Giovan Francesco Caroto

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Autoritratto di Giovanni Francesco Caroto. Xilografia tratta da un suo volume

Giovan Francesco Caroto (Verona, 1480 circa – Verona, 1555) è stato un pittore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto di bambino con disegno, già Verona, Museo di Castelvecchio (trafugato il 19 novembre 2015)
Giovanni Francesco Caroto, Sofonisba beve il veleno, Museo di Castelvecchio, Verona
Ritratto di donna, detto anche Ritratto di Isabella d'Este (1505-1510)

Allievo in patria di Liberale da Verona, Caroto, trasferitosi a Mantova, subì fortemente l'influsso di Andrea Mantegna e Lorenzo Costa il vecchio, non rimanendo insensibile neppure davanti alla visione di opere del giovanissimo Correggio.

Nel 1514 Caroto compì un viaggio a Milano, dove ebbe modo di apprezzare l'arte dei leonardeschi (in particolare di Bernardino Luini) e dei fiamminghi, da sempre molto in voga nella capitale lombarda. Lo stesso anno l'artista è documentato a Casale Monferrato, alla corte del marchese Bonifacio IV del Monferrato, dove restò stabilmente fino al 1518.

Negli ultimi anni (a partire dal 1520 circa), durante i frequenti spostamenti tra il Monferrato e Verona, Caroto ebbe modo anche di ispirarsi alle novità manieristiche di Giulio Romano e Parmigianino.

Le ultime opere, le pale d'altare Sposalizio di Santa Caterina (1540) e Sant'Orsola (1545), appaiono ormai fredde e superficiali e sanciscono la fine della produzione pittorica del Caroto.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Madonna cucitrice (1501)
  • Annunciazione (1508)
  • Pietà (1515)
  • San Sebastiano (1523)
  • Fanciullo con disegno (1523)
  • Dio Padre e le sette virtù (1524)
  • Natività di Maria (1527)
  • Madonna in gloria e santi (1528)
  • San Giovanni in Patmos (1528)
  • Sacra Famiglia (1530)
  • Resurrezione di Lazzaro (1531)
  • Sofonisba beve il veleno (al Museo di Castelvecchio in Verona)
  • Autoritratto con la moglie Placida s.d. (al Museo di Castelvecchio in Verona)

Opere attribuite[modifica | modifica wikitesto]

  • Sangue del Redentore e i santi Maurizio e Sebastiano, (1506-1508), Redondesco, chiesa parrocchiale di San Maurizio martire.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mauro Lucco (a cura di), Mantegna a Mantova 1460-1506, catalogo della mostra, Skira Milano, 2006.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • C. Del Bravo, Per G. F. Caroto, in: Paragone, 15.1964 No. 173, pp. 3–16
  • M. T. Fiorio, Giovan Francesco Caroto, Verona 1971
  • A. Conti, Sfortuna di Lorenzo Leonbruno, in: Prospettiva, 77.1995, pp. 36–50
  • G. Agosti, Su Mantegna, 4: (a Mantova nel Cinquecento), in: Prospettiva, 77.1995, pp. 58–83
  • S. Marinelli, Ipotesi per il primo Cinquecento veronese, in: Verona illustrata, 9.1996, pp. 51–57
  • F. Dorello, Giovan Francesco Caroto: un artista veronese in Piemonte, in: Bollettino della Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti, N.S. 49.1997(2000), pp. 125–139.
  • Mauro Lucco (a cura di), Mantegna a Mantova 1460-1506, catalogo della mostra, Skira Milano, 2006.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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