Daily Mail

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Daily Mail
Stato Regno Unito Regno Unito
Lingua inglese
Periodicità quotidiano
Genere stampa nazionale
Formato tabloid
Fondatore Alfred Harmsworth
Fondazione 1896
Inserti e allegati Daily Mail Weekend Magazine
Sede Northcliffe House Kensington,
Londra
Editore Daily Mail and General Trust
Diffusione cartacea 1.510.000 (2016[1])
Direttore Paul Dacre
ISSN 0307-7578 (WC · ACNP)
Sito web
 

Il Daily Mail è un quotidiano britannico di genere e formato tabloid fondato nel 1896[2]. Come la maggior parte dei quotidiani inglesi esce sei giorni alla settimana (dal lunedì al sabato). La domenica i lettori trovano il Mail on Sunday (che è quasi indipendente ed ha un proprio direttore). Il quotidiano ha anche, dal 6 febbraio 2006, una versione irlandese (Irish Daily Mail)[3]. In passato, il Daily Mail fu il primo quotidiano del Regno Unito (adesso fa parte del cosiddetto middle-market) e fu il primo a vendere un milione di copie al giorno; è il secondo quotidiano più venduto dopo The Sun.

Originariamente veniva stampato in formato broadsheet, ma il 3 maggio 1971, il 75º anniversario della sua fondazione, venne preferito l'attuale formato, ovvero il tabloid[4]. In questa data il Daily Mail incorporò anche il Daily Sketch che veniva già pubblicato come tabloid autonomo dalla stessa società editrice[5].

Il rivale storico, il Daily Express ha uno stile simile al Daily Mail, così come il tipo di lettori e la posizione politica, molto vicina ai conservatori, ma vende un terzo delle copie[6]. Nel 2016, il Daily Mail vende circa 1 milione e mezzo di copie al giorno ed è uno dei maggiori quotidiani in lingua inglese.

L'8 febbraio 2017 la sezione britannica di Wikipedia ha rimosso il Daily Mail - sia edizione cartacea che digitale - dalla lista delle fonti attendibili, citando "scarso controllo delle fonti" tra le motivazioni.[7]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Direzione di Lord Northcliffe[modifica | modifica wikitesto]

Il Daily Mail titola "Trionfo di Cadorna Gorizia presa" (10 agosto 1916)

Il Daily Mail, fondato da Alfred Harmsworth (in seguito Lord Northcliffe) con il fratello Harold (in seguito Lord Rothermere). Alfred presiedeva alla fattura del giornale, mentre Harold si occupava degli affari. Il primo numero uscì il 4 maggio 1896; costava mezzo penny (in un periodo in cui gli altri quotidiani londinesi costavano un penny) ed aveva un tono più popolare e più conciso degli altri. Riscosse un successo immediato, raggiungendo in pochi anni oltre mezzo milione di lettori.[8]

La linea politica del Daily Mail fu apertamente imperialista, optando per una linea fortemente patriottica nella Seconda Guerra Boera[9]. Inoltre si delineò immediatamente il fatto che il giornale volesse intrattenere il lettore, mediante pubblicazioni periodiche, storie umane di relativo interesse o concorsi a premi. Nel 1906 offrì infatti 1.000 sterline per il primo volo attraverso La Manica e 10.000 per il primo volo da Londra a Manchester[10]. La rivista Punch ritenne l'idea assurda e offrì 10.000 sterline per chi avesse volato su Marte, ma nel 1910 entrambi i premi del Daily Mail vennero assegnati. Nel 1908 creò la Ideal Home Exhibition, che si svolge annualmente ancora oggi[11].

Il giornale venne accusato di essere guerrafondaio prima dello scoppio della Prima guerra mondiale, quando segnalò che la Germania stava progettando di schiacciare l'impero britannico. Dopo l'inizio della guerra (1914) Northcliffe sostenne, dalle colonne del quotidiano, la leva militare obbligatoria, sollevando molte polemiche.

Sul numero del 21 maggio 1915, Northcliffe attaccò duramente Lord Kitchener, il ministro della Guerra. Ma Kitchener era considerato un eroe nazionale e il Daily Mail perse molti lettori, portando le copie giornaliere da 1.386.000 a 238.000. Mille cinquecento membri della Borsa di Londra bruciarono simbolicamente le copie invendute e boicottarono il quotidiano. Il Primo Ministro Herbert Henry Asquith accusò il quotidiano di slealtà alla patria[12].

Quando Kitchener morì, il Daily Mail annunciò la sua scomparsa come una grande fortuna per l'impero britannico. Proseguì con una campagna contro Asquith, che si dimise il 5 dicembre 1916[13]. Il suo successore, David Lloyd George, chiese a Northcliffe di far parte del suo gabinetto di stato, sperando di farselo amico ed evitando così molte critiche. Northcliffe rifiutò.

Direzione di Lord Rothermere[modifica | modifica wikitesto]

"Hurrah for the Blackshirts" (urrà per le camice nere) articolo di elogio al fascismo a cura di Lord Rothermere

Nel 1922, quando Lord Northcliffe morì, Lord Rothermere assunse il controllo totale del giornale. Il Daily Mail aveva una tiratura media di 1.784.313 copie giornaliere[14]. Nel 1924 il quotidiano pubblicò la cosiddetta Lettera di Zinov'ev, un documento falso che indicava che i comunisti britannici stavano pianificando una violenta rivoluzione[15]. È largamente accertato che questo fu un fattore determinante nella sconfitta del Partito Laburista di Ramsay MacDonald nelle elezioni del 1924 che si svolsero quattro giorni dopo[16]. In alcuni circoli laburisti il quotidiano è tuttora soprannominato The Forgers' Gazette (La Gazzetta dei Falsari).

All'inizio del 1934 Rothermere e il giornale erano simpatizzanti di Oswald Mosley e della British Union of Fascists. Nel 1934 Rothermere scrisse un articolo intitolato Hurrah for the Blackshirts (Urrà per le camicie nere), nel quale elogiava Mosley per la sua dottrina sana, di buon senso e conservatrice (sound, commonsense, conservative doctrine), anche se successivamente ritirò il suo supporto dopo che, durante un corteo tenutosi a Londra in quello stesso anno, la British Union of Fascists scatenò una violenta rissa contro alcuni comunisti.[17]

Rothermere era amico e sostenitore di Benito Mussolini e di Adolf Hitler, che influenzarono la linea del Daily Mail fino al 1939. Durante quel periodo fu l'unico periodico britannico a sostenere il Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori.[18][19] Rothermere era in rapporto di corrispondenza con Hitler; il 1º ottobre 1938 spedì un telegramma al fǖhrer in cui appoggiò l'invasione da parte della Germania della regione dei Sudeti (ovvero Boemia, Moravia, e parte della Slesia); esprimendo speranza che Adolf il Grande potesse diventare una figura di spicco nel Regno Unito.

Nel 1937 il corrispondente di guerra George Ward Price del Mail, verso il quale Mussolini stesso si disse sostenitore, così come per il giornale per cui lavorava, pubblicò un libro in difesa di Hitler e Mussolini, intitolato I Know These Dictators (Conosco questi dittatori).

Rothermere e il Daily Mail sostenevano la politica di Neville Chamberlain di appeasement, particolarmente durante la Conferenza di Monaco. Dopo l'invasione di Praga nel 1939 il Daily Mail cambiò nettamente posizione, invitando Chamberlain a prepararsi per la guerra, forse in parte anche perché il Governo aveva minacciato di far chiudere il giornale.

Il giornale continua ad essere soprannominato all'occorrenza Daily Heil, dato lo stampo conservatore e il suo sostegno a Mosley.[20]

Dal secondo dopoguerra ad oggi[modifica | modifica wikitesto]

Il famoso "The Daily Mail clock", l'orologio situato all'ingresso della redazione del Daily Mail

Il Daily Mail venne trasformato dal redattore David English negli anni settanta e anni ottanta. David aveva cominciato la sua carriera nel 1951, al Daily Mirror e in seguito al Daily Sketch dove divenne caporedattore dal 1969 al 1971. Quell'anno il Daily Sketch venne chiuso, ergo iniziò a lavorare per il Daily Mail, dove sarebbe rimasto per oltre 20 anni. English trasformò il quotidiano da un rivale del Daily Express che però vendeva due milioni di copie in meno, ad un giornale di punta, che incrementò eccezionalmente la sua popolarità. Dopo 20 anni David English divenne redattore capo e presidente dei giornali collegati nel 1992.

La carta ha goduto un periodo di successo giornalistico negli anni '80, impiegando alcuni dei giornalisti più quotati, compresi Nigel Dempster, Lynda Lee Potter e Ian Wooldridge[21]. Nel 1982 venne ideato un titolo differente per l'edizione domenicale del quotidiano: The Mail on Sunday (Sunday Mail era già il nome di un quotidiano scozzese, posseduto dal gruppo del Mirror). Dal 1998 il presidente della società editrice del quotidiano è Jonathan Harmsworth, Visconte di Rothermere[22].

Il 6 febbraio 2006 venne lanciata la versione irlandese del quotidiano (Irish Daily Mail)[3].

Nell'agosto 2016, il Daily Mail ha iniziato una partnership con il Quotidiano del Popolo, il giornale ufficiale del Partito Comunista Cinese[23][24].

Linea editoriale[modifica | modifica wikitesto]

Il Daily Mail si considera la voce della tradizione, con una posizione conservatrice contro dei valori liberali. Generalmente assume atteggiamenti anti-europeisti, anti-immigrazionisti, anti-abortisti, a favore della famiglia classica, a favore dei tagli alle tasse e della monarchia, così come a favore di pene più severe per i crimini. Fu proprio per la linea razzista, xenofoba e intollerante del tabloid che la Lego ritirò le proprie pubblicità dalla testata[25]

Il quotidiano è stato più volte costretto a pagare risarcimenti a causa degli articoli falsi presenti in esso, minandone la credibiltà[7][26][27][28][29][30][31][32]. Il tabloid fu anche condannato a pagare diversi milioni di euro alla First Lady americana Melania Trump per aver scritto che faceva la "escort di lusso".[33][34]

Il Daily Mail è stato accusato di creare storie sensazionalistiche e inaccurate riguardo la scienza e la ricerca medica.[35][36]

Posizioni specifiche[modifica | modifica wikitesto]

  • Il giornale è generalmente critico nei confronti della BBC, che percepisce come di sinistra e che vorrebbe che tornasse ad essere agli esordi[37].
  • Alla fine degli anni sessanta il quotidiano visse una fase liberale sul tema delle punizioni corporali, ma presto cambiò rotta e ritornò alle sue posizioni tradizionali.
  • Il Daily Mail fu critico nei confronti del Primo Ministro Tony Blair e sostenne il Partito Conservatore nelle elezioni generali del 2005.[38]
  • Sulle questioni riguardanti il Medio Oriente è generalmente a favore di Israele anche se ha espresso dubbi sulla Guerra in Iraq.
  • Durante il 2016 il quotidiano sostenne la Brexit per il Regno Unito.[39]

Giornalisti[modifica | modifica wikitesto]

In tempi recenti, come molti altri quotidiani londinesi, il Daily Mail ha incluso tra i propri giornalisti anche alcuni con stampi politici diversi dalla linea editoriale del giornale. Un caso noto è quello di Roy Hattersley, un ex ministro del Partito Laburista che adotta una linea social-democratica e che oggigiorno attacca il suo stesso partito.

Attuali[modifica | modifica wikitesto]

Del passato[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (FR) Daily Mail | eurotopics.net, su www.eurotopics.net. URL consultato il 22 settembre 2017.
  2. ^ (IT) Daily Mail nell'Enciclopedia Treccani, su www.treccani.it. URL consultato il 22 settembre 2017.
  3. ^ a b (EN) Irish Daily Mail launched today, in RTE.ie, 06 febbraio 2006. URL consultato il 22 settembre 2017.
  4. ^ (EN) Chris Tryhorn e City correspondent, Downsizing: how newspapers got smaller, in The Guardian, 12 settembre 2005. URL consultato il 22 settembre 2017.
  5. ^ (EN) 1971: Britain's oldest tabloid closes, 11 maggio 1971. URL consultato il 22 settembre 2017.
  6. ^ (EN) The biggest differences between the Daily...3 answers - Quora, su www.quora.com. URL consultato il 22 settembre 2017.
  7. ^ a b (EN) Jasper Jackson, Wikipedia bans Daily Mail as 'unreliable' source, in The Guardian, 8 febbraio 2017. URL consultato il 13 febbraio 2017.
  8. ^ (EN) Paul Manning, News and News Sources: A Critical Introduction, SAGE Publications, 20 marzo 2001, ISBN 9780761957966. URL consultato il 22 settembre 2017.
  9. ^ (EN) The Daily Mail marks Indian independence with an "enchanting tale" of imperialist servitude, su www.newstatesman.com. URL consultato il 22 settembre 2017.
  10. ^ (EN) Charles Loch Mowat, Britain Between the Wars, 1918-1940, Methuen, 1955, ISBN 9780416295108. URL consultato il 22 settembre 2017.
  11. ^ Daily Mail Ideal Home Exhibition: records - Archives Hub, archiveshub.jisc.ac.uk. URL consultato il 22 settembre 2017.
  12. ^ (EN) Anne de Courcy, Margot at War: Love and Betrayal in Downing Street, 1912-1916, Orion, 06 novembre 2014, ISBN 9780297869849. URL consultato il 22 settembre 2017.
  13. ^ (EN) Jocelyn Hunt, Britain, 1846-1919, Psychology Press, 2003, ISBN 9780415257077. URL consultato il 22 settembre 2017.
  14. ^ (EN) Roy Greenslade, Don't damn the Daily Mail for its fascist flirtation 80 years ago, in The Guardian, 06 dicembre 2011. URL consultato il 22 settembre 2017.
  15. ^ (EN) By Richard Norton-Taylor, Zinoviev letter was dirty trick by MI6, in The Guardian, 04 febbraio 1999. URL consultato il 22 settembre 2017.
  16. ^ (EN) From the archive: Zinoviev letter still unexplained, in The Guardian, 05 novembre 2009. URL consultato il 22 settembre 2017.
  17. ^ (EN) Paul Giles, Atlantic Republic:The American Tradition in English Literature: The American Tradition in English Literature, OUP Oxford, 23 novembre 2006, ISBN 9780199206339. URL consultato il 22 settembre 2017.
  18. ^ Richard Griffiths, Fellow Travellers of the Right: British Enthusiasts for Nazi Germany, 1933-9, London, Constable, 1980, ISBN 0-09-463460-2.
  19. ^ S. J. Taylor, The Great Outsiders: Northcliffe, Rothermere and the Daily Mail, London, Weidenfeld & Nicolson, 1996, ISBN 0-297-81653-5.
  20. ^ Where Have All The Goals Gone?, su The Guardian Sport, The Guardian. URL consultato il 9 gennaio 2007.
  21. ^ (EN) Chris Tryhorn, Rogue femail: life and times of Lynda Lee-Potter, in The Guardian, 20 ottobre 2004. URL consultato il 22 settembre 2017.
  22. ^ (EN) Profile: Lord Rothermere, in BBC News, 04 ottobre 2013. URL consultato il 22 settembre 2017.
  23. ^ (EN) Emma Graham-Harrison, Mail Online teams up with Chinese newspaper the People's Daily, in The Guardian, 12 agosto 2016. URL consultato il 22 settembre 2017.
  24. ^ (EN) Kerry Allen, China: UK daily's deal with paper raises few eyebrows, in BBC News, 15 agosto 2016. URL consultato il 22 settembre 2017.
  25. ^ Lego toglie la pubblicità dal Daily Mail: razzista, xenofobo e intollerante, in Repubblica.it, 12 novembre 2016. URL consultato il 22 settembre 2017.
  26. ^ (EN) Daily Mail pays damages to Rowling, in BBC News, 07 maggio 2014. URL consultato il 22 settembre 2017.
  27. ^ (EN) Josh Halliday, Daily Mail pays Neil Morrissey damages over false binge-drinking story, in The Guardian, 12 gennaio 2012. URL consultato il 22 settembre 2017.
  28. ^ (EN) Josh Halliday, Daily Mail to pay Lady Moore 'substantial' damages over diary story, in The Guardian, 18 ottobre 2011. URL consultato il 22 settembre 2017.
  29. ^ (EN) Jasper Jackson, Mail pays out £150,000 to Muslim family over Katie Hopkins column, in The Guardian, 19 dicembre 2016. URL consultato il 22 settembre 2017.
  30. ^ (EN) Josh Halliday, Daily Mail pays damages to Ugandan prime minister over aid theft claim, in The Guardian, 30 luglio 2013. URL consultato il 22 settembre 2017.
  31. ^ (EN) Josh Halliday, Daily Mail to pay damages to Carole Caplin over 'Blairs' sex secrets' story, in The Guardian, 1° novembre 2011. URL consultato il 22 settembre 2017.
  32. ^ (EN) Sam Jones, Daily Mail and Sun pay out to Tamil hunger striker, in The Guardian, 29 luglio 2010. URL consultato il 22 settembre 2017.
  33. ^ Melania Trump "escort di lusso": risarcimento milionario e scuse dal Daily Mail Online. URL consultato il 22 settembre 2017.
  34. ^ (IT) QuotidianoNet, "Melania Trump faceva la escort". Daily Mail si scusa e paga - QuotidianoNet, in QuotidianoNet, 12 aprile 2017. URL consultato il 22 settembre 2017.
  35. ^ Lauren Collins, Mail Supremacy, in The New Yorker, 26 marzo 2012. URL consultato il 22 settembre 2017.
  36. ^ (EN) Ben Goldacre, The Daily Mail cancer story that torpedoes itself in paragraph 19, in The Guardian, 16 ottobre 2010. URL consultato il 22 settembre 2017.
  37. ^ (EN) Does the BBC have a bias problem?, 18 giugno 2007. URL consultato il 22 settembre 2017.
  38. ^ However you vote, give Mr Blair a bloody nose
  39. ^ (EN) Jane Martinson, Daily Mail backs Brexit in EU referendum, in The Guardian, 21 giugno 2016. URL consultato il 22 settembre 2017.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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