Ordine di Vittorio Veneto

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Ordine di Vittorio Veneto
Vittorio veneto.JPG
Insegne dell’ordine
Flag of Italy.svg
Repubblica italiana
Tipologia Ordine statale
Status Quiescente
Istituzione Roma, 18 marzo 1968
Gradi Cavaliere
Precedenza
Ordine più alto Ordine della Stella della Solidarietà Italiana
Ordine più basso -
Ordine di Vittorio Veneto BAR.svg
Nastro dell’ordine

L’Ordine di Vittorio Veneto è un'onorificenza commemorativa italiana istituita nel 1968; benché formalmente non abrogata, essa di fatto è in quiescenza in quanto dal 2008 non vi sono più persone viventi insignite o insignibili della stessa.

Storia e generalità[modifica | modifica wikitesto]

L'ordine fu istituito con legge 263/1968[1] nel cinquantenario della vittoria italiana nella prima guerra mondiale al fine di «esprimere la gratitudine della Nazione» a tutti i soldati italiani che avevano combattuto almeno sei mesi durante la prima guerra mondiale, agli insigniti della croce al merito di guerra e ai combattenti eventualmente ancora viventi delle guerre precedenti (art. 1)[1].

Diploma di cavaliere di Vittorio Veneto

Essa era destinata a tutti i reduci che, alla data del 1º gennaio 1968, fossero ancora viventi[2] e godessero dei diritti civili e politici[1]; oltre al diploma di riconoscimento, la legge prevedeva anche, per gli aventi diritto con reddito non superiore al minimo imponibile previsto ai fini dell'imposta complementare, un assegno vitalizio senza reversibilità di 50 000 lire annue (art. 5)[1], pagabili in due semestralità il 30 giugno e il 20 dicembre; l'unica forma di reversibilità prevista era, in caso di morte del beneficiario, un'ulteriore annualità del vitalizio versata alla vedova o ai figli superstiti[1]; la legge previde che potessero beneficiare dell'assegno e dell'onorificenza anche quei combattenti dell'esercito austro-ungarico che avessero partecipato alla guerra nel periodo 1914-18 e che fossero divenuti cittadini italiani per annessione dei territori conquistati[1].

Benché spettante di diritto, non era concessa automaticamente, in quanto l'onere di richiederla era in capo al reduce avente diritto, che doveva farne richiesta tramite il comune di residenza (art. 4)[1].

A capo dell'ordine, che prevedeva una sola classe, quella di cavaliere (art. 2)[1], fu designato il presidente della repubblica (il primo a presiederlo fu il Capo di Stato dell'epoca, Giuseppe Saragat); il consiglio dell'ordine, che valutava le domande, era presieduto da un militare delle forze armate di grado equivalente a generale di corpo d'armata, da altri quattro membri militari aventi il grado di generale o ammiraglio, e dal presidente dell'Associazione nazionale combattenti e reduci (art. 3)[1].

Essendo un Ordine che assegnava riconoscimenti ai reduci di un evento concluso mezzo secolo prima della sua istituzione, il numero dei suoi insigniti andò via via assottigliandosi con il passare degli anni fino alla sua quiescenza de facto avvenuta il 26 ottobre 2008 con la scomparsa dell'ultimo insignito ancora in vita, Delfino Borroni[3].

Esso fu quindi abrogato dall'art. 2268 c.1 del D.L. 66/2010, Codice dell'ordinamento militare[4], ma una successiva modificazione contenuta nel D.L. 20/2012, Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, all'art. 20, c. 2 e art. 10 c. 8, lo ripristinò[5], mantenendolo quindi formalmente in vigore.

I distintivi dell'onorificenza[modifica | modifica wikitesto]

La legge istitutiva dell'onorificenza prevedeva che chi ne fosse insignito aveva diritto a un diploma di cavaliere di Vittorio Veneto, su cui figurano come maniero e chiesa d'Onore rispettivamente il castello del Buonconsiglio di Trento e la cattedrale di San Giusto di Trieste.

La decorazione che si aveva diritto a indossare era invece una croce greca piena, incisa, caricata di uno scudetto a forma di stella a cinque punte sorretta da un nastro con i colori della bandiera italiana e una riga azzurra.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i Presidenza della repubblica, Legge 18 marzo 1968, n. 263. Riconoscimento in favore dei partecipanti alla guerra 1914-18 e alle guerre precedenti, in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, Serie generale, n. 86, 2 aprile 1968. URL consultato il 9 novembre 2015.
  2. ^ Non è chiaro, allo stato, se sia previsto un conferimento postumo su richiesta degli eredi dei reduci in vita a tale data, fermo restando la non concedibilità del vitalizio in quest'ipotesi.
  3. ^ Giovanna Maria Fagnani, È morto Delfino Borroni, l’ultimo reduce italiano della Grande Guerra, in Corriere della Sera, 26 ottobre 2008. URL consultato il 9 novembre 2015.
  4. ^ Ministero della difesa, Decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66. Codice dell’ordinamento militare (PDF), in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, Supplemento ordinario al n. 84/L, 8 maggio 2010, p. 776. URL consultato il 9 novembre 2015.
  5. ^ Ministero della difesa, Decreto legislativo 24 febbraio 2012, n. 20. Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, recante codice dell’ordinamento militare, a norma dell’articolo 14, comma 18, della legge 28 novembre 2005, n. 246, in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, Serie generale n. 60, 12 marzo 2012. URL consultato il 9 novembre 2015.

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