Asilo nido

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Viene chiamata asilo nido oggi chiamato nido d'infanzia, la struttura educativa destinata ai bambini di età compresa tra i 3 mesi ed i 3 anni e che precede l'ingresso alla scuola dell'infanzia (o scuola materna).

Nascita degli asili nido[modifica | modifica wikitesto]

Friedrich Froebel-Bardeen, inventore del giardino d'infanzia

Le esperienze originali riconducibili agli attuali asili-nido (e scuole per l'infanzia) risalgono al Secolo XVIII, e tra queste la prima è attribuita al filantropo e riformatore sociale Robert Owen, che aprì una scuola per l'infanzia a New Lanark, in Scozia. A Friedrich Froebel è riconosciuta la paternità del nome "Kindergarten", con cui ribattezzò nel 1840 la sua "Scuola di giochi ed attività" fondata nel 1837 in Turingia (Germania). Le educatrici formate da Froebel aprirono Kindergarten in Europa e nel mondo.

In Italia, il 17 giugno 1850 a Milano viene fondato il primo asilo-nido "Ricovero per lattanti" per i figli delle operaie, istituzione laica e gratuita, grazie alla filantropa Laura Solera Mantegazza e a un gruppo di studiosi che denunciano il fenomeno dell'abbandono minorile. Altri asili-nido verranno fondati successivamente a Milano, e nella stessa città, grazie a questi interventi, verrà abolita, nel 1868, la Ruota degli esposti, dove i bambini venivano abbandonati. Il regime fascista istituisce nel 1925 l'Opera Nazionale Maternità e Infanzia, che ha come obbiettivi la difesa ed il potenziamento della famiglia e della natalità. Nel pieno spirito del regime fascista, lo scopo dell'opera è quello di espellere le donne dal mondo del lavoro affinché possano dedicarsi esclusivamente alla maternità per dare figli al regime. Accanto a questo proposito, l'opera però sostiene le madri bisognose e indigenti, promuove la diffusione di conoscenze scientifiche riguardo alla puericultura e istituisce la creazione di asili nido, con carattere assistenziale, nelle fabbriche in cui lavorano più di 50 donne.

La legge che istituisce gli asili nido veri e propri è però del 1971, ed è la legge 1044/71, che definisce il nido come un "servizio sociale di interesse pubblico". La sua funzione è però ancora solo assistenzialistica, e non viene fatto cenno alle potenzialità educative di un asilo nido.

Caratteristiche generali del servizio di asilo nido[modifica | modifica wikitesto]

L'asilo nido è una istituzione di carattere assistenziale ed educativo derivante da esigenze della società moderna: la madre, pur avendo il diritto di usufruire di periodi di assenza dal lavoro per il primo anno di vita del bambino, ha spesso difficoltà a provvedere all'assistenza del piccolo; qui si inserisce il nido, che le viene in aiuto accogliendo minori dai tre mesi ai 3 anni di età.

La capienza di ogni asilo dovrebbe corrispondere ad un massimo di 60-70 posti, mentre quella minima è di 25. Le zone in cui gli asili dovrebbero sorgere sono quelle a maggiore densità di popolazione. Le finalità dell'asilo nido sono sostanzialmente tre:

  • educative, affiancando i genitori nella crescita dei loro figli, attraverso anche un Progetto Educativo stilato dagli operatori che comprende attività che cercano di soddisfare i bisogni dei bambini nel rispetto dei loro tempi di crescita;
  • sociali, offrendo ai bambini un luogo di socializzazione e di relazione con gli altri bambini;
  • culturali, in quanto offrono un modello culturale che non opera discriminazione nell'erogazione del servizio, e sono inoltre luoghi di promozione della cultura dei diritti dell'infanzia.

Tipologie[modifica | modifica wikitesto]

Esistono, ad oggi, diverse interpretazioni del servizio che offrono sul territorio nazionale analoghi supporti educativi nati dal servizio di Asilo nido: Nido famiglia, educatrice familiare, Micro nido, Nido aziendale, Centro infanzia e il nido integrato.

  • Il micro nido corrisponde alla stessa tipologia strutturale dell'asilo nido salvo contenersi con un massimo di 12/15 bambini (indipendentemente dalla norma regionale che ne determina il tetto massimo).
  • Il nido famiglia si configura come un asilo "domiciliare" dove associazioni, organizzazioni, gruppi di mamme si auto-associano per costituire un asilo nido in casa.
  • L'educatrice familiare che corrisponde alla figura dell'educatore domiciliare.
  • Il nido aziendale, che rappresenta il servizio asilo nido nelle aziende.
  • Il centro infanzia, configurato come asilo nido associato ad una scuola dell'infanzia.
  • Il nido integrato, che rappresenta l'asilo nido "integrato" alla scuola dell'infanzia e che accoglie bambini dai 18 mesi in poi.

Caratteristiche strutturali dell'asilo nido[modifica | modifica wikitesto]

Una sezione di asilo nido: spazio per le attività

Gli asili sono normalmente realizzati in strutture preferibilmente monopiano di contenuta dimensione (difficilmente ospitano più di 60-70 bambini), realizzate su lotti autonomi con ampia area verde a disposizione.

Gli asili sono concepiti in funzione dello specifico progetto educativo; tra gli spazi essenziali si possono richiamare:

  • il vano d'ingresso con funzione di accoglienza (anche per i genitori) e filtro, e gli spazi comuni;
  • le sezioni (unità minime funzionali) per ciascun gruppo di bambini;
  • gli spazi di servizio generali, per gli operatori ed i genitori;
  • le aree esterne.

Le sezioni sono il cuore dell'asilo e sono normalmente divise tra lo spazio principale per il gioco e le attività, e lo spazio per il riposo o per attività tranquille. Per quanto possibile, ogni sezione è in diretta continuità con le aree esterne (in genere per mezzo di grandi vetrate), anch'esse attrezzate per attività formative e ludiche; anche per questo motivo è preferito sviluppare le sezioni al piano terreno, allo stesso livello delle aree verdi circostanti.

Aspetti psicologici dell'asilo nido[modifica | modifica wikitesto]

Non vi è dubbio che l’asilo nido goda attualmente di molti consensi in vasti strati della popolazione, poiché sembra risolvere il problema di dove e a chi lasciare i piccoli, specie quando un genitore è solo o quando in una famiglia lavorano entrambi i coniugi. Inoltre, poiché l’asilo nido si propone come un luogo più ricco di stimoli sociali, culturali, linguistici ed educativi rispetto a una normale famiglia, questa istituzione sembra adattarsi benissimo sia a tutti i bambini normali sia a quelli che presentano qualche disabilità:  ritardo mentale, autismo e altre patologie invalidanti. Per tale motivo, da parte di molte componenti della società: famiglie e associazioni, sindacati e politici, medici e amministratori, è sempre più pressante la richiesta di più asili nido, così da soddisfare il “bisogno” di ogni comune, di ogni quartiere, di ogni famiglia, ma anche di ogni donna che intende impegnarsi pienamente nelle attività lavorative e sociali.

Nonostante questo servizio sia attualmente molto valorizzato e richiesto, esso suscita molte perplessità in campo psicologico, in quanto difficilmente riesce a soddisfare i bisogni affettivo - relazionali dei bambini che hanno un’età cronologica, mentale o psicoaffettiva inferiore ai tre-quattro anni, proprio per il fatto innegabile che l’asilo nido non è un vero nido familiare. Cosa di cui necessita un bambino di quell'età.

Per Winnicott:[1] “Riconosciamo che il gruppo adatto al bambino ai primi passi è la sua famiglia; e sappiamo che sarebbe un disastro per il bambino di prima infanzia se si rendesse necessaria un’interruzione nella continuità della vita familiare”.

Non è un vero nido familiare per vari motivi:

Il bambino piccolo ha bisogno di momenti di attività autonome da effettuare nel suo ambiente[modifica | modifica wikitesto]

Fonte di sicurezza per il bambino piccolo è la sua casa, la sua stanza, i suoi giocattoli, meglio se in compagnia di almeno uno dei genitori e di altri familiari come i fratelli, i nonni, gli zii.

Per Osterrieth infatti:[2] “Bisogna ricordare tuttavia che il nocciolo della vita infantile, a questa età, è di ordine affettivo familiare, e che se il bambino trae grande vantaggio dalle attività regolate, a contatto con gli altri, la sua personalità in formazione ha altrettanto bisogno di solitudine, di tranquillità, e di attività autonoma: “pasticciando” nel suo angolino con i suoi tesori personali, egli fa importanti scoperte e impara ad agire senza essere sempre motivato o guidato dagli altri”

Il bambino piccolo ha bisogno di una figura di riferimento stabile[modifica | modifica wikitesto]

 Ogni bambino avrebbe bisogno di ricevere cure regolari quasi sempre dalla stessa persona senza che questa lo tradisca con lunghi periodi di lontananza fisica e affettiva. Se questa figura cambia nel tempo, se questa figura si assenta, egli non si riesce a stabilire un legame profondo con chi ha cura di lui e, di conseguenza, si manifesteranno nel piccolo collera e rabbia, oltre che ansia e angoscia. Questa stabilità è arduo garantirla nelle istituzioni a causa delle necessità personali e dei diritti sindacali di ogni lavoratore. Ma anche quando si concretizzassero i fattori più favorevoli, per cui questo legame e questa intesa dovessero diventare realtà, saranno legami ed intese destinate a spezzarsi dopo pochi anni o pochi mesi, con conseguente frustrazione e dolore per tali perdite.[3]

Il bambino ha bisogno di una persona con la quale si sia stabilito un legame d’amore reciproco[modifica | modifica wikitesto]

Questo legame d’amore tra il bambino e il personale del nido è molto difficile che si instauri in quanto mancano i presupposti indispensabili, dati non solo dal legame di sangue, ma anche dalla diversa responsabilità e ruolo. Anche quando questo legame si dovesse instaurare vi è il rischio concreto che nascano nel piccolo bambino dei sensi di colpa e dei conflitti per la difficoltà di vivere rapporti diversi e contrastanti. Se, ad esempio, il bambino si lega con un legame forte e speciale alla “zia” del nido, tradisce il legame precedente con la propria madre. Se, al contrario, permane in lui il legame con la propria madre, nonostante la frustrazione di essere ogni giorno, a volte per anni, allontanato dal proprio ambiente familiare per essere portato in un luogo sconosciuto, in compagnia di coetanei e di adulti sconosciuti, gli sembrerà di fare un torto alla persona che nel nido si occupa di lui con amore ed affetto, come fosse una madre vera.[4]

Il bambino piccolo ha bisogno di una figura materna[modifica | modifica wikitesto]

Purtroppo non sempre, nell’animo del giovane personale femminile adibito nei nidi, è maturata questa istintiva e basilare realtà interiore che prescinde e travalica la preparazione professionale. Teniamo presente che ogni cura fisica prestata al bambino ha per lui anche dei risvolti psicologici ai quali bisogna rispondere adeguatamente.

Per Winnicott : “Da parte mia sono convinto che la parte tecnica della cura del bambino possa essere insegnata e persino appresa attraverso i libri, ma che la capacità di comportarsi come una madre nei confronti del proprio bambino, sia del tutto personale e che nessuno sia in grado di assumersi tale compito e svolgerlo altrettanto bene della madre stessa”.[5] 

Anche per Wolff:[6]

“Tutti questi studi indicano che durante i primissimi anni di vita i bambini hanno bisogno di qualcosa di più di un ambiente stimolante e di possibilità di scoprire le cose e di giocare: essi hanno anche bisogno di un rapporto continuato con una persona che li cura come una madre, che sa rispondere ai loro bisogni individuali e che è in grado di agire come fonte di continuità dell’esperienza che i bambini stanno facendo”.

Il bambino piccolo ha bisogno della propria madre[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi anni di vita la serenità e sicurezza interiore sono legate ad una figura ben precisa che ha un suo viso, un suo odore, una sua specifica caratteristica individuale che la distingue da tutte le altre.

Per Spiegel (in Arieti)[7]: “Abbiamo visto come l’emergere del linguaggio sia integralmente legato alla funzione materna. La reciproca relazione tra madre e bambino è essenziale non solo per l’apprendimento, ma anche per la strutturazione della personalità di quest’ultimo, che dipende in larghissima misura dalla comunicazione interpersonale”.

Il bambino piccolo ha bisogno di una madre che abbia effettuato con lui un cammino individuale[modifica | modifica wikitesto]

In ogni rapporto importante sono fondamentali le reciproche esperienze ed intese. I piccoli dell’uomo hanno bisogno di una madre che cresca ed impari insieme al suo bambino. E ciò è molto difficile che possa avverarsi con il personale di un’istituzione.

Pertanto questa istituzione, che per sua natura non può rispondere adeguatamente ai bisogni di un bambino piccolo, dovrebbe essere utilizzata solo per brevi periodi di emergenza quando, per gravi motivi contingenti, non è possibile ad una madre essere vicina in modo stabile al proprio bambino e nel contempo non sono assolutamente utilizzabili altre opzioni più fisiologiche e pertanto meno traumatiche, come l’affidamento ai nonni o ad altri familiari oppure a una tata che dà garanzia di una presenza stabile, mentre possiede buone caratteristiche psicologiche fatte di serenità interiore, disponibilità alle cure e capacità materne.

Certamente più vicini ai bisogni psicologici del bambino e quindi più fisiologici sono i nidi famiglia e i nidi aziendali.


[1] Winnicott D.W., (1986), Il bambino deprivato, Milano, Raffaello Cortina Editore, p. 242.

[2] Osterrieth, P.A., Introduzione alla psicologia del bambino, Giunti e Barbera, Firenze, 1965, p. 136-137.

[3] Tribulato E.,(2015), Il bambino e l'ambiente, Centro Studi Logos, Messina,

[4] Tribulato E. (2015), Il bambino e l'ambiente, Centro Studi Logos, Messina,

[5] Winnicott D.W., (1986), Il bambino deprivato, Milano, Raffaello Cortina Editore, p. 144.

[6] Wolff S., (1969), Paure e conflitti nell’infanzia, Roma, Armando - Armando Editore, p. 34.

[7] Arieti S., (1970), Manuale di psichiatria, Torino, Boringhieri, p. 2117.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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