Vezio Crisafulli

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Vezio Crisafulli (Genova, 9 settembre 1910Roma, 21 maggio 1986) è stato un giurista e costituzionalista italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Suo padre era un alto magistrato, ed egli stesso entrò in magistratura, prendendo anche parte alla commissione che nel 1939 redasse un progetto di codice di procedura civile ("progetto Solmi") che tuttavia non vide mai la luce. In seguito lasciò la magistratura per dedicarsi a tempo pieno all'attività accademica.

Dopo un'iniziale adesione al fascismo - fu redattore della rivista di scienze politiche "Lo Stato" di Carlo Costamagna - se ne distaccò dopo il 25 luglio 1943. Nell'agosto 1943 partecipò alla fondazione del Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria. Nel 1945 fu redattore della rivista "Società".

Dopo aver aderito al Partito Comunista, a seguito della Rivoluzione ungherese del 1956 firmò il Manifesto dei 101 e, conseguentemente, si dimise dal PCI. Successivamente si avvicinò al PSDI, schierandosi con l'ala più moderata del partito rappresentata da Paolo Rossi. Nel 1965 partecipò ad "Alleanza Costituzionale", un movimento fondato da Giuseppe Maranini[1] che aveva lo scopo di proporre modifiche alla costituzione repubblicana in direzione di una maggiore separazione dei poteri e nella modifica della legge elettorale in senso maggioritario.

Insegnò diritto costituzionale, diritto pubblico e giustizia costituzionale nelle Università di Urbino, Trieste, Padova e Roma, dove concluse la sua carriera accademica nel 1985. Fu anche preside della facoltà di giurisprudenza di Urbino.

Il 14 maggio 1968 venne nominato membro della Corte Costituzionale dal presidente della Repubblica Giuseppe Saragat. Il suo mandato sarebbe dovuto scadere il 25 maggio 1977, ma essendo la Corte impegnata in sede penale nel processo relativo allo scandalo Lockheed, fu prorogato[2].

Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 7 maggio 1981, insieme ad Aldo Sandulli e Lionello Levi Sandri fu nominato membro del Comitato amministrativo di inchiesta con il compito di accertare se concorressero i presupposti di fatto e di diritto per ritenere che la loggia P2 fosse da configurare come associazione segreta, "vietata in quanto tale dall'articolo 18 della Costituzione, anche in relazione alla sospetta esistenza di elenchi di associati occulti, ovvero al presunto perseguimento di fini diversi da quelli dichiarati".

Il 16 giugno 1981 il comitato espresse a maggioranza il parere che la loggia P2 offrisse elementi di segretezza non consentiti dalla Costituzione, ma Crisafulli, motivando, fu dissenziente[3].

Oltre a scrivere su riviste giuridiche, fu fondista del quotidiano Il Tempo.

Scomparve nel 1986 all'età di 75 anni[4].

Scuola e pensiero[modifica | modifica wikitesto]

Allievo di Santi Romano, è stato uno dei maggiori costituzionalisti italiani della seconda metà del Novecento e il maestro di Livio Paladin, Antonio D'Atena, Lorenza Carlassare, Franco Modugno, Sergio Bartole, Fausto Cuocolo, Stefano Maria Cicconetti e Mauro Giuseppe Barberis

All'epoca della pubblicazione della seconda parte, le "Lezioni" rappresentarono una vera e propria frattura rispetto alle teorie tradizionali in materia di fonti del diritto e di giustizia costituzionale. Poco prima della sua scomparsa diede alle stampe un'altra importante raccolta di saggi in cui, tra l'altro, lamentava la "crisi profonda che attanaglia la nostra Repubblica, e che non si restringe soltanto al funzionamento del sistema di governo (al problema come si suol dire della governabilità) ma investe - senza dubbio - i più diversi settori della vita associata e le molteplici istituzioni che dovrebbero cementarla ed assicurare la stabilità"[5].

Nella V appendice di aggiornamento all'Enciclopedia italiana, è apparsa una breve voce per tratteggiarne il profilo di studioso[6].

Aneddoti[modifica | modifica wikitesto]

Per l'aspetto fisico, Crisafulli era soprannominato "il tricheco". Un calembour che girava sul suo nome era "Vezio il trapezio". Ma lui non se ne adontava, pur essendo un uomo non privo di civetteria (proverbiale l'eleganza dei suoi completi fumo di Londra accompagnati dall'immancabile lobbia). La sua principale passione fu la musica classica, seguita dai gatti e, pare, anche dalle donne. Quando nel 1979, insieme ai colleghi della Corte costituzionale e ai giudici "aggregati", dovette ritirarsi per un lungo periodo in camera di consiglio per decidere sul caso Lockheed, dopo un malore chiese che gli portassero il suo micio.[senza fonte]

Tra i suoi aforismi, ancora citati sono quello secondo cui "i filosofi del diritto spendono la loro vita nel vano e risibile tentativo di farsi accettare come giuristi dai giuristi e come filosofi dai filosofi"[7] e quello per cui il responso della storia è l'unico "che può trasformare il bandito in un eroe, il criminale politico in un padre della Patria"[8].

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Tra le sue numerose opere si devono ricordare:

  • V. Crisafulli, "La Costituzione e le sue disposizioni di principio", Milano, Giuffrè 1952.
  • V. Crisafulli, "Lezioni di diritto costituzionale", Cedam, Padova, I (1970) e II (1984, 2ª ed.).
  • V. Crisafulli, La sovranità popolare nella Costituzione italiana, in Scritti in mem. V.E. ORLANDO, I, Padova, 1957.
  • V. Crisafulli, Aspetti problematici del sistema parlamentare vigente in Italia, in Studi in on. E. CROSA, I, Milano.
  • V.Crisafulli, "Stato, popolo, governo: illusioni e delusioni costituzionali", Milano, Giuffrè, 1985.
  • V. Crisafulli, Le funzioni della Corte Costituzionale nella dinamica del sistema: esperienze e prospettive, in G. MARANINI (a cura di), La giustizia costituzionale, Firenze, 1966.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Maranini "era stato protagonista di una polemica con Crisafulli sull'annata 1940 di «Stato e diritto» proprio sul ruolo della storia costituzionale, da lui concepito in modo assorbente rispetto all'approccio giuridico": Cesare Pinelli, Diritto e Storia costituzionale, Giornale di storia costituzionale. I semestre , 2001, p. 18 (Macerata : EUM-Edizioni Università di Macerata).
  2. ^ Sulla durata del mandato di giudice costituzionale anche oltre il termine ordinario di scadenza dall'ufficio, e però ai soli fini dello svolgimento del cosiddetto "processo Lockheed", v. Maria Cristina Giannini, voce "Crisafulli" in Istituto Giovanni Treccani, Enciclopedia italiana di scienze, lettere ed arti, Parte 1, pagina 766; in realtà, il mandato - prorogato al 2 agosto 1979 - cessò ai primi del febbraio 1979, a seguito di un malore occorso che gli impedì di presenziare al seguito della camera di consiglio (Panorama - Edizioni 602-606 - Pagina xxxvii, 1977).
  3. ^ Massimo Della Campa, Luce sul Grande Oriente. Due secoli di massoneria in Italia, Milano, Sperling & Kupfer, 2005, p. 175.
  4. ^ Morto Vezio Crisafulli "Maestro del Diritto" Archiviolastampa.it
  5. ^ V.Crisafulli, "Stato, popolo, governo: illusioni e delusioni costituzionali", Milano, Giuffrè, 1985. Il problema della governabilità in Italia era stato affrontato da Giuliano Amato, Prova d'orchestra o della ingovernabilità, Quaderni del Circolo Rosselli : 7, 3 4, 1982 (Firenze : Alinea Editrice, 1982).
  6. ^ Vezio Crisafulli
  7. ^ CORDES, FILOSOFIA DELL'ANTIMONIO, in Corriere della Sera, 18 giugno 1997.
  8. ^ Michele Ainis, Amari Inganni, Corriere della Sera, 1º ottobre 2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giorgi, Chiara, Costituente, tradizioni giuridiche e trasformazioni della società. Il contributo di Vezio Crisafulli, Scienza e politica. N. 21, 1999 (Bologna : CLUEB)
  • Carlassare, Lorenza, Mortati, Esposito, Crisafulli, Democrazia e diritto : XLVIII, 1 2, 2011, Milano : Franco Angeli.
  • D'Atena Antonio, Il giovane Crisafulli e le anticipazioni dell'opera della maturità, in Rivista AIC, 2014 fasc. 3, pp. 6 ss.
  • D'Atena Antonio, Vezio Crisafulli giudice e la giurisprudenza sulla giustizia costituzionale, in Diritto e società, 2011 fasc. 2-3, pp. 193 - 208
  • Franco Modugno, La teoria delle fonti del diritto nel pensiero di Vezio Crisafulli, in Giurisprudenza costituzionale, 1994 fasc. 1, pp. 487 - 532
  • Alpa Guido, I principi generali del diritto. Due vicende culturali d' anteguerra, in Materiali per una storia della cultura giuridica, 1993 fasc. 1, pp. 179 - 199
  • Franco Modugno, In memoria di Vezio Crisafulli, in Diritto e società, 1990 fasc. 1, pp. 141 - 155.
  • Mario Sirimarco, Vezio Crisafulli. Ai confini tra diritto e politica, ESI, Napoli, 2003.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
«Giudice costituzionale»
— 2 luglio 1968[1]
Grande ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Grande ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
«Di iniziativa del Presidente della Repubblica»
— 30 aprile 1966[2]
Medaglia d'oro ai benemeriti della cultura e dell'arte - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro ai benemeriti della cultura e dell'arte
— 2 giugno 1972[3]
Controllo di autorità VIAF: (EN14837082