Marcesina

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Coordinate: 45°57′18″N 11°36′43.2″E / 45.955°N 11.612°E45.955; 11.612

Marcésina
Piana-di-Marcesina.jpg
Piana di Marcésina (sullo sfondo le Dolomiti)
ContinenteEuropa
StatiItalia Italia
Catena principalePrealpi Vicentine (nelle Prealpi Venete)
Superficie15 km2
Massicci principaliAltopiano dei Sette Comuni

Marcésina (lingua cimbra Merck-wisen[senza fonte]) conosciuta anche come Piana di Marcésina (o della Marcésina), è un vasto pianoro situato nella parte nord-est dell'Altopiano dei Sette Comuni, tra la provincia di Vicenza e la provincia di Trento. Per la sua orografia e per il clima rigido viene denominata "la Finlandia d'Italia".

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

La gran parte della piana si trova in Veneto, nel territorio del Comune di Enego, interessando anche i Comuni di Foza, Gallio ed Asiago. La parte settentrionale ricade invece entro gli ambiti amministrativi del Comune di Grigno, in Trentino-Alto Adige.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Marcésina è nota per essere il luogo più freddo del Veneto e probabilmente d'Italia, pur trovandosi ad una quota media di appena 1400 metri s.l.m..[1] Ciò è dovuto alla sua particolare posizione e all'elevato valore di sky-view factor[2]. L'1 marzo 2005 la stazione meteorologica ARPAV, posta a 1310 m (località Rendole), registrò una temperatura minima di -34°C[3].

Ambiente[modifica | modifica wikitesto]

«...nella sommità di Marcesina v'è un prato di erba così viva che pare vestito di smeraldi»

(Francesco Caldogno)

La zona riveste una notevole importanza dal punto di vista storico e naturalistico, sono presenti inoltre due torbiere, ambienti umidi protetti inseriti dall'Unione Europea nelle aree S.I.C., con particolarità botaniche e faunistiche. Il S.I.C. "Piana di Marcesina" è individuato con il codice IT3220012 ed ha una superficie di 840 ha. Le due torbiere hanno la caratteristica di avere un diverso stadio d'evoluzione, e costituiscono un interessante biotopo relitto di un complesso di aree umide un tempo molto più esteso.
Tra le specie rare ed endemiche vanno annoverate le piante carnivore (quali la Drosera rotundifolia) e il relitto artico Andromeda polifolia, quest'ultima scoperta per la prima volta proprio a Marcesina nel 1703. È presente inoltre una ricchissima fauna invertebrata, l'area è poi un importante sito per la sosta di un considerevole numero di uccelli migratori legati all'ambiente acquatico.[4]

I boschi di abete rosso che circondano il pianoro costituiscono invece l'habitat di numerosi mammiferi: sono presenti il capriolo, il cervo, la volpe, il tasso, la faina, la martora, l'ermellino, l'arvicola delle nevi e i pipistrelli molosso di Cestoni, orecchione bruno e rinolofo maggiore.[4] Nel 2006 è stato riavvistato anche l'orso (scomparso dall'altopiano nel 1856).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Federazione dei Sette Comuni.
Chiesetta di San Lorenzo in Marcésina

La piana era anticamente utilizzata dai montanari dei Sette Comuni quale vasto pascolo per il bestiame bovino, in seguito fu aspramente contesa con i pastori della Valsugana. Lungo l'attuale confine tra Veneto e Trentino esiste il "sentiero dei Cippi", che segue i perimetri confinari delle due Regioni, formato da oltre trenta cippi in pietra, disposti nel 1752 quali indicatori dell'allora confine tra la Repubblica di Venezia e i domini asburgici. Solo nel 1750 infatti, grazie al Congresso di Rovereto, il doge Pietro Grimani e l'imperatrice Maria Teresa d'Austria misero fine all'antica controversia tra le due popolazioni individuando il confine definitivo.[5]
Nella parte nord di Marcésina si trova una piccola chiesetta dedicata a San Lorenzo, protagonista di alcune leggende locali.[6] La chiesetta venne ricostruita nel 1925 dopo che i bombardamenti della Prima guerra mondiale la distrussero quasi completamente (quasi per miracolo il campanile rimase però intatto). La zona fu interessata infatti da importanti eventi bellici durante la Grande Guerra, testimonianza ne fu uno dei Cimiteri di guerra dell'Altopiano dei Sette Comuni presente sulla piana, dedicato alla memoria del Tenente Raffaele Stasi e che raccoglieva le spoglie di 2.356 soldati. Durante il secondo conflitto mondiale sulla piana ci furono invece alcuni scontri tra la Resistenza vicentina e reparti nazifascisti.

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Sulla piana si trova il Riparo Dalmeri, sito archeologico preistorico oggetto da circa 20 anni di scavi da parte del Museo Tridentino di Scienze Naturali. Il sito, per la ricchezza e la buona conservazione dei ritrovamenti, ha consentito di comprendere le abitudini, le attività e le modalità di sfruttamento del territorio montano da parte di uomini preistorici che vivevano nella zona circa 13.000 anni fa.

A Marcesina è visitabile (solo con una guida autorizzata dal Museo Tridentino di Scienze Naturali) anche la Grotta di Ernesto ove sono presenti diversi reperti preistorici risalenti a 9.000 anni fa, in particolar modo legati alla macellazione e conservazione degli animali, soprattutto stambecchi, orsi e cervi, delle cui ossa è piena la grotta.

Escursionismo[modifica | modifica wikitesto]

Durante l'estate si possono percorrere i numerosi itinerari per la mountain bike e per il trekking, mentre nella stagione invernale i sentieri si trasformano in un sistema di piste per lo sci nordico. Sono presenti anche itinerari per le passeggiate con le racchette da neve. Il sentiero dei Cippi conduce invece ai Castelloni di San Marco, un labirinto costituito da una serie di passaggi tra canyon, intervallati da almeno un centinaio di incroci o bivi e resi percorribili nel 1915-18 dai soldati italiani.

Infrastrutture[modifica | modifica wikitesto]

La piana è priva di insediamenti urbani, le uniche costruzioni ivi presenti sono le malghe d'alpeggio (pascolo di bovini e produzione del formaggio Asiago) e i cosiddetti "casoni", antiche abitazioni in legno e lamiera, utilizzate un tempo come riparo dai boscaioli. Sono presenti anche due rifugi ed un albergo.
È raggiungibile attraverso varie strade militari, realizzate durante la Grande Guerra, alcune di queste asfaltate. Recentemente è stata asfaltata dalla Provincia di Trento anche la strada militare denominata "Die Baricata Straße", realizzata dall'esercito austroungarico per mettere in comunicazione la Valsugana con le Melette. La strada, i cui lavori iniziarono allo scoppio della guerra, non venne mai totalmente completata per l'abbandono dei lavori nei primi anni di costruzione; la ripresa dei lavori, nel 1918 (con l'impiego di 6.000 prigionieri di guerra russi e migliaia di militari dei reparti tecnici imperiali), fu naturalmente troncata dalla fine della guerra[7].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Monitoraggio sperimentale dei siti più freddi del Veneto Archiviato il 22 marzo 2008 in Internet Archive.
  2. ^ Si dice sky-view factor la combinazione di un orizzonte basso e grande porzione di cielo visibile, che accentuano il rilascio radiativo notturno.
  3. ^ Il clima di Marcesina, su rifugiomarcesina.it.
  4. ^ a b Marcesina - Sito Natura 2000, su arpa.veneto.it. URL consultato il 19-02-2013.
  5. ^ Sentiero dei Cippi 1752, Enego Marcesina, Altopiano di Asiago, su magicoveneto.it. URL consultato il 19-02-2013.
  6. ^ La chiesetta è dedicata al Santo che secondo un'antica leggenda scese sulla Piana per difendere i pastori locali dagli usurpatori della Valsugana: tutta la Piana è infatti disseminata di pietre (in realtà di origine morenica, la cui asportazione è peraltro vietata da un Decreto del Ministero per i Beni Culturali ed Ambientali) ma che secondo questa tradizione sarebbero appunto i resti delle stelle cadenti scagliate dal Santo per spaventare i valsuganotti.
  7. ^ Luca Girotto, «Die Baricata Straße» - La strada della Barricata. L'ultima strada dell'Impero., Editore Silvy, 2013. ISBN 8897634370.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Paola Favero, Sui sentieri delle leggende, Alberto Brazzale editore, Vicenza, 2001.
  • Paola Favero, La montagna di Enego e la Marcesina, Tuttagrafica, Cesuna, 1989.
  • Gruppo Vicentino Studi Ornitologici "NISORIA", Atlante degli uccelli nidificanti nella Provincia di Vicenza, Gilberto Padovan editore, Vicenza, 1994.

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