Mussolini restando profondamente influenzato dalla sua dottrina politica, specialmente quella del fascismo sansepolcrista
  15. ^ José Antonio Primo De Rivera, Le basi del falangismo spagnolo, Sentinella d'Italia, 1986.
  16. ^ La vecchia Castiglia fu sempre la roccaforte del movimento
  17. ^ Arrigo Petacco, Viva la muerte!, collana Le Scie, Arnoldo Mondadori Editore, 2006, pag 16: "Secondo un resoconto delle Cortes, dal 16 febbraio al 17 giugno 1936 si registrarono 269 morti, 1287 feriti, 160 chiese distrutte e 251 saccheggiate"
  18. ^ Paul Preston, La guerra civile spagnola, Oscar, Cles (TN), 2011, pag 92
  19. ^ Arrigo Petacco, Viva la muerte!, collana Le Scie, Arnoldo Mondadori Editore, 2006, pag 15
  20. ^ A cura di Bernard Michal, La guerra di Spagna I, Edizioni di Cremille, Ginevra, 1971, pag 80
  21. ^ a b Antony Beevor, La guerra civile spagnola, BUR, 2006, Milano, pag 54
  22. ^ José Antonio Primo de Rivera, Scritti e discorsi di battaglia a cura di Primo Siena, Giovanni Volpe Editore, Roma, 1967, pag 73: "Bisogna saper prevedere i giorni duri e prepararsi per affrontare la tempesta. Se Azaña prende il potere, come tutto lascia supporre, ci daranno la caccia come ai cani. È necessario quindi organizzare l'apparato illegale del Movimento e approntare per la lotta armata una prima linea efficace, con i meravigliosi ragazzi che abbiamo nella Falange"
  23. ^ Indro Montanelli e Mario Cervi, L'Italia dell'Asse,, Edizioni Einaudi, Milano, 1980, pag 12
  24. ^ A cura di Bernard Michal, La guerra di Spagna I, Edizioni di Cremille, Ginevra, 1971, pag 81
  25. ^ Hugh Thomas, Storia della guerra civile spagnola, Giulio Einaudi Editore, 1963, pag 105
  26. ^ a b c d Hugh Thomas, Storia della guerra civile spagnola, Giulio Einaudi Editore, 1963, pag 100
  27. ^ ma a quel punto il movimento non era più quello originario e molte adesioni avvennero più per opportunismo e convenienza che per convinzione ideale

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Antonio Medrano, La Falange spagnola: una via solare, Raido, 1998.
  • Adolfo Munoz Alonso, Un pensatore per un popolo, Volpe, 1972.
  • Bernd Nellessen, La rivoluzione proibita (Falange spagnola), Volpe editore, 1965.
  • Paul Preston, Le tre Spagne del '36, Corbaccio, 2002.
  • José Antonio Primo De Rivera, Le basi del falangismo spagnolo, Sentinella d'Italia, 1986.
  • José Antonio Primo De Rivera, Scritti e discorsi di battaglia, Settimo Sigillo, 1993.
  • José Antonio Primo De Rivera, Scritti e discorsi di battaglia (Falange spagnola), Volpe Editore, 1967.
  • Armando Romero Cuesta, Obbiettivo: uccidere Franco, Seb, 1996.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]