Borsa di Francoforte

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Coordinate: 50°06′55″N 8°40′40″E / 50.115278°N 8.677778°E50.115278; 8.677778

La Borsa valori di Francoforte

La Borsa di Francoforte (Frankfurter Wertpapierbörse) è una borsa valori, situata a Francoforte sul Meno in Germania, definita come mercato secondario ufficiale, destinato alla negoziazione esclusiva delle azioni e valori convertibili o diritti di acquisizione o sottoscrizione. La borsa è il più grande mercato di scambio della Germania: 85% degli scambi tedeschi ed il 35% di quelli europei. Davanti alla borsa ci sono le due celebri statue dell'orso e del toro a simboleggiare la discesa e la salita dei corsi azionarii.

L'indice di riferimento principale è il DAX; vi sono poi altri indici, come DAXplus, CDAX, DivDAX, LDAX, MDAX, SDAX, TecDAX, VDAX ed EuroStoxx 50.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Borsa antica, ca. 1845
Interni della Borsa antica, ca.1845

La sua fondazione risale al 1896, in un periodo storico caratterizzato da forti legami tra industrie e banche, che condividevano molti rappresentanti nei rispettivi consigli di amministrazione, da un grande impulso al sistema economico tedesco sospinto dalla guerra vinta contro la Francia, dall'avvento del Reich e dall'istituzione del marco tedesco.[1]

Sin dai primi anni la Borsa di Francoforte si indirizza ad un'attività di finanziamento delle ferrovie, parallelamente alla gestione del debito pubblico e alle obbligazioni estere ed evidenzia la propensione per cartelli, trust e combinazioni. Inoltre le imprese tedesche prediligono, già nell'Ottocento l'integrazione verticale, quindi l'accorpamento dell'azienda produttrice di materie prime con quella che le vende.

Per un periodo molto lungo il mercato tedesco si è dimostrato restio alle innovazioni e alle ristrutturazioni e solamente verso la fine degli anni ottanta del Novecento sono state introdotte riforme legislative per non perdere colpi con la concorrenza inglese e francese. Ad esempio il collocamento dei Titoli di Stato è stato inserito solamente dal 1990.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Loretta Bruschini Vincenzini, Storia della Borsa, Ten, Newton, Roma, 1998, pag.53-55

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