Museo archeologico al teatro romano

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Museo Archeologico al Teatro romano
Museo archeologico al teatro romano (Verona) 7178.JPG
Chiostro
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàVerona
IndirizzoRegaste Redentore, 2
Caratteristiche
TipoArcheologia
Apertura1924
Sito web

Coordinate: 45°26′49.78″N 11°00′06.12″E / 45.44716°N 11.0017°E45.44716; 11.0017

Il Museo archeologico al teatro romano è un centro permanente di esposizione archeologica di Verona, situato a lato del teatro romano, nella sede quattrocentesca del convento dei Gesuati.[1]

Edificio del museo : il convento di S.Girolamo[modifica | modifica wikitesto]

Il Museo archeologico, a cui si accede con lo stesso biglietto d'ingresso dal Teatro Romano, è allestito all'interno di un ex convento costruito alla fine del XV secolo dalla congregazione dei Gesuati di San Girolamo sul colle di San Pietro.

I religiosi, stanziatisi a Verona nel corso di quel secolo, erano dediti alla produzione e diffusione di prodotti curativi, farmaci che elaboravano con erbe e l'acqua che lì trovavano in abbondanza.

Durante il recupero degli spazi, già lungo il corso del XIX secolo e all'inizio del XX, furono messe in luce sotto il convento alcune parti del teatro e, in particolare, l'intercapedine, scavata dai Romani nella collina per evitare le infiltrazioni d'acqua nella struttura dell'edificio.

Il Museo Archeologico di Verona[modifica | modifica wikitesto]

Bronzo di età imperiale

Il museo archeologico di Verona venne istituito nel 1924, sull'area del teatro romano.[2] Le collezioni archeologiche erano depositate dal 1857 presso il museo civico a porta Vittoria; questa collezioni di reperti archeologici provengono da collezioni private donate al comune di Verona, soprattutto nell'ottocento: tra questi ci sono molti elementi e statue del teatro romano, urne etrusche, statue in bronzo, vasi greci e delle epigrafi. Recentemente è stato completamente rinnovato il Museo Archeologico nell'ex convento ed il nuovo allestimento è stato inaugurato nel 2016.

Le opere esposte sono 600 circa oltre ad altre 150 circa nella zona del chiostro esterno e nell'area del teatro. Nelle sale espositive dell'ex convento oggi sono esposti elementi scultorei e decorativi provenienti dal teatro, brani di mosaici con tessere in bianco e nero e colorate, cippi funerari, stele e altari, epigrafi varie e statue. Nelle piccole celle infine, sono raccolti in vetrine alcune serie di oggetti provenienti da corredi funebri di età pre-romana e imperiale, ampolle e balsamari in vetro, vasi e coppe in ceramica, suppellettili in metallo.

Il percorso di visita del Museo Archeologico è suddiviso nelle 10 sezioni dell'esposizione descritte di seguito. Le sezioni da 1 a 7 si trovano al piano superiore del Chiostro e le sezioni da 8 a 10 si trovano al piano sottostante comprendente il cortile del chiostro, la Chiesa di S.Girolamo ed il refettorio dei monaci gesuati.

Abitare a Verona - sezione 1[modifica | modifica wikitesto]

Ricostruzione di Verona in età imperiale

La sezione illustra la forma urbanistica di Verona romana con due grandi planimetrie. La prima pianta raffigura la città romana all'interno delle Mura romane repubblicane. La seconda pianta raffigura le città ed i dintorni, ed evidenzia le aree sepolcrali o necropoli poste fuori della città, lungo le vie consolari.

Le necropoli - sezione 2[modifica | modifica wikitesto]

La sezione illustra i due tipi di sepolture ad inumazione ed a cremazione adottate in epoca romana. Nelle vetrine vi sono alcune ANFORE in VETRO o in TERRACOTTA per raccogliere le ceneri delle cremazioni e un reperto di sarcofago in piombo usato per le sepolture ad inumazione. Vi sono poi esempi di sarcofagi in marmo e cippi funerari in pietra che contenevano le ceneri dei defunti. Per motivi igienici queste sepolture venivano poste all'esterno delle città, lungo le vie consolari.

Edifici pubblici - sezione 3[modifica | modifica wikitesto]

Questa piccola sezione presenta il calco di un pilastro riccamente decorato con ornati e girali, come esempio di ornamento degli edifici pubblici ed una fontana in marmo ornata con teste di tritoni. Nelle vetrine vi sono alcuni antichi elementi architettonici decorati usati nei tetti: le Antefisse che venivano poste sulle gronde dei tetti e gli Arcoteri che venivano posti lungo il frontone dei templi.

Arco dei Gavi - sezione 4[modifica | modifica wikitesto]

È esposto il plastico ottocentesco dell'Arco dei Gavi, uno dei più grandi monumenti funerari di Verona Romana del I sec d.c. che raccoglieva le tombe della nobile famiglia Gavia. La struttura è formata da 4 grandi arcate con capitelli corinzi. Su un lato c'erano le statue e le sepolture dei personaggi maschili della famiglia (STRABONE e MACRO) e sull'altro lato le statue e le sepolture dei personaggi femminili (GAVIA MASSIMA) riconoscibili dalle iscrizioni sotto le nicchie delle statue. Il nome del progettista "Architetto VITRUVIO CERDO” è in alto nei due pilastri. Il plastico in legno fu realizzato nel 1813 dell'intagliatore Luigi Sughi, in base ai rilievi grafici di Giuseppe Barbieri: i pezzi di legno raffigurano le pietre originarie, sono scomponibili e sono numerati. A fianco ci sono le stampe antiche dell'Arco dei Gavi e i calchi delle iscrizioni sotto le 4 nicchie con i nomi di tre personaggi della famiglia Gavia ivi sepolti.[3]

Anfiteatro romano - sezione 5[modifica | modifica wikitesto]

La sezione riporta un plastico settecentesco dell'Anfiteatro Arena a forma ellittica, realizzato dal 1770 al 1780. a fianco vi sono alcuni reperti archeologici dell'Arena poste nelle arcate e ritrovate negli scavi alla loro base. Gli archeologi hanno datato ipoteticamente tali statue in un arco di tempo molto ampio: l'EPOCA GIULIO-CLAUDIA (che va dalla morte dell'imperatore Augusto nel 14 d.C. alla morte dell'imperatore Claudio nel 54 d.C.) e una analoga datazione si può estendere anche alla costruzione delle strutture dell'Anfiteatro. Vicino al plastico è stato posto un mosaico romano rinvenuto in una casa all'esterno delle Mura romane di verona (via Diaz n.18) nel 1935 con 3 tipi di scene di GLADIATORI IN COMBATTIMENTO: il gladiatore vincitore, il gladiatore morto ed il gladiatore graziato.[4]

Teatro romano - sezione 6[modifica | modifica wikitesto]

Plastico con ricostruzione del Teatro Romano, secondo gli studi di Andrea Palladio

La sezione illustra la forma attuale del Teatro Romano di Verona e le varie ricostruzioni storiche all'epoca della sua costruzione. Sulla parete c'è una pianta attuale del Teatro Romano ed una pianta storica dell'inizio ‘900 con disegnati in ROSSO i reperti archeologici originali (palco, gradinate, convento) ed in NERO le costruzioni sovrapposte (palazzi, abitazioni, chiesa S.Siro e Libera). La vetrina sulla parete ovest espone due dipinti del ‘700 con ricostruzioni di fantasia del Teatro Romano visto dall'Adige: sono raffigurati quattro ordini di arcate del palcoscenico comprese fra i ponti Pietra e Postumio ed anche una regata storica lungo il fiume Adige. L'esposizione continua sull'altro lato del chiostro con alcune stampe antiche del Teatro Romano di GIOVANNI CAROTO ed una serie di reperti archeologici del Teatro Romano[5]

, fra cui capitelli, cornici in marmo, lucerne ad olio in terracotta o in bronzo, Oscilla decorative, Sfingi, Erme in marmo su piedistalli raffiguranti Satiri, Bacchi e Sileni.

Santuario a Iside e Serapide - sezione 7[modifica | modifica wikitesto]

La sezione è contenuta in una vetrina con alcune sculture di divinità Egizie ritrovate nella zona del Teatro Romano e della Chiesa di Santo Stefano. Infatti nelle preesistenze della Chiesa di S.Stefano c'era un Tempio pagano dedicato a due divinità egizie: Iside e Serapide.

Scultura romana di Verona - sezione 8[modifica | modifica wikitesto]

Scultura romana di Venere con panneggio

La sezione si trova nel Refettorio dell'ex convento e nel cortile antistante. Le vetrine nel cortile contengono più reperti di SCULTURA IN BRONZO con frammenti, arti, teste, armature, ecc. che spesso venivano rifusi per ottenere altri oggetti.

Nell'ex Refettorio vi sono le SCULTURE IN MARMO più grandi trovate a Verona, provenienti da scavi di abitazioni, strade ed arginature dei lungadige (quasi tutte sono senza testa e braccia, elementi più fragili che si sono distaccati). La foto a lato rappresenta una riproduzione romana della Venere di Fidia presente nel frontone del Partenone di Atene.[6]

Al centro del refettorio è stato sistemato un mosaico trovato in un antico edificio romano di Verona, con figure di pesci e grandi felini inserite in tre cerchi.

Scultura di collezione - sezione 9[modifica | modifica wikitesto]

Sculture decorative e cippi funerari in pietra con iscrizioni

In questa porzione dell'ex convento, con il corridoio delle celle monastiche, sono state collocate SCULTURE IN MARMO, provenienti da collezioni private dei nobili veronesi dei secoli passati, fra cui le famiglie Monga, Giusti, Alessandri, Verità.

Nel corridoio ci sono più vetrine destinate alle mostre temporanee. Il salone espone una grande statua romana di oratore con testa di Antonio Canova, una statua di Giove, un pozzo con baccanti e una statua di Diana proveniente da Efeso (Turchia).

Questa sezione presenta anche una serie di vetrine disponibili per le mostre temporanee ospitate dal Museo archeologico di Verona.

Celle monastiche - sezione 10[modifica | modifica wikitesto]

In tre celle monastiche sono esposte una serie di vetrine con reperti di piccole dimensioni. Nella prima cella vi sono VETRI soffiati con reperti di bottiglie, bicchieri, piatti, vasi, anfore, ecc. Nella seconda cella vi sono BRONZETTI DI DIVINITÀ greche e romane, tenute in casa per adorazione. Nella terza cella vi sono BRONZETTI DI LARI, ovvero piccole statuette in bronzo degli antenati domestici, che venivano adorate e tenute per protezione dai componenti della famiglia.[7]

Chiesa e chiostro di San Girolamo[modifica | modifica wikitesto]

L'ex chiesa dei Gesuati, ora sala espositiva.

Il complesso conventuale si distribuiva in più piani su un vasto ambiente a terrazza, scavato nella collina già in epoca romana: di esso oggi si possono riconoscere ancora molti elementi monumentali, come la chiesa di San Girolamo, il piccolo chiostro, il refettorio e le cellette dei religiosi.[8]

La chiesa di San Girolamo, fu realizzata dai monaci Gesuati che si installarono in questo monastero nel 1430 circa. Il Chiostro ha quattro loggiati con serie di arcate e volte a crociera.

La facciata della chiesa con una bifora si trova allineata al muraglione della scarpata. Pertanto la chiesa è accessibile da due entrate laterali, una collegata al chiostro e l'altra alla grande terrazza. Sull'altare della chiesa è sistemato un Trittico dipinto raffigurante la Madonna con bambino fra S.Pietro e S.Giacomo. Nella navata della chiesa sono stati posti una serie di pavimenti in mosaico. La chiesa conserva ancora il soffitto ligneo, una pala di Giovanni Francesco Caroto (1508) e affreschi cinquecenteschi.

I monaci Gesuati si dedicavano alla cura degli infermi con la produzione e distribuzione gratuita di medicinali. Essi producevano profumi e liquori e furono anche detti “padri dell'acquavite”. Si sistemarono in questo convento sotto il colle di San Pietro perché c'era una fonte molto ricca di acqua necessaria per la loro attività.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lanfranco Franzoni, op.cit.
  2. ^ Denise Modenesi, op.cit., pag.13.
  3. ^ Margherita Bolla, Verona Romana, pag.76-80.
  4. ^ Denise Modenesi, op.cit., pag.22.
  5. ^ Margherita Bolla, Il Teatro Romano, pag.40-47.
  6. ^ Denise Modenesi, op.cit., pag.16-17.
  7. ^ Denise Modenesi, op.cit., pag.20-21.
  8. ^ Margherita Bolla, Il Teatro Romano, pag.81-95.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Margherita Bolla (cur.), Il Teatro Romano di Verona collana Quaderni delle Regaste, edizioni Cierre 2016.
  • Margherita Bolla (cur.), Verona Romana collana Quaderni delle Regaste, edizioni Cierre 2014.
  • Denise Modenesi (cur.), Il Teatro Romano e il museo archeologico a Verona, edizioni BPV Verona 1995.
  • Lanfranco Franzoni (cur.), Il monumento e la sua storia, in Il Teatro Romano. La storia e gli spettacoli, Verona 1988.

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