Dichiarazione universale dei diritti umani

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Eleanor Roosevelt presenta la dichiarazione universale dei diritti umani

«Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti.
Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.»

(Il primo articolo della Dichiarazione universale dei diritti umani.)

La dichiarazione universale dei diritti umani è un documento sui diritti della persona adottato dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite nella sua terza sessione, il 10 dicembre 1948 a Parigi con la risoluzione 217A.

Votarono a favore 48 membri su 58. Nessun paese si dichiarò contrario, ma otto si astennero e due non votarono. Questo documento doveva essere applicato in tutti gli stati membri,[1] e alcuni esperti di diritto hanno sostenuto che questa dichiarazione sia divenuta vincolante come parte del diritto internazionale consuetudinario venendo continuamente citata da oltre 50 anni in tutti i paesi.[2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Parlamento di Vienna, il primo articolo della dichiarazione universale dei diritti umani.

La dichiarazione è frutto di una elaborazione secolare, che parte dai primi principi etici classico-europei stabiliti dalla Bill of Rights e dalla dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti d'America, ma soprattutto dalla dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino stesa nel 1789 durante la Rivoluzione francese, i cui elementi di fondo (i diritti civili e politici dell'individuo) sono confluiti in larga misura in questa carta.

È la base di molte delle conquiste civili del XX secolo. Molto rilevanti nel percorso che ha portato alla sua realizzazione sono i Quattordici punti redatti dal presidente Woodrow Wilson nel 1918 e i pilastri delle Quattro Libertà enunciati da Franklin Delano Roosevelt nella Carta Atlantica del 1941. Dopo la fine della seconda guerra mondiale ad essa sono poi seguite la Convenzione internazionale sui diritti economici, sociali e culturali[3] e la Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici, elaborate dalla Commissione per i Diritti Umani ed entrambe adottate all'unanimità dall'ONU il 16 dicembre 1966.

Ha costituito l'orizzonte ideale della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, confluita poi nel 2004 nella Costituzione europea. Il testo della Costituzione Europea non è mai entrato in vigore per via della sua mancata ratifica da parte di alcuni Stati membri (Francia e Paesi Bassi a seguito della maggioranza dei no al relativo referendum), ma la Dichiarazione in ambito europeo costituisce comunque una fonte di ispirazione della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea proclamata per la prima volta a Nizza il 7 dicembre 2000, ed avente oggi anche pieno valore legale vincolante per i Paesi UE dopo l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona il 1º dicembre 2009[4] Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea quale parte integrante della Costituzione europea.[5]

Descrizione e struttura[modifica | modifica wikitesto]

Documento storico molto importante prodotto dagli Alleati in risposta agli importanti danni subiti nella seconda guerra mondiale, la Dichiarazione fa parte dei documenti di base delle Nazioni Unite insieme al suo stesso Statuto.

Secondo gli Stati membri non democratici dell'ONU, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani non è vincolante per gli Stati membri dell'organizzazione. Tuttavia ai diritti e alle libertà in essa riconosciuti va attribuito un valore giuridico autonomo nell'ambito della comunità internazionale, dal momento che sono ormai considerati dalla gran parte delle nazioni civili. È un codice etico di importanza storica fondamentale: è stato infatti il primo documento a sancire universalmente (cioè in ogni epoca storica e in ogni parte del mondo) i diritti che spettano all'essere umano.

La Dichiarazione universale dei diritti umani è composta da un preambolo e da 30 articoli che sanciscono i diritti individuali, civili, politici, economici, sociali, culturali di ogni persona. I diritti dell'individuo vanno quindi suddivisi in due grandi aree: i diritti civili e politici e i diritti economici, sociali e culturali.

La Dichiarazione può essere suddivisa in 7 argomenti:

  1. Il preambolo enuncia le cause storiche e sociali che hanno portato alla necessità della stesura della Dichiarazione;
  2. Gli articoli 1-2 stabiliscono i concetti basilari di libertà ed eguaglianza;
  3. Gli articoli 3-11 stabiliscono altri diritti individuali;
  4. Gli articoli 12-17 stabiliscono i diritti dell'individuo nei confronti della comunità;
  5. Gli articoli 18-21 sanciscono le libertà fondamentali (libertà di pensiero, di opinione, di fede religiosa e di coscienza, di parola e di associazione pacifica);
  6. Gli articoli 22-27 sanciscono i diritti economici, sociali e culturali;
  7. I conclusivi articoli 28-30 definiscono aspetti generali ed ambiti in cui non possono essere applicati, in particolare che non possano essere usati contro i principi ispiratori della dichiarazione stessa.

Paesi firmatari[modifica | modifica wikitesto]

la Dichiarazione universale dei diritti umani venne votata dall'assemblea formata in quel momento da 58 paesi.[nota 1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Annotazioni
  1. ^ L'Italia entrò a far parte di questa assemblea il 14 dicembre 1955. Paesi membri.
Fonti
  1. ^ (EN) Universal Declaration of Human Rights, su un.org/en, Assemblea generale delle Nazioni Unite, 10 dicembre 1948. URL consultato il 25 novembre 2018.
  2. ^ (EN) Hurst Hannum, THE UDHR IN NATIONAL AND INTERNATIONAL LAW (PDF), su cdn2.sph.harvard.edu. URL consultato il 25 novembre 2018.
  3. ^ OHCHR
  4. ^ Il Trattato di Lisbona, su europarl.europa.eu, Parlamento europeo. URL consultato il 25 novembre 2018.
  5. ^ (FR) Déclaration universelle des droits de l'homme: histoire de sa rédaction, su research.un.org. URL consultato il 25 novembre 2018.
  6. ^ UniPD
  7. ^ Left

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