Dacia Valent

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Dacia Valent
Dacia Valent.jpg

Eurodeputato
Legislature III
Gruppo
parlamentare
Sinistra Unitaria Europea (1989-1993)
Non Iscritti (1993-1994)
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico Partito Comunista Italiano (1989-1990)
Rifondazione Comunista (1991-1994)

Dacia Valent (Mogadiscio, 12 febbraio 1962Roma, 22 gennaio 2015) è stata una politica italiana, eurodeputata dal 1989 al 1994.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlia di Lucio Gregorio Valent, un diplomatico friulano, e di Egal Esman Zohra, una principessa somala, Dacia Valent nacque a Mogadiscio nel 1962[1][2][3]; la famiglia si trasferì poi a Udine nel 1980.[2] Nella cittadina friulana uno dei suoi fratelli, Giacomo, fu assassinato con 63 coltellate a 16 anni, il 9 luglio 1985, da due compagni di scuola che lo avevano precedentemente insultato perché di colore.[1][2]

Arruolatasi nella Polizia di Stato e inizialmente assegnata alla questura di Milano, Dacia Valent fu successivamente trasferita prima alla Squadra Mobile e quindi al servizio scorte di Palermo.

Nel 1989 denunciò di aver subìto un'aggressione a sfondo razziale durante un controllo documenti, accusando due colleghi poliziotti di non essere intervenuti in sua difesa;[1][2][3] decise in seguito di entrare in politica, nel Partito Comunista Italiano, che la candidò alle elezioni europee del 1989, in cui, grazie alla popolarità acquisita[3], ottenne 70 612 preferenze nella circoscrizione Italia nord-orientale,[4] 76 589 preferenze nella circoscrizione Italia centrale[5] e 21 663 in quella dell'Italia insulare,[6] venendo eletta eurodeputata e diventando così la prima parlamentare di colore nella storia dello Stato italiano.[1][2]

A seguito dello scioglimento del PCI e la sua successiva trasformazione in Partito Democratico della Sinistra, la Valent non aderì alla nuova formazione e si iscrisse al Partito della Rifondazione Comunista.

Alle elezioni politiche del 1994 si candidò alla Camera dei deputati nel collegio uninominale Napoli - Ischia, in cui rappresentava le liste Socialdemocrazia per le Libertà e Coalizione Arcobaleno; ottenne l'1,77% dei suffragi, percentuale non sufficiente per ottenere il seggio.[7]

Dopo la fine del suo mandato da europarlamentare, nel gennaio 1995 partecipò al primo congresso di Alleanza Nazionale, proclamandosi simpatizzante della destra[2] ed esprimendo la propria ammirazione per il leader Gianfranco Fini.[8] Tentò quindi senza successo di farsi candidare da AN[senza fonte]; essendo stata frattanto espulsa da Rifondazione Comunista. Si ricandidò alle elezioni europee del 2004 nella Lista Di Pietro - Occhetto, con la quale ottenne 583 preferenze nella circoscrizione Italia nord-orientale, senza essere eletta.[9]

Dopo il matrimonio con un imprenditore veneto, dal quale nacquero due figli,[3] ebbe una relazione con Luc Tshombè Mutshail, rifugiato politico e nipote del capo della rivolta del Katanga; nel corso di tale convivenza, il 26 luglio 1994 Dacia Valent denunciò il compagno accusandolo di averla picchiata mentre era incinta,[10] per poi tentare invano di ucciderlo a coltellate il 2 aprile 1995; a seguito di tale fatto, venne arrestata.[3][10]

Il 26 luglio 1992 contribuì alla costituzione e divenne presidente della sezione italiana dell'organizzazione internazionale antirazzista SCORE[11]; nel 1995, in qualità di esponente di detta associazione, sostenne l'azione di un gruppo di donne somale che denunciarono richieste di favori sessuali da parte di sindacalisti della CGIL nei confronti di immigranti loro connazionali in cambio di agevolazioni nell'assegnazione di viveri; la CGIL smentì le circostanze e querelò la Valent per diffamazione. Il procedimento venne poi archiviato dalla Procura di Roma[12]. Nel 2002 fu sanzionata dalla Corte dei Conti per la scorretta amministrazione di fondi regionali assegnati alla SCORE per la realizzazione di centri di prima accoglienza per immigrati[13].

Nel 2003 abbracciò la religione islamica e si convertì[14], per poi fondare la IADL - Islamic Anti-Defamation League, associazione avente per scopo combattere gli abusi subìti da persone di fede musulmana in ragione della loro fede. L'associazione attivò un numero verde per raccogliere siffatte segnalazioni, che però cessò di funzionare in breve tempo.[15].

Nel novembre 2006 Dacia Valent fu rinviata a giudizio per concorso in rapina ai danni di un'immigrata polacca che si era rivolta alla SCORE per ottenere assistenza[16]; il processo si risolse in un'assoluzione con formula piena[senza fonte]. Nell'ottobre 2007 fu invece condannata ad un anno di carcere e 15 000 euro di multa per diffamazione e minacce nei confronti dell'ex direttore di Tele Padania Max Ferrari[17].

Il 1º ottobre 2008 pubblicò sul suo blog personale Verba Valent, un violento articolo intitolato «Italiani bastardi, Italiani di merda», nel quale rivolgeva una serie di insulti razzisti agli italiani (segnatamente, come specificato nell'articolo, quelli di pelle bianca e di religione cristiana[18]); ciò causò pesanti reazioni e polemiche da parte della stampa e dell'opinione pubblica[19]; tra gli altri, il movimento politico giovanile di destra Azione Universitaria annunciò di aver querelato la Valent per tali affermazioni[20][21]. Nell'articolo se la prendeva anche con Giorgio Perlasca, definendolo «un fascista di m... che dovrebbe morire mille volte solo per essere stato fascista ed aver sostenuto fossanche per un solo minuto quel regime».[18]

Dacia Valent è morta a Roma il 22 gennaio 2015, all'età di 51 anni, a seguito di un attacco cardiaco che l'ha colta mentre era ricoverata in ospedale per altri problemi di salute.[1][2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Muore l'ex europarlamentare Dacia Valent: dalle lotte antirazziste al carcere, la Repubblica, 26 gennaio 2015. URL consultato il 28 febbraio 2015.
  2. ^ a b c d e f g Addio a Dacia Valent, fu la prima europarlamentare di colore, Corriere del Veneto, 26 gennaio 2015. URL consultato il 28 febbraio 2015.
  3. ^ a b c d e Maria Novella De Luca, Agente, deputato e un fratello ucciso perché "negro", la Repubblica, 3 aprile 1995. URL consultato il 28 febbraio 2015.
  4. ^ Europee del 18 giugno 1989 - Circoscrizione ITALIA NORD-ORIENTALE - PCI, in Archivio Storico delle Elezioni, Ministero dell'Interno. URL consultato il 28 febbraio 2015.
  5. ^ Europee del 18 giugno 1989 - Circoscrizione ITALIA CENTRALE - PCI, in Archivio Storico delle Elezioni, Ministero dell'Interno. URL consultato il 28 febbraio 2015.
  6. ^ Europee del 18 giugno 1989 - Circoscrizione ITALIA INSULARE - PCI, in Archivio Storico delle Elezioni, Ministero dell'Interno. URL consultato il 28 febbraio 2015.
  7. ^ Camera del 27 marzo 1994 - Collegio Napoli - Ischia, in Archivio Storico delle Elezioni, Ministero dell'Interno. URL consultato il 28 febbraio 2015.
  8. ^ La Valent: Gianfranco mi da' le stesse emozioni di Ingrao, in Corriere della Sera, 29 gennaio 1995, p. 3. URL consultato il 28 febbraio 2015.
  9. ^ Europee del 12 giugno 2004 - Circoscrizione ITALIA NORD-ORIENTALE - DIPIETRO OCCHETTO, in Archivio Storico delle Elezioni, Ministero dell'Interno. URL consultato il 28 febbraio 2015.
  10. ^ a b Marina Garbesi, La Valent accoltella il compagno, la Repubblica, 3 aprile 1995. URL consultato il 28 febbraio 2015.
  11. ^ Immigrazione, costituita sezione italiana della “SCORE”, in Corriere della Sera, 27 luglio 1992. URL consultato il 18 ottobre 2008.
  12. ^ La CGIL querela Dacia Valent: “Molestie sessuali? Tutto falso”, in Corriere della Sera, 5 aprile 1995. URL consultato il 18 ottobre 2008.
  13. ^ Corte dei Conti, sentenza n. 603 Archiviato il 1º giugno 2008 in Internet Archive. del 25 febbraio 2002.
  14. ^ Islam: si converte Dacia Valent, cerimonia a Roma [collegamento interrotto], in Clarence News, 22 novembre 2003. URL consultato il 20 ottobre 2008.
  15. ^ IADL attiva numero verde contro abusi ai musulmani, in il Dialogo, 2 gennaio 2006. URL consultato il 18 ottobre 2008.
  16. ^ Dacia Valent a processo per concorso in rapina.
  17. ^ Insultò il direttore di Telepadania. Condannata ex parlamentare comunista.
  18. ^ a b Dacia Valent, Italiani bastardi, Italiani di merda, in verbavalent.com, 1º ottobre 2008. URL consultato il 18 ottobre 2008 (archiviato dall'url originale il 16 ottobre 2008).
  19. ^ Paolo Granzotto, Dacia Valent, insulti sinistri: “Italiani sporchi bianchi”, in il Giornale, 14 ottobre 2008. URL consultato il 18 ottobre 2008.
  20. ^ Insulti agli italiani, Azione Giovani querela Dacia Valent [collegamento interrotto], in Il Messaggero, 14 ottobre 2008. URL consultato il 18 ottobre 2008.
  21. ^ Insulti agli italiani, querela alla Valent [collegamento interrotto], in Il Tricolore, 15 ottobre 2008. URL consultato il 17 novembre 2008.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Dacia Valent, su europarl.europa.eu, Parlamento europeo. URL consultato il 28 febbraio 2015. Modifica su Wikidata