Tamburello (sport)

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Tamburello
Tambourin01.png
Un'azione di gioco
Federazione FIPT
Inventato XIX secolo, Italia e Francia
Componenti di una squadra 5
Contatto No
Genere Maschile e femminile
Indoor/outdoor Outdoor e indoor
Campo di gioco Campo rettangolare 80X20 metri
Olimpico no

Il gioco del tamburello è uno sport di squadra sferistico originario di certe regioni italiane.[1]Sport di antichissima origine, una varietà del quale era già praticata dai Romani; si è sviluppato in Italia e da qua si è diffuso nel resto del mondo. Il tamburello è un gioco che prende il nome dall'attrezzo che si usa per colpire palla. Una prima forma del campionato italiano di tamburello si svolse nel 1896; un regolamento definitivo del gioco fu stabilito nel 1920 e dopo il 1930 i tamburellisti divennero professionisti nelle specialità a 5 e 3 giocatori per squadra. Attualmente è praticato da uomini e donne in molte nazioni, soprattutto in Francia e Italia, inoltre è stato un gioco del programma dei Giochi del Mediterraneo. In Italia è attiva la F.I.P.T. ossia Federazione Italiana Palla Tamburello, che organizza, sia in ambito maschile che femminile, i campionati di serie A, B, C, D, di categoria ossia giovanili, amatori, veterani, la Coppa Italia e la Supercoppa Italiana. Potrebbe sembrare uno sport semplice, ma in realtà richiede una grande forza e soprattutto riflessi sempre pronti.

Regolamento[modifica | modifica sorgente]

tamburello a forma circolare con palla

Il campo di gioco ha forma rettangolare, lungo 28 m e largo 12 m ma esistono notevoli differenze nelle misure relativamente alle categorie. Il campo è diviso per metà da una linea detta cordino e a 35– 40 m di distanza da questa è situata la linea di battuta, dietro[2] la quale deve stare il battitore nel lanciare la palla, che può essere ribattuta a volo o dopo il primo rimbalzo. Normalmente le squadre sono composte da 5 giocatori contemporaneamente in campo e 4 in panchina per un totale di 9 atleti a disposizione; i ruoli sono: battitore, centrocampista o cavalletto o mezzovolo, rimettitore o spalla e terzino (i terzini sono due); il punteggio si calcola in giochi e un gioco ha la seguente successione: 0-15-30-40-vittoria; la partita consiste in 10 o 13 giochi. La palla è in gomma semipiena, ha diametro di 6 cm e peso di 88 g a media pressione, per le categorie che partono dagli allievi, mentre nelle categorie maggiori viene utilizzata una palla depressurizzata più grande(C.ca 8 cm) chiamata palloncino: può essere colpita esclusivamente con il tamburello a forma circolare e l'avambraccio che l'impugna; il tamburello ovale o tamburina o mandola si usa solo per il servizio di battuta e si può utilizzare per colpire la palla di rimessa solo per una volta. Dopo il ciclo di ogni 3 giochi (periodo detto trampolino) le squadre cambiano campo; il segnapunti deve stare seduto; dopo aver sorteggiato la palla ci si sistema nel campo. Prima il tamburello era costituito da un cerchio di legno con 28 o 26 cm di diametro sul quale era tesa una pelle d'animale, normalmente d'asino o di maiale, conciata in modo speciale ma attualmente si usano diversi materiali, tra i quali plastica e lega gommata nonché la tela per il piatto dell'attrezzo. Inizialmente l'arnese che colpiva la palla era interamente di legno, quindi nel Cinquecento il gioco del tamburello era chiamato palla a scanno. Ogni allenatore deve disporre due cartellini da poter mostrare all'arbitro, blu per richiedere il cambio dell'atleta titolare con un panchinaro; e di un cartellino verde per richiedere il minuto(minuti a disposizione per squadra 3).

Storia[modifica | modifica sorgente]

In Italia già si giocava nel XVII sec.[3]Il rilancio della palla avveniva col bracciale (attrezzo), col cesto, a pugno nudo, a pugno fasciato, con una spatola di legno, con una racchetta o col tamburello. Era praticato sin dai primordi tanto da aver dato il nome a uno dei rioni più trafficati di Torino, il “Balôn”. Testimonianze scritte si intrecciano con quelle tramandate oralmente, o certificate da disegni, canzoni, graffiti. Non si sa di che cosa fosse fatta la palla in epoca romana, ma certamente di qualcosa di soffice, se già le milizie di Giulio Cesare diretto in Gallia, dopo ore di marcia forzata, trovavano ancora la voglia e la forza per sfidarsi in piacevoli incontri nello squadrato campo militare dei Taurini. Nel "De bello gallico" Cesare precisa poi che trovò in Gallia (nei pressi dell'attale Lione) campi dove le partite erano seguite con enorme passione "...progredimur trahit sua quemque voluptas" (abbandoniamo questi posti dove ognuno è impegnato nei propri giochi). In età medioevale, quando Torino entrò nelle mire dei Savoia, decisi a farne capitale del loro ducato, nella piazza antistante al Duomo c’era un'ampia area dedicata a questo divertimento. Veniva chiamato “ campo della Prevostura” essendo accanto alla casa del “prevosto”. L’episodio è ricordato con simpatia dallo storico Luigi Cibrario, ministro presso i Savoia nel 1800, statista ed economista. Racconta nella sua Storia di Torino (1846): “Gli incontri erano appassionanti, e seguiti da folto pubblico, pur se a volte turbati da improvvisi acquazzoni. Li seguiva con vivo interesse il Conte Rosso (Amedeo VII) accompagnato dal suo bel cugino Amedeo, principe d’Acaja. Per evitare le inclemenze del tempo nell’ottobre del 1385 venne costruita una tettoia, buona per la pioggia e per il sole.” È assai probabile che questo fu il primo campo con tutti i crismi delle regole sportive. La palla allora era di cuoio. Non si sa bene se tutta di cuoio, o solo rivestita, alla moda dei fiorentini che ne riempivano la cavità con capelli di donna, considerati “più adatti al rimbalzo”. Le racchette avevano cordicelle intrecciate, le spatole “spaule” erano di legno pieno, lunghe un palmo e mezzo e larghe uno. Questo campo, chiamato “trincotto” dal francese “trinquet” (ritrovo festoso) e “tripot” (gioco di pallacorda, o pallamaglio), divenne ben presto luogo di scommesse. E quando girano soldi si sa come si va a finire. Da libero accesso, passò alla gestione di una giunonica “Madama Catterina Maraviglia” chiamata “la Veneziana”. Esperta d’affari allontanò la “maraglia” ossia i poveracci perditempo, corredò lo spazio riservato al pubblico con comode poltrone e baldacchini parasole, e in poco tempo il “gioco” venne frequentato da gentiluomini, aristocratici, e ufficiali. Nel centro venne anche riservato un tronetto per Emanuele Filiberto, che divenne frequentatore appassionato e puntatore accanito (Pietro Baricco senior -Torino Descritta - 1860)

Nel 2012, in Francia, si è svolto il primo campionato mondiale di tamburello maschile e femminile.

Nei giorni 6-7-8 dicembre 2013 nel palazzetto dello sport di Castel Goffredo si è svolto il primo campionato mondiale di tamburello a 3 maschile e femminile.[4][5][6]

Da Torino a Versailles o viceversa[modifica | modifica sorgente]

La storia non è chiara se da Torino il gioco si sparse in Monferrato, oppure se dal Monferrato, o dalla Francia, questa passione conquistò Torino. È certo però che nel 1650 Luigi IV e il Cardinale Mazzarino assistevano a Versailles alle partite di pallone a pugno. Ed è in questo periodo che sorsero varianti dovute ai rapporti commerciali esistenti tra Piemonte Francia e Spagna. A Torino un secondo campo fu impiantato negli attuali Giardini Reali, di fronte all’attuale Mole. Si avvaleva dell’appoggio del muro fortificato, e i giocatori respingevano la palla con un bracciale, interamente in legno, scolpito a punte diamantate. L’attrezzo aveva il pregio di proteggere la mano. Così scese in campo la nobiltà alloggiata nel vicino palazzo Reale. Lassù, sugli spalti, le donzelle sabaude incitavano e ammiravano i loro cavalieri, mentre i notabili dilapidavano il patrimonio di famiglia con puntate astronomiche. Ne riferisce testimonianza Cordero di Pamparato “l’entusiasmo era una specie di febbre che coinvolgeva principi e popolani”. L’ambiente risentiva delle giostre e dei tornei, di conseguenza svolazzavano bandiere e gonfaloni. In men che non si dica le partite a muro vennero giocate ovunque gli abitati erano protetti da bastioni.

Il gioco a muro[modifica | modifica sorgente]

Il Monferrato, la Val d'Aosta, la Lombardia, il Veneto e il centro Italia sono ricchi di castelli e per questo motivo - spiega ancora Cordero di Pamparato - il gioco divenne in questi luoghi simpatica occasione di rivalità campanilistica. Il campo di gioco era sempre delimitato da un lato dai bastioni dei castelli. Le cronache raccontano incontri strepitosi tra Alba e Asti, tra Vicenza e Verona, tra Padova e Monselice, tra Mantova e Cremona per non parlare dell'area Toscana dove le rivalità tra Prato, Pistoia, Empoli, Arezzo, Firenze e Siena si riversavano sul gioco della palla tanto quanto avveniva alle giostre dei cavalli. A Torino tanta era la passione sportiva che nella prima metà del Seicento venne costruito un altro campo nell’Isolato di San Pietro, praticamente dove oggi sorge il Teatro Carignano, e perché la palla fosse più visibile, il muro d’appoggio venne colorato in rosso, per questo fu chiamato “trincotto rosso”.

Tifo[modifica | modifica sorgente]

Il tifo era scatenato specialmente tra le squadre dei borghi, o dei paesi della collina. Le sfide erano annunciate da “sonetti” ricchi di sottintesi, “sfottò” che venivano recapitati agli interessati da vivaci staffette folcloristiche, precedute da trombettieri e sbandieratori. In epoca napoleonica Paolina Bonaparte decise di bonificare il Balôn e il gioco traslocò verso il Duomo, non lontano dalle Turrite Porte Palatine, mentre altro campo veniva allestito nei pressi della Cittadella, nell’area oggi occupata dalla chiesa di Santa Barbara (via Bertola angolo via Assarotti). Sul muro dei bastioni erano segnati i metri di battuta, e ai lati corti furono issate gradinate con tre ordini di posti. Intanto aumentavano sempre più gli appassionati del tamburello. Vi erano tre sferisteri, uno a Vanchiglia, un secondo in borgo Giulimosso (isolato san Publio, ossia via Saluzzo e via Michelangelo) e un terzo oltre la chiesa della Crocetta, allora in aperta campagna Tutti vennero abbandonati quando questo sport finì nella Piazza d’Armi antica, tra corso Vinzaglio via Montevecchio e corso Peschiera. Nel 1894 fu poi costruito lo sferisterio di via Napione 34: dedicato a Edmondo De Amicis, autore del libro “Gli azzurri ed i rossi”. I tifosi proposero di chiamarlo “EVA” iniziali dello scrittore; operò sino al 1967, sia per pallone elastico che per tamburello.

Varietà di gioco[modifica | modifica sorgente]

Il tamburello a 3 ossia tamburello praticato prevalentemente in ambiente chiuso, come un palazzo dello sport o una palestra scolastica, si pratica su un campo ridotto e ogni squadra dispone di 8 giocatori dei quali 3 contemporaneamente in campo.

Il tambeach è praticato su sabbia quindi ovviamente si colpisce la palla sempre a volo.

Il tamburello a muro evidenzia la caratteristica comune del tamburello e altri sport sferistici che è il muro d'appoggio: è disciplina agonistica di squadra.

Il tambumuro è una specialità individuale: gli antagonisti in campo sono due.

Il tambutennis si pratica in doppio su un campo diviso da una rete simile a quella di tennis.

La palloncina è disciplina agonistica di squadra e le partite si disputano in due frazioni di gioco: la prima si svolge con regolamento di tamburello classico e la seconda con quello di tamburello a muro.

La pelota italiana si pratica in doppio su un campo con muro d'appoggio.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ enciclopedia Treccani, antichi giochi italiani: leggi sezione Il tamburello
  2. ^ Dal 2009 il regolamento permette al battitore di superare la linea di battuta sino alla linea dei "5 metri"
  3. ^ sito federale: Notizie di giochi con la palla colpita con attrezzi in cartapecora con telaio in legno - scrive Filippo Piana nella "Storia del Tamburello" edita nel 1995 dalla Accademia Urbense di Ovada - compaiono sporadicamente nel '600
  4. ^ Federazione Italiana Palla Tamburello.
  5. ^ Regione Lombardia. Sport e politiche per i giovani.
  6. ^ Gazzetta di Mantova. I Mondiali di tamburello tolgono i veli.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giulio Cesare - De bello gallico
  • Francesco Cognasso - Storia del Piemonte - Utet 1965
  • Pietro Baricco - Torino Descritta - Torino 1868
  • Felice Cordero di Pamparato - Le armi e lo sport - Torino Arti Grafiche 1938
  • Ito De Rolandis - Cara e Vecchia Torino - Musumeci 1978
  • Pinin Pacot - Ij Brandé - Armanach della Famija Turineisa 1955
  • Innocenzo Vigliardi Paravia - Storia del regno di Vittorio Amedeo II - Paravia 1865
  • Mario Soldati - La principessa Tarakanova - Bompiani 1938
  • Edmondo De Amicis - Gli azzurri ed i rossi - Francesco Casanova Torino 1897
  • Ito De Rolandis - Torino Dopoguerra - Daniela Piazza 1985
  • Michele Ruggiero - Piemonte nel Tempo - Editrice "Il Punto" Torino 1992
  • Anonimo - Assedio di Torino - Piemonte in Bancarella Torino 1990
  • Cesare Bianchi - Il Balon, storia e mito - Editrice "Il Punto" Torino 1993
  • Massimo Centini - Piemonte Medioevale - Marra Editore Torino 1990
  • Gabriello Chiabrera - Scherzi pastorali - Firenze 1590
  • Calandra - Vecchio Piemonte - Lattes 1934
  • A. Viriglio - Torino napoleonica - Torino 1905
  • Italo De Feo - Cavour ed i suoi tempi - Milano 1969
  • M. Bellacci - Giochi e divertimenti del tempo che fu - Milano 1973
  • Ito De Rolandis - Maria José - Gribaudo 1988

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