Estinzione di massa del Cretaceo-Paleocene

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L'estinzione di massa del Cretaceo-Paleocene, detta anche estinzione di massa del Cretaceo, è una drammatica riduzione nel numero delle specie viventi sulla Terra, avvenuta circa 65.95 milioni di anni fa, ritenuta una delle maggiori estinzioni faunistiche verificatesi durante il Fanerozoico, che hanno portato alla scomparsa di circa il 70% delle specie marine esistenti e delle specie continentali.

Specie estinte[modifica | modifica wikitesto]

Walter Alvarez, con due studenti, di fronte all'affioramento dello strato ricco in Iridio di Gubbio

Questa estinzione portò alla scomparsa del 76% delle specie animali e vegetali del cretaceo tra cui i dinosauri non aviari. Oltre ai dinosauri terrestri scomparvero gli Pterosauri dai cieli e dai mari gli ittiosauri (in verità già prossimi all'estinzione), i pliosauri e quasi tutti i rettili marini (come i Mososauri) tranne i coccodrilli e le tartarughe (di cui però sopravvissero solo le specie più piccole). Si estinsero anche altri gruppi animali come le ammoniti, le belemniti, gran parte dei foraminiferi planctonici e si verificò una forte riduzione del nanoplacton calcareo. Anche per i mammiferi e gli uccelli, e tutti i sopravvissuti, il passaggio del limite K-T fu particolarmente traumatico. Cladi con una diffusione cosmopolita si ridussero a base continentale, o locale, molte delle specie e dei generi più grandi e specializzati di mammiferi si estinsero, gli Enantionrnthes (che raggruppavano ben più di metà delle specie di uccelli esistenti allora, molto diversificati) e gli Hesperornithes (specializzati nella vita acquatica) si estinsero integralmente.[1] In Nord America, nei letti fossili di Hell Creek, per esempio, in corrispondenza del limite K-T metà delle specie di multibercolati e tutte quelle note di marsupiali si estinsero, in Asia i multibercolati arrivarono vicini al tracollo, i Deltatheroidea, grossi mammiferi affini ai marsupiali, tra cui si annoveravano alcuni dei più grandi e specializzati mammiferi del Mesozoico, si estinsero completamente.[2] In ambito continentale le specie che basavano le loro reti trofiche sul materiale in decomposizione subirono un tasso di estinsione relativamente ridotto. Altri fattori di sopravivenza erano le dimensioni ridotte, la capacità di vivere in ambienti fluviali e le strategie di riproduzione maggiormenti tendenti al tipo r rispetto al K, o comunque con fasi ontogenetiche relativamente rapide.

Ipotesi sull'estinzione[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante le reali cause dell'estinzione di massa siano ancora sconosciute, sono state formulate diverse ipotesi.

Ipotesi dell'asteroide[modifica | modifica wikitesto]

Luis Alvarez

Nel 1979, il premio Nobel per la fisica Luis Alvarez, suo figlio Walter e Frank Asaro misurarono in alcuni livelli geologici, risalenti al limite K-T (abbreviazione per Cretaceo-Terziario), alcuni campioni di roccia vicino a Gubbio in Italia, più precisamente presso la Gola del Bottaccione, la presenza di una concentrazione insolita di iridio, elemento chimico piuttosto raro sulla Terra ma comune nelle meteoriti. Essi avanzarono, pertanto, l'ipotesi che l'estinzione di massa fosse stata provocata dall'urto con un meteorite.[3]

Messico: la penisola dello Yucatán (in giallo)

Soltanto all'inizio degli anni '90, venne scoperta un'enorme struttura circolare sotterranea, il cratere di Chicxulub, situata nella penisola dello Yucatán, vicino alla città di Puerto Chicxulub, presso Mérida in Messico. Lo studio di questo cratere ha portato alla conclusione che il meteorite che avrebbe colpito la Terra alla velocità stimata di 30 km/s, avrebbe avuto un diametro di almeno 10 km e avrebbe liberato un'energia pari a 10.000 volte quella generabile da tutto l'arsenale nucleare ai tempi della guerra fredda.
Secondo la rivista Le Scienze, Paul Renne nel 2008 e altri ricercatori dell'Università della California a Berkeley e del Berkeley Geochronology Center, grazie a una nuova e sofisticata tecnica di datazione argo-argo sono riusciti a ridurre l'incertezza nella misurazione dal 2,5 al 0,25 %. Questo ha permesso di fornire la più precisa datazione assoluta anche per l'estinzione del Cretaceo, ora stimata in 65,95 milioni di anni fa, con un margine d'errore di soli 40.000 anni.

Un'altra possibile struttura candidata ad essere la testimonianza dell'impatto di un corpo celeste con la Terra, provocando l'estinzione di fine cretaceo, è il cratere di Shiva, localizzato sul fondo dell'Oceano Indiano, a ovest di Mumbai. Il cratere, del diametro di circa 500 km, sarebbe stato prodotto da un meteorite avente un diametro di circa 40 km.

Analisi geochimiche, svolte in una sequenza argillosa paleogenica, campionata a Kulstirenden in Danimarca, depostasi immediatamente al di sopra del limite K-T, hanno misurato la concentrazione di paleo-molecole organiche (sterani algali, hopani batterici, isotopi di carbonio e azoto) indicando che la produttività biologica marina riprese in breve tempo dopo l'evento catastrofico, e la produttività algale primaria, con la fissazione dell'anidride carbonica (CO2), ritornò ad alti livelli probabilmente in meno di un secolo.

Eruzioni vulcaniche[modifica | modifica wikitesto]

India: la regione del Deccan

I ricercatori Gerta Keller, Thierry Adatte, Wolfgang Stinnesbeck, Mario Rebolledo-Vieyra, Jaime Urrutia Fucugauchi, Utz Kramar e Doris Stüben, ritengono che l'impatto del meteorite sarebbe avvenuto almeno 300.000 anni prima dell'estinzione dei dinosauri. Secondo loro la fine dei grandi rettili fu causata, invece, da una serie incredibilmente violenta di eruzioni vulcaniche avvenute nel Deccan, una regione dell'India.[4] Queste enormi eruzioni avrebbero provocato quegli sconvolgimenti climatici che determinarono l'estinzione di massa. L'enorme quantità di gas, e altre sostanze emesse dai vulcani, avrebbero provocato, quasi sicuramente, gli effetti che oggi i paleontologi possono osservare nelle rocce sedimentarie risalenti a circa 65 milioni di anni fa.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Longrich, Nicholas R.; Tokaryk, Tim; Field, Daniel J. (2011). "Mass extinction of birds at the Cretaceous–Paleogene (K–Pg) boundary.". Proceedings of the National Academy of Sciences 108 (37): 15253–15257..
  2. ^ David, Archibald; David Fastovsky (2004). "Dinosaur Extinction" (PDF). In Weishampel David B, Dodson Peter, Osmólska Halszka (eds.). The Dinosauria (2nd ed.). Berkeley: University of California Press. pp. 672–684. ISBN 0-520-24209-2..
  3. ^ Alvarez LW, Alvarez W, Asaro F, Michel HV, Extraterrestrial cause for the Cretaceous–Tertiary extinction, in Science, vol. 208, nº 4448, 1980, pp. 1095–1108, DOI:10.1126/science.208.4448.1095, PMID 17783054.
  4. ^ Keller G, Adatte T, Gardin S, Bartolini A, Bajpai S, Main Deccan volcanism phase ends near the K–T boundary: Evidence from the Krishna-Godavari Basin, SE India, in Earth and Planetary Science Letters, vol. 268, 2008, pp. 293–311, Bibcode:2008E&PSL.268..293K, DOI:10.1016/j.epsl.2008.01.015.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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