Roberto Sandalo

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Roberto Sandalo (Torino, 7 giugno 1957Parma, 9 gennaio 2014) è stato un terrorista italiano. Ha militato nell'organizzazione Prima Linea.

Roberto Sandalo durante il processo a Prima Linea

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Liceale al "Galileo Ferraris" di Torino, amico di Marco Donat Cattin e appassionato di armi, dopo la militanza a Torino in Lotta Continua, di cui era esponente del servizio d'ordine, aderì a Prima Linea sin dall'inizio, partecipando ad alcuni attentati terroristici. Da Lotta Continua fu espulso per iniziativa di Steve Della Casa, che aveva rilevato suoi atteggiamenti violenti nei confronti di esponenti della FGCI durante un corteo studentesco. Durante il servizio di leva, svolto come ufficiale di complemento negli alpini, usò la divisa come copertura per traffici d'armi a favore dei terroristi.

Divenne famoso con il soprannome di Roby il pazzo per la sua propensione alle attività violente. Il suo nome di battaglia in Prima Linea era invece Comandante Franco[1]. Il 29 aprile 1980 fu arrestato. Un mese dopo cominciò a collaborare con gli inquirenti, ammettendo tra l'altro la sua partecipazione agli omicidi di Carlo Ghiglieno, Carmine Civitate e Bartolomeo Mana. La sua collaborazione permise allo Stato di arrestare 165 aderenti all'organizzazione terroristica, di fatto azzerandola[2]. Condannato a undici anni e sette mesi, grazie agli sconti di pena uscì dal carcere solo due anni e mezzo dopo, il 19 novembre del 1982, ed acquisì una nuova identità: Roberto Severini. A metà degli anni ottanta si trasferì in Kenya.

Negli anni novanta si avvicina ad ambienti della Lega Nord e fa carriera all'interno dell'organizzazione paramilitare del partito, le Camicie verdi. La sua vecchia identità viene però scoperta dal parlamentare leghista Mario Borghezio che lo fa espellere dal movimento nel gennaio del 1999[2]. Sandalo dichiarerà in seguito di essere uscito di sua volontà dalla Guardia Nazionale Padana, insieme ad altri, perché Bossi aveva rinunciato alla secessione in cambio di denaro. Nel 2002 venne di nuovo arrestato per rapina, ma poi prosciolto per non aver commesso il fatto[2].

Nel 2006 ha effettuato una intervista in cui critica Sergio D'Elia, suo ex-compagno di Prima Linea eletto in parlamento con la Rosa nel Pugno[3]. Per questa intervista Sandalo è stato condannato per diffamazione assieme al direttore del Giornale Maurizio Belpietro. Nel 2007 compie una serie di reati a sfondo antislamico, compiendo attentati dinamitardi contro alcune moschee a Milano, Abbiategrasso e Brescia, per i quali viene arrestato il 10 aprile 2008[4] e condannato a 9 anni e 9 mesi di carcere[5]. Viene anche accusato di aver creato un'organizzazione terroristica denominata "Fronte cristiano combattente".[6]. È morto per cause naturali nel carcere di Parma nel 2014 all'età di 56 anni[7] .

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]