Porta Borsari

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Porta Borsari
Mura romane di Verona
Porta Borsari (Verona).jpg
Porta Borsari, fronte ad agro
Stato Vexilloid of the Roman Empire.svg Impero romano
Stato attuale Italia Italia
Regione Veneto
Città Verona
Coordinate 45°26′31″N 10°59′36″E / 45.441944°N 10.993333°E45.441944; 10.993333Coordinate: 45°26′31″N 10°59′36″E / 45.441944°N 10.993333°E45.441944; 10.993333
Informazioni generali
Stile Romano
Inizio costruzione 265 d.C.
Materiale pietra
Condizione attuale conservato e restaurato
Informazioni militari
Funzione strategica Porta cittadina
[senza fonte]
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La Porta Borsari è un'imponente porta delle mure romane di Verona. La sua costruzione risale al primo secolo dopo Cristo, e, in epoca imperiale, costituiva il principale ingresso della città. La porta Borsari immetteva in Verona la via Postumia che all'epoca collegava il mar Tirreno con il mare Adriatico.

In età romana era nominata Porta Iovia per la presenza del vicino tempio dedicato a Giove Lustrale[1]. Nel medioevo assunse il nome di Porta di San Zeno, mentre l'attuale nome è riferito ai Borsari, ossia ai soldati di guardia che riscuotevano i dazi vescovili.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Tratto della Via Postumia

Sull'architrave soprastante il doppio fornice si legge l'iscrizione, fatta apporre dall'imperatore Gallieno nel 265 d.C., per celebrare la "ricostruzione" della cinta muraria urbana: in realtà il suo fu solo un intervento di ripristino e ampliamento non di ricostruzione. Probabilmente, quindi, la porta risale al I secolo d.C. e si ritiene che sia stata preceduta da un'altra porta più antica, eretta nel I secolo a.C.

Fin dall'antichità la città era un punto nodale di tutti i sistemi di trasporto terrestri e acquatici dell'Italia nord-orientale, essendo il punto di incontro di quattro strade consolari: la via Gallica, la via Claudia Augusta, il vicum Veronensium e la Via Postumia. Proprio per quest'ultima si accedeva alla città, attraverso la porta dei Borsàri, quale principale ingresso, lungo il Decumanus maximus, che si incrociava nel foro romano (l'attuale Piazza delle Erbe) con il Cardo maximus (al quale si accedeva dall'altra porta monumentale detta porta Leoni).

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

La facciata, in blocchi di calcare bianco locale, presenta due passaggi arcuati, inquadrati ciascuno da due semi colonne con capitelli corinzi, sorreggenti trabeazione e frontone. Al di sopra è articolata in due piani sovrapposti, ciascuno decorato da un ordine apposto (quello superiore sorretto da mensole sporgenti) con la trabeazione mossa da rientranze e sporgenze. L'ordine inquadra una serie di finestre arcuate (in totale dodici), alcune delle quali inserite inoltre in piccole edicole con frontone triangolare.

Il complesso della porta era costituito da un edificio rettangolare con i due fronti a foro (verso l'interno delle mura) e ad agro (verso l'esterno delle mura). Nei resti della linea del fronte a foro, costituiti da basamenti di pilastri in laterizio rinforzati da spigolature in tufo, sono visibili gli scassi per i cardini. Fra i due fronti correva un cortile oggi scomparso ma di cui si possono vedere i basamenti nell'adiacente palazzo Serenelli-Benciolini: nell'androne sono murati vari frammenti romani mischiati con altri reperti moderni; incassata sulla destra del portico che serve da androne al palazzo c'è una lapide in marmo locale con incise le lettere "SPOR EANT". Dei muri che univano i due fronti non sono rimaste tracce, come nulla è rimasto della porta repubblicana, che doveva trovarsi in posizione arretrata rispetto all'attuale facciata imperiale. Al fianco di Porta Borsari si devono supporre le due torri di guardia e i passaggi di ronda che, congiungendo i due fronti, permettevano un controllo preciso e attento su chi entrava e chi usciva: un vero e proprio fortilizio.

La pianta di questo complesso è del tipo "italico", a due fornici, ed è fra le più antiche. Porta Borsari è quindi importante come prototipo di un elemento d'ingegneria militare che Roma svilupperà anche nelle Gallie e nelle province ispaniche.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lanfranco Franzoni, Collegium iumentariorum Portae Ioviae in una nuova iscrizione veronese, in "AQN LVII", cc. 617-632, (1986).
  2. ^ Porta Borsari Tratto da Verona.com

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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