Provianda di Santa Marta

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Coordinate: 45°26′15.62″N 11°00′42″E / 45.437672°N 11.011667°E45.437672; 11.011667

Stabilimento della Provianda di Santa Marta nel 1866

La Provianda di Santa Marta è un complesso di archeologia industriale situato nel centro storico di Verona, nel quartiere Veronetta. Fu progettato dalla Genie Direction austriaca di stanza nella città scaligera e costruito tra il 1863 ed il 1865. Originariamente era destinato alla produzione di pane e gallette, al deposito e all'amministrazione di altri generi di sussistenza, ma a partire dal 2009 ospita i dipartimenti di economia dell'Università di Verona.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Un complesso monastico costituito da una chiesa, originariamente dedicata a Santa Maria Maddalena, e da un monastero furono edificati tra il 1211 ed il 1212 dall'Ordine dei Monaci di Sant'Agostino, cui si aggiunse, nel 1293, un chiostro. La chiesa fu rinnovata e ampliata nel 1300 per volontà di Alberto I della Scala, ma già nel 1350 il monastero fu soppresso e la proprietà acquisita dal vicino monastero di Santa Maria delle Vergini. All'inizio dell'Ottocento per decreto napoleonico anche il convento di Santa Maria delle Vergini venne soppresso, quindi chiesa e monastero furono alienati: fu probabilmente in questa occasione che la chiesa assunse la denominazione di Santa Marta, forse a causa di un errore di trascrizione nel catasto dei beni del convento. La chiesa di Santa Marta, sconsacrata, fu usata per alcuni anni come ricovero per gli stalloni e quindi, nel 1829, venduta. Nel 1833 il complesso venne acquistato dai Padri Cappuccini, che restaurarono la chiesa, ripristinarono il chiostro e fecero demolire l'ormai pericolante campanile.

Nel 1850 l'autorità militare austriaca acquisì i fabbricati, che vennero destinati a caserma. Tra il 1863 ed il 1865 la chiesa e la maggior parte del convento, escluso il chiostro, furono demoliti per dare spazio ai nuovi stabilimenti della Provianda: questi nuovi spazi divennero parte di un servizio logistico di cui facevano parte anche il vicino Panificio di Santa Caterina da Siena e parte della Caserma di San Francesco di Paola. La stesura originale del progetto prevedeva anche la costruzione di un grande edificio da destinare agli uffici amministrativi della sussistenza e agli alloggi del personale che però non venne realizzato.

Nel 2007, dopo alcuni anni di abbandono, sono stati aperti i cantieri per il recupero del Silos di ponente della Provianda. I lavori sono terminati nell'ottobre del 2009 e l'edificio è stato destinato ad ospitare alcune aule del dipartimento di economia dell'Università di Verona.[1] Nel 2009 sono iniziati anche i lavori di restauro e consolidamento delle strutture murarie, dei solai e delle coperture del Panificio. I lavori sono stati ultimati nel giugno 2015 e successivamente si è provveduto all'allestimento degli spazi interni e all'ottenimento delle autorizzazioni per l'utilizzo dell'edificio: anche questo edificio è stato dato in gestione all'Università di Verona che ha provveduto ad ultimare il trasferimento del dipartimento di economia all'interno della Provianda, inaugurando a dicembre dello stesso anno il complesso.[2]

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Lo stabilimento in una foto aerea negli anni settanta
L'edificio principale della Provandia in una foto degli anni settanta

La Provianda di Santa Marta si compone di tre edifici disposti all'interno di uno spazio rettangolare recintato, completamente autonomo rispetto al complesso militare del Campo Marzo, contesto nel quale è comunque inserito. Il progetto originario prevedeva un quarto edificio di quattro piani ove si sarebbero dovuti insediare gli uffici amministrativi dello stabilimento: esso avrebbe connotato il complesso della Provianda rappresentando un ingresso monumentale allo stesso. Questa quarta costruzione non venne mai realizzata, l'edificio principale risulta quindi essere il panificio, che con il suo prospetto domina la vista verso Campo Marzo. Esso fu in origine destinato alla produzione di pane e gallette, al deposito e all'amministrazione di altri generi di sussistenza. Altri due edifici, affiancati e di dimensioni minori, sono disposti a nord del Panificio e contenevano i silos per i cereali. Fa parte della Provianda anche ciò che rimane del chiostro del preesistente convento dei Cappuccini di Santa Marta.

Panificio[modifica | modifica wikitesto]

L'edificio dei forni è disposto sul lato meridionale del recinto ed è composto di cinque piani, di cui uno interrato. In pianta si conforma come un corpo a blocco, di grande dimensione (118m x 49m) e articolato in tre parti: un blocco centrale, predominante per dimensioni e destinazione d'uso, ai cui lati si saldano due corpi minori. L'impianto a blocco tripartito è regolato da uno schema ortogonale, sul cui asse longitudinale si aprono tre cortili, dai quali si può accedere ai collegamenti verticali e orizzontali.

Al piano terra del corpo centrale era presente la doppia batteria contrapposta dei forni a intermittenza per la cottura del pane, con gli adiacenti locali per l'impasto. Nello stesso piano era installata la motrice a vapore che azionava il setaccio meccanico, la pompa dell'acqua e l'elevatore. La capacità di produzione dei dodici forni presenti all'interno dell'edificio corrispondeva a circa 52.000 razioni giornaliere di pane e a 20 quintali di gallette biscottate. Al piano terra, oltre ai magazzini, si trovavano i locali per il ricovero e la manutenzione dei forni da campo; ai piani superiori erano invece disposti gli altri magazzini di sussistenza. Il piano interrato, dotato di un efficace sistema di ventilazione naturale, era destinato alla conservazione degli alimenti deperibili.

Nel Panificio di Santa Marta l'organizzazione del ciclo di lavorazione si integrava con la razionalità dell'impianto spaziale: la struttura interna del fabbricato, sui quattro piani, è ordinata sul modulo quadrato del sistema formato da volte a vela di laterizio rette da pilastri di pietra da taglio. Alla solidità della struttura, adatta ai carichi dei magazzini, si univa la flessibilità d'uso e di organizzazione dello spazio interno.

La studiata composizione dei prospetti ravviva l'imponente massa dell'edificio, attenuando la preponderante orizzontalità e trasfigurandola con la successione ritmica dei contrafforti sporgenti, e con la varietà delle aperture arcuate. Al centro della facciata meridionale, sotto il coronamento, risalta uno stemma scalpellato, probabilmente un emblema dell'impero asburgico. Sul prospetto settentrionale campeggia il quadrante di un orologio da torre collocato alla base del coronamento a timpano.

Silos[modifica | modifica wikitesto]

Due edifici di 18m x 50m di dimensioni, affiancati e contenenti i silos per le granaglie, sono situati nella porzione nord-occidentale del recinto; la loro ubicazione venne dettata dalla comodità del collegamento con la diramazione ferroviaria proveniente dalla vicina Stazione di Porta Vescovo. I silos furono progettati secondo una nuova tipologia a celle ermetiche fuori terra, che assicurava il completo isolamento del grano. All'interno di ognuno dei magazzini erano originariamente sistemati 65 silos di muratura laterizia, rivestiti con pareti di lamiera metallica: in tempo di pace la scorta di granaglie contenute al loro interno potevano approvvigionare per 18 mesi un'armata di 100.000 uomini. Un fabbricato di un solo piano annesso al magazzino orientale conteneva i macchinari, azionati da una motrice a vapore, per la pulitura, la molitura e l'abburattatura delle granaglie.

Nei magazzini sono ripresi, semplificati, i motivi ornamentali del Panificio, come il coronamento a gradoni e l'inserimento dei conci lapidei nei contrafforti angolari.

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Su un pilastro di marmo rosso veronese, posto nell'androne del panificio, sono incisi i nomi dei progettisti del complesso:

« ANDREAS RITTER TUNKLER - FERDINANDUS ARTMANN - ANTONIUS NAREDI RAINER - HOC OPUS FECERUNT - 1865 »

Sopra i nomi dei progettisti è inoltre infisso lo stemma della casata di appartenenza.

Il progetto di questo grande edificio militare fu quindi elaborato da ufficiali del Genio di riconosciuta preparazione e capacità tecnica: il tenente colonnello Andreas Tunkler, che era noto in Europa per le sue pubblicazioni di scienza delle fortificazioni e per l'attività di insegnamento all'Accademia del Genio di Kloster Bruck; il capitano Ferdinand Artmann, un esperto di tecnologia della sussistenza, della produzione e conservazione alimentare, che nel progetto della Provianda organizzò il ciclo di produzione e curò l'installazione dei macchinari; Anton Naredi Rainer, che aveva già dato prova del suo talento nel progetto per l'ampliamento di Porta Vescovo, negli anni 1862-1863.

Lo stabilimento della Provianda è caratterizzato da un'immagine neomedievale, romanico-gotica, derivata dall'orientamento più eclettico del Rundbogenstil di matrice nord-europea, affermatosi nel secondo Ottocento, quindi del tutto estranea ai moduli figurativi locali del Medioevo veronese.[3]

Stato di conservazione[modifica | modifica wikitesto]

Gli edifici sono quasi integralmente conservati, tuttavia il completo distacco dell'originario paramento a intonaco, che ha messo in vista la tessitura muraria (conci irregolari di pietra tufacea alternati a corsi di laterizio), ha mutato la loro immagine architettonica d'insieme.

Della struttura a silos dei due magazzini rimangono solo le pareti perimetrali a causa degli interventi avvenuti durante gli anni trenta del Novecento, quando le celle originali sono state sostituite con silos in laterocemento, e in seguito per lavori di restauro avvenuti tra il 2007 ed il 2009 per l'intervento di rifunzionalizzazione del silos di ponente, che ha consentito l'inserimento di alcune aule ad uso del dipartimento di economia dell'Università di Verona.[1] Durante i lavori avvenuti negli anni trenta sono state inoltre inserite nuove aperture ad arco ai piani intermedi delle testate meridionali dei silos.

All'inizio del Novecento, per esigenze di adeguamento tecnologico, sono stati demoliti i 12 forni ad intermittenza per essere sostituiti con forni continui, rimossi in seguito per il cambio di destinazione d'uso del Panificio, che dal 2015 ospita ulteriori spazi per il dipartimento di economia.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Mario Spineli e Maria Rosaria Pastore, Dal masterplan per la città agli spazi per la didattica, in ArchitettiVerona, maggio-agosto 2010, p. 29.
  2. ^ a b La Santa Marta diventa "fabbrica del sapere", in L'Arena, 2 dicembre 2015.
  3. ^ A. Sandrini e P. Brugnoli, p. 85

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA. VV, Il Quadrilatero: nella storia militare, politica, economica e sociale dell'Italia risorgimentale, Verona, Comune di Verona, 1967.
  • G. Barbetta, Le mura e le fortificazioni di Verona, Verona, Vita veronese, 1970.
  • G. Beltramini, Le strade di Verona entro la cinta muraria, Verona, 1983.
  • A. Sandrini e P. Brugnoli, Architettura a Verona dal periodo napoleonico all'età contemporanea, Verona, Banca popolare di Verona, 1994.
  • AA. VV, Verona. La città e le fortificazioni, Roma, 2005.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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