MUSE (museo)

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MUSE - Museo delle Scienze
MUSE interior.jpg
Vista interna del MUSE
Ubicazione
Stato Italia Italia
Località Trento
Indirizzo Corso del Lavoro e della Scienza 3
Caratteristiche
Tipo storia naturale, paleontologia
Apertura 27 luglio 2013
Direttore Michele Lanzinger
Sito web

Coordinate: 46°03′45.47″N 11°06′52.14″E / 46.062631°N 11.114483°E46.062631; 11.114483

Il MUSE (talvolta reso graficamente come MuSe) è il museo delle scienze di Trento. Si trova immediatamente a sud dello storico palazzo delle Albere, in un palazzo all'interno del quartiere residenziale Le Albere, entrambi progettati dall'architetto italiano Renzo Piano. È stato inaugurato il 27 luglio 2013 e ha sostituito, proseguendone le attività, il museo tridentino di scienze naturali.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Museo tridentino di scienze naturali.
Palazzo Sardagna, sede del Museo tridentino di scienze naturali dal 1982 al 2013

Nel 1846 venne fondato il Museo Civico, subito denominato Museo Trentino, con sede in Palazzo Salvadori, Via Manci.[1]

Nel 1964 venne istituito il Museo tridentino di scienze naturali, amministrativamente legato alla provincia autonoma di Trento. Dal 1982 trasferì la propria sede in palazzo Sardagna, dove rimase sino al 2013. Già a partire dagli anni 90 il museo si modernizzò, organizzando mostre interattive ed allargando la sua offerta anche didattica, inoltre si legò ad altre strutture sul territorio della provincia di Trento come il Giardino botanico alpino Viote e la Terrazza delle stelle, sul monte Bondone, il museo delle palafitte del lago di Ledro, il museo dell'aeronautica Gianni Caproni, il museo geologico delle Dolomiti a Predazzo e la stazione limnologica del lago di Tovel. Nel 2006 il museo istituì in Tanzania il centro di monitoraggio ecologico ed educazione ambientale dei monti Udzungwa, situato all'interno del parco nazionale dei monti Udzungwa.

Nascita del MUSE[modifica | modifica wikitesto]

L'edificio del MUSE durante una nevicata

Il crescente affollamento di allestimenti e di pubblico nel museo tridentino di scienze naturali rese evidente l'esigenza, emersa da diversi anni con la lenta ma progressiva mutazione della struttura in Via Calepina, che ormai tale sistemazione era inadeguata ai moderni parametri museali. Questo portò, nel 2006, all'approvazione da parte della Provincia autonoma di Trento del progetto di una nuova sede che venne costruita nell'ambito di un più ampio disegno di riqualificazione urbana dell'area industriale dismessa dove sorgevano gli stabilimenti Michelin di Trento.

Il 27 e il 28 luglio 2013 la nuova sede venne inaugurata di fronte a un folto pubblico[2] e il museo assume il nome di MUSE - Museo delle Scienze.

Il 26 giugno 2014, a meno di undici mesi dalla data di apertura, ha raggiunto la soglia dei 500 000 visitatori paganti, divenendo di fatto, una delle istituzioni museali più visitate d'Italia.[3]

L'edificio[modifica | modifica wikitesto]

Il direttore del museo Michele Lanzinger e l'architetto Renzo Piano nella lobby

L'edificio, progettato dall'architetto di fama internazionale Renzo Piano, si sviluppa su una lunghezza massima di 130 metri (est/ovest), una larghezza massima di 35 metri (nord/sud) e sei livelli (due interrati e quattro fuori terra) di altezza. Tutti i piani, ad eccezione del secondo livello interrato, sono aperti al pubblico e ospitano sia attività di esposizione (mostre permanenti e temporanee) sia attività amministrative e di ricerca. Il totale delle superfici è di 12.600 metri quadrati, 3.700 dei quali dedicati alle mostre permanenti, 500 a quelle temporanee, altri 500 ad aule e laboratori didattici, 800 a laboratori di ricerca e 600 alla serra tropicale ospitata all'estremità ovest del museo.

Il caratteristico profilo della struttura ricorda l'andamento frastagliato delle montagne trentine e in particolare delle Dolomiti.

L'edificio è stato costruito seguendo tecniche volte ad assicurare il risparmio energetico e la sostenibilità ambientale, cosa che gli è valsa il riconoscimento della certificazione LEED Gold.

L'interno è caratterizzato da un "grande vuoto" (Big Void) che collega tutti i piani del museo, nel quale sono sospesi animali tassidermizzati e lo scheletro originale e completo di una balenottera comune (Balaenoptera physalus) spiaggiata nel 1995 sulle coste di Livorno.[4]

Percorso espositivo[modifica | modifica wikitesto]

L'entrata del MuSe è una grande sala dai muri di vetro, da cui si può accedere alla biglietteria e all'entrata del museo, oppure all'altro lato della sala è possibile recarsi al bar del museo o al negozio di souvenir. Nella sala è inoltre presente un grande scheletro di Kaatedocus. Secondo le guide il modo migliore di visitare il MuSe è dai piani superiori a quelli inferiori.

5 Piano - Terrazzo[modifica | modifica wikitesto]

All'ultimo piano, si trova la terrazza panoramica, non propriamente parte del percorso espositivo, offre una vista sulla città di Trento e sulla valle dell'Adige, oltre a contenere alcune aiuole in cui crescono le erbe e le piante tipiche del Trentino.

4 Piano - Alte vette[modifica | modifica wikitesto]

Il ghiacciaio (fatto interamente di ghiaccio vero) presente al quarto piano

4.A. Avventure tra i ghiacci[modifica | modifica wikitesto]

In questa sezione i visitatori possono comprendere come si formano i ghiacciai e fenomeni naturali quali l'erosione delle rocce e dissestamento del suolo. È inoltre presente la perfetta riproduzione (in ghiaccio) di un tipico ghiacciaio del Trentino.

4.B. Clima e organismi viventi[modifica | modifica wikitesto]

In questa sezione si possono osservare gli effetti del clima sugli animali e come quest'ultimi si siano adattati a vivere ad alta quota attuando mutazioni come il melanismo e l'albinismo.

4.C. Esplorazione e ricerca[modifica | modifica wikitesto]

Qui è presente una breve sezione dedicata ai grandi esploratori che hanno varcato le vette montane del mondo e tutto ciò che si deve sapere per l'esplorazione montana;

3 Piano - Natura alpina[modifica | modifica wikitesto]

3.A. Labirinto della biodiversità alpina[modifica | modifica wikitesto]

Questa sezione si compone di un'intrigante labirinto di immagini e fotografie in vetro e di animali impagliati della tipica fauna alpina. Non ci sono vetri tra i visitatori e gli animali;

3.B. Cambiare con le stagioni[modifica | modifica wikitesto]

Un tavolo tematico illustra al visitatore che la biodiversità degli ambienti d’alta quota è rappresentata da organismi adattati a vivere in condizioni estreme. Attraverso la presenza di alcune specie modello di insetti ingrandite venti volte rispetto alla dimensione originale dell’animale il visitatore ha la possibilità di osservare quali sono gli adattamenti che esse possiedono per poter sopravvivere in ambienti molto ventosi, freddi e con intense radiazioni ultraviolette. A fianco di ciascuna riproduzione ci sarà la possibilità di osservare anche l’insetto reale.

3.C. Esplora il bosco[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta dell'area didattica per bambini dove quest'ultimi possono imparare a riconoscere i vari animali e divertirsi con i giochi forniti dal museo. Nonostante sia un'area per bambini sono presenti sotto teca il cranio di un panda gigante e di uno Smilodon;

2 Piano - Geologia, miniere, rischio ambientale[modifica | modifica wikitesto]

2.A. Storia geologica delle Dolomiti[modifica | modifica wikitesto]

Sezione dedicata alla geologia delle Dolomiti, e ai vari eventi geologici che hanno portato alla sua creazione;

2.B. Risorse del sottosuolo[modifica | modifica wikitesto]

In questa sezione son descritti e presentati i vari minerali ed elementi metallici presenti nel mondo e lo sfruttamento nell'industria di tutti i giorni, oltre che alla storia di come queste vengano trasformate negli oggetti di uso quotidiano;

2.C. Rischi ambientali e protezione civile[modifica | modifica wikitesto]

Sezione adibita ai disastri ambientali e al lavoro della Protezione Civile, e alle idee innovative che vengono utilizzate oggigiorno per prevenirle;

1 Piano - Dai primi uomini sulle Alpi al futuro globale[modifica | modifica wikitesto]

1.A. Preistoria alpina[modifica | modifica wikitesto]

In questa sezione viene spiegato come l'uomo primitivo sia arrivato nelle Alpi e di come sia riuscito a sopravviverci oltre che alla sua evoluzione comportamentale. Viene anche detto che anche l'uomo di Neanderthal visse sulle Alpi per un certo periodo. Nella mostra vi sono modelli iperealistici degli uomini primitivi oltre che alcuni utensili rinvenuti sul territorio;

1.B. Dietro le quinte della ricerca[modifica | modifica wikitesto]

Sezione in cui viene mostrato che la maggior parte delle attrezzature sperimentali di maggior successo siano state ispirate dall'ambiente naturale, e di come lo stesso museo sia stato ispirato dalla bellezza delle Alpi;

1.C. Sostenibilità e innovazione[modifica | modifica wikitesto]

Sezione molto simile alla precedente, ma che mostra anche i danni provocati dall'uomo quando viola le leggi della natura, oltre a mostrare alcune ricerche di sostenibilità e ricerca in atto nel mondo;

1.D. Show Room & Fab Lab[modifica | modifica wikitesto]

Piccola stanza in cui viene mostrato il lavoro della stampante 3D e i suoi innumerevoli utilizzi nell'uso comune. Gli open labs permettono di entrare in contatto con i ricercatori del museo e con una parte dell'ampia collezione del museo, esposta in vetrina. Sono presenti inoltre un fab lab e una sfera NOAA;

0 Piano - Scienza interattiva[modifica | modifica wikitesto]

O.A. La scoperta inizia dai sensi[modifica | modifica wikitesto]

L'intero piano terra è quello della lobby, l'ingresso del museo, spesso utilizzato anche per eventi. Un'area è inoltre dedicata alla scienza interattiva e una, il Maxi Ooh!, ai bambini più piccoli.

- 1 - Storia della vita[modifica | modifica wikitesto]

- 1.A Tracce della vita[modifica | modifica wikitesto]

Scheletro completo di "Dilophosaurus" sinensis

In questa sezione del museo che conta tutto il piano inferiore è possibile ripercorrere tutto il viaggio della vita sul nostro pianeta grazie a grafici, fossili e ricostruzioni di alcune delle più antiche forme di vita del nostro pianeta come Anaspidiformes, Cephalaspis, Cyathaspididae, Athenaegis, Sphenonectris, Coccosteus (fossile), Dunkleosteus, Wiwaxia, Hallucigenia, Bathyuriscus, Anomalocaris, Arthropleura, Meganeura, Pneumodesmus, Palaeocharinus, Ichthyostega e Hylonomus. La sezione si compone anche di alcuni scheletri di altri animali più grandi e appartenenti ad epoche relativamente più recenti come Inostrancevia, Desmatosuchus, Lavinipes cheminii (orme fossili), Grallator sp. (orme fossili), Plateosaurus, "Dilophosaurus" sinensis, Talarurus, Pteranodon, Triceratops (cranio), Alphadon, Halisaurus, Ophtalmosaurus, Plesiosaurus e Nothosaurus. Nella sala sono inoltre presenti svariati mammiferi moderni come lemuri, pipistrelli, roditori, primati e monotremi insieme a scheletri e ricostruzioni di mammiferi estinti come Castoroides, Sinonyx, Ursus spelaeus, Thylacinus (cranio), Zaglossus bartoni (ricostruzione), Catonyx (cranio), Eremotherium (artiglio), Retina di Steller (cranio), Palaeoloxodon (cranio), Kutchicetus e Pelagornis.

- 1.B. DNA. Il piccolo grande segreto della vita[modifica | modifica wikitesto]

Questa sezione corridoio illustra la biodiversità del nostro pianeta e ciò che unisce tutti noi esseri viventi: il DNA;

- 1.C. Grandi acquari e foresta pluviale montana[modifica | modifica wikitesto]

Maurizio Zanolla si arrampica all'interno della serra

Adiacente alla sezione del DNA, è presente una sala con svariati grandi acquari, che rappresentano la biodiversità dei laghi africani. Proseguendo per il percorso si uscirà dal MuSe vero e proprio e si entrerà nella serra del museo. La serra ricostruisce l'ambiente dei Monti Udzungwa, in Tanzania, dove il MUSE ha un Centro di monitoraggio ecologico che rappresenta una delle sue sedi territoriali. Nella serra è inoltre presente una coppia di turaco verde, unica fauna della serra, insieme ad un esemplare imbalsamato di Rhynchocyon udzungwensis.

Ricerca[modifica | modifica wikitesto]

Gli orti del MUSE

Il MUSE svolge attività di ricerca, organizzata in sette sezioni:

Botanica

La sezione botanica studia la flora spontanea e coltivata del Trentino, privilegiando ricerche applicate volte alla sua tutela e conservazione, con particolare attenzione alle specie a rischio di estinzione. Può giovarsi delle seguenti infrastrutture: la banca del germoplasma del Trentino, l'erbario tridentino, un laboratorio di germinazione, una serra di propagazione e quattro giardini botanici (la serra tropicale afromontana, gli Orti del MUSE, le Viote del Bondone e l'Arboreto di Arco).

Limnologia e Algologia

La Sezione si occupa della biologia delle acque interne, in particolare di habitat oligotrofi di elevato valore naturalistico come sorgenti di varia tipologia ecomorfologica e idrochimica, ruscelli sorgivi, torbiere, laghi d'alta quota, di montagna e corsi d'acqua. Negli ultimi anni sono stati studiati anche altri ambienti come il Lago di Garda e torrenti mediterranei.

Zoologia degli Invertebrati e Idrobiologia

La Sezione di Zoologia degli Invertebrati e Idrobiologia studia l'ecologia degli ambienti acquatici e terrestri montani, con particolare riferimento all'alta quota, in relazione a cambiamenti ambientali e climatici

Zoologia dei Vertebrati

La Sezione svolge ricerca scientifica in ambito alpino; conduce studi sulla biodiversità e biologia di conservazione e sui cambiamenti ambientali nelle Alpi. Cura le banche dati, gli archivi e le collezioni scientifiche. In ambito alpino e nazionale, coordina e partecipa a progetti di censimento, monitoraggio per atlanti faunistici e specie minacciate.

Il Rhynchocyon udzungwensis è stato scoperto da Galen Rathbun e da Francesco Rovero, conservatore della Sezione di Biodiversità tropicale del MUSE
Biodiversità tropicale

La Sezione di Biodiversità Tropicale contribuisce, tramite attività di ricerca, documentazione e monitoraggio della biodiversità, alla conoscenza delle foreste pluviali montane Afrotropicali, promuovendone la conservazione anche tramite progetti di cooperazione allo sviluppo ambientale delle comunità locali.

Geologia

La Sezione di Geologia si occupa di definire le componenti principali del paesaggio alpino, la sua strutturazione geologica del passato (paleoambienti ed ecosistemi), le sue trasformazioni (passate e presenti) e i processi più rilevanti che le hanno indotte.

Preistoria

La sezione di Preistoria studia il popolamento dei territori montani da parte dei gruppi di cacciatori-raccoglitori della fine del Paleolitico superiore e del Mesolitico. Vengono evidenziate le relazioni che intercorrono tra i modelli di sfruttamento del territorio, l'organizzazione sociale dei gruppi umani e la ricostruzione degli antichi paesaggi.

FabLab[modifica | modifica wikitesto]

All'interno degli spazi espositivi del livello +1 è presente il "MUSE FabLab", un laboratorio di fabbricazione digitale aperto alla condivisione e collaborazione con utenti, makers, aziende, famiglie e scuole che contribuiscono nella ricerca e nella prototipazione. Il laboratorio dispone di diversi macchinari a controllo numerico, tra cui:

  • due stampanti 3D a PLA
  • una stampante 3D a cioccolato
  • una macchina taglio laser
  • una macchina taglio vinile
  • una fresa a controllo numerico

e strumentazioni necessarie per la fabbricazione digitale e la lavorazione elettronica. Si occupa inoltre di proporre laboratori didattici per le scuole, corsi di formazione per utenti e attività di tinkering aperti ai visitatori del museo.[5]

Mostre temporanee[modifica | modifica wikitesto]

La serra dall'esterno
  • La Mano – Arto, Arte, Artefatti (24 settembre 2013 - 20 gennaio 2014)
  • Digital way of living. La città del futuro di Telecom Italia (24 settembre 2013 - 31 marzo 2014)
  • La storia del Vajont. La conoscenza della frana attraverso le foto di Edoardo Semenza (14 febbraio 2014 - 21 febbraio 2014)
  • Freedom Fighters. I Kennedy e la battaglia per i diritti civili (28 febbraio 2014 - 18 marzo 2014)
  • Tutti in sella! (1 maggio 2014 - 8 giugno 2014)
  • Wood. Legno, edilizia e tecnologia (16 maggio 2014 - 2 novembre 2014)
  • Orchidee - un mondo di colori e profumi tropicali (24 maggio 2014 - 2 giugno 2014)
  • Concerto per natura morta (29 maggio 2014 - 28 settembre 2014)
  • Maurizio Boscheri - BioDiversitArt (14 giugno 2014 - 8 settembre 2014)
  • Foreste di vita (9 settembre 2014 - 5 ottobre 2014)
  • Meet your neighbours (26 settembre 2014 - 23 novembre 2014)
  • Oltre il limite (8 novembre 2014 - 2 giugno 2015)
  • Tempo di lupi (20 dicembre 2014 - 1 marzo 2015)
  • Dalle Dolomiti all'Atlante. Viaggio studio tra montagne e culture (28 febbraio 2015 - 30 marzo 2015)
  • A scuola di brand. Studio Universal e il cinema in tv (10 aprile 2015 - 26 aprile 2015)
  • Mostra di disegni...secondo me il lupo (9 maggio 2015 - 24 maggio 2015)
  • AlgArt: alla scoperta del mondo nascosto delle alghe (15 giugno 2015 - 29 giugno 2015)
  • Be-diversity (18 luglio 2015 - 30 settembre 2015)
  • Coltiviamo il gusto - Tutto il buono dalla Terra trentina (27 maggio 2015 - 10 gennaio 2016)
  • Ricerca sul campo (18 luglio 2015 - 1 dicembre 2015)
  • Lavoro sporco (18 luglio 2015 - giugno 2016)
  • EX AFRICA - Esplorazioni di arte e scienza by Jonathan Kingdon (18 luglio 2015 - 10 gennaio 2016)
  • Il cibo conta! (4 ottobre 2015 - 17 gennaio 2016)
  • Fossili Urbani. Paleontologia dell'attuale, tra passato e futuro (19 dicembre 2015 - 28 febbraio 2016)
  • Pau Brasil. Il mito verde di Margherita Leoni (22 gennaio 2016 - 10 aprile 2016)
  • MadeinMath (26 febbraio 2016 - 26 giugno 2016)
  • #PostiDaLupi (18 marzo 2016 - 29 maggio 2016)
  • Nature. The art of Marzio Tamer (15 aprile 2016 - 25 settembre 2016)
  • Estinzioni (16 luglio 2016 - 26 giugno 2017)
  • RISK inSight (1 ottobre 2016 - 29 novembre 2016))
  • Arborea. I monumenti vegetali di Beth Moon e Federica Galli (16 dicembre 2016 - 12 febbraio 2017)
  • Piazza (24 febbraio 2017 - aprile 2017)
  • Rane Nere nel blu (8 aprile 2017 - 2 luglio 2017)
  • Oasi delle farfalle (21 maggio 2017 - 11 giugno 2017)
  • Storie di Lupi (9 giugno 2017 - 30 luglio 2017)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gino Tomasi, Per l'idea di natura:storia del Museo di scienze naturali di Trento, seconda di copertina
  2. ^ Una partenza col botto, trentamila in coda, trentinocorrierealpi.gelocal.it. URL consultato il 01-08-2013.
  3. ^ MUSE 500.000, muse.it.
  4. ^ Osvaldo Negra, Michele Lanzinger, Lo scheletro di balenottera comune, Balaenoptera physalus, esposto al MUSE (MUseo delle ScienzE di Trento): un caso insolito di cetaceo in un museo alpino (PDF), in Museologia Scientifica Memorie, vol. 12, Settembre 2014, pp. 106-109, ISSN 1972-6848. URL consultato il 30-3-2016.
  5. ^ Sito ufficiale MUSE FabLab, fablab.muse.it. URL consultato il 28-04-2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mauro Marcantoni e Maria Liana Dinacci (a cura di), Le Albere, il quartiere green di Renzo Piano, IASA Edizioni, Trento, 2011
  • Muse. Museo delle scienze. L'architettura del museo spiegata ai visitatori da Renzo Piano, List, 2013.
  • Maria Liana Dinacci e Osvaldo Negra (a cura di), Dalla natura alpina al futuro globale: il Museo delle scienze di Trento e il progetto del Renzo Piano Building workshop, Trento, IDESIA: MUSE, 2013
  • Maria Liana Dinacci e Osvaldo Negra (a cura di), Il MUSE tra scienze e architettura. Guida al percorso espositivo e al progetto del Renzo Piano Building Workshop, Trento, IDESIA, 2014.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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