Chiesa di Santa Maria in Organo

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Chiesa di Santa Maria in Organo
715VeronaSMariaInOrgano.JPG
Facciata della chiesa
StatoItalia Italia
RegioneVeneto Veneto
LocalitàVerona
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
Diocesi Verona
Stile architettonicoromanico, rinascimentale
Inizio costruzioneXI secolo
CompletamentoXVIII secolo

Coordinate: 45°26′39.74″N 11°00′16.68″E / 45.444372°N 11.004633°E45.444372; 11.004633

La chiesa di Santa Maria in Organo è un luogo di culto cattolico situato a Verona.

Dal 26 novembre 2016 la chiesa di Santa Maria in Organo è inserita nel percorso "Risorgere dall'acqua" nell'ambito del progetto Verona minor Hierusalem.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La facciata della chiesa in una fotografia di fine Ottocento
L'altare della chiesa

La chiesa vanta uno degli organi più antichi della provincia, eretto dal maestro Nicola degli Angeli nel 1506 e più volte ristrutturato. Tuttavia il nome non dipende dall'organo della chiesa ma da un'opera idraulica costruita dai romani, un'alta torre, sulla cui base si erge l'odierno campanile, sulla quale vi era un tamburo circolare ove delle statue, mediante l'energia idraulica dell'Adige, si muovevano ed, in base all'ombra proiettata, segnavano il tempo. Il risucchio dell'acqua veniva convogliato in alcune canne tagliate a misura che, ad intervalli regolari, emettevano melodìe. L'acqua tornava nel fiume mediante una serie di fontane. L'edificio fu quasi del tutto abbattuto in epoca longobarda.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa originale venne costruita nell'alto Medioevo (tra il VI ed il VIII secolo) e di quest'epoca rimangono elementi nella cripta. Fino all'Ottocento era affacciata su un ramo secondario dell'Adige ora interrato, detto Interrato dell'Acqua Morta. Fu distrutta e ricostruita dopo il terremoto del 1117 una prima volta. Divenne parrocchia nel XIV secolo con una particolare dipendenza dal Patriarca di Aquileia invece che dal vescovo di Verona, dipendenza che cessò tuttavia nel 1756 al momento dell'abolizione del Patriarcato stesso.

Nel 1444 venne ceduta ai Benedettini Olivetani, che vi rimasero fino alla soppressione napoleonica avvenuta nel 1808. Importante la figura di fra Giovanni da Verona che fu insigne artista intarsiatore e progettista: tra il 1494 ed il 1499, nel primo periodo della sua attività, realizzò le tarsie nel coro ligneo nonché il leggio e il candelabro intagliati, mentre nell'ultimo periodo (1519-1523) creò le tarsie sulle spalliere della sagrestia[1]. Ricche di simbologìe, sono tra i più alti esempi di arte lignea; in particolare, i banchi della sagrestia, secondo il Vasari, sono "lavorati di tarsie e d'intaglio con belle prospettive così bene, che in que' tempi, e forse anche in questi nostri, non si vede gran fatto meglio"[2]. Nel 1533 fu terminato il campanile progettato sempre da Fra Giovanni.

Intarsio del coro, opera di Fra Giovanni da Verona
La sagrestia, con gli armadi intarsiati
La cripta

Venne iniziata nel 1547 sotto la guida dell'Abate Cipriani una facciata in marmo bianco su disegno di Michele Sanmicheli, rimasta però incompiuta.

Dopo la soppressione napoleonica i beni confiscati da Napoleone passarono nel 1814 all'Austria. Nel 1838, al posto di reintegrare le proprietà, mise all'asta il convento con gli annessi fondi rustici che erano nei domini del convento nel 1908, san Gaspare Bertoni, già fondatore della Congregazione delle Santissime Stimmate di Nostro Signore Gesù Cristo partecipò e vinse la gara pubblica aderendo all'esortazione dal Vescovo.

Il campanile ospita sei campane intonate secondo la scala di Mi3, fuse nel 1899 dalla ditta Cavadini Verona. Fu storica sede di pluripremiate squadre campanarie, capitanate da leggendari maestri come Luigi Gardoni e Pietro Formelli (1914-2009) definiti i "Ribelli". Ancora oggi i suonatori praticano manualmente questi bronzi secondo la tecnica dei concerti di Campane alla veronese. Già nel 1534 vi erano 5 campane in scala musicale di fa#, questo era il primo pentacordo di bronzi della penisola. Numerosi fonditori prestarono la loro opera per queste campane, tra cui: Antonio e Girolamo Zeno, f.lli Bonaventurini, Viviano Raineri da Brescia, Giuseppe Micheletti da Ledro, Angelo Poni, Bartolomeo Pesenti, Giuseppe Ruffini, Lucio de Rossi, Luigi Chiappani.

Proprietà storiche[modifica | modifica wikitesto]

  • Nel 939 Odelberga moglie di Aliverto da Erbè dona al monastero di Santa Maria in Organo di Verona alcuni terreni con patto di rimanerne usufruttuaria assieme al coniuge fino alla loro morte; nel documento si nomina la chiesa di Santa Maria a Suregada (ossia Sorgà).
  • A Sezano nell'anno 819 l'Arcidiacono Audone fabbricò sul suo fondo la Chiesa dedicata a San Lorenzo e la fattoria. Alla sua morte, avvenuta nell'anno 866 dopo essere stato vescovo di Verona, la proprietà sia della chiesa come dei fondi rustici annessi passarono, per testamento, ai monaci Benedettini di Santa Maria in Organo di Verona.
  • A Gazzo Veronese alla metà dell'VIII secolo passò la chiesa di Santa Maria Maggiore e vari terreni sotto la giurisdizione del monastero di Santa Maria in Organo, ai tempi dell'abate Audiberto (834) donata dai re longobardi.
  • Nella zona attuale di Bosco Chiesanuova nell'area allora chiamata Frizzolana.

L'interno[modifica | modifica wikitesto]

L'interno è a croce latina a 3 navate, ha un transetto e presbiterio rialzati, conserva una ricca decorazione pittorica. Sono, infatti, presenti tele ed affreschi di Girolamo Savoldo, di Nicolò Giolfino, di Giovan Francesco Caroto e Francesco Caroto, di Domenico Morone e Francesco Morone, di Antonio Balestra, di Paolo Farinati, di Giambattista Pittoni, di Francesco Torbido, di Girolamo Mocetto, di Paolo Cavazzola, del Guercino, di Domenico Brusasorzi, di Alessandro Turchi (l'Orbetto).

Di grandissimo interesse le tarsie di Fra Giovanni da Verona, lodato e descritto dal Vasari, nel coro ligneo e sugli armadi della sagrestia, nonché il leggio e il candelabro intagliati.

Vi sono conservate opere di Domenico Brusasorzi, Luca Giordano, Francesco Morone, Antonio Balestra e la popolare "Muletta", preziosa scultura lignea del XIV secolo, raffigurante Gesù che entra a Gerusalemme a cavallo di una mula; da qui il nome dato alla statua, che ogni anno veniva portata in processione per le vie cittadine in occasione della Messa delle Palme. Esiste un dipinto di Francesco Paglia con un Episodio delle Storie della vita di santa Scolastica.

Sotto il presbiterio si trova la cripta, costruzione preromanica con colonne e capitelli dell'VIII secolo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Arti minori, a cura di Cinzia Piglione e Francesca Tasso, collana Enciclopedia Tematica Aperta, volume 22, Jaca Book, 2000, ISBN 9788816439221, 336
  2. ^ Le opere di Giorgio Vasari: Porzione delle vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti, a cura di Giovanni Masselli, vol. 1°, Passigli, 1838, p. 658

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giorgio Borelli (a cura di), Chiese e monasteri di Verona, Verona, Edizioni B.P.V., 1981, ISBN non esistente.
  • L. Rognini, Tarsie e intagli di fra Giovanni a S. Maria in Organo di Verona, Verona, Centro Grafico S. Zeno, 1985.
  • L. Rognini, Le tarsie di S. Maria in Organo. Il coro e la sagrestia di fra Giovanni, Verona, Banca Popolare di Verona, 1977.
  • L. Rognini, S. Maria in Organo. Guida storico artistica, Verona, 2002.
  • L. Rognini, La sagrestia di Santa Maria in Organo. Le vicende storiche e artistiche della “più bella sagrestia che fusse in tutta Italia”, Caselle di Sommacampagna, Cierre edizioni, 2007.
  • E. Bugini, La musica di fra Giovanni, Paris, Classiques Garnier, 2014.

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