Dialogo interculturale

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Il dialogo interculturale è uno scambio di vedute aperto e rispettoso fondato sulla comprensione reciproca fra individui e gruppi che hanno origini e patrimoni linguistici, culturali, etnici e religiosi differenti[1].

Definizione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2008, proclamato dalla Commissione europea "Anno europeo del dialogo interculturale", il Consiglio d'Europa ha definito il dialogo interculturale come: «un aperto e rispettoso scambio di punti di vista tra individui e gruppi appartenenti a culture differenti, che conduce ad una comprensione più approfondita della percezione globale dell'altro»[2]. Il dialogo interculturale è quindi fondamentale per lo sviluppo delle relazioni tra persone, paesi e culture. Esso favorisce la crescita personale perché richiede libertà e abilità nell'esprimere se stessi, così come volontà e capacità di ascoltare e conoscere gli altri. Inoltre questa particolare forma di dialogo sviluppa una maggiore comprensione di diverse pratiche e visioni del mondo e accresce la libertà di scelta, la cooperazione e la partecipazione. Nelle società culturalmente eterogenee il dialogo interculturale contribuisce quindi alla coesione e all'inclusione ed è anche uno strumento di mediazione e riconciliazione, poiché interviene sulla frammentazione e sull'insicurezza sociale, favorendo equità, dignità umana e perseguimento del bene comune, che costituiscono i tratti distintivi di una cultura democratica[3].

Elementi chiarificatori[modifica | modifica wikitesto]

Per comprendere appieno che cosa si intende per dialogo interculturale è opportuno prendere in esame tale concetto in correlazione ad alcuni elementi che permettono di chiarirne il significato: il contatto, l'alterità, gli atteggiamenti verso la società di arrivo, il pregiudizio etnico e i modelli di integrazione.

I diversi aspetti del contatto[modifica | modifica wikitesto]

Parlare di dialogo interculturale significa fare riferimento al contatto stabilitosi tra individui portatori di culture diverse, un contatto concreto, variabile e contingente in quanto i modelli culturali sono differentemente interiorizzati dai singoli individui nonché istituzionalizzati diversamente dai gruppi.

Innanzitutto, tale contatto può prefigurarsi secondo molteplici modalità che si collocano lungo un continuum che vede ad un estremo l'incontro, all'altro estremo lo scontro.

In secondo luogo, è importante considerare il terreno (o contesto) in cui avviene il contatto tra individui e gruppi portatori di culture diverse: il contatto può infatti avvenire in “terra di nessuno” o, invece, in un contesto territoriale bene definito e caratterizzato da una ben radicata cultura dominante.

In terzo luogo, sono rilevanti e possono essere diverse le cause che danno luogo al contatto: singoli individui e gruppi sono spinti volontariamente o coercitivamente ad incontrarsi con altri gruppi o individui, per ragioni politiche, culturali, affettive, economiche.

In quarto luogo, il contatto può avvenire tra gruppi con bassa o elevata distanza culturale.

Infine, il contatto presenta una sua dinamicità che può configurarsi in termini di fasi, come quelle individuate da Tajfel che ne distingue quattro: inizialmente gli immigrati accettano il loro ruolo socialmente ed economicamente subordinato e imparano la lingua per ragioni di sopravvivenza. Poi viene la fase della mobilità sociale, nella quale un numero limitato di immigrati cerca di acquisire un'identità sociale positiva e tenta di inserirsi nel gruppo dominante. In seguito, emerge la consapevolezza degli elevatissimi costi derivanti dagli sforzi compiuti a livello individuale e la lingua viene vista come mezzo per esprimere rivendicazioni e richieste. Infine, si instaurano relazioni competitive tra i gruppi e la lingua materna diviene uno dei simboli dell'identità collettiva, espressione della distanza tra il “noi” degli immigrati e il “loro” degli autoctoni[4].

Concezioni dell'alterità[modifica | modifica wikitesto]

Un secondo fattore da tener presente per il dialogo interculturale è costituito dal modo in cui considerare l'alterità, che può essere intesa: come qualcosa che è necessario riassorbire rendendo l'altro il più possibile uguale a me (assimilazione del diverso); come qualcosa che va riconosciuta e ammessa ma che può provocare disturbi e persino rappresentare una minaccia per cui va tenuta sotto controllo (tolleranza del diverso); come un fattore positivo e utile sia per me sia per l'altro in quanto è fonte di arricchimento individuale e collettivo (interazione e scambio vicendevole)[4].

Atteggiamenti verso la società di arrivo[modifica | modifica wikitesto]

Il dialogo interculturale dipende anche da come l'immigrato vive la propria esperienza migratoria. Esso è riconducibile a tre principali atteggiamenti: l'immigrato è disponibile e addirittura aspira a diventare membro della società d'arrivo; l'immigrato è indifferente nei confronti dell'appartenenza; l'immigrato non è intenzionato a far parte della società d'arrivo[4].

Pregiudizio etnico[modifica | modifica wikitesto]

Un ulteriore elemento che incide in modo significativo sul dialogo interculturale è costituito dal pregiudizio etnico, che può essere distinto secondo le tre seguenti sottolineature: gli immigrati possiedono una cultura diversa e adottano modelli di comportamento diversi (enfasi sulla diversità); gli immigrati sottraggono opportunità lavorative, abitative e di servizi sociali (enfasi sulla competizione); gli immigrati mettono a rischio la sicurezza e l'identità culturale (enfasi sul pericolo)[4].

Modelli di integrazione socio-culturale[modifica | modifica wikitesto]

Modalità di contatto, concezione dell'alterità, atteggiamento verso la società d'origine e pregiudizio etnico sono quattro elementi che permettono di specificare il dialogo interculturali e la loro combinazione consente di mettere a fuoco tre principali modelli teorici generali di integrazione: il modello dell'assimilazione; il modello pluralista; il modello dello scambio culturale[4].

Rischi dell'assenza di dialogo interculturale[modifica | modifica wikitesto]

I rischi legati all'assenza di dialogo interculturale sono molti. Innanzitutto, si instaura un clima di intolleranza e discriminazione, di ansia e di timore nei confronti del diverso, dello straniero, che assume una immagine fortemente stereotipata. In secondo luogo, l'assenza di dialogo porta le singole comunità a isolarsi e ripiegarsi su loro stesse, privandosi in tal modo di tutti vantaggi delle nuove aperture culturali che sempre più caratterizzano il mondo globalizzato e tanto contribuiscono allo sviluppo sociale ed individuale. Infine, la mancanza di apertura verso gli altri favorisce la violenza, la conflittualità e lo scontro[1].

Sfide del dialogo interculturale[modifica | modifica wikitesto]

Molte sono oggi le sfide che le questioni del dialogo interculturale e dell' integrazione sollecitano ad affrontare.

In primo luogo occorre riflettere sulla memoria. C'è una grande differenza tra la memoria storica del paese d'accoglienza e la memoria dei migranti di prima e soprattutto di seconda generazione. I migranti manifestano sempre di più la volontà di instaurare un dialogo con le società ospitanti e la volontà di essere riconosciuti non solo come lavoratori e consumatori, ma anche come esseri umani, con una propria cultura, storia e tradizione.

Il secondo punto è quello della religione in rapporto alla democratizzazione. In quasi tutte le società d'origine dei migranti c'è un legame tra religione e Stato, accompagnato da un profondo deficit democratico, mentre in Europa, così come nella maggior parte dei paese d'accoglienza, è evidente la secolarizzazione delle società. Di fronte al fenomeno migratorio emerge quindi una domanda di riconoscimento e di rispetto, un bisogno di conoscenza delle altre religioni in tutta la loro diversità e nei loro legami con le diverse realtà politiche e culturali.

La terza sfida è rappresentata dalle frontiere. Molte sono le frontiere da attraversare, a cominciare dalle frontiere nelle relazioni internazionali. Vi sono poi le frontiere all'interno delle città. si tratta delle frontiere della povertà e della mobilità. Viviamo in mondo in cui una parte della popolazione ha la possibilità di muoversi nel corso di tutta la propria vita, mentre c'è d'altro canto una domanda di democratizzazione delle frontiere, del viaggio, della mobilità per molti altri.

Infine, vi sono povertà, esclusione e discriminazione, tutti elementi che rischiano di minare alla base la pratica del dialogo interculturale[5].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Libro bianco sul dialogo interculturale. «Vivere insieme in pari dignità», Ministri degli Affari Esteri del Consiglio d'Europa, Strasburgo, 7 maggio 2008, pp. 16-18
  2. ^ Autobiografia degli Incontri Interculturali. Contesto, concetti e teorie, Divisione delle Politiche Linguistiche del Consiglio d'Europa, marzo 2008, p. 10
  3. ^ Vincenzo Cesareo, Presentazione, in Mara Clementi (a cura di), La scuola e il dialogo interculturale, Quaderni ISMU 2/2008, p. 7
  4. ^ a b c d e Vincenzo Cesareo, Studi e riflessioni per lo sviluppo del dialogo interculturali, in Clara Demarchi, Nella Papa, Nuccia Storti (a cura di ), Per una città delle culture. Dialogo interculturale e scuola. Atti del Convegno Nazionale 8-9 maggio 1997, Quaderni ISMU 3/1998, pp.13-16
  5. ^ Catherine Withol de Wenden, Il dialogo interculturale in prospettiva europea, in Mara Clementi (a cura di), La scuola e il dialogo interculturale, Quaderni ISMU 2/2008, pp.18-19

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vincenzo Cesareo, Per un dialogo interculturale, Milano, Vita e Pensiero, 2001.
  • Mara Clementi (a cura di), La scuola e il dialogo interculturale, Quaderni ISMU 2/2008.
  • Fred Dallmayr, Il dialogo tra le culture. Metodo e protagonisti, Venezia, Marsilio Editore, 2010.
  • Clara Demarchi, Nella Papa, Nuccia Storti (a cura di ), Per una città delle culture. Dialogo interculturale e scuola. Atti del Convegno Nazionale 8-9 maggio 1997, Quaderni ISMU 3/1998.
  • Autobiografia degli Incontri Interculturali. Contesto, concetti e teorie, Divisione delle Politiche Linguistiche del Consiglio d'Europa, marzo 2008.
  • Libro bianco sul dialogo interculturale. «Vivere insieme in pari dignità», Ministri degli Affari Esteri del Consiglio d'Europa, Strasburgo, 7 maggio 2008.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]