Agip

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Agip
Logo
StatoItalia Italia
Fondazione1926 a Roma
Chiusura2013 (definitiva)
Sede principaleRoma
GruppoENI
Settorepetrolifero, distribuzione derivati del petrolio
Prodottibenzine, gasolio, GPL, olio combustibile, lubrificanti, bitumi, grassi
Sito web

L'Agip, acronimo di Azienda Generale Italiana Petroli, è stata una compagnia petrolifera pubblica italiana fondata nel 1926. Dal 1953 di proprietà del gruppo Eni e da questa assorbita alla fine degli anni novanta del XX secolo per diventarne la Divisione Esplorazione & Produzione[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Contesto[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1924 ci fu lo scandalo Sinclair[2] causato dall'accordo fra la Sinclair, una compagnia petrolifera statunitense e il Ministero per l'Economia Nazionale, con il quale per cinquanta anni era stato concesso di svolgere ricerche petrolifere in Emilia-Romagna e in Sicilia per complessivi 40.000 km². Le due parti avrebbero costituito una società nella quale il 40% del capitale sarebbe stato dello Stato, le spese tutte a carico della Sinclair e il 25% degli utili allo Stato.

L'accordo fu giudicato di grave danno per la nazione e le opposizioni, capeggiate da Giacomo Matteotti e da Luigi Sturzo, incominciarono una polemica in cui si unì anche il sospetto che potesse esservi stata della corruzione; Matteotti anzi aveva in previsione un discorso proprio su questo aspetto per il 12 giugno, ma fu ucciso due giorni prima. Don Sturzo continuò la polemica, indicando in un ente pubblico statale l'unica possibilità per una indipendenza energetica nazionale. Il carbone in Italia era infatti scarso e di qualità scadente. Lo si importava dall'estero a prezzi che pesavano gravemente sulla bilancia valutaria e che limitavano l'espansione industriale. Le centrali elettriche, poco sviluppate e concentrate soprattutto nel Nord del paese, non potevano soddisfare il fabbisogno di energia.

Nascita dell'ente[modifica | modifica wikitesto]

Con un regio decreto legge del 3 aprile 1926, il governo del Regno d'Italia ordinò la costituzione[3] dell'Azienda Generale Italiana Petroli, per lo svolgimento d'ogni attività relativa all'industria e al commercio dei prodotti petroliferi; l'azienda nasceva nella forma di società per azioni. Il capitale sociale era conferito per il 60% dal Ministero per il Tesoro, per un 20% dall'Istituto nazionale delle assicurazioni (INA) e per il restante 20% dalle assicurazioni sociali. Il primo presidente fu Ettore Conti di Verampio, imprenditore del settore elettrico.

L'istituzione dell'azienda, formalmente una società, di fatto un ente pubblico, è stata da molti analisti[4] attribuita principalmente a Giuseppe Volpi, ministro delle finanze, e a Giuseppe Belluzzo, ministro per l'economia nazionale. Volpi era però direttamente coinvolto in interessi petroliferi, essendo insieme alla FIAT di Agnelli, e con la copertura finanziaria della Banca Commerciale Italiana, impegnato in ricerche in Romania, e una delle prime operazioni dell'AGIP fu rilevare le attività romene del ministro[4].

Nel 1927 fu emanata la cosiddetta "legge mineraria", che attribuiva la proprietà del sottosuolo al demanio dello Stato e imponeva pertanto che qualunque attività petrolifera fosse consequenzialmente soggetta ad autorizzazione e/o concessione governativa.

Anni trenta[modifica | modifica wikitesto]

L'ente attraversò difficoltà dopo la crisi del 1929, ma riprese a svilupparsi negli anni trenta. Nel 1933, sotto la presidenza di Alessandro Martelli, già ministro dell'Economia Nazionale, fu emanata una norma protezionistica in materia di raffinerie[5] e l'Agip poté operare con maggior agio anche in questo settore.

Durante la prima fase di sviluppo l'AGIP cominciò a scoprire e sviluppare piccoli campi petroliferi superficiali sul territorio, come a Tramutola[6].

La Società disponeva di un impianto per la raffinazione a Fiume e nel 1936 rilevò quello di Marghera appartenente a Volpi. Poco dopo strinse un accordo con la Montecatini per la creazione della società mista Anic (Azienda Nazionale Idrogenazione Combustibili), che avrebbe dovuto perseguire la derivazione di carburanti dalla idrogenazione della lignite[7]. L'Anic poi realizzò due raffinerie[8] per lavorare il petrolio estratto in Albania dall'AIPA (Azienda Italiana Petroli Albanesi), una controllata dell'AGIP[9]. Il petrolio albanese era però di cattiva qualità e la sua lavorazione si rivelò antieconomica.

Nel 1934 furono eseguiti i primi rilievi geofisici a rifrazione e dall'anno successivo tentativi di impiego della sismica a riflessione. Si trattava dei primi rilievi sismici a rifrazione, eseguiti utilizzando cinque o sei ricevitori con i quali si potevano registrare eventi rifratti da piccole profondità. L'AGIP disponeva di un gruppo sismografico Ambronn a piezo-quarzo e di un gruppo dotato di sismografi a carbone, costruito nel proprio laboratorio di Parma. Nel 1935 nello stesso laboratorio si cominciò a costruire un terzo apparecchio che doveva essere adatto per rilievi sismici a riflessione.

Verso la fine del 1936 erano operanti due squadre sismiche in Italia. Una con base a Melfi, con strumento Ambronn capo gruppo l'ing. Franchini e operatore Massi Mauri e l'altra a Podenzano con sismografi a carbone capo gruppo Signini e operatore Da Rold Bruno. Dalla Direzione AGIP dipendevano tre gruppi: Alta Italia, Italia Centrale e Italia Meridionale e insulare. I capi gruppo erano ingegneri che in un primo tempo avevano lavorato come operai presso la Sezione Geofisica.

Dal 1937 l'ing. Tiziano Rocco, capo della sezione geofisica, si interessò degli sviluppi della sismica a riflessione in Germania e negli Stati Uniti. In Europa la sismica era conosciuta a livello teorico, ma non aveva avuto pratica applicazione nell'esplorazione. Su impulso dell'ing. Rocco, l'AGIP, prima in Europa, utilizzò il sistema per le prospezioni nella Pianura Padana che i geologi indicavano come un bacino potenzialmente ricco di idrocarburi. I rilievi ebbero inizio nel 1940, utilizzando un gruppo sismico fatto arrivare dagli Stati Uniti alla fine degli anni '30, e portarono alla scoperta dei primi grandi giacimenti di gas naturale.

Contemporaneamente, però, a causa delle spese per sostenere le campagne coloniali, l'AGIP dovette rinunciare a proseguire in alcuni investimenti esteri, in particolare dovette abbandonare le campagne di prospezione in Iraq. Fu invece l'esploratore Ardito Desio a trovare il petrolio in Libia[10] e nel 1939 nacque la cosiddetta "operazione Petrolibia", in cui l'Agip era associata alla FIAT, con la quale l'anno prima aveva dato vita a una Società Italiana Carburanti Sintetici che intendeva esplorare la possibilità di ricavare benzine dalla sintesi chimica.

Dopo l'imposizione delle sanzioni internazionali a danno dell'Italia e la conseguente autarchia, l'Ufficio speciale dei combustibili liquidi così stabiliva: «dal 21 febbraio 1936 è obbligo miscelare un minimo di 20 per cento di alcol a tutte le benzine destinate al consumo sul territorio italiano». L'Agip allora mise in commercio tre tipi di miscele così denominate: Robur, Benzina Littoria e Miscela B.A..[11]

Anni quaranta[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1940, con l'entrata in guerra, si ebbe la requisizione delle imprese di paesi belligeranti sul territorio italiano; fu affidato all'Agip quanto requisito alle aziende petrolifere straniere. L'azienda intanto vantava una posizione di rilievo ormai virtuale in Romania, dove deteneva il 90% della società Prahova, terza azienda del settore in quel paese; la guerra aveva reso improduttiva la compagnia locale, ciò malgrado è stato sostenuto[12] che aziende americane (che controllavano circa la metà delle risorse[13]) si interessassero a un eventuale acquisizione della Prahova.

Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, nella Repubblica Sociale Italiana l'Agip fu commissariata e il 6 dicembre 1943 l'ingegner Carlo Zanmatti ne fu nominato commissario; suo vice era Bruno Mazzaggio. Poco dopo[14] un'assemblea straordinaria dei soci decise il trasferimento della sede sociale da Roma a Milano.

Durante l'estate del 1944 venne in Italia il geologo statunitense Elmer J. Thomas, ritenuto uno dei più autorevoli tecnici petroliferi, che già aveva effettuato studi nella penisola fra il 1930 e il 1933; gli fu dato accesso, presso la sede dell'azienda e presso il ministero dell'agricoltura, alla documentazione sugli studi effettuati dall'Agip. Poco dopo si ebbero richieste da parte del comando delle truppe di occupazione affinché l'Agip fosse chiusa[15].

Nel successivo ottobre a Caviaga fu trovato un giacimento di metano, ma Zanmatti pretese che il pozzo fosse richiuso e la notizia segretata. In seguito avrebbe motivato la decisione con lo scopo di evitare che potesse cadere in mani tedesche[15].

Durante la guerra vennero affondate le navi cisterna dell'Agip[16].

Nel febbraio del 1945[17] si insediò a Roma un consiglio di amministrazione che revocò il trasferimento della sede a Milano, presidente fu nominato il senatore Arnaldo Petretti. L'Agip controllava, fra le altre, l'Anic, la Snam e l'Ente minerario. Il 22 marzo dello stesso anno il facente funzioni del segretario di Stato statunitense, Joseph C. Grew, scrisse all'ambasciatore a Roma Alexander C. Kirk che "la partecipazione del governo italiano agli affari petroliferi creerebbe una posizione concorrenziale tale da offrire al governo la continua tentazione di ricorrere a pratiche arbitrarie ... Il ripetersi di tale situazione sarebbe svantaggioso per i consumatori italiani e nocivo alle relazioni commerciali italo-americane".

Petretti, già vice-governatore dell'Africa italiana, si rese autore di una imprevista apertura alle imprese anglosassoni: ""Fatta eccezione per qualche lavorazione in atto ... ogni ulteriore investigazione può essere lasciata…alla privata iniziativa ... L'attrezzatura industriale del petrolio, sorta e sviluppatasi rigogliosa ... in virtù segnatamente dell'alto contributo apportatoci dal capitale e dell'esperienza anglosassone, ha subito offese gravi dalle operazioni di guerra ... Confidiamo tuttavia che, con il concorso dei gruppi appartenenti ai paesi alleati, sia possibile risarcire le perdite non ancora esattamente valutabili, per riprendere, nello spirito della comprensione e dell'antica amicizia, l'attività che aveva associato, in un passato recente, le due gloriose bandiere"[18].

Il successivo 28 aprile la Commissione centrale per l'economia del Comitato di Liberazione Nazionale, il cui presidente era Cesare Merzagora, deliberò di affidare a Enrico Mattei la liquidazione dell'ente. La decisione seguiva altre analoghe decisioni per la liquidazione di enti parastatali, la nomina di Mattei a commissario straordinario fu proposta da Mario Ferrari Aggradi[19].

Il 12 maggio Mattei prese servizio come commissario con l'incarico di mettere in liquidazione l'AGIP e le sue attrezzature, che furono messe in vendita per 600 milioni di Lire, ma non trovarono compratori; lo stesso giorno una direttiva dei colonnelli Henderson e King impose che la distribuzione dei prodotti petroliferi anche nell'Italia settentrionale[20] fosse passata dall'Agip al Cip (Comitato Italiano Petroli), un ente degli Alleati.

Nell'ottobre 1945 l'Agip di Roma e quella di Milano furono unificate e Mattei divenne vicepresidente, fino al 1946 quando tornò consigliere. Convinto delle potenzialità di sviluppo della compagnia, Mattei invece di seguire le istruzioni impartitegli dal governo, convinto dai tecnici dell'AGIP che le scoperte di idrocarburi da tanto tempo ricercate, stavano per diventare certezza, non liquidò la società; anzi diede nuovo impulso alle perforazioni nella pianura padana e riuscì a riorganizzarla e a farla crescere sul mercato internazionale, aiutato in questo dalle sue conoscenze politiche (Mattei, ex partigiano cattolico divenne nel 1948 deputato della Democrazia Cristiana).

Impianto AGIP di Caviaga

Nel 1946 si ebbero scoperte di metano in quantità più che discreta, nel 1949 furono resi noti i grossi giacimenti di Caviaga e dintorni, infine avvenne la scoperta del più grosso campo petrolifero, in presenza del Ministro delle Finanze, Ezio Vanoni, e di un numeroso gruppo di giornalisti e fotografi a Cortemaggiore, vicino Piacenza; il nome della località divenne il nome del prodotto, usato poi in un importante slogan commerciale dell'Agip (SuperCortemaggiore, la potente benzina italiana). Dopo le elezioni del 1948, il 20 giugno Mattei tornò vicepresidente, con Marcello Boldrini presidente.

Anni cinquanta[modifica | modifica wikitesto]

L'Agip ebbe un'esclusiva per le prospezioni nella val Padana, che escludeva anche le società private italiane come Edison e Montecatini anch'esse attive nella ricerca di idrocarburi nel sottosuolo nazionale, e intorno a questa esclusiva nacque un contrasto con gli Stati Uniti, che propugnavano il libero mercato petrolifero.

Nel 1952, alla nascita dell'ENI, l'AGIP ne costituiva la struttura portante.

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Il primo marchio dell'AGIP, con la sigla inscritta in tre cerchi concentrici, venne depositato dalla SNOM (Società Nazionale Oli Minerali) presso la Camera di commercio di Milano alle ore 16 del 25 ottobre 1926 e contrassegnato sul Registro Generale con il n. 34207, al fine di contraddistinguere le proprie apparecchiature per la distribuzione di benzina, petrolio e oli minerali in genere.[21]

Alla nascita dell'ENI, nel 1953, la nuova società bandì un concorso, aperto a tutti gli italiani, per l'ideazione di un marchio per la nuova benzina Supercortemaggiore; il successo fu notevole, più di 4000 proposte vennero presentate alla commissione incaricata di decidere.

Alla fine risultò vincitore il "cane a sei zampe" ideato dall'artista Luigi Broggini (che però non ne ammise mai la paternità) e rifinito dal disegnatore Giuseppe Guzzi, che dal 1953 identifica la nuova benzina.[22]

Il logo definitivo rimase invariato al bozzetto originale eccetto per la testa del cane, inizialmente rivolta in avanti, poiché qualcuno obiettò che potesse incutere timore o spaventare; venne così girata all'indietro, in una posizione forse innaturale ma sicuramente dall'aspetto più familiare e rassicurante.

Secondo alcuni, esso sarebbe ispirato al fantastico drago Tarantasio, personaggio d'una leggenda lodigiana: quando fu scoperto il metano in quelle zone, infatti, si immaginò che l'animale, un tempo guardiano delle paludi e poi scomparso sotto terra dopo la loro bonifica, fosse riapparso in forma di gas.[23]

Il nuovo logo riscontrò i favori del pubblico oltre ogni più rosea aspettativa, tanto che dal 1962 il cane a sei zampe è ufficialmente il logo con cui identificare l'Eni, l'Agip e tutte le altre aziende del gruppo. In virtù di questa rinnovata immagine aziendale, nel 1968 il logo fu oggetto di un re-disegno da parte della Unimark di Bob Noorda[24].

In particolare, Noorda ridusse la lunghezza della figura del cane, modificò l'occhio rendendolo tondo e più piccolo e diminuì l'inclinazione complessiva da 7 a 5 gradi, per poter inserire il logo nella nuova palina da lui creata (un quadrato giallo con gli angoli smussati). Un ulteriore leggero accorciamento del cane a sei zampe avvenne nel gennaio 1998, sempre per mano di Bob Noorda, quando si trattò di dotare l'Eni (e di conseguenza anche l'Agip) di una nuova immagine aziendale in vista della trasformazione da ente pubblico a società per azioni

Il 29 novembre 2008, con il rinnovamento del proprio marchio, l'Eni ha incominciato a sostituire gradatamente nelle stazioni di servizio il marchio Agip con il proprio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La Nostra Storia
  2. ^ Si veda in proposito Matteo Pizzigallo, Alle origini della politica petrolifera italiana (1920-1925), Giuffrè, 1981.
  3. ^ Perfezionata il successivo 16 maggio.
  4. ^ a b Così ad esempio in Carlo Maria Lomartire, Mattei - Storia dell'italiano che sfidò i signori del petrolio, Mondadori, Milano, 2004
  5. ^ R.D.L. 2 novembre 1933, n. 1741, "Disciplina dell'importazione, della lavorazione, del deposito e della distribuzione degli oli minerali e dei carburanti" (convertito nella legge 8 febbraio 1934, n. 367 e dotato di regolamento di attuazione nel R.D. 20 luglio 1934, n. 1303)
  6. ^ van Dijk, J.P., Affinito, V., Atena, R., Caputi, A., Cestari, A., D'Elia, S., Giancipoli, N., Lanzellotti, M., Lazzari, M., Orioli, N., and Picone, S. (2013); Cento Anni di Ricerca Petrolifera - L'Alta Val d'Agri (Basilicata, Italia meridionale). Atti del 1º Congresso dell'Ordine dei Geologi di Basilicata, “Ricerca, Sviluppo ed Utilizzo delle Fonti Fossili: Il Ruolo del Geologo”, Potenza, 30 novembre – 2 dicembre 2012, pp. 29-76. https://www.researchgate.net/publication/268130832_Cento_Anni_di_Ricerca_Petrolifera_l%27alta_val_d%27Agri_Basilicata_Italia_meridionale
  7. ^ In Valdarno.
  8. ^ A Livorno ed a Bari.
  9. ^ E partecipata dalle Ferrovie dello Stato Italiane.
  10. ^ Scoperta del tutto casuale, Desio infatti cercava di trovare acqua.
  11. ^ editore Laterza, 1984, L'automobile italiana 1918-1943 di Alberto Bellucci, capitolo L'Italia fa da sé, pag.202, 204
  12. ^ Nico Perrone, Obiettivo Mattei.
  13. ^ Public Record Office, Londra, "Oil", 30 giugno 1946
  14. ^ 25 gennaio 1944
  15. ^ a b Lomartire, op.cit.
  16. ^ "Storia dell'Agip", Floriano Bodini, allegati a "Il Gazzettino"
  17. ^ Secondo altre fonti il 10 aprile.
  18. ^ Fonte: Archivi Fondazione Cipriani.
  19. ^ Il 16 giugno, dopo che Mattei si era già insediato, la nomina ebbe il gradimento di Charles Poletti, capo dell'amministrazione militare alleata
  20. ^ Già così accadeva al Sud.
  21. ^ CCIAA Milano, marchio di fabbrica n.34207
  22. ^ Il cane a sei zampe: il marchio di Eni tra grafica e letteratura | Eni, su eni.com, 25 giugno 2016. URL consultato il 4 aprile 2018 (archiviato dall'url originale il 25 giugno 2016).
  23. ^ Dal drago Tarantasio al «cane» di Mattei, in Corriere della Sera, 30 giugno 2002.
  24. ^ Eni - Il cane a sei zampe - Tempi moderni, eni.com. URL consultato l'11 settembre 2014 (archiviato dall'url originale il 20 dicembre 2011).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Nascita e trasformazione d'impresa. Storia dell'Agip Petroli, Il Mulino, 1993, ISBN 88-15-04217-2
  • Daniele Pozzi, Techno-Managerial Competences in Enrico Mattei's AGIP, in Business and Economic History On Line, disponibile in rete qui
  • Matteo Pizzigallo, L'Agip degli anni ruggenti (1926-1932), Giuffrè, 1984, ISBN 88-14-00274-6

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