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Porto di Napoli

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Porto di Napoli
Porto di Napoli
Stato Italia Italia
Regione Campania Campania
Provincia Napoli Napoli
Comune Napoli
Mare mar Tirreno
Infrastrutture collegate Autostrada A1
Autostrada A3
Tipo Commerciale, Traghetti, Cantiere Nautico
Gestori Autorità portuale di Napoli
Passeggeri 6.226.078 (2010)
Traffico merci 21.923.377 t (2010)
Profondità fondali da 5 a 14 m
Rifornimento carburante si
Coordinate 40°50′N 14°16′E / 40.833333°N 14.266667°E40.833333; 14.266667Coordinate: 40°50′N 14°16′E / 40.833333°N 14.266667°E40.833333; 14.266667
Mappa di localizzazione: Italia
Porto di Napoli

Il porto di Napoli è uno dei più importanti porti d'Europa, occupa la insenatura naturale più a nord del Golfo di Napoli e si estende per alcuni chilometri dal centro della città verso la sua parte orientale. Nel 2011 si é attestato all'11esimo posto tra i porti più trafficati d'Europa per numero di passeggeri [1], mentre i dati del 2014 lo collocano al 14esimo posto mondiale per le crociere turistiche [2].

Nave da crociera di AIDA Cruises in uscita dal porto

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Fotografia d'epoca scattata dal faro
Il molo grande alla metà dell'800, prima dell'abbattimento della Lanterna (stereografia di Giorgio Sommer)
Navi in porto - tra il 1890 e il 1900

La fondazione di Napoli e del suo porto è da collocarsi nell'ambito della colonizzazione greca. Dopo la fondazione, nel terzo quarto dell'VIII secolo a.C., della colonia greca di Parthenope sull'Acropoli di Pizzofalcone da parte dei Cumani, alla fine del VI secolo a.C. sempre questi ultimi diedero spazio ad una "città nuova", Neapolis, tutta rivolta verso la valle del Sarno. Il massimo sviluppo del porto in età greca, si verificò alla metà del V secolo a.C. periodo in cui, grazie all'influenza ateniese, divenne uno dei più importanti del Mediterraneo, producendo uno sviluppo urbanistico che rimase immutato sino alla metà del I secolo a.C

In età romana è certificata la presenza di un grande bacino ben protetto che occupava l'area di piazza Municipio. Non a caso sono state ritrovate cinque imbarcazioni nonché l'antica banchina portuale durante gli scavi per la realizzazione della stazione Municipio della metropolitana.

Un documento del 1018 ha permesso l'individuazione di due porti: il primo, il portus Vulpulum, corrispondente grossomodo al porto romano, il secondo, di di più ridotte dimensioni, contiguo al primo e chiamato portus de Arcina, occupava l'area di Portosalvo e arrivava fino all'attuale piazza Bovio.

Sotto la dominazione normanna, il porto conobbe un periodo di grande splendore, al punto che Napoli entrò in connessione con l'alleanza delle città anseatiche. Per Napoli e per il suo porto, il periodo normanno fu contrassegnato da enormi successi tanto in campo marittimo quanto nei traffici.

Durante il regno di Federico II i pisani stanziarono un proprio punto commerciale in città, presso il portus Vulpulum, il quale fu d'allora chiamato porto dei Pisani e divenne fulcro fondamentale per i loro commerci. Alla comunità fu concessa l'antica chiesa di San Pietro ad Vulpulum (o San Pietro a Fusariello, odierna chiesa di San Giacomo degli Italiani). Ancora oggi la loro presenza è testimoniata dalla via Loggia dei Pisani, a pochissimi passi dalla chiesa di San Giacomo.

Ma fu con l'avvento degli Angioini, nella seconda metà del XIII secolo, in particolare sotto il regno di Carlo I d'Angiò, che il porto si ampliò, si arricchì di nuovi edifici parallelamente allo sviluppo della città, ormai fra le più grandi e popolose d'Europa. Suo figlio Carlo II fece realizzare tra il 1302 e il 1307 il nuovo molo presso il Castel nuovo, detto angioino o grande.

La fortificazione del porto e la costruzione di magazzini, di depositi e di fabbriche continuò sotto la dominazione aragonese (XV secolo) e nel periodo del vicereame spagnolo[3].

Alfonso I di Napoli fece realizzare un braccio al molo grande diretto verso est, il cosiddetto braccio alfonsino; promosse inoltre la ricostruzione della torre di San Vincenzo.[4] Nel 1487 Ferrante d'Aragona incaricò Luca Bengiamo di costruire un faro, quello che sarà conosciuto come la lanterna del Molo. Tuttavia il faro fu danneggiato nel 1495 negli scontri tra aragonesi e francesi e ricostruito sotto Federico I di Napoli. Nel 1624 un incendio distrusse la lanterna e il viceré duca d'Alba la fece ricostruire. La ricostruzione del faro, durata dal 1625 al 1626, è attribuita a Pietro De Marino. Il duca d'Alba nel 1625 fece costruire anche un fortino di difesa al termine del braccio orientale del molo.

Il viceré conte di Olivares affidò nel 1596 a Domenico Fontana il progetto di ampliamento e sistemazione del porto, ma i lavori furono interrotti improvvisamente e si poté soltanto unire alla terraferma l'isolotto dove sorgeva la torre di San Vincenzo, costruita sotto Carlo d'Angiò come baluardo difensivo del castel Nuovo.

Sotto il Regno dei Borbone (XVIII secolo) il porto si afferma come uno dei più attrezzati e forti a livello europeo. Carlo III promosse un secondo prolungamento del molo grande. I lavori, durati dal 1740 al 1743 su progetto di Giovanni Bompiede, portarono alla realizzazione del molo San Gennaro, perché su di esso tra il 1742 al 1743 vi fu eretto un secondo fortino di difesa dedicato al Patrono di Napoli che sostituì quello fatto erigere dal duca d'Alba. Inoltre si stabilì la creazione di un bacino mercantile protetto, ad est del molo grande, e riparato tramite l'estensione di un molo presso il porto piccolo. Questo molo verrà chiamato dell'Immacolatella per via del palazzo costruitovi sopra, destinato ad ospitare la Deputazione della Salute, che presentava sulla sommità una statua dell'Immacolata. Nel 1742[4] infine fu demolita la torre di San Vincenzo, da tempo in stato di abbandono e ormai obsoleta riguardo alle tecniche difensive.

L'Arsenale, realizzato presso la spiaggia di Santa Lucia a partire dal 1577 entro il 1583, diviene un grande cantiere navale e nel 1818, addì 27 settembre, la “Real Ferdinando I”, la prima nave a vapore del Mediterraneo, venne varata. Nel 1836 Ferdinando II decretò l'allestimento di un porto militare ad ovest del molo grande, a destra della darsena. Per proteggerlo meglio si stabilì la costruzione del molo San Vincenzo, continuando l'operazione di Domenico Fontana nel XVI secolo. I lavori, affidati inizialmente al colonnello del genio militare Domenico Cuciniello e all'architetto Stefano Gasse, furono diretti poi dal capitano Clemente Fonseca e durarono da 1841 al 1847. Nel 1843 la lanterna fu elevata in altezza e potenziata in luminosità. Nell'agosto 1852 fu inaugurato il primo bacino di raddobbo in muratura d'Italia, presso il nuovo molo San Vincenzo.

L'Unità d'Italia invece segnò negativamente la storia del porto, che vide diminuire i suoi traffici e ridurre le sue attività sebbene a partire dagli anni 1880 siano stati realizzati i vari moli ampliando il porto verso est (su progetto dell'ingegnere Domenico Zainy), il collegamento ferroviario con la stazione nonché i magazzini del cosiddetto deposito franco, costruiti tra il 1878 e il 1887 allargando il molo San Gennaro. Fu ulteriormente prolungato il molo San Vincenzo. Si promosse l'elettrificazione del porto, affidandola nel 1897 alla Società Generale d'Illuminazione, tramite la costruzione di una centrale elettrica presso la calata Porta di Massa. Fu realizzata tra il 1894 e il 1899 anche la prima stazione marittima, sul ponte trapezoidale (detto anch molo dell'Immacolatella Nuova o molo Pisacane), su progetto dell'ingegnere del Genio civile Luca Cortese.

Il declino durò sino ai primi del XX secolo, quando, grazie all'impegno profuso da Francesco Saverio Nitti e dall'Ammiraglio Augusto Witting, avviene finalmente la ripresa. Nel 1911 nacque il cantiere navale Bacini e Scali Napoletani oggi denominato Cantieri del Mediterraneo.

Il Fascismo puntò su Napoli come porto di collegamento con i possedimenti coloniali, dotandola di nuove infrastrutture e di nuovi edifici come la nuova Stazione Marittima, progettata nel 1932 e completata nel 1936 dall'architetto Cesare Bazzani, che prese il posto dell'antico molo grande e dei suoi prolungamenti verso oriente. Per i lavori furono abbattuti tra il 1932 e il 1933 i magazzini del deposito franco e la lanterna del molo, protagonista di moltissime vedute della città.

Dal 1935 al 1939 si provvide a eliminare il porto piccolo (il Mandracchio) tramite insabbiamento. Il porto piccolo derivava dall'antico porto di Arcina.

Attività principali[modifica | modifica wikitesto]

Pur avendo negli ultimi dieci anni un andamento poco costante, negli ultimi due anni il dato è sempre stato in crescita, raggiungendo i 6.226.078 di passeggeri transitati nel 2010.

Il traffico merci, invece, è stato per lo stesso anno, di circa 22 milioni di tonnellate con il traffico Roll-on/Roll-off transitato di poco più di 6 milioni di tonnellate.

La maggior parte dei traffici si svolgono nei due moli più importanti e centrali: il Molo Angioino, destinato all'approdo delle navi da crociera, con la famosa Stazione Marittima (la più vasta del globo con i suoi 12 km quadrati di superficie e i 10 approdi per navi di grande e medio tonnellaggio) e il Molo Beverello, dove attraccano i traghetti e gli aliscafi che collegano Napoli con le isole del Golfo (Capri, Ischia, Procida).

Dati sul traffico passeggeri[modifica | modifica wikitesto]

[5]

Traffico passeggeri
Anno Passeggeri +/-
2008 9.026.247
-
2009 8.618.000
-
2010 7.365.397
-
2011 7.516.191
-

Dati sul traffico merci[modifica | modifica wikitesto]

I dati relativi al traffico merci riguardano solo l'anno 2011:[5]

Traffico merci
Tipo traffico Tonnellate
Rinfuse solide 4.363.460
Rinfuse liquide 5.481.959
Merce in container 5.910.374
Traffico ro-ro 5.791.351
Totale 21.547.144

Organizzazione[modifica | modifica wikitesto]

L'area complessiva si estende per oltre 200000 m2 (20 km in lunghezza) ed è adibita ad uso multifunzionale (passeggeri, al cabotaggio, alla cantieristica, all'attività commerciale nelle sue componenti di traffico merci, petrolifero, container, traffico crocieristico, industria delle riparazioni navali, traffico commerciale e diportismo) per un totale di 14 moli (La Pietra, Molo Angioino, Molo Beverello, Molosiglio, Calata di Porta di Massa, Mergellina, Darsena Acton, Duca degli Abruzzi, Calata Marinella, molo San Vincenzo, Darsena di Levante, molo Vittorio Emanuele e Pietrarsa). La gestione ed il coordinamento delle attività con gli altri organi organizzativi (Comitato portuale, della Commissione Consultiva e del Collegio dei revisori dei conti) sono svolte dall'authotity portuale, tra cui anche il porto di Castellammare di Stabia che, con i propri 1060 m2, rappresenta il principale settore cantieristico. Il traffico croceristico, invece, negli ultimi anni ha registrato a Napoli un incremento del 230% per un totale di 1 milione e 200 mila passeggeri[6]. Oltre agli introiti dalle crociere, il porto di Napoli ha visto un incremento anche nel settore dei trasporti locali (Metrò del Mare) per un totale di quasi sei milioni di passeggeri nel 2010[6]. Notevole anche l'attività congressuale grazie alle cinque sale nella Stazione marittima che complessivamente nel 2010 hanno ospitato circa 45 eventi la cui organizzazione è affidata alla società Terminal Napoli Spa. Eccetto le 110 unità occupate presso l'autorità portuale, complessivamente l'indotto portuale impegna circa 160 società per un totale di oltre 1500 posti di lavoro[6].

Area Turistica: Molo Beverello e Molo Angioino[modifica | modifica wikitesto]

Stazione Marittima del Molo Beverello

Essendo il porto situato di fronte al centro cittadino, molti luoghi di interesse storico ed artistico sono abbastanza vicini e raggiungibili a piedi: il castello Maschio Angioino, Palazzo Reale, Piazza del Plebiscito con la Basilica, la Galleria Umberto I, le vie dello shopping come Via Toledo e Via Chiaia, il Municipio (Palazzo San Giacomo), il centro degli affari con gran parte degli uffici e molti alberghi cittadini, l'Università, ecc. È inoltre assai vicina la fermata della Funicolare di Piazzetta Augusteo, che consente di arrivare in pochi minuti al Vomero.

Il Museo dell'emigrazione, nato nel 2005 ed in parte posseduto dalla Regione, ha sede all'Immacolatella Vecchia (ex capitaneria di Porto) è in attesa di riapertura.

Banchina dove attraccano aliscafi e catamarani.

Terminal crocieristico[modifica | modifica wikitesto]

  • 10 ormeggi
  • 7 passerelle mobili
  • 12 banchi check-in informatizzati
  • sala arrivi e partenze
  • nastri bagagli
  • negozi
  • bar
  • centro congressi

Terminal passeggeri e auto[modifica | modifica wikitesto]

  • biglietterie
  • sala d'attesa
  • nursery
  • area d'attesa con 5 pensiline e panchine
  • parcheggi
  • attrezzature per imbarco mezzi

Area Commerciale[modifica | modifica wikitesto]

L'area dispone di trenta banchine e calate, con una lunghezza variabile dai 110 ai 400 mt. La recente riorganizzazione logistica ha permesso il collegamento con i principali snodi autostradali (A1 e A3) e ferroviari (Circumvesuviana, Napoli-Salerno, Linea 2).

L'isolotto di Megaride, nei pressi del porto

Terminal Container[modifica | modifica wikitesto]

Porto di Napoli dal mare
  • Calata Granili
  • Molo Flavio Gioia
  • Molo Bausan

Terminal rinfuse solide[modifica | modifica wikitesto]

  • Calata V.Veneto
  • Calata villa del Popolo
  • Molo Carmine
  • Pontile V.Emanuele II

Terminal rinfuse liquide[modifica | modifica wikitesto]

  • Ponte Vigliena
  • Calata Petroli

Polo Crocieristico[modifica | modifica wikitesto]

Al Porto di Napoli operano diverse compagnie tra cui (non sono presenti tutte):

Italia MSC Crociere

Italia Costa Crociere

Stati Uniti Royal Caribbean International

Stati Uniti Carnival Cruise Lines

Stati Uniti Celebrity Cruises

Stati Uniti Disney Cruise Line

Stati Uniti Princess Cruises

Spagna Pullmantur Cruises

Norvegia Norwegian Cruise Line

Germania AIDA Cruises

Destinazioni Traghetti e Aliscafi[modifica | modifica wikitesto]

operazioni di sbarco e successivo imbarco passeggeri su un aliscafo diretto verso una delle isole del golfo (Capri, Ischia e Procida)

Prospettive sul porto di Napoli[modifica | modifica wikitesto]

È attualmente in costruzione un collegamento metropolitano che, insieme alla pedonalizzazione della intera area, con la creazione di sottopassi per le auto, permetterà un accesso più rapido di quello attuale[7]. È inoltre presente nell'area di fronte il Molo Beverello la stazione Municipio della metropolitana di Napoli.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ List of busiest ports in Europe, en.m.wikipedia.org. URL consultato il 26 agosto 2016.
  2. ^ List of world's busiest cruise ports by passengers, en.m.wikipedia.org. URL consultato il 26 agosto 2016.
  3. ^ Carlo Celano, Giovanni Battista Chiarini e Paolo Macry, Notizie del bello dell'antico e del curioso della città di Napoli, Edizioni dell'anticaglia, 1859.
  4. ^ a b AA. VV., Archivio storico per le province Napoletane, Volume 64, Editori Detken & Rocholl e F. Giannini, 1939
  5. ^ a b Traffico passeggeri, porto.napoli.it. URL consultato il 25 ottobre 2012.
  6. ^ a b c Autorità portuale di Napoli (2010) Relazione annuale 2010, Napoli, p. 18, ISBN non esistente
  7. ^ Metrò, viaggio nelle nuove stazioni in 3D, su Corriere del Mezzogiorno, 17 ottobre 2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Toma P. Antonio, Storia del porto di Napoli. SAGEP Libri & Comunicazione Editore, 1991 Codice ISBN 8870584097
  • Lidio Aramu, La Camera sul porto (il porto di Napoli dall'unità d'Italia al fascismo). Colla Passaggi Editore, 2009 Codice ISBN 9788887501827
  • Fiammetta Adriani, Benedetto Gravagnuolo, Napoli: il porto e la città : storia e progetti, Edizioni Scientifiche Italiane, 1994
  • Teresa Colletta, Napoli città portuale e mercantile: la città bassa, il porto e il mercato dall'VIII al XVII secolo, Kappa, 2006
  • ”Il Corriere del Mezzogiorno”, 28 febbraio 2000, Porto, giù la barriera: c'è la prima piazza a mare.

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