Sergio Cusani

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Sergio Cusani

Sergio Cusani (Napoli, 4 agosto 1948) è un dirigente d'azienda italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Consulente finanziario[modifica | modifica wikitesto]

Figlio dell'importante industriale del rame Gabriele Cusani, frequentò, senza conseguire la laurea, l'Università Bocconi di Milano, dove svolse militanza politica nel movimento studentesco collocandosi nelle correnti di estrema sinistra. Crebbe professionalmente negli ambienti finanziari milanesi e in particolare presso lo studio del famoso agente di borsa Aldo Ravelli; fu consulente finanziario della famiglia Ferruzzi, prima con il fondatore Serafino, poi con il genero Raul Gardini e infine con Carlo Sama.

La sua fama deriva dalla vicenda delle tangenti Enimont, pagate dall'imprenditore Raul Gardini a numerosi esponenti politici in seguito alla vendita dell'azienda. La "madre di tutte le tangenti", come fu definita, ammontava a circa 150 miliardi di lire, dati da Montedison per favorire il burrascoso divorzio dall'Eni dopo il fallimento della joint venture.

Raul Gardini voleva uscire da Enimont, in fretta e con una supervalutazione delle sue azioni; per farlo, secondo l'accusa, occorreva pagare i partiti e Gardini incaricò Sergio Cusani di reperire i fondi necessari, ovviamente "in nero". A Cusani viene in mente il "personaggio dalla liquidità spaventosa" che aveva già fatto affari immobiliari con la Ferruzzi e con la Montedison ai tempi di Serafino: Domenico Bonifaci, immobiliarista romano. A Bonifaci si chiese di acquistare la società Sviluppo Linate con una complessa operazione, in cui 60 miliardi furono anticipati dalla stessa Montedison. Bonifaci accettò e pagò in nero: parte in contanti e parte in CCT, dei quali compilò un minuzioso elenco, rivelatosi preziosissimo poi per gli inquirenti quando si tratterà di vedere dove fossero andati a finire quei soldi. Una parte dei CCT venne portata in Vaticano presso la banca IOR che la trasformò in contanti.

Dopo l'inizio delle inchieste di Tangentopoli, Cusani comprese che si avvicinava il momento dell'arresto e liquidò la società di consulenza per dedicarsi alla propria difesa: questa si incentrò su un ostinato esercizio della facoltà di non rispondere al di fuori dello stretto indispensabile per difendere la memoria del suo mentore Gardini; ma questo atteggiamento processuale si tradusse nell'unico vero baluardo che nel turbine di Tangentopoli si frappose alla possibilità di qualificare come corruzione la posizione giudiziaria di Bettino Craxi, per cui la stampa tendeva a qualificarlo[Chi? Periodo troppo involuto.] come finanziatore del Partito Socialista Italiano.

Il processo Enimont[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Processo Enimont.

Il Processo Enimont, presso il tribunale di Milano, presieduto dal giudice Giuseppe Tarantola, si svolse in dibattimento dopo la richiesta di giudizio immediato e anticipò tutti gli assai meno noti processi dell'epoca di Tangentopoli.

Il processo vide Antonio Di Pietro accusare Cusani e interrogare molti politici italiani in veste di testimoni o di imputati di reato connesso. Tra questi il già citato Craxi, Arnaldo Forlani, esponenti della Lega Lombarda tra cui Bossi e Patelli, poi espulso, e del Partito Repubblicano Italiano. Il processo ha un grande seguito da parte della stampa e vede la condanna di Cusani a 5 anni e 10 mesi di reclusione. Cusani fu difeso dall'avvocato Giuliano Spazzali, ex membro del Soccorso Rosso Militante, che fu soprannominato "l'anti-Di Pietro".

In tutto rimase in cella quattro anni: tra i molti protagonisti della vicenda Enimont è quello che ha scontato la pena più pesante. Dall'ottobre 1998 era stato affidato ai servizi sociali e lavorava per l'"Associazione Liberi"[1]; il 30 marzo 2001 aveva finito di scontare la sua pena.

Già nel corso del processo di primo grado aveva restituito 35 miliardi di lire mentre Bonifaci, in sede di patteggiamento per il reato di falso in bilancio, restituì 54 miliardi di lire, evitando così il processo pubblico sui fondi neri ENI Montedison.

L'attività di recupero[modifica | modifica wikitesto]

È impegnato in progetti di recupero per detenuti presso l'Agenzia di solidarietà per il lavoro Agesol[2] e di finanza etica in collaborazione con gli istituti di pena ed ex compagni di detenzione. Nel 2000 con Sergio Segio ha lanciato e organizzato una grande campagna per l'indulto e l'amnistia in occasione del Grande Giubileo del 2000 e per la riforma penitenziaria, con il progetto "Piccolo piano Marshall per le carceri".[3]

Sentenza di riabilitazione[modifica | modifica wikitesto]

Il 9 luglio del 2009 il Tribunale di sorveglianza di Milano ha dichiarato "riabilitato Cusani Sergio da ogni incapacità ed effetto penale derivanti dalle precedenti condanne"[4][5].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "La solidarietà non è più un giardinetto buonista", Corriere Lavoro - RCS Quotidiani Spa, 18 giugno 1999. URL consultato il 6 dicembre 2009 (archiviato dall'url originale il 20 novembre 2015).
  2. ^ Agesol newsletter dicembre 2007 (PDF), Agesol. URL consultato il 6 dicembre 2009.
  3. ^ Mastella: via nelle carceri al progetto di reinserimento, Corriere della Sera - RCS Quotidiani Spa, 28 ottobre 2006. URL consultato il 6 dicembre 2009 (archiviato dall'url originale il 17 novembre 2015).
  4. ^ Regalo di compleanno» per Cusani:l'ex manager potrà tornare a votare, in Corriere del Mezzogiorno, 3 agosto 2009. URL consultato il 14 novembre 2009.
  5. ^ Il Tribunale riabilita Sergio Cusani, Corriere della Sera - RCS Quotidiani Spa, 4 agosto 2009. URL consultato il 6 dicembre 2009 (archiviato dall'url originale il 30 gennaio 2010).

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