Ruhrstahl SD 1400

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Ruhrstahl SD 1400
Fritz X (o SD 1400 X, X-1, PC 1400X, FX 1400)
PC1400X guided bomb 1.jpg
Ruhrstahl SD 1400 Fritz X esposto al RAF Museum, Hendon
Descrizione
Tipo bomba planante
Impiego anti unità navali
Sistema di guida radiocomando
Costruttore Germania Ruhrstahl AG
Impostazione 1938
In servizio 1943
Ritiro dal servizio 1945
Utilizzatore principale Germania Luftwaffe
Esemplari 1386 di cui 602 utilizzati nei test
Peso e dimensioni
Peso 1.568 kg (3.457 lb)
Lunghezza 3,32 m (11 ft)
Larghezza 1.40 m (5 ft)
Diametro 85.3 cm (2 ft 8 in)
Prestazioni
Vettori bombardieri
Gittata 5 km (3 mi)
Velocità massima 343 m/s (1.235 km/h) (770 mph)
Esplosivo amatolo, 320 kg (705 lb), testata perforante
note progettista Max Kramer

[senza fonte]

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Il Ruhrstahl SD 1400 (o anche bomba guidata planante FX 1400), identificato dagli Alleati con il nome di Fritz X, era una bomba planante per impiego contro unità navali in dotazione ed utilizzato dalla Luftwaffe durante la seconda parte della seconda guerra mondiale.

La sigla deriva dall'acronimo in lingua tedesca di Splitterbombe Dickwandig, bomba a frammentazione a parete spessa, mentre 1400 dal peso in chilogrammi dall'ordigno da cui deriva. Pur non essendo stata la prima bomba guidata ad essere progettata, detiene il primato di essere stata la prima ad entrare in servizio operativo. Più tardi, poi, le bombe vennero rese filoguidate.

Storia del progetto[modifica | modifica wikitesto]

Lo sviluppo dell'SD 1400 deriva dalle ricerche compiute di Max Kramer e dalla applicazione delle sue scoperte presso l'industria bellica e siderurgica Ruhrstahl AG di Witten, nella Vestfalia tedesca. Kramer era un ricercatore del Deutsche Versuchsanstalt für Luftfahrt (DVL), una delle sezioni di ricerca bellica del Reichsluftfahrtministerium (RLM), che, nel 1938 iniziò degli studi sull'aerodinamica delle bombe aeronautiche, ipotizzandone il controllo della direzionalità al fine di correggere gli errori d'impatto delle bombe a caduta libera. Prendendo come oggetto di studi la SC 250, una bomba standard dell'arsenale bellico della Luftwaffe, sperimentò l'applicazione di alette mobili che potessero essere comandate a distanza affinché, durante la caduta, si riuscisse a rifinire ulteriormente la precisione di puntamento verso l'obbiettivo.

Una commissione di valutazione dell'RLM esaminò i risultati delle ricerche iniziali compiute dal dottor Kramer ritenendole interessanti e degne di un ulteriore sviluppo a fini operativi. Tutto il progetto venne spostato presso la Ruhrstahl AG a Witten, nella Vestfalia tedesca, essendo già impiegata nella realizzazione di bombe e per sfruttarne quindi l'esperienza. Qui il progetto iniziale venne sviluppato su un ordigno più potente il cui carico esplosivo era di 1 400 kg, ed il peso supplementare aggravò i già presenti problemi legati alla scarsa manovrabilità del progetto iniziale. Quest'arma infatti continuava ad essere essenzialmente un ordigno picchiante, non troppo dissimile da una bomba convenzionale, tanto che inizialmente gli scienziati coniarono per identificarlo il più appropriato termine di bomba teledeviata.

La vista dei piani di coda dell'ordigno

Per aumentarne la portanza, si intervenne sulla dimensione delle alette, sia trovando il sistema per aumentarne la velocità di discesa. Se nel primo caso la soluzione era relativamente facile, nel secondo ci si scontrava con la necessità di velivoli che avessero una elevata tangenza; se maggiore era infatti l'altezza a cui sarebbe stato sganciato l'ordigno, maggiore sarebbe stata la sua velocità in prossimità dell'obbiettivo. Ma la tecnologia aeronautica tedesca allora non era ancora in grado di produrre un velivolo che potesse operare ad alta quota, senza dimenticare che, all'aumentare della quota operativa, sarebbe diminuita esponenzialmente l'accuratezza del sistema. Un progetto parallelo, quello della Henschel Hs 293, scelse di aumentare la portanza aggiungendo due piccole semiali ai lati dell'ordigno, mentre la squadra del dottor Kramer restò vicina ad un aspetto "tradizionale", anche se fu evidente che oramai anche la SD 1400 aveva perso l'aspetto di una convenzionale bomba a caduta. Gli impennaggi anteriori le davano una caratteristica forma ad "X" (cruciforme) che le valsero sia la denominazione industriale, da X-1 a X-7, da parte della Ruhrstahl AG, sia quella in codice, Fritz X, assegnatole dalle forze alleate.

I primi collaudi dimostrarono la fattibilità pratica del progetto, ma evidenziarono problematiche che necessitavano una soluzione per assicurarne l'effettivo impiego sul campo. L'elevata velocità di caduta necessaria comportava sia una notevole attenzione da parte del puntatore, per la difficoltà a seguire il volo dell'ordigno e per i ridotti tempi di correzione della stessa, sia una tendenza al bloccaggio delle alette direzionali che contavano su attuatori elettromagnetici. Con un successivo prototipo si cercò di ovviare al problema del bloccaggio con degli attuatori pneumatici, ma anche questi si bloccavano a loro volta a causa delle basse temperature costringendo il ritorno alla soluzione originale.

All'inizio del 1942, grazie alla costruzione di una galleria del vento in cui effettuare le prove, si intervenne modificando le alette di controllo ed introducendo un freno aerodinamico in coda per ridurne la velocità di caduta. Successivamente, nel febbraio 1942 a Karlshagen e Peenemünde-West si constatò che l'ordigno doveva essere lasciato cadere da una altezza minima di 3 900 metri, questo per avere un tempo sufficientemente lungo a consentire di correggerne il volo (e conseguentemente il punto d'impatto) da parte del puntatore. Le condizioni meteorologiche però ponevano dei limiti alla sperimentazione da tali altezze, perciò si decise di approfittare del ben più mite clima dei territori dell'alleato italiano e trasferire tutto il programma nelle vicinanze di Foggia. Qui, in un solo mese, l'équipe del dottor Kramer fu in grado di completare le prove e lo sviluppo e di assicurarne la completa operatività.

Tecnica[modifica | modifica wikitesto]

Era un ordigno che, pur conservando a grandi linee l'aspetto di una tradizionale bomba semiperforante a caduta, presentava una caratteristica serie di quattro alette mobili disposte ad X, le quali avevano una funzione direzionale, seppur limitata, che le consentivano un più accurato puntamento dell'obbiettivo.

Disponeva di un elaborato piano di coda in cui erano presenti, oltre alle alette stabilizzatrici, un freno aerodinamico per ridurne la velocità di impatto a vantaggio della manovrabilità e una apparecchiatura radioricevente comandata dal velivolo su cui era trasportata. Più tardi, in una forma più evoluta, le bombe vennero rese filoguidate invece che radioguidate, in modo da evitare il jamming, ossia che disturbi elettromagnetici potessero essere utilizzati per impedirne il pilotaggio.

Impiego operativo[modifica | modifica wikitesto]

Nel settembre del 1942 si costituisce un'unità speciale, la Erprobungs- und Lehrkommando 21, deputata ad esaminare la nuova arma. Le prove pratiche furono eseguite utilizzando come bersaglio delle vecchie navi affondate nel Mar Baltico.

Il III./KG 100 fu equipaggiato con i Dornier Do 217 K-2, una versione espressamente riconvertita per ospitare la nuova arma, ed iniziò le operazioni sul Mediterraneo il 29 agosto 1943.

Il 9 settembre 1943 la Luftwaffe realizzò il più importante e celebre successo bellico del Fritz X. Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 stipulato con le forze alleate, fu ordinato alla flotta della Regia Marina di far rotta verso Malta in ottemperanza alle clausole armistiziali anziché, come precedentemente stabilito, attaccare gli alleati impegnati nello sbarco di Salerno. Per impedire che le navi finissero per cadere nelle mani alleate, i Dornier Do 217 K-2 dello III. Gruppe KG 100 attaccarono il convoglio con il risultato di affondare la nave ammiraglia Roma e di danneggiare la sua gemella Italia (ex Littorio).

Obiettivi affondati[modifica | modifica wikitesto]

Obiettivi danneggiati[modifica | modifica wikitesto]

Velivoli utilizzatori[modifica | modifica wikitesto]

Germania Germania

Note[modifica | modifica wikitesto]


Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (DE) Heinz J. Nowarra, Die Deutsche Luftrüstung 1933-1945, Band 4, Koblenz, Bernard & Graeffe Verlag, 1993, ISBN 3-7637-5468-7.

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