Boris Johnson

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Boris Johnson
Boris Johnson nel 2015

Boris Johnson nel 2015


Segretario di Stato per gli Affari Esteri e del Commonwealth
In carica
Inizio mandato 13 luglio 2016
Monarca Elisabetta II del Regno Unito
Primo ministro Theresa May
Predecessore Philip Hammond

Sindaco di Londra
Durata mandato 4 maggio 2008 –
9 maggio 2016
Predecessore Ken Livingstone
Successore Sadiq Khan

Dati generali
Partito politico Conservatore

Alexander Boris de Pfeffel Johnson (New York, 19 giugno 1964) è un politico, giornalista e blogger britannico con cittadinanza statunitense, esponente del Partito Conservatore e sindaco di Londra per due mandati dal 4 maggio 2008 al 9 maggio 2016.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Boris Johnson è nato a New York, negli Stati Uniti, il 19 giugno 1964 da una benestante famiglia britannica di religione anglicana e di origini inglesi, turche ottomane, russe, ebraiche, francesi e tedesche. Johnson ha anche la cittadinanza statunitense, ottenuta per nascita. Nel 2006, non ritenendo corretto mantenere un doppio passaporto per un politico,[1] aveva annunciato la sua intenzione di rinunciarvi; tuttavia, in un'intervista concessa a David Letterman nel 2012 affermò di avere ancora la doppia cittadinanza e aggiunse con ironia: «Tecnicamente, potrei diventare presidente degli Stati Uniti».[2] Nell'agosto del 2008 ruppe il consueto protocollo osservato dai politici inglesi in carica commentando le elezioni di altri Paesi e auspicando la nomina di Barack Obama a Presidente degli Stati Uniti[3][4], salvo definirlo un "mezzo kenyota" quando successivamente Obama si espresse contro l'uscita del Regno Unito dall'UE[5]. Durante gli anni che ha vissuto a Bruxelles ha studiato alla scuola europea,[6] poi a Eton e a Oxford. È anche un giornalista e autore, ed è stato direttore dello Spectator. È stato eletto al Parlamento britannico per la circoscrizione di Henley nel 2001 ed è stato ministro ombra della Cultura nel 2004, nel governo di Michael Howard, e dal 2005 dell'Istruzione, nel governo di David Cameron, fino alla candidatura alle elezioni amministrative di Londra del maggio del 2008. La sua vittoria elettorale, a spese del laburista Ken Livingstone, è stata annunciata il 2 maggio 2008: al ballottaggio Johnson ha ottenuto 1.168.738 voti (il 53,18%) mentre Livingstone 1.028.966 (46,82%), guadagnandosi anche la maggioranza per governare tranquillamente in consiglio comunale.

Tra le iniziative adottate da Johnson in qualità di sindaco di Londra c'è la reintroduzione del latino nelle scuole pubbliche inglesi della Greater London. Lo studio del latino, secondo Boris Johnson, «è un inizio eccellente per comprendere la struttura della lingua», pertanto, sostiene il sindaco, bisogna evitare che la sua conoscenza «sia limitata soltanto a chi ha avuto il privilegio di un'educazione privata».[7]

Centrale per Johnson la "politica verde" del traffico, promossa da un lato, attraverso l'installazione di numerose stazioni di ricarica per le auto elettriche e, dall'altro, con la realizzazione delle cosiddette cycle superhighways, vere e proprie autostrade cittadine per le biciclette.[8] Per le Olimpiadi del 2012 ha creato una flotta di taxi a idrogeno, grazie al sostegno dell'UK Government Technology Strategy Board.[9]

Il 4 maggio 2012 è stato rieletto al ballottaggio per un secondo mandato Sindaco di Londra con 1.054.811 voti, pari al 51,53%, battendo l'ex primo cittadino londinese il laburista Ken Livingstone, che ne ha ottenuti 992.273 pari al 48,47%.[10] Tuttavia il partito di Johnson, il Partito conservatore, perse la maggioranza nella Autorità della Grande Londra, il consiglio comunale di Londra, governato allora dal centrosinistra (12 consiglieri labour e 2 verdi), mentre il centrodestra era all'opposizione (con 9 consiglieri conservatori e 2 liberaldemocratici).

Nelle elezioni generali britanniche il 7 maggio 2015, Boris Johnson è stato rieletto al Parlamento britannico, per la circoscrizione di Uxbridge.

Nel 2016 annuncia il suo appoggio alla campagna referendaria per far uscire il Regno Unito dall'Unione Europea: una mossa vista immediatamente come il trampolino di lancio ideale per sostituire David Cameron alla carica di primo ministro. La vittoria del 23 giugno del fronte Brexit costringe Cameron ad annunciare le proprie dimissioni (previste per ottobre), ponendo Johnson in pole position nella campagna per la nuova leadership Tory e, quindi, del Governo nazionale. Dopo l'annuncio di Michael Gove, suo cruciale alleato nella campagna referendaria del Leave UE, di voler candidarsi alla guida del partito, e le critiche di Theresa May e altri nel partito, il 30 giugno Johnson rinuncia a correre per la leadership, sorprendendo tutti. Il 13 luglio viene nominato dal nuovo Primo Ministro, Theresa May, Segretario di Stato per gli Affari Esteri e del Commonwealth.

Boris Johnson, appassionato della storia e della cultura di Roma, è autore di un importante saggio intitolato Il sogno di Roma – La lezione dell'antichità per capire l'Europa di oggi, edito in Italia da Garzanti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Furious Boris Renounces His US Citizenship
  2. ^ Video: I could be President of the United States, Boris Johnson tells David Letterman - Telegraph
  3. ^ Hélène Mulholland, Barack Obama gets backing from Boris Johnson, su the Guardian, 1° agosto 2008. URL consultato il 21 luglio 2016.
  4. ^ By Rosa Prince, Political Correspondent, Boris Johnson backs Barack Obama as US President, telegraph.co.uk. URL consultato il 21 luglio 2016.
  5. ^ (EN) Boris Johnson: UK and America can be better friends than ever Mr Obama… if we LEAVE the EU, thesun.co.uk, 22 aprile 2016. URL consultato il 21 luglio 2016.
  6. ^ Biography on Bio: Boris Johnson
  7. ^ Gb: sindaco di Londra rilancia il latino nelle scuole pubbliche | Blitz quotidiano
  8. ^ http://ilikebike.org/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=1252
  9. ^ A Londra per le Olimpiadi arrivano i taxi a idrogeno
  10. ^ Inghilterra, il Labour vince ma Johnson resta sindaco di Londra - Repubblica.it

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Seventy Two Virgins, 2005. (romanzo)
  • Il sogno di Roma (The Dream of Rome), trad. E. Zoni, Collana Saggi, Milano, Garzanti, 2010, ISBN 978-88-116-0095-4.
  • (EN) The Churchill Factor: How One Man Made History, New York, Riverhead Books, 2014, ISBN 978-15-9463302-7.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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