Giuseppe De André

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Giuseppe De André (Torino, 15 settembre 1912Genova, 19 luglio 1985) è stato un dirigente d'azienda, politico e insegnante italiano.

Fu amministratore delegato e poi presidente degli zuccherifici Eridania S.p.a. e vicesindaco di Genova per il Partito Repubblicano Italiano; fu il padre del cantautore Fabrizio De André.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe De André nacque a Torino da una famiglia di condizione modesta: suo padre Achille morì nel 1916, quando lui aveva quattro anni. Nella stessa città è stato studente lavoratore: si laureò infine in Lettere e Filosofia con Benedetto Croce all'età di 22 anni e poi si trasferì a Genova. Qui divenne insegnante di scuola in diversi istituti scolastici parastatali di cui divenne, dal 1938, anche proprietario grazie a un prestito, prima l'istituto tecnico per geometri "Ligure" a Sampierdarena, noto anche come "Il Palazzi", e successivamente il "Pareto".

Fattosi conoscere come uomo di grande cultura e lavoratore dal carattere inflessibile, nel capoluogo ligure si dedicò presto anche all'attività politica. Durante la Resistenza diviene ricercato dai fascisti perché aveva cercato di impedire la deportazione degli alunni ebrei dei suoi istituti. Nascose dunque la famiglia nell'astigiano dal 1942; infine, nel 1944, lasciò la città e raggiunse la famiglia[1].

Venne eletto più volte consigliere comunale per il PRI. Ricoprì per questo partito il ruolo di assessore allo spettacolo e cultura nel periodo 1954-1955 insieme alla carica di Vice sindaco di Genova. Nel 1956 non fu rieletto e dunque, abbandonate le cariche pubbliche, si iscrisse agli studi in Legge, che però non terminò. Nello stesso periodo fu promotore e primo presidente dell'Ente Fiera del Mare.

Nel 1962 venne chiamato da Attilio Monti ai vertici dell'Eridania: in questa azienda ricoprì, nel corso di due decenni, gli incarichi di direttore generale, amministratore delegato e presidente. Dal 1976 fu anche presidente dell'editoriale di controllo dei quotidiani Il Resto del Carlino e La Nazione (Poligrafici Editoriale), carica da cui si dimise nel 1982 rompendo il lungo rapporto di collaborazione con Attilio Monti.[2] Un anno prima aveva lasciato anche la presidenza dell'Eridania, acquisita dal Gruppo Ferruzzi, in quanto non condivideva le strategie di Raul Gardini.[3]

Nel 1961, e fino al 1963, Giuseppe De André fu socio co-fondatore della Karim, la prima casa discografica in cui lavorò il figlio Fabrizio[4] e partecipando attivamente al lancio della carriera di questi oltre che di altri artisti come ad es. Orietta Berti nel 1962. Accanto al sostegno all'attività artistica del figlio, Giuseppe offrì a Fabrizio in questo stesso periodo un impiego presso il suo istituto "Ligure" (e sostegno finanziario in cambio della prosecuzione degli studi in legge), fino al momento in cui questi non si dedicò all'attività artistica a tempo pieno.

Alla morte è sepolto nella cappella di famiglia presso il Cimitero di Staglieno, dove fu sepolta anche la vedova, deceduta nel 1995.

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Sposatosi nel 1935 con Luigia Amerio, detta Luisa, ebbe i figli Mauro, nel 1936, e Fabrizio, nel 1940, che diverrà un celebre cantautore con cui avrà un rapporto contrastato, riappacificandosi, poi, prima di morire nel 1985.[5]

Memoria[modifica | modifica wikitesto]

  • A Genova è ricordato da una piazza a lui intitolata, che sorge proprio davanti alla Fiera del Mare da lui istituita.
  • Fabrizio De André cita suo padre nella canzone autobiografica Ho visto Nina volare dall'album Anime salve (1996).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ DE ANDRÉ, Fabrizio Cristiano in "Dizionario Biografico", su www.treccani.it. URL consultato il 16 aprile 2018.
  2. ^ È morto a Genova Giuseppe De André
  3. ^ Alberto Mazzuca, Gardini il Corsaro, Bologna, Minerva Edizioni, 2013, pp.96-98.
  4. ^ Sulla partecipazione di Giuseppe nell'attività di Fabrizio vedi Vito Vita, La Karim, Storia della prima casa discografica di De André pubblicato in Walter Pistarini, Fabrizio De André canzoni nascoste, storie segrete, Giunti Editore, Firenze, 2013, pp. 155-163.
  5. ^ Luigi Viva, op. cit.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Luigi Viva, Non per un dio ma nemmeno per gioco: vita di Fabrizio De André. Feltrinelli Editore, 2000.
  • Fabrizio Spagna, Un suicidio imperfetto: Raul Gardini: storia di una vita da corsaro e di una morte sospetta, Castelvecchi Editore, 2013.