Anthony Eden

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Robert Anthony Eden,
1º Conte di Avon
Anthony Eden.jpg
Anthony Eden fotografato da Walter Stoneman

Primo ministro del Regno Unito
Durata mandato 7 aprile 1955 –
10 gennaio 1957
Monarca Elisabetta II
Predecessore Sir Winston Churchill
Successore Lord Harold Macmillan

Segretario di Stato per gli Affari Esteri
Durata mandato 22 dicembre 1935 –
20 febbraio 1938
Monarca Giorgio V
Edoardo VIII
Giorgio VI
Capo del governo Stanley Baldwin
Neville Chamberlain
Predecessore Sir Samuel Hoare
Successore Edward Wood, I conte di Halifax

Durata mandato 22 dicembre 1940 –
26 luglio 1945
Monarca Giorgio VI
Capo del governo Sir Winston Churchill
Predecessore Edward Wood, I conte di Halifax
Successore Ernest Bevin

Durata mandato 28 ottobre 1951 –
7 aprile 1955
Monarca Giorgio VI
Elisabetta II
Capo del governo Sir Winston Churchill
Predecessore Herbert Stanley Morrison
Successore Harold Macmillan

Leader del Partito Conservatore
Durata mandato 6 aprile 1955 –
10 gennaio 1957
Predecessore Winston Churchill
Successore Harold Macmillan

Dati generali
Suffisso onorifico KG, MC, PC
Partito politico Partito Conservatore
Università Christ Church, Oxford
Anthony Eden
Rt Hon Anthony Eden MP.jpg
Anthony Eden ritratto da William Little
NascitaDurham, 12 giugno 1897
MorteSalisbury, 14 gennaio 1977
Cause della morteCancro al fegato
Luogo di sepolturaSt. Nary's Churchyard, Alvediston
Dati militari
Paese servitoRegno Unito Regno Unito
Forza armataEsercito britannico
UnitàKing's Royal Rifle Corps
Durham Light Infantry
Anni di servizio1915 - 1919
1920 - 1923
GradoMaggiore
GuerrePrima guerra mondiale
CampagneFronte occidentale
BattaglieBattaglia della Somme
Battaglia di Messines
Battaglia di Passchendaele
Operazione Michael
Offensiva dei cento giorni
DecorazioniMilitary Cross
Altre carichePrimo ministro del Regno Unito
Segretario di Stato per gli Affari Esteri
Leader del Partito Conservatore
voci di militari presenti su Wikipedia

Sir Robert Anthony Eden, conte di Avon (Durham, 12 giugno 1897Salisbury, 14 gennaio 1977), è stato un politico, militare e nobile britannico, tra i più significativi esponenti del Partito Conservatore britannico, insieme con il coetaneo (e concorrente) Harold Macmillan, tra la generazione di Winston Churchill e Neville Chamberlain e quella di Edward Heath e Margaret Thatcher.

Ostile alle potenze nazi-fasciste, nel 1938 diede le dimissioni dalla carica di Ministro degli Esteri in polemica con la politica di appeasement[1] propugnata dal Primo Ministro Neville Chamberlain. All'inizio della seconda guerra mondiale, divenne nuovamente Ministro degli Esteri nel governo di unità nazionale guidato da Winston Churchill e svolse un ruolo fondamentale in campo politico e diplomatico durante tutto il conflitto, collaborando strettamente con il Primo Ministro nei rapporti con le altre due grandi potenze della Grande Alleanza.

Dopo la seconda guerra mondiale, divenne Primo Ministro nel 1955, ma dovette dimettersi due anni dopo a causa del fallimento britannico nella Crisi finale di Suez del 1956.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giovinezza ed educazione[modifica | modifica wikitesto]

La casa di nascita di Eden

Eden proveniva da una nobile e agiata famiglia della parte più tradizionalista del Regno Unito. Egli ne condivise sempre il rigore morale e il vittoriano senso del dovere, ma anche i pregiudizi e la visione imperiale, in misura superiore a quella di aristocratici “bucanieri” come Churchill, capaci di pensare e agire, se necessario, anche contro le loro origini. Il senso di appartenenza all’Inghilterra “eterna” aiutò la fulminea ascesa di Eden, ma si rivelò a lungo andare un limite che non gli permise di capire i rivolgimenti prodotti da due guerre mondiali.

Studiò a Eton e Oxford, diplomandosi in arabo e persiano. A diciott’anni partì volontario al fronte, dove fu ferito e decorato e perse due fratelli.

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Eden negli schizzi di Richard Ziegler

Fu eletto deputato conservatore ai Comuni nel 1923 nel collegio di Warwick and Leamington. Dal 1926 al 1929 fu collaboratore del ministro agli Affari Esteri Austen Chamberlain e le sue doti diplomatiche lo proiettarono alla carica di sottosegretario di Stato agli Affari Esteri nel 1931, carica che mantenne fino al 1933.

Anthony Eden e John Simon sulla copertina di TIME del 1935

L'anno successivo divenne Ministro per la Società delle Nazioni. Nominato Lord del sigillo privato nel 1933, entrò nel gabinetto di William Baldwin quale Ministro delegato per la Società delle Nazioni.

Tra il 29 e il 30 marzo 1935 fu un visita di stato a Mosca, dove presso il Cremlino incontrò personalmente Stalin, assieme a Molotov e Litvinov, al fine di saggiare le possibilità di un'alleanza con l'unione sovietica in chiave antihitleriana.

Divenne Ministro degli Esteri nel 1935, sotto il governo di Neville Chamberlain, allorché Samuel Hoare si dimise dopo il fallimento dei negoziati con l’Italia per evitare l’invasione dell’Etiopia.

La nomina di Eden, che aveva appena compiuto trent’otto anni, influì sulla decisione di Benito Mussolini di contrapporgli il trentatreenne Galeazzo Ciano per dimostrare che il fascismo giovanilista era in grado di battere le decadenti plutocrazie anche all’anagrafe.

Eden mostrò sempre intransigenza e chiusura verso i regimi dittatoriali sia italiano sia tedesco e criticò aspramente la politica di indulgenza verso Hitler e Benito Mussolini. Con il fallimento delle sanzioni all'Italia all'epoca della guerra nel Corno d'Africa contro l'Etiopia, Eden si dimise in aperto contrasto con la mollezza del primo ministro Chamberlain nel febbraio del 1938[2].

Seconda Guerra Mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Eden e Bernard Paget nel 1942 nello Yorkshire

Con la salita al potere di Churchill, Eden divenne ministro dei 'dominion' nel gabinetto di Guerra e poi Ministro della Guerra nel maggio del 1940. Nello stesso anno divenne ministro per gli Affari Esteri, carica che mantenne fino al 1945 contribuendo a saldare l'amicizia e la collaborazione tra Gran Bretagna e Stati Uniti.

Anthony fotografato alla Conferenza di Yalta nel febbraio del 1945 con Churchill, Franklin Delano Roosevelt e Stalin

Eden guidò il Foreign Office nel biennio che vide crollare le ultime speranze di pace, tra la guerra di Spagna e il riarmo tedesco. Sostenitore dei principi societari della sicurezza collettiva, si oppose alla politica di conciliazione nei confronti di Adolf Hitler e Mussolini e intuì le mire di Iosif Stalin sul continente. Ma quando Chamberlain sostituì Baldwin nel 1937, si trovò in minoranza e si dimise l’anno seguente, per protesta contro la decisione del Primo Ministro di escluderlo dalle nuove trattative con Mussolini. Contrariamente a un’opinione diffusa, Eden non tornò al governo con Churchill nel maggio 1940, ma sin dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, nel settembre 1939, quale segretario ai dominions nell’ultimo rimpasto del gabinetto Chamberlain. Fu tuttavia accanto a Churchill che Eden gestì per cinque anni la diplomazia di guerra, anche se di rado riuscì a tener testa al Primo Ministro. Uniti nella vittoria bellica, lo furono subito dopo nella sconfitta politica, allorché nel 1945, le prime elezioni politiche del dopoguerra mandarono al potere, a sorpresa, i laburisti di Clement Attlee.

Dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Eden ad una riunione della NATO

Eden aveva puntato sin dal primo dopoguerra sulla riconciliazione con la Germania e si batté poi con successo per far ammettere la Repubblica Federale Tedesca nell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) nel 1954. La Francia restava per lui il paese di riferimento, anche per i comuni interessi coloniali. Durante il conflitto, intervenne di continuo per mediare tra Churchill e Charles de Gaulle, e fu uno dei pochi sostenitori del generale nella classe politica anglosassone, sentendosi vicino alla visione golliana di un’Europa delle patrie. Non credeva invece alla nuova Italia, per antico pregiudizio e per aver trasferito su di essa il rancore covato nei confronti del Duce, che l’aveva beffato ai tempi dell’impresa etiopica (e si deve in buona parte a Eden l’atteggiamento punitivo tenuto dagli anglo-americani, contro i loro stessi interessi, verso l’Italia postfascista dal 1943 al 1945).

Eden non credeva nemmeno ai partner “minori” dell’Ovest e dell’Est, e la pensava più o meno come Neville Chamberlain quando, al culmine della crisi cecoslovacca, aveva dichiarato che non avrebbe mandato a morire la gioventù inglese «per paesi e popoli di cui nulla sappiamo». Quanto all’URSS, Eden era stato un negoziatore convinto del trattato anglo-sovietico del maggio 1942 e aveva poi dovuto cedere di fronte a molte richieste di Stalin e Vjačeslav Michajlovič Molotov. Ma era consapevole delle insidie dell’espansionismo sovietico e si adoperò per mantenere la coesione della NATO, già minacciata, agli albori dalla pressione pacifista e neutralista.

Eden al Congresso europeo all'Aia nel maggio del 1948

È evidente che, su queste basi, il rapporto di Eden con la costruzione europea non poteva essere felice. I conservatori si erano divisi, sin dal 1945, sulla visione dell’Europa. Solo Churchill riuscì, e non sempre, a conciliare le due anime del partito, quella liberal e quella populista, e dopo la sua uscita di scena la contrapposizione tra eurofili ed euroscettici diventò sempre più acuta, fino all’odierna paralisi del partito sui temi europei. E. si schierò subito tra gli scettici, un po’ per nostalgia imperiale un po’ per catturare gli umori del “popolo” conservatore, con cui aveva, in realtà, ben poco da spartire. Quando Churchill aveva lanciato a Zurigo e Strasburgo l’appello agli “Stati uniti d’Europa”, riprendendo un termine da lui stesso coniato sin dal 1930, Eden era rimasto significativamente assente dal dibattito, così come dalla decisione del suo capo di assumere la presidenza del neofondato Movimento per l’Europa unita (UEM) nel 1947-48. La retorica europeista di Churchill puntava a mettere in difficoltà il governo Attlee, chiuso nella prospettiva di classe e dominato dal dogma delle nazionalizzazioni, tanto da respingere sia il Piano Schuman per una Comunità europea del carbone e dell’acciaio che il Piano Pleven per la formazione di un esercito europeo.

Il segretario di Stato statunitense Cordell Hull chiacchiera con Anthony Eden

Churchill prese parte attiva ai lavori preparatori del Consiglio d'Europa e dell’Assemblea di Strasburgo, sensibile, in apparenza, alle argomentazioni della corrente europeista, guidata da suo genero Duncan Sandys, da Boothby, da Macmillan e da Julian Amery. Anche in quella fase, Eden evitò di sbilanciarsi. Alla conferenza del partito dell’ottobre 1949 emerse l’opposizione della maggioranza dei delegati a ogni ipotesi di federalismo che implicasse una rinuncia o un’attenuazione della sovranità. Fu tuttavia proprio Eden a presentare, d’accordo con Churchill, una mozione che impegnava il partito, una volta tornato al governo, a entrare nei negoziati relativi al Piano Schuman, ribadendo, più in generale, la necessità per il Regno Unito di prendere parte al processo di unità europea, accanto a francesi e tedeschi.

Eden e Churchill alla Parata della Vittoria a Berlino nel 1945

I conservatori erano decisi a vendicare l’umiliazione del 1945, ma per vincere le elezioni la carta europea era diventata troppo rischiosa, dentro e fuori il partito. Significativamente, Churchill accettò di mettere l’Europa al terzo posto, nella piattaforma di partito, dopo il Commonwealth e la comunità dei popoli anglosassoni, ossia le relazioni con gli Stati Uniti. Erano i famosi “tre cerchi”, o “tre sfere”, delineati sin dal 1948, in cui l’enfasi sull’Europa cambiò molte volte in quegli anni, a seconda della tattica di Churchill per riconquistare il potere, che era il suo primo e fondamentale obiettivo.

Anthony Eden e Churchill sullo yacht del Presidente americano Truman

Il ritorno alla guida del paese del duo Churchill-Eden nell’autunno 1951 parve subito un’edizione “sfuocata” del gabinetto di Guerra, in cui la costruzione europea era comunque destinata a giocare un ruolo secondario. Churchill preferì riprendere a denunciare la minaccia sovietica, proponendosi quale mediatore tra Est e Ovest: tentazione analoga a quella che avrà de Gaulle dieci anni dopo, con risultati altrettanto scarsi. Ma, a differenza di de Gaulle, Churchill ed Eden intuivano nell’Europa più un ostacolo che un mezzo per questa strategia di interposizione, ben sapendo che per interessi globali, vocazione storica e posizione geografica il Regno Unito – almeno nelle condizioni di allora – non avrebbe potuto essere al centro della costruzione europea. Churchill lo dichiarò esplicitamente ancora nel maggio 1953, alla vigilia della trombosi da cui non si sarebbe mai completamente ripreso: «Siamo con l’Europa ma non in Europa».

Anthony Eden durante una visita in Canada nel 1954

Il Regno Unito poteva essere, viceversa, al primo posto di un sistema di difesa del continente, in stretto accordo con gli Stati Uniti, con i quali la guerra aveva cementato la cosiddetta “relazione speciale”. Era un punto sul quale anche Eden era disposto ad andare avanti. Dopo il rifiuto del Parlamento francese di ratificare il trattato istitutivo della Comunità europea di difesa (CED) nell’agosto 1954, Eden propose la convocazione di una riunione dei paesi firmatari del Trattato di Bruxelles con Stati Uniti e Canada per esaminare altre modalità che consentissero di rafforzare il dispositivo di sicurezza collettiva in Europa. L’iniziativa portò alla modifica del Trattato di Bruxelles, che divenne il Trattato dell'Unione dell’Europa occidentale (UEO) alla ministeriale di Parigi dell’ottobre 1954 ed entrò in vigore l’anno successivo, con sede a Londra. In tal modo, gli inglesi avevano ottenuto di formalizzare il carattere intergovernativo della difesa europea, sganciandola da qualsiasi legame con il processo di integrazione comunitaria. Per un’inversione di tendenza in materia occorrerà attendere trent’anni, con la Dichiarazione di Roma del 1984.

Il gabinetto di Churchill del 1955. Eden vi si trovava in qualità di Ministro degli Esteri

Il rifiuto da parte di Eden di ogni prospettiva federalista fu esplicito nella campagna elettorale del 1955, in cui l’ala europeista dei conservatori preferì tornare prudentemente in ombra. Harold Macmillan, che sostituì Eden agli Esteri, sapeva che il Regno Unito aveva i giorni contati come grande potenza imperiale e trovò utilissimo lasciare al mai amato compagno di partito l’ingrato compito di rivelarlo al paese. E. conseguì un notevole successo d’immagine grazie anche al nuovo mezzo televisivo. Ma Macmillan aveva visto giusto: la popolarità del nuovo primo ministro declinò sin dai primi mesi di governo, con l’emergere di un’avversa congiuntura economica. Il suo stile patrizio, che aveva lusingato una certa idea che gli inglesi mantenevano di se stessi e della loro classe dirigente, risultò troppo distante dalla realtà.

Dopo la fine della Seconda guerra mondiale Eden era visto come il sostituto di Churchill, ma nel 1951, a seguito della vittoria dei conservatori, cosa che portò, dunque, di nuovo Churchill, ormai anziano e in precarie condizioni fisiche, a Downing Street, fu riconfermato Ministro degli Esteri. Ormai in difficoltà all’interno del paese, Eden puntò sulla visibilità internazionale per riconquistare consensi, affidandosi al prestigio e all’esperienza che nessuno poteva negargli. Da Ministro degli Esteri, nell’ultima fase dell’era Churchill, riportò indubbi successi, oltre che mantenere la coesione della NATO, assicurò l’esito della conferenza di Ginevra sul Vietnam e la firma del trattato di pace con l’Austria, primo e unico caso di ritiro volontario dell’URSS da un territorio occupato durante la guerra.

Primo Ministro[modifica | modifica wikitesto]

Il Primo Ministro Anthony Eden ritratto da William Timym

Era comunemente ritenuto l'erede del Primo Ministro e l’infarto che colpì quest’ultimo, nell’aprile 1955, anticipò il passaggio di consegne. Ma il pubblico non sapeva che un malato ne sostituiva un altro: Eden aveva già subito, in gran riserbo, tre debilitanti interventi chirurgici. Il candidato più forte nel partito era il cancelliere dello Scacchiere, Rab Butler, e la nomina di Eden fu sponsorizzata da Harold Macmillan per sbarrare il passo a Butler.

La casa di Mayfair di Eden con una targa commemorativa

In qualità di Primo Ministro, Eden riteneva di potersi muovere ancora meglio, a condizione di farlo senza che nessuno potesse fargli ombra. Cercò pertanto di eliminare Macmillan, sostituendolo con lo scialbo Selwyn Lloyd, così come Neville Chamberlain aveva cercato di eliminare lui nel 1938, salvo che Macmillan era più coriaceo ed era ben visto sia da Washington che dagli altri governanti europei. La sua esautorazione dalla guida della politica estera indebolì il governo, tanto più che, per lasciare gli Esteri, Macmillan pretese e ottenne di diventare cancelliere dello Scacchiere, mettendosi così in prima fila per succedere a un uomo che ormai gli appariva, come disse ai suoi intimi, 'done', “cotto”.

Da quel momento, Eden moltiplicò gli errori, forse anche per effetto delle medicine con cui cercava di sorreggere un fisico debilitato dalla malattia e dai micidiali ritmi di lavoro. Si scontrò violentemente con il segretario di Stato John Foster Dulles, cercando di contrastare gli interessi americani in Estremo Oriente (Vietnam, Cina e Formosa); gestì con insipienza e inutile spargimento di sangue la crisi cipriota e trascurò l’emergere dell’autonomismo maltese; ruppe con Gamāl ‘Abd El Nasser, divenuto l’uomo forte dell’Egitto e il simbolo del nazionalismo arabo. In poco più di un anno, il governo Eden era riuscito a mettere a repentaglio la “relazione speciale” con gli Stati Uniti, ad allontanarsi dall’Europa e a dare l’immagine dell’ultimo bastione dell’imperialismo, pronto a ricorrere alla forza per tener testa agli stati emergenti del terzo mondo. Le avvisaglie della crisi di Suez erano già presenti in questa situazione.

Crisi di Suez[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Crisi di Suez.
Conquista israeliana del Sinai

Il 29 ottobre 1956, le tensioni in Egitto sfociarono nell'invasione della Penisola del Sinai da parte delle truppe israeliane, dopo aver varcato il confine con l’Egitto. Nei giorni successivi l’Egitto subisce bombardamenti da parte di aerei inglesi e lo sbarco sulle sue coste di un contingente anglo-francese. È la fase più drammatica della crisi di Suez. La crisi nasce da conflitti per il controllo del canale di Suez, che dal 1869 collega Mar Mediterraneo e Mar Rosso. Il canale è un passaggio fondamentale per molti commerci, in particolare per quelli petroliferi. Di proprietà di una società anglo-francese, è presidiato dall’Inghilterra, che assicura il libero accesso a tutte le navi non militari. Dalla fine della Seconda guerra mondiale, l’Egitto reclama la gestione del canale e tale richiesta si fa più pressante con l’avvento alla presidenza di Gamal Abdel Nasser. Il 26 luglio 1956, Nasser annuncia la nazionalizzazione del canale. È l’inizio della crisi di Suez.

Nasser tra la folla dopo l'annuncio della nazionalizzazione della Compagnia del Canale di Suez (1º agosto 1956).

La decisione di Nasser è dovuta alla necessità di raccogliere, attraverso i pedaggi alle navi, fondi per la costruzione di una diga lungo il Nilo, ad Assuan. Ma il gesto è anche una dimostrazione della volontà egiziana di affrancarsi dal controllo europeo. La nazionalizzazione provoca il malcontento di Francia e Inghilterra, che non vogliono perdere la proprietà del canale, e di Israele, a cui l’Egitto vieta l’utilizzo del passaggio per via di un scontro che oppone i due paesi da quasi un decennio. Dopo mesi di pressioni diplomatiche, Inghilterra, Francia e Israele decidono di intervenire militarmente. A partire dal 29 ottobre, nell’arco di pochi giorni gli israeliani prendono possesso della penisola del Sinai, mentre truppe anglo-francesi arrivano a presidiare il canale di Suez. Nasser si difende facendo affondare quaranta navi egiziane all’interno del canale, che resta inutilizzabile per mesi. USA e Unione Sovietica, le due superpotenze mondiali, si oppongono con fermezza all’invasione e dalle Nazioni Unite giunge alle truppe straniere la richiesta di ritiro immediato. Le pressioni internazionali hanno successo: l’Inghilterra cede per prima, seguita da Francia e Israele. Dopo una breve gestione dell’ONU, nel dicembre 1956 il canale passa sotto il pieno controllo egiziano, con la garanzia del libero accesso per tutte le nazioni, esclusa Israele.

Il canale viene riaperto nel marzo 1957. La crisi di Suez evidenzia il declino di Francia e Inghilterra come potenze coloniali e conferma Stati Uniti e Unione Sovietica come arbitri della politica internazionale. Il conflitto mostra inoltre la forza militare di Israele, che ha piegato agevolmente le difese egiziane. Ma la crisi di Suez è una vittoria soprattutto per il presidente Nasser e per tutti i paesi arabi, non più relegati al ruolo di colonie ma attivi sullo scenario internazionale.

Eden guidò il governo per meno di due anni, fino ai primi del 1957, allorché l’esito rovinoso della crisi di Suez, che, trent’anni dopo, Margaret Thatcher ricorderà come la lezione politica più importante per la sua generazione, lo costrinse a lasciare il posto ad Harold Macmillan e a ritirarsi dalla vita politica.

Dimissioni e ritiro dalla vita politica[modifica | modifica wikitesto]

Trascorse gli ultimi vent’anni in orgoglioso ritiro, pubblicando quattro volumi di memorie, che non riscuotono in genere molto credito tra gli storici.

Eden e Churchill

Eden diede il meglio di sé accanto a capi dalla personalità più decisa della sua: Austen Chamberlain, Baldwin e soprattutto Churchill, che era caratterialmente e umanamente il suo opposto e che non esitò a umiliarlo più volte anche in pubblico. Non fu invece in grado di trasformarsi in leader quando giunse l’occasione tanto attesa. Anche le sue dimissioni nel 1938, comunemente ritenute la sua “ora più bella”, servirono a Churchill e ai suoi fedelissimi, come Robert Boothby e Leo Amery, per preparare la caduta di Chamberlain: Eden, soprannominato the glamour boy, “il bel ragazzo”, era solo una pedina del loro gioco. Ma pur sapendo in cuor suo di non possedere le qualità adatte, rincorse il potere proprio per dimostrare che non era solo un “eterno secondo”. Gli mancava una base nel partito e ignorava quasi tutto in politica interna, dall’economia alle grandi questioni sociali dell’Inghilterra postbellica. Eppure, paradossalmente, cadde proprio sul terreno in cui poteva vantare un’impareggiabile esperienza, quello della politica estera.

È un paradosso solo apparente. Nato e cresciuto nell’era in cui tramontava il concerto delle grandi potenze, Eden lo rimpianse per tutta la vita. Come molti uomini della sua generazione, aveva subito il trauma delle trincee del 1914: in una lettera scritta alla madre dal fronte scrisse che bisognava mettere al muro il “guerrafondaio” Churchill, allora primo Lord dell'Ammiragliato. Ma, a differenza di altri reduci, non fu in grado di comprendere che il “mondo di ieri” era veramente finito e che era vano sperare di ricostruirlo. La sua difesa, negli anni Trenta, di uno strumento ormai impotente di fronte al nazifascismo e al bolscevismo come la Società delle Nazioni, era ispirata al bisogno di ritrovare un equilibrio basato sul sistema di checks and balances. La guerra lo convinse che la guida del mondo libero stava passando dal Regno Unito agli Stati Uniti, cosa che lo fece soffrire più del realista e (mezzo-americano) Churchill. Ma non fu in grado di intuire il carattere anticolonialista e democratico-egualitario della politica americana, fino a trovarsi impigliato nella trappola di Suez e nell’assurda sfida ad americani e sovietici.

Ultimi anni e morte[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma di Sir Anthony Eden come Conte di Avon. Da notare le insegne dell'Ordine della Giarrettiera

Nel 1961 fu insignito dalla regina Elisabetta del titolo ereditario di Conte di Avon. Una delle sue ultime apparizioni pubbliche fu quando, visibilmente sofferente, prese parte alle esequie di Churchill, nel 1965.

Sir Anthony Eden morì ad Alvediston, Salisbury, Wiltshire, nel 1977.

Anthony Eden

La vita di Eden conobbe grandi successi iniziali, una battagliera maturità e un malinconico declino. Fascino, prestanza fisica e stile ne fecero la perfetta incarnazione del diplomatico e del gentleman, guadagnandogli l’invidiosa antipatia dei “colleghi” Joachim von Ribbentrop, Ciano e Serrano Suňer. In realtà, quello di Eden era un carattere complesso e irrisolto. L’immagine levigata celava un temperamento solitario, frigido, insicuro, dalla repressa ma forte emotività, fino al crollo psicofisico al momento di Suez. Fu anche molto provato sul piano degli affetti: spartì con Mussolini, Stalin e il principe Fuminaro Konoe il mesto privilegio di perdere un figlio in guerra, il primogenito, che perì nei cieli della Birmania, nel 1945. Attraversò poi una dolorosa crisi coniugale, dalla quale uscì sposando in seconde nozze nel 1952 una nipote di Churchill.

Omaggi[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera
Military Cross - nastrino per uniforme ordinaria Military Cross

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ In lingua italiana: rappacificazione, accordo, accomodamento.
  2. ^ Sui colloqui tra Chamberlain e l'ambasciatore italiano Dino Grandi per propiziare questo esito, v. "Ciano's Papers." Economist [London, England] 13 Nov. 1948: 791+. The Economist Historical Archive, 1843-2012.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN109021646 · ISNI (EN0000 0001 1081 6052 · LCCN (ENn79045376 · GND (DE118687786 · BNF (FRcb12206334c (data) · NLA (EN35676227 · CERL cnp02033764 · NDL (ENJA00521384 · WorldCat Identities (ENn79-045376