Giambettino Cignaroli

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Autoritratto
Trinità con i Santi Niccolò, Basilio e Gregorio. Commissionata all'artista il 30 gennaio 1762 e conservata presso la basilica di Santa Maria della Steccata a Parma.

Giambettino Cignaroli (Verona, 4 luglio 1706Verona, 1º dicembre 1770) è stato un pittore italiano, capostipite di una famiglia di pittori che parzialmente si trasferì in Piemonte.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giambettino nacque nel 1706 nella città di Verona. Dopo aver svolto studi di retorica presso i Gesuiti, s'interessò alla pittura e dapprima divenne allievo di Sante Prunati, e poi frequentò con il suo coetaneo Pietro Rotari (nato qualche mese dopo, nel 1707), la scuola di pittura del maestro Antonio Balestra. Nel 1728 aprì una bottega di pittura indipendente.

Come Rotari si trasferì a Venezia, dove ebbe l'occasione di studiare le grandi opere di maestri come Tiziano, Paolo Veronese e Palma il Vecchio. Tornato a Verona, aprì stabilmente una bottega e ottenne grandi successi. Fu attivo in molte città, come Milano, Parma, Torino, Bologna e Ferrara. Sue pregevoli opere si trovano soprattutto a Brescia (San Lorenzo), Lonato del Garda nella (Basilica della Natività di San Giovanni Battista) con la pala nell'abside e altre opere, Bergamo, oltre che nei rispettivi territori. Lavorò moltissimo per gli ordini religiosi dell'Emilia, come provano le pale per Piacenza (Santo Spirito), Parma, Reggio (San Giorgio), Modena (San Domenico) e Ferrara. Pur non essendosi mai mosso dall'Italia, lavorò per l'elettore di Sassonia, per il re di Polonia e per la zarina di Russia, oltre che per la regina di Spagna, come prova la monumentale pala d'altare oggi al Prado raffigurante la Madonna con il Bambino e i santi Lucia, Lorenzo, Antonio da Padova, Barbara e l'Angelo Custode, e per i principi vescovi di Bressanone, come testimonia il San Giovanni Nepomuceno sul secondo altare destro del Duomo brissinese. Nella Basilica di San Martino, ad Alzano Lombardo, si trova il suo dipinto Morte di San Giuseppe.

La sua produzione si estese anche alla pittura celebrativa di storia, come prova il Pomponio Secondo riceve gli onori trionfali in Campidoglio, oggi a Castelvecchio, ma destinata al palazzo pubblico di Piazza delle Erbe. Pittore di fama, promosse la costruzione dell'Accademia veronese d'Arte di cui fu il primo direttore e che oggi porta il suo nome. Oltre ad essere un affermato pittore, fu anche scrittore di testi d'arte.

Il suo gusto pittorico viene ritenuto a metà strada tra un ultimo raffaellismo e un inizio di neoclassicismo.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Le muse, De Agostini, Novara, 1965, Vol.III, pag.288

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