Alberto De Stefani

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Alberto De Stefani
Alberto de-stefani.jpg

Ministro delle Finanze del Regno d'Italia
Durata mandato 30 ottobre 1922 –
22 dicembre 1922
Predecessore Giovanni Battista Bertone
Successore ministero accorpato

Ministro del Tesoro e delle Finanze del Regno d'Italia
Durata mandato 22 dicembre 1922 –
10 luglio 1925
Predecessore Vincenzo Tangorra (Tesoro)
Se stesso (Finanze)
Successore Giuseppe Volpi

Dati generali
Partito politico Partito Nazionale Fascista

Alberto de Stefani (Verona, 6 ottobre 1879Roma, 15 gennaio 1969) è stato un economista e politico italiano.

I primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Laureatosi in Giurisprudenza a Padova e perfezionatosi in Economia a Venezia, fu per vari anni docente universitario a Roma e nel 1921 aderì al Partito Nazionale Fascista, nato proprio in quell'anno. Squadrista della prima ora, deputato del PNF dal 1921, fu ministro delle Finanze (1922) e poi anche del Tesoro (1923) del governo Mussolini, mantenendo tali incarichi fino al 1925. In questa veste, e avendo ereditato un quadro economico difficile, attuò una politica di liberalizzazione dell'economia e di riduzione delle spese con un aumento delle imposte indirette a vantaggio di quelle dirette. Semplificò, inoltre, diverse leggi derivanti dal regime di guerra nell'intento di dare vigore ai meccanismi produttivi e di alleggerire il lavoro delle pubbliche amministrazioni, poste e ferrovie in particolare.

Tra il 1922 e il 1926 si ha un periodo di rapida espansione economica, soprattutto nel settore industriale. La produzione manifatturiera cresce del 10% l'anno, contribuendo a una forte espansione delle esportazioni. In soli quattro anni la spesa pubblica passa dal 35% al 13% del PIL. I disoccupati passano da 600.000 del 1921 a 100.000 del 1926[1].Nel 1925 iniziò anche a distruggere la cartamoneta al fine di frenare l'inflazione. Complessivamente furono inceneriti 320 milioni di lire[2].

Alla presenza del ministro De Stefani vengono scaricati i sacchi pieni di cartamoneta destinati all'incenerimento (Roma 30 marzo 1925)
Bonaldo Stringher, Direttore generale e poi Governatore della Banca d'Italia

Sebbene i risultati della sua politica fossero stati positivi, la sua posizione nella compagine governativa si venne a deteriorare per l'opposizione di gruppi diversi: la parte movimentista e radicale del fascismo, che lo vedeva come filoindustrialista ed eccessivamente liberale, i grandi proprietari terrieri meridionali, e gli esponenti più rappresentativi del capitalismo familiare settentrionale poiché entrambi non avevano interesse ad una politica di libero scambio e di tagli alle sovvenzioni di cui beneficiavano.

Entrò inoltre in conflitto con la Banca d'Italia – poi sfociato nella legge bancaria del 1926 - e con l'allora Direttore Generale Bonaldo Stringher, sia per il controllo della politica monetaria, sia in tema di discrezionalità nei numerosi interventi di salvataggio bancario. Inoltre, era fermamente contrario alle politiche deflazionistiche tese a portare la Lira a "Quota 90".

Nel 1925 emise un provvedimento che mirava a stroncare la speculazione borsistica. In conseguenza i maggiori esponenti degli industriali fecero pressioni su Mussolini perché De Stefani venisse destituito. Fu in breve sostituito con il conte Giuseppe Volpi, rappresentante dell'oligopolio dell'industria elettrica.

Nello stesso anno venne nominato Preside della Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Roma, dove continuerà ad esercitare come professore emerito anche nel dopoguerra. Nel 1932 divenne membro del Gran Consiglio del Fascismo e dal 1939 Accademico dei Lincei e Vicepresidente dell'Accademia d'Italia.

La critica al regime[modifica | modifica wikitesto]

Dino Grandi

Negli anni trenta il Fascismo si struttura in regime e il pensiero di De Stefani comincia a venire visto con sospetto perché troppo autonomo. La sua attività venne quindi esclusivamente permessa in ambito culturale e non politico. Fu commentatore di temi economici per il Corriere della Sera al posto di Luigi Einaudi e successivamente per La Stampa, dove spesso espresse opinioni in contrasto con quelle del regime. Iniziò a manifestare insofferenza e delusione verso il regime già nel 1941, pubblicando Confidenze e Convinzioni che, sebbene censurato, fu uno dei pochissimi segnali di critica ad un sistema ormai dittatoriale.

Nominato Alto Consulente del Governo Nazionale Cinese, si dedicò, nel 1937, all'opera di riorganizzazione amministrativa e di mobilitazione civile della Repubblica di Cina, della quale fu nominato Alto Consulente a vita.

Nel luglio del 1943 votò a favore dell'ordine del giorno di Dino Grandi, che ebbe come conseguenza l'ordine di arresto da parte del duce. Venne quindi condannato a morte in contumacia al processo di Verona nel 1944 ed assolto nel 1947 dall'accusa di collaborazionismo col nazismo. Riabilitato e reintegrato nelle sue cariche, dedicò gli ultimi anni della sua vita agli studi e al giornalismo.

Opere[3][modifica | modifica wikitesto]

  • Teoria del commercio internazionale. Problemi fondamentali. Verona, Tip. Ed. «A. Manuzio», 1903.
  • Economia politica. Appunti. Anno accademico 1918-19. Parte generale. Padova, La Litotipo, 1919.
  • Economia politica. Appunti. Anno accademico 1918-19. Parte speciale. Padova, La Litotipo, 1919.
  • La dinamica patrimoniale nell'odierna economia capitalistica. Padova, La litotipo, 1921.
  • Decadenza demografica e decadenza economica. Roma, La voce, 1921.
  • Discorsi. Milano, Imperia, 1923.
  • L'azione dello Stato italiano per le opere pubbliche, (1862-1924) (con proemio del prof. R. Cessi sulla politica dei lavori pubblici della Repubblica veneta). Roma, Libreria dello Stato, 1925.
  • La legislazione economica della guerra. Bari, Laterza, 1926.
  • Lezioni sugli ordinamenti finanziari italiani. Anno accademico 1925-1926. Roma, Stabilimento poligrafico per l'amministrazione dello stato, 1926.
  • La restaurazione finanziaria 1922-1925. Bologna, Zanichelli, 1926 (riedito da G. Volpe nel 1978)
  • Vie maestre: commenti sulla finanza del 1926. Milano, Treves, 1927.
  • Quintino Sella (1827-1884). Roma, Soc. Nuova Antologia: Bestetti e Tumminelli (1927?).
  • Colpi di vaglio : commenti sulla finanza del 1927. Milano, Treves, 1928.
  • L'oro e l'aratro. Milano, Treves, 1929.
  • La deflazione finanziaria nel mondo : la vendetta dei fatti. Milano, Treves, 1931.
  • Manuale di finanza. Bologna, N. Zanichelli, 1931 (riedito fino al 1943)
  • La resa del liberalismo economico. Milano; Roma: Treves: Treccani: Tumminelli, 1932.
  • L'illusione creditizia. Milano - Roma, Treves, 1932.
  • Lo Stato e la vita economica : relazioni presentate alla seconda conferenza internazionale di studi su lo Stato e la vita economica, Londra, maggio-giugno 1933 (De Stefani et al.). Padova, CEDAM, 1934.
  • Eventi economici. - Bologna, Zanichelli, 1934.
  • L'ordine economico nazionale. Bologna, Zanichelli, 1935.
  • Garanzie di potenza : saggi economici. Bologna, Zanichelli, 1936.
  • Politica economica internazionale : conferenze tenute presso il R. Istituto superiore di Scienze economiche e commerciali di Firenze (De Stefani et al.). Firenze, Libreria internazionale Seeber, 1936.
  • Commenti e discorsi. Bologna, Zanichelli, 1938.
  • Travaglio economico. Bologna, Zanichelli, 1940.
  • Sopravvivenze e programmi nell'ordine economico. Roma, Edizioni italiane, 1941.
  • L'ordinamento finanziario italiano. Roma, Bulzoni, 1956 (riedito nel 1966)
  • Baraonda bancaria. Milano, Edizioni del Borghese, 1960.
  • La dinamica patrimoniale nell'odierna economia capitalistica ed altri scritti. Padova, CEDAM, 1961.
  • Una riforma al rogo. Roma, Il quadrato, 1963.
  • Quota 90 : la rivalutazione della lira 1926-1928. Torino: UTET libreria; Roma: Bancaria, 1998.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Diario d'Italia 1815-1994", fascicoli allegati a "Il Giornale", capitolo "osservatorio economico-demografico 1921-1930", pag. 372
  2. ^ Historia, articolo intitolato "Il ministro delle Finanze da alle fiamme 320 milioni", a pag 8 dell'inserto
  3. ^ L'archivio di Alberto De' Stefani, Banca D'Italia, Servizio Segretariato, Quaderno d'archivio 1983, pagg. 173-78.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Franco Marcoaldi, «DE STEFANI, Alberto», in Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 39, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1991.
  • Marcello De Cecco. L'Italia e il sistema finanziario internazionale. Roma-Bari, Laterza, 1993.
  • Sergio Noto. Fascismo e credito cattolico. La Presidenza de' Stefani della Banca Mutua Popolare di Verona. in "Nuova Economia e Storia", III, 1987.
  • Ernesto Felli. "de'Stefani plays Mulligan", dal "Diario di due economisti" - Il Foglio, 18 nov. 2011.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Alberto De Stefani, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
Predecessore Ministro delle Finanze del Regno d'Italia Successore
Giovambattista Bertone 30 ottobre 1922 - 10 luglio 1925 Giuseppe Volpi
Predecessore Ministro del Tesoro del Regno d'Italia Successore
Vincenzo Tangorra 22 dicembre 1922 - 10 luglio 1925 Giuseppe Volpi
Controllo di autorità VIAF: (EN42218171 · LCCN: (ENn86123021 · SBN: IT\ICCU\CFIV\011103 · ISNI: (EN0000 0000 8343 1930