Massimo Vignelli

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Massimo Vignelli nell'archivio del Vignelli Center for Design Studies Compasso d'Oro Premio Compasso d'oro nel 1964
Compasso d'Oro Premio Compasso d'oro nel 1998
(EN)

« The life of a designer is a life of fight against the ugliness. »

(IT)

« La vita del designer è una vita di lotta contro il brutto. »

(Massimo Vignelli nel documentario Helvetica di Gary Hustwit.)

Massimo Vignelli (Milano, 10 gennaio 1931New York, 27 maggio 2014[1]) è stato un designer italiano.

Nel corso della sua lunghissima carriera, sempre affiancato dalla moglie Lella, Massimo Vignelli si è occupato di svariati rami del design.

La sua produzione spazia dal graphic design (area nella quale sarà più prolifico), al prodotto fino alla progettazione di esibizioni, una linea di vestiti e diverse sedute per marchi importanti come Poltrona Frau, Knoll, Acerbis International, Heller e Poltronova. Vignelli ha curato l'immagine di svariate fra le più importanti aziende al mondo, fra le quali figurano American Airlines (identità progettata nel 1967 e rimasta in uso fino all'inizio del 2013[2]) Benetton, Ford, Knoll, Ducati. A partire dagli anni sessanta, inoltre, è stato uno dei principali artefici del rinnovamento della grafica internazionale, principalmente attraverso la diffusione della metodologia modernista con Unimark International[3].

Caratteristica del pensiero di Vignelli è il suo motto, "Design is One". Secondo Vignelli, infatti, la disciplina del design è una soltanto. Ogni settore necessita di competenze specifiche, ma se si è davvero in grado di progettare una cosa, allora si è in grado di progettare qualunque cosa.

Diverse opere di divulgazione pubblicate nei recenti anni hanno contribuito ad estendere l'influenza di Vignelli anche sulle nuove generazioni. Fra queste si ricordano i libri Vignelli: from A to Z (2007)[4], The Vignelli Canon (2009)[5], Unimark International: The design of business and the business of design (2009)[6], Lella and Massimo Vignelli: Two Lives, One Vision (2014)[7] e il documentario Design is One (2013) di Kathy Brew e Roberto Guerra.[8]

Assieme a Paul Rand, Saul Bass, Milton Glaser e Herb Lubalin è riconosciuto come uno dei più grandi maestri del graphic design della sua generazione.[9][10]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Massimo Vignelli nasce a Milano il 10 gennaio 1931. Superata un'infanzia difficile nella Milano provata dalla seconda guerra mondiale, inizia ad interessarsi dapprima di architettura e successivamente di disegno industriale. Nel 1949, a soli diciotto anni, il giovane Massimo partecipa al Congresso Internazionale di Architettura Moderna, che quell'anno si sarebbe svolto a Bergamo. Qui ha l'opportunità di conoscere i migliori architetti europei dell'epoca, esperienza che descriverà come «una festa, per un giovane fanatico com'ero all'epoca». Vignelli crescerà assieme a quella che diventerà la prossima generazione di grandi architetti: Vittorio Gregotti, Aldo Rossi, Gae Aulenti, Guido Cannella e molti altri.
Vignelli ha studiato architettura al Politecnico di Milano e all'Università IUAV di Venezia. Quando era ancora uno studente a Venezia, Paolo Venini, proprietario della Venini Glass, gli offrì l'opportunità di progettare alcune lampade in vetro soffiato. Le lampade che progettò durante questo periodo sono ora esposte in diversi musei e rappresentano una delle prime esperienze di Vignelli nel design, oltre ad alcuni dei suoi primi lavori riconosciuti. In questo stesso periodo Vignelli inizia ad occuparsi della progettazione grafica di giornali, libri e packaging, allontanandosi dall'architettura per avvicinarsi sempre di più al design.

(EN)

« At the same time I was designing newspapers, books, and packaging. I also designed a house for a client, but realized that, for me, the architectural process was too slow compared to the speed of the design process. By design I mean graphic design, product design, exhibition design, interior design, and furniture design. So I concentrated more on design, but always stayed close to architecture, which I have loved all my life. »

(IT)

« In quel periodo progettavo magazine, libri e packaging. Disegnai anche una casa per un cliente ma realizzai che, per me, il processo architetturale era troppo lento in confronto alla velocità del processo di progettazione. Per progettazione intendo progettazione grafica, di prodotto, di esibizioni, d'interni e di arredamenti. Così mi concentrai di più sul design, ma rimasi sempre vicino all'architettura, che ho amato per tutta la vita. »

(Massimo Vignelli, Vignelli: from A to Z.[11])

Nel 1957 si sposa con Lella ed insieme si spostano momentaneamente negli Stati Uniti, grazie ad una proposta di lavoro che Massimo ricevette da una società del Massachusetts. Tuttavia i prodotti che Vignelli progetta in questo periodo (forchette, coltelli e cucchiai) vengono rigettati dal dipartimento di marketing perché considerati troppo moderni. L'anno seguente l'IIT Institute of Design offre a Vignelli una cattedra part-time, così la coppia si trasferisce a Chicago.

Vignelli rimane a Chicago per due anni, durante i quali ha l'opportunità di conoscere importanti nomi dell'architettura internazionale, uno fra tutti Mies van der Rohe. Nel 1960 Vignelli è costretto a rientrare in Italia a causa della scadenza del suo visto. In questo periodo Vignelli riceve diversi incarichi da illustri compagnie come Olivetti, Pirelli e Xerox, Sansoni, ed altri editori. Vignelli descrive questi anni come gli anni nei quali il suo personale approccio al design iniziò a manifestarsi.

Unimark International[modifica | modifica wikitesto]

Nel frattempo i coniugi Vignelli danno vita, a Milano, al loro primo studio di design, dove lavoreranno fino al 1964. Alla fine del 1964, Vignelli si trasferisce definitivamente negli Stati Uniti. In questo periodo inizia a prendere forma l'idea di uno studio internazionale, idea che diverrà realtà sotto il nome di Unimark International, fondato dai soci: Massimo Vignelli, Ralph Eckerstrom, Bob Noorda, Jay Doblin, James Fogelman, Wally Gutches, e Larry Klein. Unimark crebbe in fretta e divenne presto uno degli studi di design più importanti al mondo, con sedi a Chicago, New York, Denver, Cleveland, Detroit, San Francisco, Milano, Londra, Copenaghen, Johannesburg e Melbourne. Vignelli si occupa del coordinamento dei diversi uffici, ed in questo periodo viaggia molto fra un paese e l'altro per gestire e dare delle linee guida alle varie sedi, in modo da stabilire un linguaggio comune. In questo periodo Vignelli guida la realizzazione di diversi progetti spesso erroneamente attribuiti a Vignelli Associates, fra cui i progetti di identità visiva per American Airlines (1967), Ford (1965) e la celebre segnaletica per la metropolitana di New York City (1966). Vignelli lascerà Unimark nel 1971, a seguito dei sempre più crescenti dissapori verso la condotta della società, sempre più improntata verso il marketing.[3]

Mappa della metropolitana di New York City[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1972 Vignelli realizza la celebre e controversa mappa della metropolitana di New York[12][13][14]. La mappa, che in origine doveva essere accompagnata da una mappa descrittiva[15], è un diagramma astratto della rete metropolitana, dove ogni linea è identificata da un colore diverso ed ogni fermata è identificata da un pallino. Le linee sono disposte secondo il criterio dei 45° e 90° gradi, tecnica messa in atto con successo per la prima volta nella pionieristica mappa della metropolitana di Londra realizzata nel 1933 da Henry Charles Beck. La mappa, radicalmente moderna rispetto alle tradizionali mappe in uso negli Stati Uniti, ricevette da subito reazioni miste che sono tutt'oggi oggetto di dibattito. Intesa da Vignelli come un diagramma che deve svolgere la funzione di indicare il percorso da un punto A ad un punto B senza una precisa relazione con la geografia, come la mappa di Beck, fu criticata da molti newyorkesi che, invece, trovarono disorientanti le incongruenze geografiche, in particolare la rappresentazione dell'area di Central Park come un quadrato. Per capire queste obiezioni è necessario sottolineare che se Londra è una città con un'urbanistica ancora largamente influenzata dall'epoca dei Romani, l'isola di Manhattan è invece basata su una griglia rigorosa che consente ad ogni cittadino di sapere sempre esattamente dove si trova e quanti isolati distano da lui ad un altro punto. La mappa subì diverse modifiche (dovute al continuo cambiamento della rete metropolitana) fino al 1979, anno in cui fu dismessa in favore di una mappa tradizionale realizzata dallo staff dell' MTA. La mappa è considerata da molti l'opus magnum di Vignelli ed è presente nelle collezioni di diversi musei, fra le quali la collezione permanente del Museum of Modern Art (MoMA) di New York.

« (…) «La mappa – commenteranno Renato Giovannoli e Isabella Pezzini[16] – è più vicina ad a una struttura formale (topologica) che a un’immagine del territorio. Costituita soltanto da punti e da linee non fa uso di criteri metrici, non richiede una coerenza della scala. Le direzioni sono ridotte a una rosa dei venti primitiva: due coppie di perpendicolari sovrapposte in modo da formare angoli di 45°. Questo sistema non ha più bisogno che di un’astratta toponomastica per i suoi punti e di una policromia distintiva per le sue linee». Abbastanza sconsolante è constatare, come fanno Giovannoli e Pezzini, che la pianta fu, nel 1979, sostituita con una di impianto tradizionale, più aderente al disegno urbano e all’andamento viario della città sovrastante, ma anche alle abitudini degli utenti. «L’esibizione non umanista della forma logica è uno scandalo che deve essere cancellato.»[17] »
« Basta con quel complicato groviglio di linee ferroviarie geograficamente accurate. Basta con quegli angoli arbitrari. Al loro posto, le linee ferroviarie sono disposte solo a 45 e 90 gradi. Ogni linea è rappresentata da un colore. Ogni fermata è rappresentata da un punto. Cosa potrebbe essere più semplice? Il risultato è una soluzione di design di straordinaria bellezza. Eppure ebbe presto dei problemi. [...]

E fu così che nel 1979, la mappa Vignelli fu sostituita da una mappa convenzionale, meno elegante e più geograficamente accurata, che persiste tutt'oggi in una forma riveduta. Mi ricordo di una presentazione presso il Museo Cooper-Hewitt durante la quale Wilburn Bonnell descrisse questa decisione come l'equivalente del graphic design della demolizione del complesso residenziale Pruitt-Igoe: impraticabile, elitario Modernismo che soccombe alle pratiche, difettose imperfezioni della vita quotidiana.[18] »

(Michael Bierut)

La mappa è particolarmente apprezzata da molti designer grazie all'estrema purezza formale e chiarezza dell'informazione che deriva dal suo spazio astratto e dal brillante uso della geometria. Fra gli svariati apprezzamenti, nel 2004 Michal Bierut ne scrisse un'eloquente omaggio sul Design Observer, Nordstrom creò un vestito basato su di essa, e Alexander Cheng, un direttore d'orchestra, la trasformò in uno strumento a corde interattivo.[19] Nel 2008, il vice direttore di Vanity Fair (allora staffer di Vogue Uomo) commissionò a Vignelli un'edizione aggiornata della mappa, sulla quale Vignelli lavorò a fondo con il suo staff per correggere ogni precedente difetto.[20][21] La mappa è stata successivamente tradotta in una versione digitale che ha dato vita all'applicazione ufficiale per dispositivi mobili The Weekender, realizzata dalla Metropolitan Transit Autority, l'ente che nel 1979 sostituì la mappa di Vignelli con quella tradizionale tuttora in uso. L'applicazione si aggiorna tramite internet e permette di conoscere in tempo reale eventuali variazioni o disguidi sulle varie linee metropolitane, oltre ad accompagnare la mappa con delle indicazioni verbali, com'era intenzione di Vignelli sin dal 1972.[15] Nel 2013, un team di ricercatori dell'MIT guidato dalla dottoressa Ruth Rosenholtz ha progettato un modello computerizzato capace di determinare come le persone comprendano una mappa a prima vista, attraverso l'uso di mongrels che simulano il modo in cui il cervello processa l'immagine e la rimanda all'occhio. Mentre la mappa tradizionale oggi in uso diventa un impasto visivo di impossibile lettura, la mappa del 2008 di Vignelli e il suo staff rimane praticamente identica, confermando l'intuizione alla base dell'idea originale.[22]

L'intera storia della mappa della metropolitana di New York è dettagliatamente documentata nel libro Vignelli Transit Maps di Peter B. Lloyd e Mark Ovenden, edito da RIT Press[23].

Vignelli Associates[modifica | modifica wikitesto]

Dopo cinque anni, Vignelli lascia Unimark e nel 1971, assieme alla moglie Lella, fonda a New York la Vignelli Associates. Da allora Vignelli ha lavorato ad una grande quantità di progetti per importanti industrie statunitensi (ad esempio Knoll, cliente principale della Vignelli Associates, e IBM) ed europee (ad esempio Benetton, Ducati, Poltrona Frau, Artemide).

Dagli anni 80 agli anni 2000 Vignelli è stato coinvolto in progetti che spaziano dagli USA all'Europa, dal Sud America fino al Giappone, progetti di ogni tipo, da libri a packaging fino all'identità visuale di un'intera compagnia ferroviaria inglese e la segnaletica per le ferrovie Italiane. Nel 1989 ha curato totalmente l'immagine del TG2 della Rai, dall'identità visuale fino agli studi e agli arredamenti presenti in essi. Ha inoltre curato diverse esposizioni ed importanti mostre riguardanti il suo lavoro, in Italia, Russia, Finlandia, Danimarca, Inghilterra, Spagna, Germania, Cecoslovacchia, Francia e Stati Uniti e Canada.

Nel 2000 sposta la sede della Vignelli Associates nella sua abitazione a New York, dove continua a lavorare a diversi progetti accompagnato dalla moglie Lella.

Nel 2010, in collaborazione con il Rochester Institute of Technology, nasce il Vignelli Center for Design Studies, dove è stato possibile assistere a workshop sul graphic design tenuti da Vignelli stesso fino al 2013, oltre che ammirare una esposizione del lavoro del maestro.

È stato presidente dell'AGI (Alliance Graphique Internationale), presidente dell'AIGA (American Institute of Graphic Art), vicepresidente dell'Architectural League di New York, membro dell'IDSA (Industrial Designers Society of America).

Malato da tempo, muore nel suo appartamento di New York il 27 maggio 2014 all'età di 83 anni.[1]

Premi e riconoscimenti (parziale)[modifica | modifica wikitesto]

  • 1964 - Gran Premio Triennale di Milano.
  • 1964 - Premio Compasso d'oro dell'ADI (Associazione Disegno Industriale).
  • 1973 - Industrial Arts Medal dell'AIA (American Institute of Architects).
  • 1982 - Annoverato nella New York Art Directors Club Hall of Fame.
  • 1982 - Laurea honoris causa in Belle Arti da parte della Parsons School of Design di New York.
  • 1983 - Gold Medal dell'AIGA (American Institute of Graphic Art).
  • 1985 - Primo Presidential Design Award, conferitogli da Ronald Reagan per il National Park Service Publications Program.
  • 1987 - Laurea honoris causa in Belle Arti da parte del Pratt Institute di New York.
  • 1988 - Annoverato nella Interior Design Hall of Fame.
  • 1988 - Laurea honoris causa in Belle Arti da parte della Rhode Island School of Design.
  • 1991 - National Arts Club Gold Medal for Design.
  • 1992 - Interior Product Designers Fellowship of Excellence.
  • 1993 - New York State Governor's Award for Excellence.
  • 1994 - Laurea honoris causa in Architettura da parte dell'Università di Venezia.
  • 1994 - Laurea honoris causa in Belle Arti da parte della Corcoran School of Art di Washington D.C.
  • 1995 - Brooklyn Museum Design Award for Lifetime Achievement.
  • 1996 - Honorary Royal Designer for Industry Award da parte della Royal Society of Arts di Londra.
  • 1998 - Premio Compasso d'oro dell'ADI (Associazione Disegno Industriale).
  • 2000 - Laurea honoris causa in Belle Arti da parte dell'Art Center College of Design di Pasadena in California.
  • 2002 - Laurea honoris causa in Belle Arti da parte del Rochester Institute of Technology di Rochester, New York.
  • 2003 - National Lifetime Achievement Award da parte del National Museum of Design di Cooper-Hewitt, New York.
  • 2004 - Visionary Award da parte del Museum of Art and Design di New York.
  • 2005 - Architecture Award da parte dell'American Academy of Arts and Letters di New York.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) Michael Bierut, Massimo Vignelli, 1931-2014, Design Observer, 27 maggio 2014. URL consultato il 28 maggio 2014 (archiviato il 27 maggio 2014).
  2. ^ Il Post, ilpost.it, 2013, http://www.ilpost.it/2013/01/17/nuovo-logo-american-airlines/ .
  3. ^ a b Jan Conradi, Unimark International: The Design of Business and the Business Design.
  4. ^ Vignelli from A to Z su Amazon, amazon.com.
  5. ^ Lars Müller Editore, The Vignelli Canon, lars-mueller-publishers.com.
  6. ^ Unimark International: The Design of Business and the Business Design su Amazon, amazon.com.
  7. ^ Lella and Massimo Vignelli: Two Lives, One Vision su RIT Press, ritpress.rit.edu.
  8. ^ Design Is One Film, designisonefilm.com.
  9. ^ Most influential graphic designers of the past 50 years, gdusa.com.
  10. ^ Christopher Mount, Anna Gerber, Graphic Design: The 50 Most Influential Graphic Designers in the World, A&C Black Publishers, 2010.
  11. ^ Vignelli, 2007
  12. ^ (EN) Michaerl Beirut, Mr. Vignelli's Map, Designer Observer, 14 settembre 2010. URL consultato il 28 maggio 2014.
  13. ^ Filmato audio(EN) Massimo Vignelli explains his 1972 NYC Subway Map, HelveticaFilm.com. URL consultato il 28 maggio 2014.
  14. ^  Mappa della metropolitana di New York. URL consultato il 28 maggio 2014 L'immagine è stata tratta da: nycsubway.org
  15. ^ a b Peter B. Lloyd, Vignelli Transit Maps, Rochester, New York, RIT Press, 2012, pp. 56-58.
  16. ^ Renato Giovannoli, Isabella Pezzini, La rete profonda, in: Il campo della grafica italiana, a cura di Pierluigi Cerri, Milano, Rassegna, Electa, 1981
  17. ^ Andrea Rauch, Il rigore creativo di Massimo Vignelli, in: Graphic Design, Milano, Guide Cultura Mondadori, 2006, pp. 174-176
  18. ^ http://designobserver.com/feature/mr-vignellis-map/2647
  19. ^ The Vignelli Subway Map Goes Digital, newyorker.com.
  20. ^ nytimes.com, http://www.nytimes.com/2014/05/29/garden/massimo-vignelli-a-master-in-the-grammar-of-design.html .
  21. ^ tmagazine.blogs.nytimes.com, http://tmagazine.blogs.nytimes.com/2011/09/16/ahead-of-its-time-an-icon-goes-digital/ .
  22. ^ Eric Jaffe, The Science Of A Great Subway Map, fastcodesign.com.
  23. ^ Vignelli Transit Maps su Amazon, amazon.com, http://www.amazon.com/Vignelli-Transit-Maps-Peter-Lloyd/dp/1933360623 .

Bibliografia Parziale[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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