Torre dei Lamberti

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Torre dei Lamberti
Torre Lamberti VR.jpg
Ubicazione
StatoItalia Italia
RegioneVeneto Veneto
LocalitàVerona
IndirizzoPiazza delle Erbe
Coordinate45°26′35.11″N 10°59′51.79″E / 45.443086°N 10.997719°E45.443086; 10.997719Coordinate: 45°26′35.11″N 10°59′51.79″E / 45.443086°N 10.997719°E45.443086; 10.997719
Informazioni
CondizioniIn uso
CostruzioneXI secolo - 1403
Inaugurazione1464
Stileromanico - gotico
Altezza84 metri
Realizzazione
ProprietarioComune di Verona
Proprietario storicoLamberti

La Torre dei Lamberti è una torre medievale di Verona, alta 84 metri, che svetta da piazza Erbe, l'antico Foro romano, nel centro storico della città.

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

La torre fu voluta dalla potente famiglia dei Lamberti, che iniziò a farla costruire nell'secolo XI. A quell'epoca risale la parte più bassa in conci di cotto e tufo. Nel 1140, in piena età comunale, fu eletta a torre civica e venne installata la prima campana, di cui non si sa nulla. Nel 1272 gli statuti stabilirono che, oltre alla campana dell'Arengo (poi denominata Rengo, dall'assemblea che chiamava in adunanza), ve ne fosse anche un'altra, la Marangona (deriva da “marangon”, che nel dialetto veronese significa falegname), per segnalare l'inizio e la fine delle attività lavorative[1].

Nel Trecento[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1311 fu rifusa una campana ed un'altra aggiunta, denominata Consolata. Nel 1394 toccò a Gianfrancesco da Legnago rifare il Rengo[2], il quale era allora usato anche per scandire le esecuzioni delle condanne capitali, gli allarmi, i segnali di incendio, il raduno della milizia e l'arrivo di una pestilenza. Erano presenti dei campanari, aventi anche la funzione di custodi, guardie carcerarie (la torre solitamente ospitava qualche detenuto) e vedette. Erano male stipendiati, ma alloggiavano gratuitamente nella torre ed erano esenti da tasse e da obblighi militari[1].

Epoca Veneziana[modifica | modifica wikitesto]

Nel maggio del 1403 un fulmine abbatté la cima della torre e solo nel 1448 iniziarono i lavori di restauro e di innalzamento. che durarono sino al 1464. Nel 1406 i campanari fecero una supplica affinché il governatore veneziano (da poco Verona era passata sotto il dominio della Serenissima), mantenesse i loro privilegi, cosa da egli confermata. Sono giunti fino a noi i nomi dei suonatori di allora: Giovanni di Bonifacio da San Giovanni in Valle, Cristoforo di Michele da San Nazaro, Benassù di Giacomo da Santa Maria in Organo, Giovanni di Nicola Cappucci da San Fermo. Nel 1452 all'Archicampanista Gasparino da Vicenza fu assegnata la rifusione delle campane Marangona e Rengo. Nel 1471 la Marangona fu nuovamente rifatta poiché si incrinò. Nel frattempo (1464) si conclusero i lavori di innalzamento, portando la torre a raggiungere gli 84 metri, completata in stile gotico, nelle forme attuali[1].

Nel 1521 i Bonaventurini[3] rifecero il Rengo, che fu dagli stessi rifuso nel 1557, ottenendo quello che ancora oggi squilla sulla torre, all'interno della cella ottagonale. Nel 1597 la dinastia Da Levo rifuse la Marangona, come ricorda il maestro Gardoni "in sagoma gotica". Conosciamo anche l'identità dei campanari in servizio nel 1606, Ruggero Minali e figli, sostituiti nell'incarico, dal 1632 al 1797 dalla famiglia Tanara, nelle cui cronache si ricorda che una loro anziana rimase incenerita da un fulmine mentre stendeva ad una finestra della torre; dalla stessa cadde un giovane della loro famiglia senza riportare lesione alcuna[1].

Nel Settecento[modifica | modifica wikitesto]

La Torre dei Lamberti fotografata dal campanile del Duomo di Verona.

Nel 1779 il celebre fonditore Giuseppe Ruffini preparò una campanella delle ore in Si (in accordo di ottava col Rengo) ed un'altra, detta Rabbiosa per completare l'accordo che così risultava:

  • Rengo: nota Si bemolle, fuso dai Bonaventurini nel 1557;
  • Marangona: nota Re, fusa dai Da Levo nel 1597;
  • Rabbiosa: nota Fa diesis, fusa da Ruffini nel 1779;
  • Consolata o Bajona: nota La, fusa da ignoto nel 1311;
  • Campanello delle ore: nota Si bemolle, fuso da Ruffini nel 1779.

Queste sono le campane che suonarono durante lo storico episodio delle Pasque Veronesi[1].

Sempre nel 1779 vi fu la proposta di collocare un grande orologio sulla torre, ma l'orologiaio che doveva compiere il lavoro morì prima di iniziare. Fu, nel 1798 il conte Giovanni Sagramoso a collocare, a sue spese, l'orologio, in sostituzione di quello della vicina Torre del Gardello, il quale aveva smesso di funzionare da tempo[4].

Dall'Ottocento ad oggi[modifica | modifica wikitesto]

La scala a chiocciola nella torre. Foto di Paolo Monti, 1972.

Nel 1833 il Cavaliere Giovanni Cavadini, direttore di una fonderia di campane rivale di quella del fratello Francesco, rifuse Marangona, Rabbiosa e Bajona ottenendo il complesso attuale così composto:

  • Rengo: nota Si bemolle 2, diametro 184 cm, peso 4215 kg. Fusa dai Bonaventurini nel 1557. è una delle migliori campane Rinascimento sia dal punto di vista acustico che decorativo, oltreché una rarità per epoca e dimensioni.
  • Marangona: nota Re3, diametro 130 cm, peso 1300 kg. Ottima e ricca fusione di Giovanni Cavadini del 1833. Si tratta di una delle migliori realizzazioni del periodo e, senza dubbio, la migliore di questo fonditore.
  • Bajona: nota Fa3, diametro 108 cm, peso 750 kg. Fusa con la Marangona.
  • Campanello: nota Si bemolle 3, diametro 82 cm, peso 330 kg. Fusa dal Ruffini nel 1779. Era usata come segnale orario.

L'insieme forma un accordo armonico fondamentale di quattro bronzi a salto (Sib2-Re3-Fa3-Sib3), come era d'uso in epoca barocca.

Agli inizi del Novecento il compito fu affidato ai campanari di S. Anastasia. Fu il Rengo, il 4 novembre 1918, alle 10:30, suonando a festa, ad annunciare l'armistizio con l'Austria, conclusione della prima guerra mondiale[5]. Dopo la seconda guerra mondiale, la gestione delle campane della torre passò alla società campanaria di Santa Maria in Organo (che, nel 1994, fu riassorbita dalla S. Anastasia)[1].

La torre è oggi aperta al pubblico e si può salire nelle celle campanarie grazie alle scale o all'ascensore, godendo così della vista panoramica della città.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Appunti di Mario Carregari, Pietro Sancassani e Luigi Gardoni presso l'archivio della Scuola Campanaria Verona in S. Anastasia.
  2. ^ Sancassani, Le mie campane, pag. 178.
  3. ^ Sulla famiglia di fonditori veronesi, si può consultare: Patria (a cura di) - Gardoni, Diario Veronese, pag. 111.
  4. ^ Sancassani, Le mie campane, pag. 179.
  5. ^ Il Rengo suonò anche l'8 (capitolazione della Germania) e l'11 novembre (giorno della firma dell'armistizio); Sancassani, Le mie campane, pag. 178.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Patria Nicola (a cura di) - Gardoni Luigi, Diario veronese (1826-1850), Verona, 2010.
  • Sancassani Pietro, Le mie campane, Verona, 2001.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]