Deutsch-Italienische Panzerarmee

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Deutsch-Italienische Panzerarmee
Armata corazzata italo-tedesca
Descrizione generale
Attiva1 ottobre 1942 - 22 febbraio 1943
NazioneGermania Germania
ServizioBalkenkreuz.svg Heer
TipoCorpo di spedizione
DimensioneArmata
Battaglie/guerreCampagna del Nordafrica
Parte di
Comandanti
Degni di notaErwin Rommel

Fonti citate nel corpo del testo

Voci su unità militari presenti su Wikipedia

La Deutsch-Italienische Panzerarmee (italiano: Armata corazzata italo-tedesca; acronimo: A.C.I.:T) fu una grande unità dell'Esercito tedesco, che ha combattuto in Africa settentrionale durante la seconda guerra mondiale, attiva dal 1º ottobre 1942 al 22 febbraio 1943

La Panzerarmee Afrika venne costituita il 1º ottobre 1942 con elementi della Panzerarmee Afrika che era stata istituita il 30 gennaio 1942 per ridenominazione del Panzergruppe Afrika e aveva sotto il suo comando il Deutsches Afrikakorps, alcune unità aggiuntive tedesche che erano state mandate in Africa, nonché la maggior parte delle unità italiane presenti nel Nordafrica.

Organizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Comandante
Grado Nome Dal Fino al
General der Kavallerie (Generale della Cavalleria) Georg Stumme 1 ottobre 1942 24 ottobre 1942
General der Panzertruppe (Generale delle truppe corazzate) Wilhelm Ritter von Thoma 24 ottobre 1942 25 ottobre 1942
Generalfeldmarschall (Maresciallo) Erwin Rommel 25 ottobre 1942 17 febbraio 1943
Generalleutnant (Tenente generale) Karl Bülowius 17 febbraio 1943 22 febbraio 1943
Capo di Stato maggiore
Grado Nome Dal Fino al
Generalmajor (Maggior generale) Alfred Gause 1 ottobre 1942 7 dicembre 1942
Oberst (Colonnello) Fritz Bayerlein 7 dicembre 1942 22 febbraio 1943

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la prima battaglia di El Alamein e la battaglia di Alam Halfa, l'OKW decise di aumentare ancora la sua presenza in Africa creando la Deutsch-Italienische Panzerarmee.

Dopo aver preso parte tra la fine di ottobre e gli inizi di novembre del 1942 alla seconda battaglia di El Alamein dove venne duramente sconfitta dai britannici e dei loro alleati del Commonwealth le forze dell'Asse si trovarano ad affrontare l'invasione alleata del Nord-Africa occidentale. Con la sconfitta in terra egizia Rommel veniva a trovarsi in una drammatica situazione, in quanto il suo piano originale di organizzare una linea difensiva nella strettoia di El Agheila nelle vicinanze di Tripoli, ma lo sbarco in Marocco lo obbligava a retrocedere le proprie posizioni per non restare intrappolato nella morsa dei due eserciti nemici, anche se la reale volontà della «Volpe del Deserto» era quella di abbandonare l'Africa settentrionale e di riportare i suoi uomini in territorio italiano, dove avrebbe potuto allestire una migliore difesa, ma fu lo stesso Hitler a costringerlo ad abbandonare l’idea per continuare la difesa di quel fronte.

Nel novembre 1942 avvenene il ritiro dalla frontiera egiziana e dalla Cirenaica e il 24 novembre Rommel giunse ad El Agheila dove erano in fase di formazione alcune divisioni italiane che si unirono al ripiegamento: la 80ª Divisione fanteria "La Spezia", la 136ª Divisione corazzata "Giovani Fascisti" e la Divisione "Centauro" che, dopo avere avuto ingenti perdite durante il trasferimento dall'Italia verso l'Africa, non giunse in Tunisia come reparto organico, dato che parte delle sue unità non venne mai trasferita e che i reparti trasferiti, man mano che arrivavano sul suolo africano, venivano immediatamente inviati al fronte aggregate ad altri reparti presenti sul suolo africano e con questi reparti venne ricostituita la divisione e la maggior parte dei carri a disposizione della divisione proveniva dei battaglioni XIV e XVII del 31º Reggimento carristi che avevano operato sotto il comando del Raggruppamento Cantaluppi, che aveva già assorbito quanto restava dell'Ariete e della Littorio.

Nel novembre-dicembre 1942 le truppe italo-tedesche ripiegarono in combattimento sulla difensiva combattendoo sulla linea di Marsa el Brega incalzate dalle truppe dell'dell'VIII Armata, proseguendo nel dicembre 1942 la ritirata dalla Tripolitania, combattendo tra il novembre 1942 e il gennaio 1943 sulla linea difensiva di Buerat.

Nel novembre 1942, dopo la sconfitta di El Alamein e lo sbarco alleato in Algeria e Marocco l'OKW prese la decisione di inviare sul suolo africano la 5. Panzerarmee al comando del generaloberst Hans-Jürgen von Arnim, con l'obiettivo di creare una testa di ponte in Tunisia per fronteggiare la minaccia proveniente sia da Est sia da Ovest, il cui quartier generale venne costituito l'8 dicembre 1942.

Nei primi giorni di novembre 1942 il feldmaresciallo Kesserling, comandante delle forze aeree e terrestri tedesche dislocate nel Mediterraneo, senza attendere l’esito delle trattative in corso, tra Berlino e il maresciallo Pétain, Capo del Governo francese di Vichy, volte ad ottenere l’uso pacifico delle basi militare francesi in Africa, trasferì tempestivamente le forze italo-tedesche dislocate in Corsica e nell’Italia meridionale facendole a mezzo aerei trasportare a Tunisi e completata l’occupazione dei due aeroporti di Tunisi, cominciarono ad arrivare Junkers Ju 52 da trasporto, che sbarcarono altre truppe e gli indispensabili rifornimenti; contemporaneamente giunsero aerei da caccia e bombardamento. Il 18 novembre l'aeroporto di Gabes e la città vennero occupate da paracadutisti tedeschi e a pochi giorni di distanza da quella occupazione, la città venne presidiata da due battaglioni della 1ª Divisione fanteria "Superga" italiana appena sbarcati al comando del generale Lorenzetti. Nello stesso tempo, altri reparti di paracadutisti tedeschi presero possesso di tutti gli aeroporti ancora disponibili in Tunisia. Nei giorni 18 e 19 novembre sbarcava nel porto di Biserta, un battaglione arditi paracadutisti della Regia Aeronautica, un battaglione della Milmart (Milizia Artiglieria Marittima) e il Reggimento San Marco con i battaglioni "Grado", "Bafile" e "Caorle", e altri reparti italiani giunsero in Tunisia e comprendevano parte della divisione 1ª Divisione fanteria "Superga", reparti minori e il XXX Corpo d’armata italiano affidato al comando del generale Sogno.

I battaglioni "Bafile", "Caorle" e "Milmart", presero posizione, nei giorni 28-29 novembre, nella zona di Metline e in seguito a Capo Bon come difesa costiera, mentre il "Grado" venne dislocato nella zona di Uadi Mejerda, tra Biserta e Tunisi a protezione del fianco della 10ª Panzerdivision tedesca, appena sbarcata e poi nel mesedi dicembre a difesa di Kairouan, minacciata dalle truppe francesi.

Sotto l'avanzata degli alleati Tripoli venne occupata dalle truppe della VIII Armata britannica, che vi entrarono il 23 gennaio del 1943 e il 25 gennaio, abbandonata le truppe italo-tedesche varcarono il confine con la Tunisia.

Il giorno seguente la caduta di Tripoli, dal fronte russo venne richiamato il generale Messe che venne nominato da Mussolini comandante delle forze italiane in Tunisia.

Il 23 febbraio 1943 i resti della Armata corazzata italo-tedesca vennero inquadrati nella nuova 1ª Armata Italiana, sotto il comando del generale italiano Giovanni Messe, mentre Rommel venne posto al comando di un nuovo gruppo di armate, destinato a coordinare le attività delle unità operanti in Nord Africa, denominato Heeresgruppe Afrika, che aveva alle sue dipendenze la 1ª Armata Italiana di Messe e la 5. Panzerarmee di von Arnim, che avrebbe partecipato a tutte le fasi della campagna fino alla resa in Tunisia.[1]

Ordine di battaglia dell'Armata corazzata italo-tedesca ad El Alamein[modifica | modifica wikitesto]

Armata corazzata italo-tedesca:
comandante: Generale der Panzentruppen Georg Stumme; capo di stato maggiore: tenente colonnello Siegfried Westphal – aggiornato al 23 ottobre 1942

Tra queste unità, la 164. leichte Infanterie-Division (164ª Divisione di fanteria leggera) era arrivata in Africa nel marzo 1942, formata a partire dalla Festungs-Division Kreta. Venne impiegata per la prima volta proprio a El Alamein[6]. La 16ª Divisione fanteria "Pistoia", appena inviata in Africa, non venne schierata da Rommel a causa dell'assai carente preparazione.[7]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Arrigo Petacco, L'armata del deserto, p. 216.
  2. ^ (EN) Luftwaffenjäger-Brigade 1 or Fallschirmjäger-Ramcke Brigade, su afrikakorps.org. URL consultato il 23 febbraio 2010.
  3. ^ a b El Alamein Esercito Italiano - il sito ufficiale - Lo schieramento italiano - Il X Corpo d'Armata, Ministero della Difesa. URL consultato il 23 febbraio 2010 (archiviato dall'url originale il 5 gennaio 2010).
  4. ^ Montanari 2006, p. 673.
  5. ^ Petacco 2001, p. 216.
  6. ^ (EN) 164. Leichte Afrika Division, su Axishistory.com. URL consultato il 5 giugno 2014.
  7. ^ Irving 1978, p. 213.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • David Irving, La pista della volpe, Milano, Mondadori, 1978.
  • Arrigo Petacco, L'armata nel deserto. Il segreto di El Alamein, Milano, Mondadori, 2002, ISBN 9788804508243.
  • Mario Montanari, Le Operazioni in Africa Settentrionale, III, Ufficio Storico dello Stato Maggiore Esercito, Roma, 1989.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]