Lago di Ledro
| Lago di Ledro | |
|---|---|
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Coordinate | 45°52′36″N 10°45′02″E |
| Altitudine | 655 m s.l.m. |
| Dimensioni | |
| Superficie | 2,187 km² |
| Lunghezza | 2,83 km |
| Larghezza | 0,77 km |
| Profondità massima | 48 m |
| Idrografia | |
| Origine | glaciale |
| Immissari principali | Massangla |
| Emissari principali | Ponale |
| Isole | no |
Il lago di Ledro si trova in una valle sospesa che congiunge la valle del Chiese con il lago di Garda. A una altezza di 655 m, la sua superficie è di 2,187 km² e ha una circonferenza di circa 10 km. Nel lago è possibile la balneazione.
Negli anni ottanta, nell'autunno del 2009 e nel novembre 2011, parte del lago si è tinta di rosso per la fioritura dell'alga oscillatoria rubescens, indicatrice di un'aumentata trofia del lago.[1]
Geografia
[modifica | modifica wikitesto]Il lago di Ledro ha una forma stretta e allungata, situato a nord-ovest del lago di Garda ad un'altitudine di 655 m s.l.m. Il suo vasto manto boschivo vanta la presenza mista di faggio, tiglio, larice e peccio. Conta una ricca fauna sia lacustre con specie quali il luccio, il persico reale, la carpa, la trota marmorata, il vairone e l'anguilla ) sia alpina con cervi, camosci, caprioli, stambecchi, grazie ad un riuscito progetto di reintroduzione, marmotte, volpi, ermellini, picchi, galli forcelli, gufi, aquile reali, di cui si contano finora due coppie, e specie rare o di grande interesse naturalistico come il gallo cedrone, il gatto selvatico, comparso di recente, il lupo, con il branco del Monte Cadria, la lince ( almeno un esemplare accertato nell'ultimo anno ) e l'orso.
Storia
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Il territorio della valle subì nel maggio del 1915, con lo scoppio della prima guerra mondiale, lo sgombero della popolazione, trasferita in alcuni campi di raccolta situati in Boemia/Moravia (Cechia) e Austria.
La valle divenne zona di guerra con a sud le linee italiane dilatate fino alle pendici della catena dei monti settentrionali (monte Vies, La Cocca, Costa di Salò, San Giovanni) e comprendente tutti i centri abitati; direttamente a contatto con quella italiana, a nord, la linea austriaca arroccata sulle creste a dirupo del Monte Cadria, Tomeabrù, Parì, Cima d'Oro, Valdes, Rocchetta, Cima Capi; alle spalle di questa, nella frazione di Campi (Riva del Garda), il forte Tombio a ulteriore rafforzamento dei trinceramenti di alta quota, fra i 1 600 e i 2 000 metri.
È possibile visitare buona parte della linea austro-ungarica e le trincee di collegamento poiché scavate in roccia a notevole profondità, verticale e orizzontale, lungo tutto il versante nord, da ovest a est, partendo dal forte di Lardaro fino a Riva del Garda. Le prime linee italiane d'assalto, proprio a causa della loro posizione ravvicinata alla prima austriaca, sono pressoché scomparse salvo alcune scavate in roccia e visitabili a Tiarno di Sopra e di Sotto, Bezzecca, nei pressi di Cima d'Oro e San Giovanni. La terza linea italiana, a sud, si estendeva dal Monte Nodic in frazione Pregasina di Riva del Garda correndo lungo Cima Fortini, monte Carone, passo Nota, Tremalzo e scendeva fino a Storo; questa è ancor'oggi ben visibile e praticabile col rampichino e fuoristrada; sono inoltre visibili alcune fortificazione italiane in calcestruzzo nella piana di Pur e all'imbocco della valle di Concei.
Durante i quasi quattro anni del conflitto, nella valle non si ebbero scontri fra grandi unità data l'esiguità dello spazio e la morfologia delle linee montane, particolarmente adatte alla difesa. All'inizio del conflitto i reparti italiani avanzarono fino a contatto con la linea austriaca accuratamente preparata in cresta da un paio d'anni e fornita di campi minati e filo spinato; forti combattimenti si ebbero a San Giovanni e allo Sperone, nei pressi di Cima d'Oro a quota 1 336 m e a Costa di Salò; nella valle di Concei frequenti furono gli scontri fra pattuglie di esploratori e incursori di ambo gli eserciti così come notevoli i bombardamenti dell'artiglieria italiana contro le fortificazioni di alta quota.
Alla fine del 1918, con il crollo del fronte austro-ungarico, ogni posizione fu abbandonata e successivamente i numerosi recuperanti locali di materiali di valore (ferro, rame, polvere pirica, munizioni) divelsero tutte le corazzature dalle cupole, dalle porte e dalle luci. L'artiglieria austriaca, dai forti di Riva e Campi, a disturbo della linea italiana, provocò la distruzione e l'incendio di tutti i centri abitati della valle di Ledro la cui ricostruzione fu opera dalla popolazione locale rimpatriata nel 1919 e supportata dal genio militare italiano con materiali da costruzione, mezzi di trasporto e supporto logistico quale cucine da campo, vettovagliamento, alloggi e terminò nel 1924.
Museo
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Presso la sponda orientale del lago all'altezza dell'emissario Ponale sono stati ritrovati dei reperti di una civiltà palafitticola dell'età del bronzo, i quali rendono il lago un sito archeologico e il relativo museo di rilevanza mondiale. Sulla sponda del lago è stato ricostruito un villaggio a palafitta simile a quello esistente nell'antichità.[2]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ^ "Il lago di Ledro si tinge di rosso", la Repubblica.it, 29 ottobre 2009.
- ^ Museo delle palafitte del lago di Ledro, su palafitteledro.it. URL consultato il 27 dicembre 2007.
Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Lino Bertagnolli e Rina Monti, LEDRO, Lago di, in Enciclopedia Italiana, vol. 20, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1933.
- Lèdro, lago di-, su sapere.it, De Agostini.
- Il lago di Ledro su www.vallediledro.com, su vallediledro.com.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 247453776 · GND (DE) 7754124-8 |
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