Giovan Francesco Caroto

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Giovan Francesco Caroto (Verona, 1480 circa – Verona, 1555) è stato un pittore italiano.

Giovan Francesco Caroto, pala d'altare raffigurante Sant'Orsola, chiesa di San Giorgio in Braida a Verona

Allievo di Liberale da Verona, a seguito dei suoi viaggi a Mantova e, soprattutto, a Casale Monferrato, abbandonò progressivamente la tradizione della scuola veronese di pittura per abbracciare diverse correnti artistiche, traendo ispirazione da Mantegna, Raffaello, Bernardino Luini e Bramantino. A sua volta, la sua arte, influenzò molti pittori veronesi, come Francesco Morone e Francesco Torbido.

Le sue opere sono oggi conservate in tutto il mondo e in particolare al Museo di Castelvecchio di Verona. Proprio in questo museo è esposto il suo dipinto più celebre, Fanciullo con disegno, che rappresenta, per l'originalità del soggetto, un unicum nel panorama artistico del suo secolo. Altre sue opere si trovano in alcune chiese della sua città natale, come a San Giorgio in Braida e a San Fermo Maggiore.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Infanzia e famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Liberale da Verona, primo maestro di Giovan Francesco Caroto

Fratello maggiore di Giovanni Caroto, anch'egli pittore, si ritiene che la famiglia fosse originaria da Caravaggio ed era giunta a Verona già da diversi anni; con un’istanza inoltrata il 3 febbraio 1499 dallo zio del pittore, don Stefano di fu Berin Baschi da Caravaggio, cappellano di Santa Maria in Organo, si richiedeva al Consiglio di ottenere la cittadinanza veronese poiché già da molti anni viveva qui. Il padre, Pietro Baschi, abbandonò il cognome originario a favore di Caroto probabilmente per via della spezieria che possedeva in piazza delle Erbe e la cui insegna recava “Caro” o “Charo”.[1]

Non è facile risalire esattamente alla sua data di nascita, per via di imprecisioni negli estimi e nei documenti anagrafici. In un documento del 1508 viene chiamato "pittore egregio di fu Ser Pietro da Caravaggio che abita a Verona con la famiglia da ventisei anni e più...".[2] L’anno di nascita generalmente accettato, il 1480, è dunque frutto della media tra quelle che si sono ricavate dalle anagrafi in nostro possesso: 1478, 1479, 1482.[3]

Da quanto ci racconta Giorgio Vasari ne Le Vite, lasciati gli studi delle arti liberali, fu allievo in patria di Liberale da Verona[N 1] insieme ad Antonio da Vendri e Niccolò Giolfino. Presso Liberale ebbe la possibilità di apprendere il vibrante e intenso uso del colore e la luminosità sfumata, elementi stilistici che permarranno nei suoi lavori, nonostante tenderà a discostarsi dalla scuola veronese di pittura per lasciarsi contaminare dalle varie correnti artistiche con cui verrà n contatto nei suoi diversi viaggi per l’Italia del nord.[4]

Primi anni tra Verona e Mantova[modifica | modifica wikitesto]

Madonna cucitrice, Galleria Estense di Modena, la prima opera di Caroto attribuibile con certezza.

La prima opera attribuibile con certezza alla produzione di Giovan Francesco è Madonna cucitrice (firmata e datata "J Franciscus Charotus MCCCCCI"), conservata oggi alla Galleria Estense di Modena e datata 1501. L’opera trae, in particolare per la figura della vergine, una chiara ispirazione da Andrea Mantegna che, pare, abbia frequentato anch’egli la bottega di Liberale durante una sua permanenza a Verona durante la realizzazione della pala per la chiesa di Santa Maria in Organo. Il Caroto dovrebbe essere rimasto particolarmente colpito dal pittore padovano tanto da seguirlo più volte a Mantova dove era attivo, pur non facendo mai parte della su bottega, preferendo lavorare in proprio.[4] Qui ebbe modo di entrare in contatto anche con Lorenzo Costa il vecchio, non rimanendo insensibile neppure davanti alla visione di opere del giovanissimo Correggio.[5] Della Madonna cucitrice esiste anche una seconda versione, costa alle Gallerie dell'Accademia di Venezia, probabilmente dipinta diversi anni dopo viste le contaminazioni del Lotto e del Previtali.[6]

Nel 1502 è alle prese con la realizzazione di una tela per la chiesa di Santa Caterina presso Ognissanti a Verona, lavoro oggi andato perduto.[7] Da qui al 1508 le tracce di Giovan Caroto si perdono. Da un atto notarile sappiamo che in quell’anno era già rimasto vedovo della moglie, figlia di Baldassarre Gandoni, morta nel mettere alla luce il figlio Bernardino.[8] Molto probabilmente, a seguito della morte della moglie egli si recò a Milano (si stima intorno al 1507) al fine di apprendere lo stile dell’arte lombarda, ove si fermerà per un paio di anni per poi farvi spesso comunque ritorno nel corso della sua vita.[9]

Sempre nel 1508 sono documentati diversi suoi lavori: l'Adorazione del Bambino, oggi esposto al Museo di Castelvecchio di Verona, una Madonna, ora a Lipsia e l'affresco dell'Annunciazione per l'oratorio di San Gerolamo di Verona (oggi Museo archeologico al teatro romano); i tutti questi lavori è palese l’influenza degli stili appresi durante la sua permanenza a Milano.[10] Già da queste sue prime opere si nota quanto Caroto sia, e sempre di più lo sarà, disinteressato verso la pittura tradizionale della scuola veneta e veronese[11] preferendo ispirarsi ad altri modelli e artisti, quali il già citato Lorenzo Costa e Andrea Solari, dimostrando che la giovanile propensione verso lo stile del Mantegna fu solo l’inizio di una continua ricerca che si estenderà negli anni per quasi tutta la penisola italiana.[12]

Pietà della lacrima, Museo di Castelvecchio. Secondo lo storico Antonio Avena si notano gli influssi del maestro Liberale da Verona.[13]

Della prima attività del Caroto è forse possibile anche attribuirgli la pala d'altare dell'abside, L'Arcangelo Michele e i Santi Cosma e Damiano, della Chiesa di Santa Maria della Carità di Mantova, ma i pareri tra gli storici dell’arte sono assai contrastanti.[11]

Di certa attribuzione e ben più importante per la sua carriera è la già citata decorazione dell'estradosso dell'arco trionfale dell'oratorio di San Gerolamo, citato anche dal Vasari e firmata dal pittore veronese con l’iscrizione posta in bassa "A.D. M.D.V.III.I.F CAROTUS FA". Qui caroto raggiunge alti livelli stilistici, riuscendo a ricreare un’intimità spirituale tra i personaggi della scena sacra grazie ad una felice scelta di semplicità e sobrietà dell’intero impianto pittorico.[14] Probabilmente Caroto fu anche autore di altri affreschi del convento di San Gerolamo, purtroppo il pessimo stato in cui oggi si presentano rendono assai ardua qualsivoglia interpretazione e attribuzione.[15]

Intorno al 1510 Caroto dipinge la predella Morte, funerali e seppellimento della Vergine, in cui non si può far meno di notare una certa affinità con i temi del suo maestro, Liberale da Verona, e con la serie di tele Trionfi di Cesare del Mantegna.[16]

Le sue Storie dell’infanzia di Cristo, oggi conservate agli Uffizi di Firenze, dipinte su due facciate, furono probabilmente portelle dell'altare dei Magi. All’intero Caroto dipinse, su di un lato, Due pastori adoranti e San Giuseppe, mentre nell’altro una Circoncisione. All’esterno una Strage degli Innocenti e Fuga in Egitto. Di questo lavoro il Vasari ebbe a dire:

«Le prime opere che facesse, uscito che fu di sotto al Mantegna, furono in Verona nella chiesa dello spedale di S. Cosimo all’altare de’ tre Magi, cioè i portegli che chiuggono il detto altare, ne’ quali fece la Circoncisione di Cristo et il suo fuggire in Egitto, con altre figure»

(Giorgio Vasari, Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori[17])

Secondo lo storico dell’arte Dal Bravo, queste tavole possono essere datate intorno al 1507, o comunque ascrivibili ai primi lavori del pittore, ritenendosi propedeutiche per i suoi successivi lavori.[18] Secondo altri storici, come la Fiorio, gli elementi decorativi presenti nella Strage di ispirazione bramantesca impongono una collocazione più tarda, probabilmente intorno al 1511, quando Caroto era già stato a Milano e dunque era venuto in contatto con gli ambienti correlati all’opera del Bramante. In pratica, Fiorio pone questo lavoro nel periodo immediatamente precedente a quando Giovan Francesco si stabilirà presso Guglielmo IX del Monferrato.[6]

Soggiorno Milano[modifica | modifica wikitesto]

Giovan Francesco Caroto, Annunciazione, collezione privata. Quest'opera, più tarda del primo soggiorno a Casale, ricorda molto lo stile lombardo e in particolar modo la composizione dell'omonimo quadro di Andrea Solari.

Nel 1511 Caroto compì un viaggio a Milano, dove ebbe modo di apprezzare l'arte dei leonardeschi (in particolare di Bernardino Luini) e dei fiamminghi, da sempre molto in voga nella capitale lombarda. Nei primi anni del 1500, Milano era, infatti, considerata un importatissimo centro culturale e artistico. Qui erano attivi artisti del calibro di Vincenzo Foppa, Bergognone, Butinone e Bramantino. Attratto, probabilmente, da una scena artistica così vivace, Caroto vi si stabilì.[19] Dall'anno successivo la sua residenza risulta stabile a Casale Monferrato, dove si fermerà per almeno 5 anni circa alla corte del marchese di Guglielmo, suo buon mecenate.[20]

Poco ci è rimasto dei lavori di Caroto a Casale; sappiamo che dipinse la cappella ove era solito ad ascoltare la Messa, la chiesa e il castello di San Domenico e i ritratti delle dame di servizio della marchesa, ma di tutto ciò non ne rimane traccia in quanto entrambi gli edifici furono più volte rimaneggiati nel tempo.[21]

Le uniche due opere dipinte a Casale e che sono giunte fino a noi, sono una tela raffigurante San Sebastiano (posta nella chiesa di Santo Stefano e dipinta in un suo successivo ritorno a Casale) e una Pietà.[10] Quest'ultima, datata 1515 e oggi facente parte della collezione privata, è considerata una delle opere più significative di questo periodo del Caroto. Nonostante la critica rilevi un decadimento qualitativo del dipinto rispetto a precedenti opere, in esso si colgono tutte le novità stilistiche in cui, il Caroto, era venuto in contatto in quegli ultimi anni, con non pochi richiami alla pittura fiamminga.[22][23] Questi influssi si rivedranno più avanti in molte altre opere, tra cui il suo San Giovanni in Patmos, collocabile nel secondo decennio del XVI secolo, conservato alla Galleria nazionale di Praga.[24]

Nel 1518 Guglielmo del Monferrato muore e quindi Caroto fa ritorno nella sua città natale. Tuttavia, grazie ad alcuni documenti rinvenuti dallo storico dell'arte Alessandro Baudi di Vesme, sappiamo che nel corso successivo della sua vita farà più volte ritorno a Casale ove vantava la proprietà di alcuni terreni.[21]

Rientro a Verona[modifica | modifica wikitesto]

Polittico della chiesa di San Giorgio in Braida, del Caroto sono il San Sebastiano, a sinistra, il San Rocco, a destra.
Predella del polittico di cui sopra, opera del Caroto.

Una delle prime opere di Caroto che compie nella città natale dopo avervi fatto ritorno è un polittico per un altare laterale della chiesa di San Giorgio in Braida. Di questo polittico sono suoi il San Rocco, alla sinistra, il San Sebastiano, sulla destra e la predella inferiore, mentre gli altri due dipinti sono attribuiti al Brusasorzi e al Recchia. Qui, Giovan Francesco mette in luce quanto di meglio appreso durante il suo soggiorno lombardo arrivando a realizzare una delle sue opere più artisticamente elevate della sua produzione.[25]

In questo periodo è, probabilmente, da collocarsi anche la sua tela raffigurante Santa Caterina d'Alessandria e dipinta per la chiesa di Madonna di Campagna (opera tarda del celebre architetto veronese Michele Sanmicheli) e oggi conservata presso il museo di Castelvecchio. Anche quest'opera risente in modo particolare delle influenze della pittura lombarda, che continuerà ad imperversare nei lavori di Caroto a seguito dei suoi continui viaggi a Casale. Nello specifico lo stile si rifà a quello dei pittori seguaci di Raffaello, moltiplicatisi nel milanese dopo il ritorno del Luini da Roma. Inoltre la postura e l'atteggiamento di Santa Caterina ricorda la Santa Barbara del Boltraffio e la fisionomia dei dipinti di Leonardo da Vinci.[26]

L'apprezzamento di Caroto per il Luini si può notare anche nella fantasiosa rivisitazione di una sua opera, Fanciullo con disegno, probabilmente il più celebre lavoro di Giovan Francesco ed oggi conservato al Museo di Castelvecchio. L'originalità del soggetto, un fanciullo raffigurato mentre si volge allo spettatore ridendo e mostrando un suo infantile disegno, rappresenta quasi un unicum del suo genere per la pittura dell'epoca. Vi sono state diverse letture circa la sua possibile datazione ma oggi si tende a collocarla prossima alla realizzazione della Santa Caterina, per via di alcuni lineamenti del fanciullo che ricordano quelli della santa.[27]

Diversi documenti attestano la presenza di Caroto nel Monferrato intorno al 1523. è proprio di questo periodo che si ha la realizzazione del già citato San Sebastiano, una delle due uniche opere sopravvissute tra quelle compiute a Casale. In questo dipinto l'artista veronese, che si firma sulla corazza del santo gettata a terra, si dimostra particolarmente originale, riprendendo tuttavia il tema del nudo già trattato nella Pietà e affermandosi come pittore rinascimentale completo capace di padroneggiare la tecnica del chiaroscuro.[28]

A partire da questi anni, lo stile del Caroto muterà nuovamente, orientandosi sempre di più verso quelli in voga a Roma e che si erano diffusi in Lombardia grazie alla circolazione delle stampe dei lavori di Raffaello e all'abbandono della città eterna da parte di molti artisti a seguito dello storico sacco che flagellò la città. Questo nuovo modo di concepire la pittura da parte di Giovan Francesco inizierà a vedersi nell'affresco realizzato nel 1524 per Giulio della Torre e arriverà alla sua massima espressione nella predella di San Bernardino, ora conservata a Bergamo. I continui viaggi di Giovan Francesco contribuirono anche ad importare a Verona queste contaminazioni stilistiche, andando ad influire su alcuni pittori locali come Francesco Morone e il Torbido.[29]

Una delle sue opere più note, la pala Maria e i santi per la chiesa di San Fermo Maggiore, venne dipinta nel 1528, un lavoro che si guadagnerà le lodi di Giorgio Vasari e l'apprezzamento di tutti gli storiografi veronesi che lo indicheranno come il suo capolavoro. Lo storico dell'arte Adolfo Venturi rileva che Caroto “attinge in quest’opera a un raffaellismo molto elevato” ricordando molto le soluzioni adottate dal maestro urbinate per la sua Madonna di Foligno, sebbene non arrivando a tali risultati di gestione dello spazio.[30]

Nel 1527, Caroto, realizza le tavole Natività di Maria e Strage degli Innocenti che costituirono, secondo quanto riferisce Vasari, una predella per la chiesa di San Bernardino a Verona e oggi conservate all'Accademia Carrara. Secondo lo storico Dal Bravo, queste due opere sono riconducibili alle “composizioni di Benvenuto Tisi da Garofalo; allo stile lombardo prediletto si sovrappone un gusto orientato verso le composizioni raffaellesche note per le stampe o le mediazioni di artisti emiliani come Ludovico Mazzolino".[31][32]

Nuovi influssi da Mantova[modifica | modifica wikitesto]

Per quanto riguarda la produzione artistica di Giovan Francesco nel terzo decennio del XVI secolo, la critica si è spesso dimostrata particolarmente ingenerosa, sollevando alcui dubbi riguardo un presunto eccesso di versatilità dovuta ai diversi stili che si fondevano insieme nei suoi lavori. Tuttavia, alcuni ritengono che queste critiche siano frutto anche di alcune attribuzioni non del tutto corrette di molte opere.[33] In ogni caso, in questo periodo ai suoi dipinti si aggiungono ulteriori elementi stilistici provenienti dagli influssi di Giulio Romano e del Parmigianino. Si ritiene che Caroto sia venuto a contatto con la pittura mantovana a seguito di numerosi viaggi che qui fece per incontrare Margherita Paleologa, figlia di Guglielmo del Monferrato e amica del pittore dai tempi del soggiorno a Casale, che aveva nel frattempo sposato il duca di Mantova Federico II Gonzaga,[34]

Vasari racconta che, all'inizio degli anni '30 del 1500 a Caroto venne offerto di decorare il coro del Duomo di Verona, una commissione di grande prestigio che tuttavia il pittore veronese rifiutò. Secondo il pittore e storico aretino, tale rifiuto si spiega nella voglia di Giovan Francesco di mantenere la propria indipendenza, essendo che gli affreschi sarebbero dovuti essere eseguiti su disegni di Giulio Romano. Non ci è dato sapere se questo racconto corrisponda alla verità, tuttavia il lavoro fu poi assegnato al Torbido che vi lavorò a partire dal 1534.[35]

Ultime opere[modifica | modifica wikitesto]

Le ultime opere, le pale d'altare Sposalizio di Santa Caterina (1540) e Sant'Orsola (1545), appaiono ormai fredde e superficiali e sanciscono la fine della produzione pittorica del Caroto.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Francesco Caroto, Sofonisba beve il veleno, Museo di Castelvecchio, Verona

Segue un elenco delle principali opere di Giovan Francesco Caroto:

  • Madonna cucitrice, 1501, olio su tavola, 48x39 cm, Modena, Galleria Estense
  • Annunciazione, 1508, affresco sull'arco trionfale, Verona, Oratorio di San Gerolamo
  • Madonna in trono e santi, 1508 circa, olio su tela centinata, 246x136 cm, Trento, Duomo di Trento
  • Lucrezia, 1513 circa, olio su tela, Berlino, Staatliche Museen
  • Pietà, 1515, olio su tavola, 90x146 cm, Torino, Collezione Fontana
  • San Sebastiano, 1523, Casale Monferrato, Chiesa di Santo Stefano
  • Fanciullo con disegno, 1523, olio su tavola, 62x48 cm, Verona, Museo di Castelvecchio
  • Dio Padre e le sette virtù, 1524, affresco, Verona, Palazzo Persico Portalupi
  • Madonna con bambino in gloria e santi, 1528, olio su tela, 325x220 cm, Verona, Chiesa di San Fermo Maggiore
  • San Giovanni in Patmos, 1528, olio su tavola, 77,8x92 cm, Praga, Narodni Galerie
  • Sacra Famiglia, 1530, olio su tela, 125x90 cm, Verona, Museo di Castelvecchio
  • San Michele, 1531 circa, olio su tela, 86x127,5 cm, Budapest, Museo di Belle Arti
  • Resurrezione di Lazzaro, 1531, olio su tela, 140x110 cm, Verona, Palazzo Arcivescovile
  • Sacra famiglia, 1531, olio su tela, 125x90, Verona, Museo di Castelvecchio
  • Sofonisba beve il veleno, olio su tela, 94x66 cm, Verona, Museo di Castelvecchio
  • Storie bibliche, affresco, Verona, Chiesa di Santa Maria in Organo
  • San Martino e il povero, 1542, olio su tela centinata, 278x186 cm, Verona, Chiesa di Santa Anastasia

Opere attribuite[modifica | modifica wikitesto]

  • Sangue del Redentore e i santi Maurizio e Sebastiano, (1506-1508), Redondesco, chiesa parrocchiale di San Maurizio martire.[36]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Esplicative[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Vasari scrive: "...dopo avere apparato i primi principii delle lettere, essendo inclinato alla pittura, levatosi dagli studii della grammatica, si pose a imparare la pittura con Liberale veronese, promettendogli ristorarlo delle sue fatiche. Così giovinetto, dunque, attese Giovanfrancesco con tanto amore e diligenza al disegno, che con esso e col colorito fu nei primi anni di grande aiuto a Liberale". Giorgio Vasari, Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori.

Bibliografiche[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Marchiori, 1974, p. 161.
  2. ^ Fiorio, 1971, p. 17.
  3. ^ Fiorio, 1971, p. 18.
  4. ^ a b Marchiori, 1974, p. 162.
  5. ^ Fiorio, 1971, pp. 18-19, 26-27.
  6. ^ a b Caroto, Giovanni Francesco, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  7. ^ Fiorio, 1971, p. 29.
  8. ^ Fiorio, 1971, pp. 19-20.
  9. ^ Fiorio, 1971, p. 19.
  10. ^ a b Fiorio, 1971, p. 20.
  11. ^ a b Fiorio, 1971, p. 31.
  12. ^ Fiorio, 1971, pp. 29-30.
  13. ^ Fiorio, 1971, p. 98.
  14. ^ Fiorio, 1971, p. 32.
  15. ^ Fiorio, 1971, p. 33.
  16. ^ Fiorio, 1971, pp. 33-34.
  17. ^ Fiorio, 1971, p. 34.
  18. ^ Fiorio, 1971, p. 35.
  19. ^ Fiorio, 1971, p. 37.
  20. ^ Fiorio, 1971, pp. 38-39.
  21. ^ a b Fiorio, 1971, p. 22.
  22. ^ Fiorio, 1971, p. 40.
  23. ^ Marchiori, 1974, p. 164.
  24. ^ Fiorio, 1971, p. 43.
  25. ^ Fiorio, 1971, p. 40.
  26. ^ Fiorio, 1971, p. 47.
  27. ^ Fiorio, 1971, p. 48.
  28. ^ Fiorio, 1971, pp. 49-50.
  29. ^ Fiorio, 1971, p. 51.
  30. ^ Fiorio, 1971, p. 55.
  31. ^ Fiorio, 1971, pp. 52-53.
  32. ^ Carlo Del Bravo, Per G. F. Caroto, in Paragone, nº 173, 1964, p. II..
  33. ^ Fiorio, 1971, p. 52.
  34. ^ Fiorio, 1971, p. 59.
  35. ^ Fiorio, 1971, p. 60.
  36. ^ Mauro Lucco (a cura di), Mantegna a Mantova 1460-1506, catalogo della mostra, Skira Milano, 2006.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carlo Del Bravo, Per G. F. Caroto, in Paragone, nº 173, 1964, ISBN non esistente.
  • Maria Teresa Franco Fiorio, Giovan Francesco Caroto, editrice "Vita Veronese", 1971, ISBN non esistente.
  • Paola Marchiori, Maestri della pittura veronese, a cura di Pierpaolo Brugnoli, Banca Mutua Popolare di Verona, 1974, ISBN non esistente.
  • Giorgio Vasari, Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori, Edizione Giuntina, 1568, ISBN non esistente.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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