Via Sottoriva

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Coordinate: 45°26′38.01″N 11°00′02.01″E / 45.443891°N 11.000557°E45.443891; 11.000557

La via in una fotografia d'epoca

Via Sottoriva è una delle strade più caratteristiche della città di Verona e conserva ancora il suo aspetto antico.

Il nome[modifica | modifica wikitesto]

Il nome "Sottoriva" deriva dalla posizione in cui è ubicata la via, cioè in fianco alla riva del fiume. Infatti, costeggia la riva del fiume Adige dove una volta esistevano numerosi molini.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Essendo posta in una zona molto bassa, in passato la via era soggetta a frequenti allagamenti dovuti alle piene dell'Adige. Durante l'epoca romana la via si trovava nel medesimo luogo e direzione dell'attuale. Durante il medio evo faceva parte del quartiere denominato Chiavica mentre, durante la dominazione francese della città, rientrava nel rione Piazze.

Il portico di via Sottoriva

La strada confina a nord con la chiesa di Santa Anastasia e a sud con Via Ponte Nuovo e piazzetta Pescheria. Presenta molti vicoli che si estendono in direzione del fiume Adige chiamati , da cui provenivano i numerosi carri per il trasporto delle materie macinate nei molini.

Da un lato della via si trova un basso e cupo porticato che conferisce alla via il suo tipico aspetto medioevale, dove si può notare anche un affresco della Madonna con in braccio il divin Bambino e un porta originale del rinascimento. Alcune case che si affacciano sulla via risalgono al duecento e trecento. Una di queste appartenne alla famiglia dei "Montesilice" di cui una figlia, Esterina, diventò moglie di Pietro III degli Alighieri, discendente diretto del divino poeta Dante Alighieri.

Le case possiedono, inoltre, vecchi e oramai purtroppo deperiti affreschi a dirimpetto al portico che però continuano a testimoniare la religiosità dei molinari, qui residenti fino a gran parte del XX secolo.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vita Veronese - 5, 1950.
  • Nino Cenni, La Verona di Ieri, Cassa di Risparmio di Verona Vicenza e Belluno, 1973.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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