Charles Poletti
| Charles Poletti | |
|---|---|
| 46º Governatore di New York | |
| Durata mandato | 3 dicembre 1942 – 31 dicembre 1942 |
| Predecessore | Herbert H. Lehman |
| Successore | Thomas E. Dewey |
| Commissario affari civili AMGOT di Palermo | |
| Durata mandato | 22 luglio 1943 – 27 settembre 1943 |
| Predecessore | Alberto Monroy (regio commissario) |
| Successore | Lucio Tasca (sindaco) |
| Dati generali | |
| Partito politico | Democratico |
| Professione | Avvocato/Politico |
| Firma | |
Charles Poletti (Barre, 2 luglio 1903 – Marco Island, 8 agosto 2002) è stato un militare e politico statunitense; fu vice governatore di New York nel 1942. Per un mese ricoprì la carica di governatore[1].
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]
Charles Poletti nacque a Barre, nel Vermont, il 2 luglio 1903, figlio di Dino Poletti, un immigrato italiano originario di Pogno in provincia di Novara[2] e di Carolina Gervasini, anch'ella italiana, originaria della città di Varese. Dal 1º gennaio 1939 al 2 dicembre 1942 fu vice governatore (eletto per i democratici) dello Stato di New York.
Fu la prima persona di ascendenza interamente italiana a ricoprire la carica di Governatore, quando il governatore Lehman si dimise per accettare la carica di direttore delle operazioni di soccorso all'estero per il Dipartimento di Stato e lui subentrò. Restò governatore fino al 31 dello stesso mese. Dopo aver lasciato l'ufficio, Poletti fu nominato assistente speciale del Segretario alla Guerra Henry L. Stimson. In questa posizione, Poletti lavorò per favorire l'integrazione razziale tra i militari americani.
Con il grado di Tenente colonnello fu inviato in Italia nel luglio 1943 al seguito delle truppe di occupazione e, per la sua esperienza amministrativa, fu capo degli Affari Civili della VII armata americana. In quell'incarico fu preferito a Fiorello La Guardia[3]. Inizialmente assegnato alla ricostruzione dell'amministrazione civile della città di Palermo, per l'amministrazione militare alleata[4] guidata dal maggior generale inglese Francis Rennell Rodd, fu il responsabile civile della Sicilia (Region I), fino al febbraio 1944 di Napoli e della Region III, poi di Roma e infine di Milano, dove il 30 aprile 1945 assunse la carica di governatore della Lombardia[5]. Il 13 dicembre 1943 fu insignito, dall'università di Palermo, della laurea honoris causa in scienze politiche, in riconoscimento del lavoro svolto[6].
Lasciato col grado di colonnello l'esercito al termine della seconda guerra mondiale, entrò in uno studio legale di Manhattan, dal 1955 al 1960 guidò l'autorità per l'energia dello Stato di New York e, dal 1960 al 1965, fu responsabile per le esposizioni estere dell'Esposizione universale del 1964 di New York[7]. Morì nel 2002 all'età di 99 anni; al momento della morte era l'ex governatore statunitense più longevo[7]. È sepolto nel cimitero di Calkins ad Elizabethtown (New York).
Controversie
[modifica | modifica wikitesto]Nel 1950 i giornalisti Vito Sansone e Gastone Ingrascì dichiararono che nella primavera del 1943 Poletti arrivò clandestinamente in Sicilia per preparare lo sbarco alleato e, a tale scopo, prese contatti con alcuni nobili siciliani, tra i quali don Lucio Tasca Bordonaro (poi nominato sindaco di Palermo dallo stesso Poletti), la duchessa di Cesarò ed altri[8]. La circostanza, riportata pure dalla relazione conclusiva della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia firmata dal senatore Luigi Carraro nel 1976[9], è tuttavia smentita dagli storici.[10]
Secondo le ricostruzioni di diversi storici e giornalisti (Vito Sansone e Gastone Ingrascì[8], Filippo Gaja[11], Franco Grasso, Michele Pantaleone[12], Orazio Barrese[13], Salvatore Francesco Romano[14], Giuseppe Carlo Marino[15]), Poletti favorì sfacciatamente il Movimento Indipendentista Siciliano (M.I.S.) durante il suo mandato di direttore degli Affari Civili dell'AMGOT[12][13]. Nella Sicilia liberata, il 90% dei 352 sindaci nominati da Poletti provenivano dalle file del separatismo o della mafia (un caso emblematico fu quello del noto boss mafioso e leader separatista Calogero Vizzini, nominato sindaco di Villalba nel 1943)[11]. Il generale inglese Francis Rennell Rodd, comandante in capo dell'Amgot, commentò così le nomine dei sindaci siciliani avvenute dopo lo sbarco alleato: "La maggioranza dei comuni era lacerata da gelosie personali e faide ed aveva enormi difficoltà a proporre dei nomi. Di fronte al popolo che tumultuava perché fossero rimossi i podestà fascisti, molti dei miei ufficiali caddero nella trappola di scegliere in sostituzione i primi nomi che venivano proposti oppure seguire il consiglio d'interpreti che si erano accodati loro e che avevano imparato un po' d'inglese durante qualche loro soggiorno negli Stati Uniti. I risultati non erano sempre felici, le scelte finivano per cadere in molti casi sul locale boss mafioso o su un uomo-ombra il quale in uno o due casi era cresciuto in ambienti di gangster americani. Tutto ciò che poteva essere detto di questi uomini era che essi erano tanto antifascisti quanto indesiderabili da ogni altro punto di vista".[16]
Come riporta lo scrittore britannico Norman Lewis (che era al seguito delle truppe alleate durante la campagna d'Italia)[17], Poletti scelse come aiutante e interprete Vito Genovese, boss mafioso italo-americano ricercato negli Stati Uniti per omicidio; fu infatti durante l'occupazione alleata a Napoli che Genovese prosperò con il mercato nero di generi alimentari e medicinali, grazie anche all'appoggio e alla corruzione delle autorità militari alleate[18]. Un agente della divisione investigativa dell'U.S. Army, il sergente Orange C. Dickey, testimoniò davanti al procuratore distrettuale di New York che la sua richiesta di estradare Genovese negli Stati Uniti nell'estate del 1944 incontrò le resistenze di Poletti e dei vertici del comando militare alleato, corrotti dallo stesso Genovese con bustarelle, prostitute e regali[14][19][20][21]. Nelle sue memorie, il boss mafioso italo-americano Charles "Lucky" Luciano descrisse Poletti come "un nostro buon amico".[22]
Poletti ha sempre affermato di non aver avuto alcun legame con Genovese, Luciano, la mafia o il mercato nero[23][24] e, in un'intervista del 1993 per la BBC TV, dichiarò: "Non abbiamo avuto alcun problema con la mafia. Nessuno ne ha mai sentito parlare. Mentre eravamo lì, nessuno ne ha mai sentito parlare. Nessuno ne ha mai parlato"[25]. Lo storico Francesco Barbagallo supportò la non esistenza di prove circa i presunti legami tra Genovese e Poletti durante il governo dell'Amgot a Napoli.[26]
Nei media
[modifica | modifica wikitesto]La figura del colonnello Charles Poletti, con riferimento al periodo in cui fu direttore degli Affari Civili dell'Amgot a Napoli nel 1944, compare nel film Lucky Luciano (1973), diretto da Francesco Rosi, dove è interpretato dall'attore Vincent Gardenia.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Scompare a 99 anni Charles Poletti Aiutò la ricostruzione dell'Italia, su archiviostorico.corriere.it.
- ↑ Newsletter article, Eleonora Duse Fellowship, Italy America Society News Bulletin, Number 34 (May, 1924), page 6
- ↑ Giovanni Di Capua, Il biennio cruciale (luglio 1943-giugno 1945): l'Italia di Charles Poletti, Cit. pagina 55
- ↑ Alfio Caruso, Arrivano i nostri, Longanesi, 2006, pagine 112-114
- ↑ Giovanni Di Capua, Il biennio cruciale (luglio 1943-giugno 1945): l'Italia di Charles Poletti, Rubbettino, 2005, pagina 380
- ↑ Di Capua, cit. Pagina 316
- 1 2 nytimes.com, https://www.nytimes.com/2002/08/10/nyregion/charles-poletti-dies-at-99-aided-war-ravaged-italy.html.
- 1 2 Vito Sansone e Gastone Ingrascì, Sei anni di banditismo in Sicilia, Milano, Le Edizioni Sociali, 1950.
- ↑ Sen. Luigi Carraro, Capitolo I. La genesi della mafia (PDF), in Relazione conclusiva della Commissione Parlamentare Antimafia- VI LEGISLATURA.
- ↑ Lucio Tasca, il sindaco che sognava il separatismo - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 30 aprile 2022.
- 1 2 Filippo Gaia, L’esercito della lupara, Area, Milano 1962, Maquis, Milano 1990.
- 1 2 Michele Pantaleone, Mafia e politica: 1943-1962, Torino, Einaudi, 1962.
- 1 2 Barrese Orazio, D’Agostino Giacinta, La guerra dei sette anni. Dossier sul bandito Giuliano, Rubbettino, Soveria Mannelli 1997.
- 1 2 Salvatore Francesco Romano, Storia della mafia, Milano, SugarCo, 1963; Milano, Mondadori, 1966.
- ↑ Giuseppe Carlo Marino, Storia della Mafia, Newton & Compton, 1998, ISBN 888183720X.
- ↑ Vecchie storie di mafia e Dc - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it, 23 novembre 1999. URL consultato il 2 novembre 2025.
- ↑ Norman Lewis, Napoli '44, traduzione di Matteo Codignola, 3ª ed., Milano, Adelphi, 1993, ISBN 88-459-0981-6.
- ↑ Peter Tompkins, L'altra Resistenza. Servizi segreti, partigiani e guerra di liberazione nel racconto di un protagonista, 2009, Il Saggiatore, pagina 40
- ↑ Ed Reid, La mafia. Dalle origini ai nostri giorni, prefazione di Piero Calamandrei, Milano, Parenti, 1956.
- ↑ (EN) Genovese Invokes the Fifth 150 Times in Mafia Study; GENOVESE BALKS AT MAFIA INQUIRY (Published 1958), 3 luglio 1958. URL consultato il 2 novembre 2025.
- ↑ Dick Stewart, Una dose di barbiturici evitò a don Vito di "friggere" sulla sedia (PDF), in L'Unità, 13 luglio 1958.
- ↑ Martin Gosch e Richard Hammer, L'ultimo testamento di Lucky Luciano, Milano, Sperling & Kupfer, 1975, pag. 284.
- ↑ (EN) Genovese Link Denied; Poletti Says He Did Not Have Gangster as Interpreter, in The New York Times, 2 dicembre 1952, ISSN 0362-4331. URL consultato il 17 aprile 2025.
- ↑ Roberto Olla, Padrini. Alla ricerca del DNA di Cosa Nostra, Milano, Mondadori, 2003, ISBN 88-04-51428-0.
- ↑ Tim Newark, Fighting the Mafia in World War Two, 2007, pag. 218
- ↑ Francesco Barbagallo, Storia della camorra, Roma-Bari, Laterza, 2010.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Giovanni Di Capua, Il biennio cruciale (luglio 1943-giugno 1945): l'Italia di Charles Poletti, 2005, Rubbettino
- Fiorenza Fiorentino, La Roma di Charles Poletti (giugno 1944-aprile 1945), Bonacci, Roma 1986, pp. 187
- Alfio Caruso, Arrivano i nostri, Longanesi, 2006.
- Ed Reid, La mafia. Dalle origini ai nostri giorni, prefazione di Piero Calamandrei, Milano, Parenti, 1956.
Altri progetti
[modifica | modifica wikitesto]
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Charles Poletti
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 63650778 · ISNI (EN) 0000 0001 1473 7714 · SBN LO1V039572 · LCCN (EN) no99089437 · GND (DE) 119190117 · BNF (FR) cb123697698 (data) · J9U (EN, HE) 987007295167805171 |
|---|
- Militari statunitensi del XX secolo
- Politici statunitensi del XX secolo
- Nati nel 1903
- Morti nel 2002
- Nati il 2 luglio
- Morti l'8 agosto
- Nati a Barre (Vermont)
- Morti a Marco Island
- Governatori di New York
- Politici del Partito Democratico (Stati Uniti d'America)
- Politici italoamericani
- Decorati con l'Ordine dell'Impero Britannico
- Insigniti con la cittadinanza onoraria di Napoli
