Val Genova

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Val Genova
Val Genova inverno.JPG
La val di Genova d'inverno
Stati Italia Italia
Regioni Trentino-Alto Adige Trentino-Alto Adige
Province Trento Trento
Sito web
Alta Val Genova

La Val Genova è una valle laterale della Val Rendena in Trentino interamente compresa nel Parco naturale provinciale dell'Adamello-Brenta, la più estesa area protetta della provincia di Trento. È nota anche con il nome di "valle delle cascate".

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

La val Genova è suddivisa territorialmente tra 7 Comuni della val Rendena, di cui il comune di Strembo è sicuramente quello che detiene il maggior territorio. Strembo detiene ufficialmente solo una parte centrale della valle, registrata come territorio comunale. L'ultima parte della valle è comune di Spiazzo, anche se il terreno e i vari diritti (caccia, pascolo, ecc.) sono proprietà di Strembo. Questa situazione risale agli inizi del 1900, quando il comune di Strembo decise di comprare quel territorio da l'allora comune di Mortaso, fortemente indebitato. Con la successiva annessione all'Italia del Trentino, venne riconosciuta la proprietà di Strembo sul territorio, ma non il contratto con cui veniva ceduto quel territorio comunale di Mortaso a Strembo. Mortaso perse in seguito lo status di comune e divenne frazione di Spiazzo.

Scarsi gli insediamenti e le attività umane: nella valle ci sono alcuni rifugi alpini e alcune strutture ricettive dedicate ai turisti, aperti però solo nella stagione estiva. Non vi sono né piste da sciimpianti di risalita in quanto i pendii tendono ad essere estremamente ripidi e la valle è spesso soggetta a valanghe d'inverno. Una delle attività più note è quella dell'estrazione di granito, finalizzata soprattutto alla produzione di caminetti.[1]

Orografia[modifica | modifica wikitesto]

La val Genova, di origine glaciale, è percorsa dal torrente Sarca di Genova (uno dei tre rami che, confluendo a Pinzolo, formano il fiume Sarca), e si insinua per una ventina di chilometri tra i massicci montuosi dell'Adamello (a sud), e della Presanella (a nord).

La valle inizia sopra la piana di Bedole, nel grandioso circo (1680 m circa) nel quale confluiscono le acque provenienti dalle vedrette del Mandrone e della Lobbia. Lungo il percorso fino a Carisolo la valle principale riceve il contributo di numerose valli laterali. Da monte a valle, sulla destra orografica si incontrano:

  • la valle Stablel;
  • la val Folgorida e la valle di Lares, che salgono fino ai ghiacciai che lambiscono il Crozzon di Lares e il Corno di Cavento;
  • la val Seniciaga, dalla quale più in alto si diramano a est la val Germenega e la conca dei laghi di San Giuliano;

sulla sinistra orografica:

  • la val Cercen;
  • la val Gabbiolo, chiusa da imponenti pareti;
  • la val Rocchette;
  • la lunga val Nardis, che culmina con la Presanella.

Le cime principali sono la Presanella (3558 m) a nord, il Crozzon di Lares (3354 m) e il Corno di Cavento (3406 m) a sud.

A causa del modellamento glaciale, entrambi i versanti si alzano dal fondovalle con pendii ripidi, che solo verso i 1800–2000 m lasciano il campo a pendii più dolci. Il fondovalle e i pendii, sino a una quota di circa 2000 metri, sono ammantati di foreste di abeti.

Toponimo[modifica | modifica wikitesto]

Il nome della valle viene fatto derivare dal latino janua, cioè "porta", da cui avrebbero preso il nome le case di Genua, antichi fienili oggi scomparsi che si trovavano all'imbocco della valle, prima dell'attuale località Ponte Verde. Alcuni documenti del 1200 circa nominano la valle con il termine Zenua, ovvero un territorio ricco d'acqua.

La strada[modifica | modifica wikitesto]

La strada carrozzabile di 17 chilometri che percorre la valle inizia a Carisolo (808 m) staccandosi dalla Strada statale 239 di Campiglio; ripida (max 18%) e stretta, segue il corso del torrente, scavalcandolo in alcune occasioni mediante ponti a struttura metallica. La strada termina presso Malga Bedole (1584 m), da dove proseguono solo sentieri diretti ai vari rifugi in quota.

Nella stagione turistica la strada è suddivisa in tre parti:[2]

  • I primi 4 km, da Carisolo (806 m) fino a Ponte Verde (921 m), sono percorribili liberamente, e si trovano anche parcheggi gratuiti lungo la via.
  • I successivi 4,5 km, da Ponte Verde (921 m) a Ponte Maria (1164 m), sono accessibili pagando un pedaggio (3,00 € per le moto; 8,00 € per le auto) che dà anche diritto a sostare nei successivi parcheggi. Questo tratto è il più ripido, con pendenze che arrivano al 18%.
  • Gli ultimi 7,5 km, da Ponte Maria (1164 m) a Malga Bedole (1584 m) sono normalmente accessibili solo a inizio giornata (solitamente entro le 9.45, e dopo le 18.00), fino a quando i pochi parcheggi che si trovano lungo questo tratto non sono pieni.

Solo durante la stagione turistica, lungo il tratto a pagamento (Ponte Verde - Malga Bedole) è attivo un servizio di bus navetta, al costo di 1,50 € all'andata e 1,50 o 3,00 € al ritorno, con corse ogni mezz'ora circa.

D'inverno la strada è normalmente chiusa prima della cascata di Nardis, talvolta subito dopo il bar-ristorante Alla Prisa.

Le cascate[modifica | modifica wikitesto]

Le cascate Nardis in estate.

Oltre alla stretta strada asfaltata che percorre la valle, è possibile percorrere il sentiero delle Cascate, che risalendo il Sarca di Genova, passa accanto alle principali cascate, formate dai numerosi torrenti che scendono dai ghiacciai dell'Adamello e della Presanella e che confluiscono nel Sarca: la conformazione della valle ha fatto sì che tali corsi d'acqua debbano superare salti di roccia prima di gettarvisi.

La più famosa è la cascata di Nardis, tra le più alte del Trentino, formate dal torrente Nardis che discende dalla Presanella sul versante settentrionale della valle.

Le altre cascate sono le cascate del Lares (alta e bassa), di Folgorida, di Casöl (Casina Muta), di Pedrùc, di Stablèi, di Pont delle Cambiali e di Mandron.

Le cascate principali che scendono nella valle sono sei ma, soprattutto quando i torrenti sono gonfi d'acqua, è possibile scorgere diversi rigagnoli che si trasformano in spettacolari cascate.

Flora e fauna[modifica | modifica wikitesto]

Molti sono gli appassionati che oltre che per le cascate, si spingono lungo la valle alla ricerca di alcune specie animali. Tra le più diffuse, troviamo la pernice bianca, il capriolo, il camoscio, la marmotta, il gallo forcello, il gallo cedrone e sopra a tutti l'aquila.

I boschi della valle sono soprattutto di abeti, larici, faggi, mughi, e betulle.

Leggende[modifica | modifica wikitesto]

La principale leggenda della valle fa riferimento agli anni 1545-1563, quando i Padri del Concilio di Trento decisero di cacciare streghe e diavoli nella valle. Questi poi si sono incarnati in roccia granitica, andando a formare tra i più famosi: la Preda de la Luna, il Tof del mal Neò, il Tof del Diavùl.

Un'altra leggenda, apparentemente più realistica, riguarda il più famoso e leggendario cacciatore Luigi Fantoma, noto anche come Martanell, o Re di Val Genova. Si racconta che costui durante la sua vita (1819-1896) abbia ucciso all'incirca: 50 orsi, 700 camosci, ed un consistente numero di marmotte, caprioli, pernici, galli cedroni e galli forcelli. Fu inoltre d'aiuto come guida a Julius Payer, durante la prima esplorazione del massiccio Adamello-Presanella e alla creazione della prima carta topografica della zona da parte di quest'ultimo.

La Grande Guerra[modifica | modifica wikitesto]

Dato che la valle durante la Grande Guerra si trovava a ridosso della linea di confine, in val di Genova oggi restano alcune tracce dei combattimenti, dove si fronteggiarono italiani ed austriaci. Ad esempio presso la cascata Folgarida, oltre ad una piccola cappella si trova un monumento ai caduti della grande guerra, e quel che resta di una teleferica. Un cimitero militare, in val Siniciaga, è raggiungibile percorrendo il Sentiero della Pace (segnavia 215).

Frane e alluvioni[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1966 l'alluvione che colpì molte località in Trentino, causò una frana in val di Genova.

Il 18 marzo 1971 si ebbe una frana alle cascate Nardis.

In seguito delle forti piogge del 24- 25 agosto 1987 e un eccessivo scioglimento dei ghiacci, vi fu un'alluvione, che fece straripare i vari torrenti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Atlante cartografico dell'artigianato, vol. 1, Roma, A.C.I., 1985, p. 16.
  2. ^ Val di Genova, piano viabilità.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]