Raul Gardini

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

« Personalmente sono dell'idea che la vita debba essere vissuta fino in fondo e non per finta, anche se talvolta c'è da farsi venire il mal di stomaco. »

(Raul Gardini[1])
Raul Gardini

Raul Gardini (Ravenna, 7 giugno 1933Milano, 23 luglio 1993) è stato un imprenditore italiano.

Gli inizi[modifica | modifica wikitesto]

I nonni materni gestivano una fonderia di ghisa e bronzo, mentre i Gardini possedevano diverse centinaia di ettari lungo il litorale romagnolo e in Veneto. Il padre Ivan era un ricco imprenditore agricolo, impegnato nella bonifica dell'area paludosa attorno a Ravenna. Studiò presso l'Istituto agrario di Cesena dove conseguì il diploma di perito agrario; nel 1987 gli venne conferita la laurea honoris causa in Agraria dall'Università di Bologna. Crebbe professionalmente nell'azienda di Serafino Ferruzzi, di cui diventò genero sposandone la figlia Idina.

Il 10 dicembre 1979 Serafino Ferruzzi morì in un incidente aereo e i suoi quattro eredi (Idina, Arturo, Franca, Alessandra) affidarono a Gardini le deleghe operative per tutto il Gruppo: ci volle quasi un anno a inventariare tutti i possedimenti che Ferruzzi aveva acquisito nel corso della sua attività. In anni in cui l'Europa andava trasformandosi da importatore a esportatore di cereali, le attività di trading persero importanza e riguardarono soprattutto l'importazione di soia prodotta nelle tenute agricole della Ferruzzi situate in Argentina. In pochi anni Raul Gardini trasformò la Ferruzzi in un gruppo prevalentemente industriale, grazie a una politica di continue acquisizioni: tra il 1981 e il 1986 fu acquisito il controllo del maggiore produttore di zucchero italiano, l'Eridania, allora quotata in Borsa, e del produttore francese di zucchero Béghin Say, creando la società Eridania-Béghin Say, a cui pose come presidente Renato Picco in sostituzione di Giuseppe De André, presidente storico di Eridania.

Nel 1987 fu la volta della divisione amido dell'americana CPC, nel 1988 di Central Soya e Leiseur Koipe specializzate nella lavorazione della soia. La maggioranza della Montedison fu acquisita in varie fasi tra il 1985 e il 1987. Tutto ciò fu possibile grazie ad aumenti di capitale dalle varie società del gruppo realizzati in Borsa, in anni in cui il mercato finanziario italiano conosceva una fase di euforia grazie alla nascita dei primi fondi comuni di investimento: questo permise alla Ferruzzi di raccogliere risorse finanziarie da impiegare nelle acquisizioni. Anche per questo, la politica di riservatezza di Serafino Ferruzzi fu abbandonata e Gardini fu un personaggio molto esposto sui mass media. Nel 1985 Gardini lanciò anche un progetto, che poi non fu realizzato a causa degli enormi interessi che andava a ledere, per sfruttare le eccedenze agricole della Comunità Europea per produrre etanolo, da impiegare come antidetonante per la benzina.

Raul Gardini

La scalata alla Montedison[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni ottanta diventa celebre per la scalata alla Montedison, che diventa un'azienda contendibile per effetto di alcune spregiudicate operazioni finanziarie dell'amministratore Mario Schimberni destinate nelle sue intenzioni a fare della Montedison una public company indipendente dal controllo esercitato da Mediobanca. La contendibilità della Montedison spinge Gardini ad acquistarne le azioni, con il benestare di Enrico Cuccia che ha perso il controllo della società petrolchimica.

Dalla vicenda (e dal successivo acquisto di Fondiaria) nasce il suo assalto del "salotto buono" dell'imprenditoria del Nord, sul quale Cuccia aveva sempre espresso scetticismo: si addivenne tra i due a una vera e propria rottura quando Gardini si nominò presidente della Fondiaria rifiutando gli amministratori proposti da Cuccia, e quando Gardini vendette metà della Fondiaria a Camillo De Benedetti, il cugino di Carlo.[2] In realtà la rottura tra Gardini e Cuccia non fu definitiva: quando Gardini ebbe il problema di risolvere l'indebitamento del gruppo Ferruzzi, Cuccia dette il suo sostanziale appoggio all'operazione. A quel punto la Montedison fu ridisegnata con il risultato di fare della Montedison una semplice azienda chimica e portare nella Ferruzzi Finanziaria, posta al vertice dell'intero gruppo, la polpa che c'era nella Montedison e cioè la Standa, la Fondiaria, gli immobili, il Messaggero.[3]

La nascita e il fallimento di Enimont[modifica | modifica wikitesto]

In seguito Gardini realizza con l'ENI la fusione delle attività chimiche dei due gruppi, fondando Enimont, di cui ENI e Montedison possiedono il 40% ciascuno, mentre il restante 20% è nelle mani del mercato azionario. Nel 1988 Gardini aveva ricevuto da Ciriaco De Mita e da Achille Occhetto — ovvero da maggioranza e opposizione — «sufficienti garanzie» sugli sgravi fiscali in seguito al conferimento delle attività chimiche di Montedison alla joint venture Enimont: ma il relativo decreto-legge decadde per due volte in Parlamento[2].

La lettura, che Gardini diede della violazione degli impegni[4] ne produsse una reazione inattesa: provò, con l'alleanza di amici italiani e stranieri, a scalare Enimont, arrivando in una prima fase a vedere il successo e a commentare «La chimica sono io». L'intento di Gardini viene ostacolato da due fatti: da un lato il giudice Diego Curtò, che verrà poi accertato essere stato corrotto[5], decide il fermo provvisorio[6] delle azioni in previsione dell'udienza di discussione del ricorso di ENI e della replica di Montedison; dall'altro si consuma la rottura dei rapporti con ENI e con il suo presidente Gabriele Cagliari, che secondo l'inchiesta di tre anni dopo svolse questo ruolo per consentire al PSI di Craxi di esercitare il suo ruolo di interdizione nell'operazione.

La decisione finale, forzata dagli eventi e anche dalla forte diversità di vedute strategiche all'interno della famiglia Ferruzzi,[7] fu il ritiro dalla joint venture[8] con una cosiddetta shot gun clause (in italiano indicata spesso come "patto del cow-boy"[9]): la decisione di vendere all'ENI il proprio 40%. Una parte dell'ingente quantità di denaro incassato viene usato per versare tangenti al sistema politico che, promettendo di defiscalizzare le plusvalenze della Montedison derivanti dall'attribuzione di parte delle attività a Enimont, aveva indotto Gardini a entrare nell'impresa della nascita dell'Enimont stessa. È provato che la gestione delle tangenti fu orchestrata solo da Carlo Sama, Giuseppe Garofano, Luigi Bisignani e Sergio Cusani e messa in pratica tramite lo IOR del Vaticano gestito dal prelato Donato De Bonis[10].

Dalla vicenda usciranno particolarmente beffati i contribuenti: nel 1991 l'Enimont addosserà all'Eni perdite per mille miliardi e debiti per diecimila miliardi.[11] Il 23 giugno 1992 Gardini scriverà una lunga lettera al Sole 24 Ore: "Continuo a pensare che l'idea di dare vita a un grande gruppo chimico italiano fosse un disegno strategico giusto. Il cui fallimento deve essere imputato alla volontà di non mollare la presa sul settore da parte delle forze politiche di allora, oltre che alla mia personale intransigenza, di cui però non mi rammarico".[12]

La frattura[modifica | modifica wikitesto]

La frattura di Gardini con il resto della famiglia Ferruzzi si acuisce rapidamente, nonostante i tentativi di Garofano di mettere pace. Gardini lascia le cariche all'interno del gruppo Ferruzzi-Montedison[13] e impone il figlio Ivan Francesco, ancora ventunenne, alla presidenza della Ferruzzi Finanziaria. Quindi studia un progetto per fare entrare la terza generazione dei Ferruzzi nell'azienda, progetto che gli lascia la facoltà di nominare il suo successore. Infine decide di spostare a Parigi, "il cuore dell'Europa e della finanza", il centro del gruppo Ferruzzi. Un progetto da realizzare con la Sci, una società quotata alla Borsa di Parigi con Jean Marc Vernes come azionista di riferimento. Ma queste iniziative, viste dai Ferruzzi come "un golpe", sono respinte. Di fatto Gardini è "licenziato". Il conseguente divorzio, con Idina che vende le sue quote ai tre fratelli, avverrà sulla cifra di 503 miliardi di lire. Pagamento cash.

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Esplode l'inchiesta giudiziaria di Mani Pulite che tocca anche la vicenda Enimont, esplode la crisi finanziaria del gruppo Ferruzzi-Montedison, troppo indebitato. Gardini ne è coinvolto, scrive la lettera al Sole 24 Ore sostenendo che, quando l'aveva lasciata, "la situazione finanziaria della Ferruzzi era tutt'altro che compromessa", chiede in particolare la collaborazione di Carlo Sama per avere i documenti che gli servono per difendersi. Richieste inevase.[14].

Viene trovato morto nella sua casa di Milano, il settecentesco palazzo Belgioioso, il 23 luglio 1993: dalle conversazioni con i suoi legali delle ultime ore, era apparso molto scosso dalla notizia del suicidio nel carcere di San Vittore di Gabriele Cagliari (suo rivale nella vicenda Enimont), ma anche dalla consapevolezza che gli inquirenti puntassero oramai su di lui[15].

Durante tutta la giornata successiva si assieparono dinanzi a palazzo Belgioioso i milanesi sconcertati; la tensione si stemperò solo al passaggio dei magistrati Antonio Di Pietro e Francesco Greco, accolti in piazza da un applauso[16]. Al ritorno a casa da Mediobanca, fu visto passare anche Enrico Cuccia[17]. Le indagini giunsero alla conclusione secondo cui la morte era da attribuirsi a un suicidio, commesso da Gardini con un colpo di pistola alla testa, ma secondo altre fonti i colpi furono due il che potrebbe far sospettare un omicidio.[18][19]

Gardini e lo sport[modifica | modifica wikitesto]

La figura di Gardini è anche legata allo sport e in particolare all'America's Cup[20], di cui il Moro di Venezia, la barca voluta da Gardini e finanziata dalla Montedison, fu protagonista nell'edizione del 1992. Fu la prima barca italiana nella storia a vincere la Louis Vuitton Cup. L'equipaggio del Moro, affidato a Paul Cayard, venne sconfitto nella finale di Coppa America da America³ di Bill Koch a San Diego (USA) anche a causa del taglio dei finanziamenti imposto da Carlo Sama. Ma anche il mondo della pallavolo ravennate deve molto a Raul Gardini e al gruppo Ferruzzi: dalla storica epopea della Olimpia Teodora di Manu Benelli e Sergio Guerra (l'olio di soia "Teodora" veniva prodotto dalla Italiana Olii & Risi, società del gruppo Ferruzzi) nel volley femminile, agli anni straordinari de Il Messaggero Volley di Steve Timmons e Karch Kiraly (il quotidiano Il Messaggero era di proprietà di Montedison), fino alla costruzione del PalaDeAndrè, il palazzo dello sport ravennate intitolato a Mauro De André, dirigente del gruppo Ferruzzi tragicamente scomparso.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Raul Gardini, A modo mio (a cura di Cesare Peruzzi), Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1991. ISBN 88-04-35524-7

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ RPT GARDINI: LA VITA VA VISSUTA FINO IN FONDO, Adnkronos, 23 luglio 1993. URL consultato il 29 agosto 2016.
  2. ^ a b Marco Magrini. Gardini, i giorni del silenzio, Il Sole 24 ORE, 22 luglio 2003.
  3. ^ Alberto Mazzuca, Penne al vetriolo, Bologna, Minerva, 2017, p. 648.
  4. ^ G. Buonomo, Lo scudo di cartone, Rubbettino, 2015, ISBN 9788849844405, p. 38-39, nota 63.
  5. ^ Corriere.it
  6. ^ Siluro di Curtò al pool mani pulite
  7. ^ Raul Gardini, A modo mio (a cura di Cesare Peruzzi), Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1991. La Repubblica parlerà di un "25 luglio" dei Ferruzzi con Sama nel ruolo di Galeazzo Ciano e Gardini in quello di Mussolini. Cfr Alberto Mazzuca, Gardini il Corsaro, Bologna, Minerva Edizioni, 2013, p. 248.
  8. ^ Imbroglio at Enimont. Fertilizer International. 284, 19, 1990. ISSN: 0015-0304.
  9. ^ Repubblica.it
  10. ^ Vaticano S.p.A.
  11. ^ "Un 'feuilleton', la storia di un fidanzamento e di un matrimonio con uxoricidio premeditato da parte di entrambi i coniugi". Cfr Sergio Ricossa, Come si manda in rovina un paese, Soveria Mannelli, Rubbettino Editore, 2012.
  12. ^ Alberto Mazzuca, Gardini il Corsaro, op.cit., p. 249.
  13. ^ Fabio Tamburini. Raul Gardini firma e se na va. Ora vuol sbarcare in Francia, la Repubblica, 12 luglio 1991. Pag. 45.
  14. ^ Alberto Mazzuca, Gardini il Corsaro, op. cit. p. 297
  15. ^ Fabrizio Gatti. "Garofano ha parlato" e Gardini sbianca in volto, Corriere della Sera, 24 luglio 1993. Pag. 2.
  16. ^ Da Palazzo di Giustizia, il procuratore Borrelli commentò: "Siamo addolorati, ma andremo avanti. Speriamo che i risvolti del caso Enimont siano chiariti al più presto, anche questo è un modo per rispettare chi ha rinunciato alla vita".
  17. ^ "Una sfinge che cammina, nemmeno una parola. Solo un segno: la cravatta nera" da Flavio Corazza. Il suicidio nel lussuoso Palazzo Belgioioso. Un biglietto per i familiari: "Grazie a tutti". I giornali in mano, un foro nella tempia. È stato il maggiordomo a trovare Gardini morente, La Stampa, 24 luglio 1993. Pag. 2.
  18. ^ La strana morte di Raul Gardini, informazioneconsapevole.blogspot.it. URL consultato il 09 settembre 2016.
  19. ^ ANTONIO GIANGRANDE, APPALTOPOLI: APPALTI TRUCCATI, Antonio Giangrande. URL consultato il 09 settembre 2016.
  20. ^ Baker, Peter. n.d. "COMMENTARY United States' Effort for America's Cup Already Foundering." Los Angeles Times(Aug 14, 1990), p. 11,

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Cesare Peruzzi, Il caso Ferruzzi, Edizioni del Sole 24 Ore, Milano, 1987.
  • Enzo Biagi, Dinastie, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1988.
  • Corrado Pizzinelli, Gardini, Newton Compton Editori, Roma, 1988.
  • Giuseppe Turani, Delfina Rattazzi, Raul Gardini, Rizzoli, Milano, 1990. ISBN 88-17-84049-1
  • Marco Borsa con Luca De Biase, Capitani di sventura, Mondadori Editore, Milano, 1992. ISBN 88-04-33929-2
  • Guglielmo Roffi (a cura), Raul Gardini l'ultimo imperatore, suppl. a Il Brillante del 29 luglio 1993, Ravenna, 1993.
  • Gianfranco Stella, Ferruzzi & Gardini, Soede, Faenza, 1994.
  • Claudio Sabelli Fioretti, Michele Serra, Angelo Aquaro, Il Gigante di carta, Cuore Dossier, suppl. al numero 179 di Cuore, 1994.
  • Lucio Trevisan, Il delitto Gardini, Edizioni Colibrì, Alessandria, 1995.
  • Fabio Tamburini, Misteri d'Italia, Longanesi & C, Milano, 1996. ISBN 88-304-1333-X
  • Salvatore Bragantini, Capitalismo all'italiana, Baldini & Castoldi, Milano, 1996. ISBN 88-8490-761-6
  • Vincenzo Benini, Trenta denari per Raul, Edizioni del Girasole, Ravenna, 2003. ISBN 88-7567-429-9
  • Mario Almerighi, Tre suicidi eccellenti, Nuova Iniziativa Editoriale, Roma, 2008.
  • Luigi Guatri con Ermes Zampollo, Li ho visti così, Milano, Egea, 2009. ISBN 978-88-238-3232-9
  • Gianluigi Nuzzi, Vaticano S.p.A., Chiarelettere, Milano, 2009. ISBN 978-88-6190-067-7
  • Luigi Bisignani, Paolo Madron, L'uomo che sussurra ai potenti, Chiarelettere, Milano, 2013. ISBN 978-88-6190-435-4
  • Fabrizio Spagna, Un suicidio imperfetto, Lit Edizioni, Roma, 2013. ISBN 978-88-7615-540-6
  • Alberto Mazzuca, Gardini il Corsaro. Storia della Dynasty Ferruzzi da Serafino alla Montedison e a Enrico Cuccia, Minerva Edizioni, Bologna, 2013. ISBN 978-88-7381-522-8

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN79403030 · ISNI: (EN0000 0000 5670 1931 · BNF: (FRcb169567406 (data)