Benetton (azienda)

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Benetton Group
Logo
Stato Italia Italia
Forma societaria Società a responsabilità limitata
ISIN IT0003106777
Fondazione 1965
Fondata da Benetton
Sede principale Ponzano Veneto
Persone chiave
  • Luciano Benetton, Fondatore
  • Francesco Gori, Presidente Esecutivo
  • Tommaso Brusò, Chief Operating Officer
Settore Moda
Prodotti Abbigliamento, accessori e calzature
Fatturato Red Arrow Down.svg 1.380 milioni di (2016)
Dipendenti 7.500 (2016)
Sito web

Benetton Group (pronuncia Benettón, /benetˈton/)[1] è un'azienda trevigiana fondata nel 1965 da Luciano, Gilberto, Giuliana e Carlo Benetton, che si occupa di moda. L'azienda ha una rete di circa 5.000 negozi presenti nei principali mercati.

Il gruppo deve la sua notorietà, oltre che ai suoi prodotti, anche al suo stile di comunicazione, sviluppato a Fabrica, centro di ricerca sulla comunicazione di Benetton Group.

Il Gruppo Benetton fa capo alla società finanziaria della famiglia Benetton, Edizione srl che detiene il 67% delle azioni[2].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'azienda è stata fondata nel 1965 a Ponzano Veneto, in provincia di Treviso, da Luciano, Gilberto, Giuliana e Carlo Benetton. Nello stesso anno viene inaugurato il primo negozio a Belluno. Nel 1969 viene inaugurato il primo negozio all'estero, a Parigi e nel 1972 lancia il marchio "Jean's West" (1972).

Alla fine degli anni settanta, l'azienda esporta il 60% della produzione. Nel 1974 Sisley entra nel portafoglio dei marchi del Gruppo. Il primo negozio a New York viene inaugurato nel 1980, in Madison Avenue. Segue il primo negozio a Tokyo (1982).

Il Gruppo entra nella Formula 1 sponsorizzando la squadra Tyrrell. Tre anni dopo si costituisce il team Benetton Formula Limited, dopo l'acquisizione della Toleman. La squadra viene acquisita nel 2000 dalla Renault.

Nel 1985 la pubblicità dell'azienda conquista il Grand Prix de la Publicité Presse Magazine e il Grand Prix de la Communication Pubblicitaire.

Tra il 1986 e il 1989 il Gruppo si quota alle borse di Milano, Francoforte e New York.

Nel 1987 nasce la Fondazione Benetton Studi Ricerche e viene istituito il Premio Internazionale Carlo Scarpa.

Nasce nel 1991 la rivista Colors, fondata da Luciano Benetton e Oliviero Toscani, venduta in una quarantina di paesi e scritta in 4 lingue diverse.

Nel 1994 nasce "Fabrica", il centro di ricerca sulla comunicazione di Benetton Group.

Nel 2003 la famiglia Benetton fa un passo indietro dalla gestione e lascia spazio ai manager.

Nel 2006 Benetton celebra i suoi 40 anni a Parigi, presso il Centre Pompidou con la mostra Fabrica: Les Yeux Ouverts.

Nel maggio 2012 è stata delistata dalla Borsa di Milano, tornando sotto controllo privato.[3]

Nel maggio 2013, a dieci anni esatti dall’annuncio di Luciano Benetton («Passo indietro della famiglia, più potere ai manager») si completa il passaggio generazionale nella Benetton Group. Nel consiglio di amministrazione dell’ammiraglia del gruppo i quattro fratelli Luciano, Giuliana, Gilberto e Carlo Benetton lasciano il posto ai rispettivi figli Alessandro (già da alcuni anni presente nel consiglio d'amministrazione e dall'aprile 2012 presidente di Benetton Group), Franca Bertagnin, Sabrina e Christian Benetton.

Nel maggio 2014 Alessandro Benetton lascia la presidenza della società e a novembre 2016 esce anche dal consiglio di amministrazione per divergenze strategiche con la famiglia.[4]. Alla presidenza viene nominato Francesco Gori, proveniente dalla Pirelli, mentre nel maggio 2017 a Tommaso Brusò viene conferito l'incarico di chief operating officer.[5]

Agli inizi del 2015 viene avviato, con una serie di scorpori e scissioni, il programma triennale che prevede l'organizzazione di Benetton Group in tre realtà distinte: una focalizzata direttamente sui vari marchi (Benetton Group), una manifatturiera (di nome Olimpias) e una per la gestione immobiliare (Schematrentanove).

Marchi[modifica | modifica wikitesto]

I marchi di Benetton Group sono: United Colors of Benetton e Sisley.

Sede[modifica | modifica wikitesto]

Villa Minelli.

La sede centrale di Benetton Group è Villa Minelli, situata a Ponzano Veneto, in provincia di Treviso. Villa Minelli è un complesso di edifici del XVI secolo di grande interesse storico e culturale.

È stata acquistata da Benetton Group nel 1969 che ne ha poi affidato il restauro e la modernizzazione agli architetti Afra e Tobia Scarpa. I lavori di adeguamento e sistemazione hanno richiesto complessivamente più di quindici anni. Dalla metà degli anni ottanta, Villa Minelli è diventata la sede del Gruppo ed il centro operativo di tutte le sue funzioni strategiche.

Fabrica[modifica | modifica wikitesto]

Fabrica è il centro di ricerca sulla comunicazione finanziato dal Gruppo Benetton, nato nel 1994 su iniziativa di Luciano Benetton e Oliviero Toscani dal patrimonio culturale del Gruppo. Ha sede presso Villa Pastega Manera a Catena di Villorba, in provincia di Treviso, nel complesso restaurato ed ampliato da Tadao Ando.

Nel quadro delle attività di Fabrica rientra anche la pubblicazione di Colors, il magazine finanziato dal Gruppo Benetton in tre edizioni bilingue – inglese più italiano, francese e spagnolo.

Critiche[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la Guida al vestire critico, Centro nuovo modello di sviluppo, 2006, Edizione missionaria italiana «Benetton ottiene parte dei suoi prodotti da terzisti localizzati in Cina, paese che vieta ogni libertà sindacale». La stessa fonte riporta che il 16 aprile 2003 si è concluso il processo promosso da Benetton contro Riccardo Orizio, giornalista del Corriere della Sera che aveva pubblicato un servizio sulla presenza di lavoro minorile alla Bermuda e alla Gorkem Spor Giyim, due fabbriche turche che producevano abbigliamento a marchi Benetton. Il tribunale ha condannato Orizio a 800 euro di multa perché ha sbagliato nell'"affermare in modo perentorio che in una di queste aziende venissero prodotti capi con il marchio made in Italy per conto dell'azienda italiana"[6]. Il Tribunale di Milano ha accertato che Benetton non aveva alcuna conoscenza del fenomeno denunciato da Orizio e che non era mai stato coinvolto in questo supposto sfruttamento.

La società Benetton ha acquisito nel 2003, mediante Edizione Holding, The Argentine Southern Land Company Limited una compagnia in origine inglese, dal 1982 argentina, che aveva la proprietà di circa 900.000 ettari di Patagonia Argentina. Parte di questa terra è rivendicata dal popolo Mapuche, costretto a vivere in una striscia di territorio sovraffollato ed a diventare spesso manodopera a basso costo.[7] Su questo tema si è aperto un ampio dibattito con posizioni molto differenti.[8][9] Benetton, involontariamente coinvolta nella vicenda, ha donato, nel luglio 2006, al governo della provincia argentina del Chubut, 7.500 ettari di terra. Il rifiuto da parte governatore del Chubut dell'offerta ha rappresentato una pesante battuta d'arresto nel processo di dialogo nello storico contenzioso tra il popolo Mapuche e lo Stato argentino.

Nel 2011 la campagna UNHATE si è basata su una serie di fotomontaggi ad opera di Erik Ravelo in cui vari potenti della terra si scambiano baci in bocca. La foto che ritraeva un bacio tra Papa Benedetto XVI e un Imam, ha scatenato una polemica molto forte[10].

Nel 2013 a Dacca in Bangladesh avviene il Crollo del Rana Plaza di Savar dove, secondo alcune fonti, avrebbe avuto sede una delle fabbriche tessili a cui la Benetton appalta i suoi lavori e dove sono morti almeno 381 operai[11]. L'associazione Campagna Abiti Puliti ha accusato Benetton di non controllare le condizioni di sicurezza delle aziende cui affida la gestione dei loro prodotti[12].

Benetton e sport[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1978 l'azienda entra nel mondo dello sport sponsorizzando, e successivamente acquistando, la formazione di rugby di Treviso, che cambia il nome in Benetton Rugby Treviso. Nel 1981 la sponsorizzazione a marchio Benetton e il successivo acquisto si estende anche alla formazione cittadina di basket, la Pallacanestro Treviso, a cui farà seguito nel 1987 la costituzione di una società di pallavolo, il Volley Treviso, sponsorizzato attraverso il marchio Sisley. Nel 2011 Gilberto Benetton comunica l'intenzione della famiglia di limitare l'impegno nello sport al solo rugby e ai settori giovanili, abbandonando dall'anno successivo le formazioni professionistiche di basket e pallavolo[13], vincitrici negli anni di diversi titoli italiani ed internazionali.

Nel 1982 la famiglia Benetton realizza in località San Lazzaro, alla periferia di Treviso, il complesso sportivo La Ghirada-Città dello Sport, mentre l'anno successivo costruisce il Palaverde a Villorba, sede di gioco delle formazioni di basket e pallavolo che, a partire dal 1988, viene gestito con la stessa Ghirada dalla Verde Sport[14], società del gruppo che si occupa di diffondere la cultura dello sport. Nel 1995 Verde Sport realizza l'Asolo Golf Club di Cavaso del Tomba.[15]

Formula 1[modifica | modifica wikitesto]

La Benetton ha avuto una importante presenza anche in Formula 1. Dapprima come marchio pubblicitario per la Tyrrell, poi la Toleman. L'azienda trevigiana, decide, nel 1985, di diventare costruttore a tutti gli effetti, così acquisisce la Toleman e, di conseguenza la Spirit, dalla quale la stessa Toleman si era assicurata la fornitura di gomme Pirelli. Nel 1986 nasce la Benetton Formula Limited, conosciuta anche come Benetton Formula. Corre con la licenza britannica dal 1986 al 1995 e con l'italiana dal 1996 fino al 2001.

Ottiene svariati successi negli anni successivi fino al 1994, quando con Michael Schumacher alla guida, ottiene anche il titolo Mondiale Piloti, bissato l'anno successivo, insieme al titolo costruttori.

Dopo il passaggio di Schumacher alla Ferrari per il 1996, la Benetton affronta altre 2 stagioni su buoni livelli, 1996 e 1997, dove, in quest'ultima stagione, conquista un successo in Germania con Gerhard Berger, sarà l'ultimo della sua storia. Con i cambi regolamentari del 1998, la squadra sembra trovarsi un po' in difficoltà e nella stagioni successive, fatica a trovare prestazione e nel 2000, viene acquistata dalla Renault. L'ultimo campionato sotto il nome Benetton è nel 2001, poi, dall'anno successivo, la squadra si chiama Renault F1.

La Benetton lascia, dunque, con 2 mondiali piloti e 1 costruttori conquistati.

Nel 2009, in un'intervista, fu chiesto ad Alessandro Benetton se l'azienda avesse mai avuto intenzione di tornare in Formula 1, ma lui rispose che, oramai, per via dei regolamenti in vigore, questo era un capitolo chiuso.[16].

Note[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]