Palazzo Barbieri

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Palazzo Barbieri
Municipio Verona.JPG
Localizzazione
StatoItalia Italia
LocalitàVerona
Coordinate45°26′17.16″N 10°59′38.04″E / 45.4381°N 10.9939°E45.4381; 10.9939Coordinate: 45°26′17.16″N 10°59′38.04″E / 45.4381°N 10.9939°E45.4381; 10.9939
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Costruzione1836-1848
UsoSede del comune di Verona
Realizzazione
IngegnereGiuseppe Barbieri

Palazzo Barbieri è la sede del comune di Verona. Si trova in Piazza Bra, una delle principali piazze del centro storico della città, a fianco degli archi detti Portoni della Bra.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Barbieri in una fotografia del 1859

Palazzo Barbieri è un edificio in stile neoclassico progettato dall'ingegnere Giuseppe Barbieri, che fu anche l'autore del Cimitero Monumentale. La costruzione comincia nel 1836 e viene portata a termine nel 1848. Durante l'occupazione austriaca il palazzo, al quale era stato posto il nome di Gran Guardia Nuova, fu adibito prevalentemente a usi bellici ponendovi la sede dell'Imperiale Regio Comando di Città e Fortezza.

Dopo l'unione del Veneto al Regno d'Italia si scelse che per la sua importanza e la sua centralità dovesse diventare la sede degli uffici comunali.

La notte del 23 febbraio 1945, in uno dei più distruttivi bombardamenti della seconda guerra mondiale, palazzo Barbieri fu colpito e gravemente danneggiato. Nel dopoguerra fu velocemente ricostruito e ampliato, con la rotonda retrostante, su progetto degli architetti Raffaele Benatti e Guido Troiani, e quindi inaugurato nel marzo del 1950.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Sala del consiglio[modifica | modifica wikitesto]

La sala del Consiglio comunale è dominata dall'enorme tela di Felice Brusasorzi raffigurante la vittoria dei veronesi sui benacensi. Come il quadro di Paolo Farinati esposto nella Sala degli Arazzi, essa fu commissionata nel 1595 per celebrare le gesta illustri e i felici eventi della città. Furono chiamate a partecipare all'impresa le due più prestigiose botteghe pittoriche veronesi della fine del Cinquecento, quella di Farinati (realizzò un dipinto anche suo figlio Orazio) e quella di Felice Brusasorzi. Contribuirono con propri lavori alcuni tra i migliori dei suoi allievi: Alessandro Turchi, Pasquale Ottino, Sante Creara, che forse collaborò anche a questa tela nella realizzazione delle atletiche figure in primo piano.

La fonte iconografica del dipinto è L'Istoria di Verona di Girolamo Dalla Corte, pubblicata pochi anni prima. La battaglia, episodio leggendario della storia cittadina, si sarebbe svolta nell'anno 829 sulle rive del Garda. Due stemmi del Comune contrassegnano le truppe veronesi: il Palazzo di Teodorico sullo stendardo a sinistra e la croce gialla in campo blu sulla bandiera che campeggia al centro del quadro.

Sulla parete destra entrando è appeso un piccolo affresco della seconda metà del Trecento, di autore ignoto, che raffigura Cristo crocifisso tra la Madonna e san Giovanni. L'affresco, staccato da una casa al ponte Navi, fu donato al museo civico dal proprietario nel 1901.

Sala degli arazzi[modifica | modifica wikitesto]

Il nome della sala degli Arazzi deriva dai manufatti tessili che vennero collocati nella sala nel secondo dopoguerra. Nel 1996 i tessuti sono stati ritirati per restaurarli (nel frattempo sono stati sostituiti con tappezzerie contemporanee).

Nella sala si trovano due tele del XVI secolo, una raffigurante La cena in casa di Levi, un'opera realizzata nella bottega del Veronese, anche se probabile opera di uno dei suoi allievi. L'altra tela raffigura La vittoria dei veronesi del 1164 contro Federico Barbarossa, opera conclusa nel 1598 da Paolo Farinati.

Sala di rappresentanza[modifica | modifica wikitesto]

Nella sala di rappresentanza si trovano quattro dipinti di epoche diverse. Si possono vedere due tele raffiguranti Piazza Erbe, una dipinta nel 1839 da Carlo Ferrari, che riprende una scena popolare, e una di Angelo Dall'Oca Bianca (importante personalità veronese) nel 1903, una delle sue opere più riuscite. Nella sala si possono vedere anche due opere di Eugenio Gignous.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Tullio Lenotti, Palazzi di Verona, Verona, Vita veronese, 1964, ISBN non esistente.
  • Federico Dal Forno, Case e palazzi di Verona, Banca mutua popolare di Verona, 1973, ISBN non esistente.
  • Pierpaolo Brugnoli e Arturo Sandrini, L'architettura a Verona nell'età della Serenissima, Verona, Edizioni B.P.V., 1988, ISBN non esistente.
  • Patrizia Floder Reitter, Case Palazzi e Ville di Verona e Provincia, Verona, I.E.T. edizioni, 1997, ISBN non esistente.
  • Giorgio Forti, La scena urbana: strade e palazzi di Verona e provincia, Verona, Athesis, 2000, ISBN non esistente.
  • Mario Luciolli, Passeggiando tra i palazzi di Verona, Jago edizioni, 2003, ISBN 978-8889593059.

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