Chiesa di San Pietro Incarnario

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Chiesa di San Pietro in Carnario
San Pietro Incarnario.jpg
Facciata
StatoItalia Italia
RegioneVeneto
LocalitàVerona
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
TitolarePietro apostolo
Diocesi Verona
Stile architettoniconeoclassico
Inizio costruzioneXVIII secolo
CompletamentoXX secolo

Coordinate: 45°26′36.68″N 10°59′56.31″E / 45.443522°N 10.998975°E45.443522; 10.998975

La chiesa di San Pietro Incarnario, o più esattamente Chiesa di San Pietro in Carnario, è una chiesa di Verona situata vicino alla chiesa di San Fermo Maggiore, e risalente al X secolo.

Origine del nome[modifica | modifica wikitesto]

Carnario deriva dalla parola latina carnarium, poiché questa chiesa secondo la tradizione sarebbe sorta nelle immediate vicinanze di un carnario. Secondo il significato medievale un carnario era una fossa comune, utilizzata in caso di epidemia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa nacque per opera del marchese Milone nel X secolo in un'area allora periferica della città, e venne dedicata a San Pietro principe degli Apostoli. La chiesa compare per la prima volta in un documento scritto nel testamento dello stesso Milone, datato 10 luglio 955:

«Cappella mea propria que ego ipse a fundamento fieri rogavi foris muris civitatis veronensis non longe ab ecclesia Sancti Firmi ubi dicitur Carnario, que est dedicata ad honorem beati Petri apostolorum princeps»

(Testamento di Milone)

La chiesa venne comunque ricostruita più volte, ed oggi non rimane più niente di quella originale, tranne forse il sotterraneo a forma di croce e preceduto da un atrio. In questo sotterraneo è conservato l'antico affresco di una Crocefissione, la cui datazione è incerta: i più antichi studiosi veronesi datavano questo affresco al X secolo, mentre alcuni più recenti lo datano all'XI secolo (alcuni hanno addirittura azzardato si tratti di un affresco del XIII secolo, anche se ciò è molto improbabile).

La chiesa venne ricostruita l'ultima volta nel XVIII secolo, anche se fu mantenuta l'abside della vecchia chiesa, sulla quale fu realizzata la nuova pianta, senza transetto e con sei cappelle laterali in totale, anche se oggi ne sono presenti solo quattro, in quanto durante la seconda guerra mondiale il corpo venne danneggiato pesantemente dai bombardamenti. Nel dopoguerra la facciata classicheggiante venne ricostruita più arretrata, eliminando definitivamente le due cappelle danneggiate. La copertura è a volta a botte poggiante sulla trabeazione.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giorgio Borelli (a cura di), Chiese e monasteri di Verona, Verona, Edizioni B.P.V., 1981, ISBN non esistente.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]