Ezio Vanoni

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Ezio Vanoni
Ezio Vanoni II Legislatura.jpg

Ministro delle finanze
Durata mandato 24 maggio 1948 –
18 gennaio 1954
Presidente Alcide De Gasperi
Giuseppe Pella
Predecessore Giuseppe Pella
Successore Adone Zoli

Ministro del bilancio
Durata mandato 18 gennaio 1954 –
16 febbraio 1956
Presidente Amintore Fanfani
Mario Scelba
Antonio Segni
Predecessore Giuseppe Pella
Successore Adone Zoli

Ministro del commercio con l'estero
Durata mandato 2 febbraio 1947 –
1º giugno 1947
Presidente Alcide De Gasperi
Predecessore Pietro Campilli
Successore Cesare Merzagora

Dati generali
Partito politico Democrazia Cristiana
sen. Ezio Vanoni
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Luogo nascita Morbegno
Data nascita 3 agosto 1903
Luogo morte Roma
Data morte 16 febbraio 1956
Titolo di studio laurea in giurisprudenza
Professione Avvocato, docente universitario
Partito Democratico cristiano
Legislatura I, II
Gruppo DC
Circoscrizione Sondrio
Regione Lombardia
Pagina istituzionale
on. Ezio Vanoni
Bandiera italiana
Assemblea costituente
Gruppo Democrazia Cristiana
Collegio Como
Pagina istituzionale

Ezio Vanoni (Morbegno, 3 agosto 1903Roma, 16 febbraio 1956) è stato un economista e politico italiano.

È stato Ministro delle Finanze (1948-1954) e del Bilancio (1954-1956) in parecchi Governi De Gasperi. Nel 1956 è stato insignito della medaglia d'oro al valor civile; gli sono state inoltre intitolate la Scuola Superiore dell'Economia e delle Finanze, organo tecnico del Ministero dell'Economia e delle Finanze che ha come compito istituzionale quello di curare la formazione e l'aggiornamento del personale dell'Amministrazione Finanziaria, e la Biblioteca civica Ezio Vanoni del Comune di Morbegno.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Primogenito di quattro figli, nacque in Valtellina, a Morbegno in provincia di Sondrio il 3 agosto 1903. Cresciuto in una certa agiatezza familiare dovuta ai redditi da lavoro del padre (segretario comunale a San Martino Val Masino) e della madre (maestra), portò a termine gli studi elementari a Morbegno e quelli liceali a Sondrio. Si laureò in Giurisprudenza nel 1925, a Pavia, dove fu anche alunno del Collegio Ghislieri, discutendo una tesi dal titolo "Natura ed interpretazione delle leggi tributarie".

Divenne subito assistente volontario di Benvenuto Griziotti nell'Istituto Giuridico dell'Università di Pavia, lavorando tra il 1926 e il 1927 ad una ricerca dal titolo “La rivalutazione della lira e l'equilibrio economico” (era una ricerca che rientrava nel dibattito "quota novanta").

Nel 1926 vinse la borsa di studio "Lorenzo Ellero", per due anni di perfezionamento in scienze economiche all'Università Cattolica del Sacro Cuore, che però non portò a termine in quanto nel 1928 si vide assegnare una borsa di studio dalla Fondazione Rockefeller, per due anni di studio in Germania.

Nei due anni vissuti in Germania approfondì gli studi in scienza delle finanze e in diritto finanziario, acquisendo un ampio bagaglio scientifico nel ramo finanziario. In quegli anni maturò anche una concezione dello Stato come entità morale prima che politica.

Nel 1930 ebbe l'incarico per l'insegnamento di Scienza delle Finanze e Diritto finanziario nella facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Cagliari.

Nel 1932 si vide assegnare l'incarico di libera docenza in Scienza delle finanze e Diritto finanziario.

Nello stesso anno, il 7 gennaio 1932, si sposò a Morbegno con Felicita Dell'Oro, dalla cui unione nacquero Marina (nel 1933) e Lucia (nel 1934). Dal 1932 Vanoni continuò ad inseguire la titolarità della cattedra in scienza delle finanze e diritto finanziario (di cui già possedeva la libera docenza), ma incorse in pesanti bocciature, nel 1932 quando si presentò per la cattedra dell'Università di Messina e nel 1935 allorquando sostenne l'esame per la cattedra dell'Università di Camerino. Probabilmente Vanoni non si vide assegnare la cattedra perché non era iscritto al partito nazionale fascista, circostanza questa che lo relegò in uno stato di emarginazione e che gli precluse, per molti anni, qualsiasi ambizione di carriera.[senza fonte]

Dal 1933 al 1936 Vanoni ricevette l'incarico per la cattedra di scienza delle finanze e diritto finanziario alla facoltà di giurisprudenza dell'Università di Roma. Gli anni che visse a Roma furono molto importanti per la sua maturazione ideologica e politica.[senza fonte] Conobbe infatti il convalligiano, Sergio Paronetto, la cui amicizia venne facilitata da Pasquale Saraceno, docente all'Università di Roma, dirigente dell'IRI e cognato di Vanoni, e riprese a frequentare i vecchi compagni di lotta del Collegio Ghislieri.

Fu grazie a Paronetto che, a Roma, Vanoni entrò in contatto con esponenti del mondo cattolico quali De Gasperi e Gonella che contribuirono alla rinascita di una vocazione politica che Vanoni aveva accantonato da tempo. Fu sempre Paronetto l'ispiratore della trasformazione di Vanoni da uomo di studio a uomo di azione e che gli fece riscoprire la fede religiosa[1].

Conclusasi l'esperienza di insegnamento all'Università di Roma, dal 1937 al 1938 Vanoni insegnò su incarico all'Università di Padova (sempre scienza delle finanze e diritto finanziario) e fondò, insieme a Benvenuto Griziotti e Mario Pugliese, la “Rivista di scienza delle finanze e diritto finanziario”. Nel 1938 pubblicò “Il problema della codificazione tributaria”, in cui traspariva con evidenza l'influenza lasciata dagli incontri romani con Paronetto. [senza fonte]

Nel luglio del 1943 prese parte ai lavori che portarono alla redazione del Codice di Camaldoli.

Nel 1951 è stato uno dei principali fautori della riforma tributaria italiana (che porta il suo nome Riforma Vanoni o Legge Vanoni) introducendo anche l'obbligo della dichiarazione dei redditi.

Nel 1954, in qualità di ministro delle Finanze, Vanoni presentò un piano decennale per l'economia italiana, detto appunto Piano Vanoni, che aveva l'obiettivo di produrre piena occupazione, ridurre lo squilibrio tra il Nord e il Sud dell'Italia, e risanare i bilanci dello Stato. La realizzabilità del Piano era vincolata, secondo il ministro, ad un tasso di crescita superiore al 5% all'anno, e, nonostante i tassi di crescita italiana superarono tale soglia, il Piano non venne mai realizzato.

Morì improvvisamente nel 1956 a causa di un collasso cardiaco: la morte lo colse mentre era sdraiato su un divano dell'ufficio di Cesare Merzagora dopo aver tenuto un discorso al Senato, dove aveva ricordato i motivi ispiratori della sua opera, sollecitando maggiore giustizia per gli umili ed i poveri.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Natura ed interpretazione delle leggi tributarie, Padova, CEDAM, 1932.
  • Lezioni di diritto finanziario e scienza delle finanze tenute nell'anno 1936-37, 2 voll., Padova, CEDAM, 1937. Comprende:
1. Principi di economia e politica finanziaria
2. Elementi di diritto tributario
  • Problemi dell'imposizione degli scambi, Padova, CEDAM, 1939.
  • Discorsi sul programma di sviluppo economico, Roma : Istituto poligrafico dello Stato, 1956.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Francobollo commemorativo in occasione del centenario della nascita
Medaglia d'oro al valor civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor civile
«Iniziata ancor giovanissimo la carriera universitaria, portò nella propria attività, interamente dedicata al progresso della scienza e del miglioramento sociale del popolo, tutto l'impegno ed il fervore del suo animo nobile. Entrato nella vita politica attiva, ricoprì per tredici anni delicati incarichi di governo, tenendo alto il prestigio dell'Italia anche in numerosi consessi internazionali, con una intensità ed una tenacia che dovevano portarlo, nel fiore della maturità, a chiudere, al posto di lavoro, la propria esistenza terrena. Da tempo sofferente di un grave male, rifiutò ogni consiglio di riposo, facendo così olocausto della sua ancora giovane vita, per compiere fino in fondo il suo arduo dovere al servizio della Patria. Esempio fulgidissimo di altissima dedizione alla società ed al Paese. Roma, 23 marzo 1956.»
— Roma, 23 marzo 1956[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Per entrambi «la spiritualità esigeva l'attività» e come tale si risolveva nel lavoro e nella pratica. Nella biografia curata dai suoi amici valtellinesi più cari si sottolinea, inoltre, l'unicità del legame sorto tra i due: «Il contatto con Paronetto sollecitò probabilmente in Vanoni un legame più organico con la spiritualità cattolica propria degli ambienti intellettuali, sintonizzò la Sua vita religiosa su quella delle punte più avanzate e più fervide della gioventù italiana di netta professione cattolica. Il dialogo spirituale con Paronetto non avrebbe quasi certamente potuto svolgersi con altri: fu un insostituibile esperienza che [...] ha rivelato a Vanoni la coscienza di possedere la verità" in Ezio Vanoni - per iniziativa del Comune di Morbegno, a cura di Piero Malcovati - Pasquale Saraceno - Giulio Spini, Torino, Ed. ILTE, 1958, pp. 109-110
  2. ^ Sito del Quirinale

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Ministro del commercio con l'estero Successore Emblem of Italy.svg
Pietro Campilli 2 febbraio 1947 - 1º giugno 1947 Cesare Merzagora
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