Giovanni Agnelli (imprenditore 1866)
| Giovanni Agnelli | |
|---|---|
| Senatore del Regno d'Italia | |
| Durata mandato | 1° marzo 1923 – 7 agosto 1944 |
| Legislatura | XXVI |
| Gruppo parlamentare | Fascista |
| Tipo nomina | Categoria: 21 |
| Sito istituzionale | |
| Dati generali | |
| Partito politico | Partito Nazionale Fascista |
| Titolo di studio | Laurea honoris causa in ingegneria industriale |
| Università | Politecnico di Torino |
| Professione | Industriale e militare |
| Giovanni Agnelli | |
|---|---|
| Nascita | Villar Perosa, 13 agosto 1866 |
| Morte | Torino, 16 dicembre 1945 (79 anni) |
| Cause della morte | Polmonite |
| Luogo di sepoltura | Cimitero di Villar Perosa |
| Etnia | Italiano |
| Religione | Cattolica |
| Dati militari | |
| Paese servito | |
| Forza armata | |
| Arma | Cavalleria |
| Unità | Nizza Cavalleria |
| Anni di servizio | 1885 - 1893 |
| Grado | ufficiale di primo ordine |
| Studi militari | Accademia militare di Modena |
| Altre cariche | ingegnere e imprenditore |
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Giovanni Francesco Luigi Edoardo Aniceto Lorenzo[1][2] Agnelli (Villar Perosa, 13 agosto 1866 – Torino, 16 dicembre 1945) è stato un imprenditore, politico e militare italiano. Fu senatore del Regno d'Italia nella XXVI legislatura.
Figlio di Edoardo Agnelli e di Aniceta Frisetti, fu il capostipite della nota famiglia di imprenditori torinesi, nonno di Gianni Agnelli. Proprietario terriero, fu ufficiale di cavalleria e senatore del Regno. Fu tra i fondatori della Fabbrica Italiana Automobili Torino nel 1899, e ne fu amministratore delegato e presidente nonché fondatore e primo presidente dell'Istituto Finanziario Industriale (IFI) nel 1927.
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]Origini e formazione
[modifica | modifica wikitesto]Nato all'interno di una famiglia di proprietari terrieri, compì i primi studi presso il collegio San Giuseppe, frequentò il ginnasio di Pinerolo e completò la formazione classica a Torino, città che stava vivendo una fase di rapido mutamento, trasformandosi da capitale politica del Regno a centro economico e industriale.
Avviato alla carriera militare, frequentò l'Accademia militare di Modena e ottenne il grado di ufficiale di cavalleria nel Nizza Cavalleria. Pur avendo intrapreso una carriera tradizionale, si interessò progressivamente ai temi della modernizzazione tecnica, in un'epoca segnata dall'ottimismo positivista e dai progressi della rivoluzione industriale.[3]
Nel 1889 sposò Clara Boselli (1869-1946), figlia di Leopoldo Boselli, avvocato e patriota risorgimentale lombardo. Clara era legata alla famiglia Agnelli da un vincolo di affinità: suo zio Luigi Lampugnani (1843-1905) aveva sposato nel 1883 Aniceta Frisetti, vedova di Edoardo Agnelli senior, nonno paterno di Giovanni. Dal matrimonio nacquero Aniceta Caterina (1889-1928), moglie del barone Carlo Nasi, ed Edoardo (1892-1935), che avrebbe sposato Virginia Bourbon del Monte.[4]
Prime attività e interessi meccanici
[modifica | modifica wikitesto]Nel 1893 lasciò l'esercito e tornò a Villar Perosa per occuparsi della gestione agricola e del commercio di legnami e sementi. L'esperienza fu tuttavia breve: attratto dall'innovazione tecnica, si trasferì a Torino dove iniziò a frequentare ambienti cittadini sensibili alle novità meccaniche e automobilistiche.
Nel 1896 entrò come socio nelle Officine Storero, specializzate nella produzione di biciclette, ottenendo l'esclusiva per l'importazione dei tricicli a motore Prunelle con propulsori De Dion-Bouton. Questa esperienza gli consentì di entrare in contatto diretto con i primi tentativi di applicazione industriale del motore a scoppio.[5]
La fondazione della FIAT
[modifica | modifica wikitesto]L'11 luglio 1899 fu tra i promotori della fondazione della Fabbrica Italiana Automobili Torino (FIAT), costituita con un capitale di 800.000 lire e sostenuta da un gruppo di imprenditori e aristocratici torinesi, tra cui il marchese Scarfiotti e il conte Biscaretti di Ruffia.
Agnelli si impose rapidamente come figura centrale, unendo capacità organizzative e abilità nel coltivare relazioni politiche. I rapporti con Giovanni Giolitti, allora in ascesa come statista nazionale, contribuirono a favorire la crescita dell'impresa. Tra il 1902 e il 1906 la produzione annua passò da 73 a oltre 1.000 vetture. Nel 1906 la società fu ricostituita con un capitale di nove milioni di lire e un oggetto sociale esteso ai settori ferroviario, navale e aeronautico, con Agnelli maggiore azionista.[6]
Fra i primi modelli di successo si ricordano la "Tipo 1 Fiacre" (1908), destinata al servizio taxi, e la "Fiat Zero" (1910), considerata la prima utilitaria italiana. La prima guerra mondiale segnò un ulteriore salto di scala: la FIAT divenne uno dei principali fornitori dell'esercito, producendo veicoli militari, materiale ferroviario e motori per l'aviazione.[7]
Sviluppo industriale e anni Venti
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Partecipò nel 1906 alla fondazione della Lega Industriale di Torino, nucleo originario della futura Confindustria.[5] Superata la crisi finanziaria del 1907, Agnelli assunse la direzione strategica della società, puntando su una politica di razionalizzazione e integrazione verticale.
Il 1º dicembre 1920 acquistò dal senatore Alfredo Frassati una quota del quotidiano La Stampa, di cui ottenne il controllo nel 1926, rafforzando l'influenza della famiglia anche nel settore editoriale.[8]
Negli stessi anni la FIAT realizzò il grande stabilimento del Lingotto, progettato dall'ingegnere Giacomo Matté-Trucco e inaugurato nel 1923, dotato della prima catena di montaggio in Italia e della pista di collaudo sul tetto. L'impianto divenne simbolo dell'industrializzazione nazionale.[9]
Agnelli investì anche nello sviluppo turistico: fra il 1928 e il 1931 acquistò terreni al colle del Sestriere e promosse la costruzione di una delle prime stazioni sciistiche italiane, destinata a diventare un polo di riferimento per lo sport invernale.[10]
Nel 1923 venne nominato senatore del Regno d'Italia per meriti industriali.[11]
Crisi familiari e anni Trenta
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Il successo industriale si accompagnò a gravi lutti familiari: nel 1928 morì la figlia Aniceta Caterina, mentre nel 1935 il figlio Edoardo, presidente della RIV e designato erede, perse la vita in un incidente aereo all'idroscalo di Genova. La sua morte provocò contrasti tra Giovanni Agnelli e la nuora Virginia Bourbon del Monte per la tutela dei nipoti.[senza fonte] Negli anni 30 del XX secolo la FIAT rafforzò il ruolo di leader del settore automobilistico italiano e diversificò ulteriormente la produzione. Nel 1936 fu presentata la 500 "Topolino", vettura che riscosse un grande successo internazionale e rimase a lungo un simbolo della motorizzazione italiana.[12]
Seconda guerra mondiale, dopoguerra e morte
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Durante la seconda guerra mondiale la FIAT fu uno dei principali fornitori di mezzi militari e motori aeronautici per il regime fascista.
Il 23 marzo 1945 Giovanni Agnelli, insieme a Vittorio Valletta e ad altri dirigenti, fu accusato dal Comitato di Liberazione Nazionale di compromissione con il fascismo e privato temporaneamente della gestione delle imprese.[13] Morì a Torino il 16 dicembre di quell'anno.[14] L'anno successivo l'Alta Corte di giustizia per le sanzioni contro il fascismo lo deferì post mortem, ma il procedimento cadde per l'avvenuto decesso.[15]
Discendenza
[modifica | modifica wikitesto]Dal matrimonio con Clara Boselli (1869-1946) nacquero due figli:
- Aniceta Caterina Agnelli (1889-1928), che sposò il barone Carlo Nasi (1877-1935). Dal matrimonio nacquero diversi figli, tra cui Giovanni Nasi (1902-1977), dirigente industriale, mantenendo il legame tra le famiglie Agnelli e Nasi.[16]
- Edoardo Agnelli (1892-1935), che sposò nel 1919 Virginia Bourbon del Monte, dei principi di San Faustino. Da questa unione nacquero sette figli, fra cui Gianni Agnelli (1921-2003), futuro presidente della FIAT, Susanna Agnelli (1922-2009), prima donna ministro degli esteri in Italia, e Umberto Agnelli (1934-2004), anch'egli presidente della FIAT.[17]
Attraverso Edoardo e Virginia Bourbon del Monte la discendenza di Giovanni Agnelli mantenne un ruolo centrale nella storia economica, politica e culturale italiana del Novecento.
Eredità e memoria
[modifica | modifica wikitesto]Giovanni Agnelli è considerato il fondatore della dinastia industriale che segnò profondamente lo sviluppo economico italiano del XX secolo. La trasformazione della FIAT, da piccola officina artigianale a grande impresa moderna, è attribuita alla sua capacità di intuire le potenzialità dell'automobile come prodotto di massa e di orientare l'azienda verso la produzione su larga scala.[18]
La sua figura è legata anche alla modernizzazione del Piemonte e di Torino, con la costruzione del Lingotto, inaugurato nel 1923, e la fondazione della stazione sciistica di Sestriere, che rappresentarono due simboli della connessione tra industria, territorio e turismo.[19]
Fu parte di quella generazione di imprenditori che, in età liberale, intrecciò rapporti con la politica, in particolare con Giovanni Giolitti. La sua eredità fu segnata anche dalle accuse di compromissione con il fascismo, che pesarono sulla percezione pubblica della FIAT nel dopoguerra.[20]
Il ruolo di capostipite venne raccolto dal nipote Gianni Agnelli, che trasformò la FIAT in una multinazionale con influenza politica e culturale in Italia e all'estero.
Dal 2002 Giovanni Agnelli è inserito nell'Automotive Hall of Fame di Detroit, accanto alle principali personalità della storia dell'automobile.[21]
Archivio
[modifica | modifica wikitesto]La documentazione che testimonia l'attività imprenditoriale di Giovanni Agnelli è conservata nel fondo Fiat dell'Archivio storico Fiat[5].
Onorificenze
[modifica | modifica wikitesto]Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Gustavo Mola di Nomaglio, Gli Agnelli. Storia e genealogia di una grande famiglia piemontese dal XVI secolo al 1866, Torino, Centro Studi Piemontesi, 1998, p. 142.
- ↑ Archivio della Parrocchia di Villar Perosa, Registro atti di battesimo dal 1866 al 1871, atto n. 25.
- ↑ Nizza Cavalleria, suona l'ora dell'ultima carica, su lastampa.it, La Stampa. URL consultato il 10 dicembre 2008 (archiviato dall'url originale il 3 maggio 2010).
- ↑ Giulia Ajmone Marsan, Leopoldo Boselli, in Archivio Storico Lodigiano - Lodi e il suo territorio, 2009-2010, p. 47.
- 1 2 3 Giovanni Agnelli, su SAN - Archivi d'impresa. URL consultato il 2 novembre 2017.
- ↑ Valerio Castronovo, Fiat: una storia del capitalismo italiano, Milano, Rizzoli, 2010, pp. 44-47.
- ↑ Valerio Castronovo, Storia economica d'Italia. Dall'Ottocento a oggi, Torino, Einaudi, 1995, pp. 243-246.
- ↑ Angiolo Silvio Ori, Storia di una dinastia. Gli Agnelli e la Fiat, Roma, Editori Riuniti, 1996, p. 102.
- ↑ Cristina Bonino, Il Lingotto di Torino. Architettura, storia, riuso, Torino, Einaudi, 2003.
- ↑ Marco Cuaz, Sestriere: una storia italiana, Torino, Priuli & Verlucca, 2003.
- ↑ Repertorio dei senatori del Regno - Giovanni Agnelli, su patrimonio.archivio.senato.it, Archivio storico del Senato della Repubblica. URL consultato il 30 agosto 2025.
- ↑ Castronovo, Fiat: una storia del capitalismo italiano, cit., pp. 88-91.
- ↑ Angiolo Silvio Ori, Storia di una dinastia. Gli Agnelli e la Fiat, Roma, Editori Riuniti, 1996, p. 186.
- ↑ Pietro Galletto, La Resistenza in Italia e nel Veneto, Tipolitografia Battagin, 1996, p. 137.
- ↑ Repertorio dei senatori del Regno - Giovanni Agnelli, su patrimonio.archivio.senato.it, Archivio storico del Senato della Repubblica. URL consultato il 30 agosto 2025.
- ↑ Angiolo Silvio Ori, Storia di una dinastia. Gli Agnelli e la Fiat, Roma, Editori Riuniti, 1996, p. 104.
- ↑ Valerio Castronovo, Fiat: una storia del capitalismo italiano, Milano, Rizzoli, 2010, pp. 90-92.
- ↑ Valerio Castronovo, Storia economica d'Italia. Dall'Ottocento a oggi, Torino, Einaudi, 1995, pp. 246-248.
- ↑ Cristina Bonino, Il Lingotto di Torino. Architettura, storia, riuso, Torino, Einaudi, 2003.
- ↑ Angiolo Silvio Ori, Storia di una dinastia. Gli Agnelli e la Fiat, Roma, Editori Riuniti, 1996, p. 187.
- ↑ (EN) Giovanni Agnelli (1866-1945), su automotivehalloffame.org, Automotive Hall of Fame. URL consultato il 30 agosto 2025.
- ↑ Sito Federazione nazionale Cavalieri del lavoro: dettaglio decorato., su cavalieridellavoro.it.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Duccio Bigazzi, La grande fabbrica. Organizzazione industriale e modello americano dal Lingotto a Mirafiori, Milano, Feltrinelli, 2000. ISBN 978-88-07-10300-1
- Marco Ferrante, Casa Agnelli. Storie e personaggi dell'ultima dinastia italiana, Milano, Mondadori, 2007. ISBN 978-88-04-56673-1
- Gustavo Mola di Nomaglio, Gli Agnelli. Storia e genealogia di una grande famiglia piemontese dal XVI secolo al 1866, Torino, Centro Studi Piemontesi, 1998, ISBN 88-8262-099-9
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Agnèlli, Giovanni, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- AGNELLI, Giovanni, in Enciclopedia Italiana, I Appendice, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1938.
- AGNELLI, Giovanni, in Enciclopedia Italiana, II Appendice, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1948.
- AGNELLI, Giovanni, in Enciclopedia Italiana, III Appendice, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1961.
- Piero Ceschia, AGNELLI, Giovanni, in Enciclopedia Italiana, V Appendice, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1991.
- Agnèlli, Giovanni (1866-1945), su sapere.it, De Agostini.
- (EN) Giovanni Agnelli, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- Gaetano Arfè, AGNELLI, Giovanni, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 1, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1960.
- (EN) Giovanni Agnelli, su Find a Grave.
- (EN) Opere di Giovanni Agnelli, su Open Library, Internet Archive.
- AGNELLI Giovanni, su Senatori d'Italia, Senato della Repubblica.
- Giovanni Agnelli, su SAN - Archivi d'impresa.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 37091301 · ISNI (EN) 0000 0000 8116 1113 · SBN RAVV092072 · LCCN (EN) nr88002123 · GND (DE) 119526441 · BNF (FR) cb13612902g (data) · J9U (EN, HE) 987007288467705171 |
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