Mario Labò

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Mario Labò (Genova, 17 settembre 1884Genova, 13 febbraio 1961) è stato un architetto e storico dell'architettura italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Mario Labò rappresentò il principale catalizzatore culturale relativamente all'architettura a Genova, città nella quale ebbe luogo la sua attività. Fu un pioniere e un propugnatore delle più avanzate idee sull'architettura, prima del tardo liberty poi dell'architettura razionalista. Il suo contributo rappresentò anche un punto focale nella storia dell'architettura cittadina e nella critica dell'architettura a lui contemporanea. Si laureò in ingegneria al Politecnico di Torino nel 1910 e svolse tutta l'attività professionale a Genova.

In marzo e ottobre del 1928 lanciò due aziende di arredamento per la casa: DIANA (Decorazioni Industrie Artistiche Nuovi Arredamenti) e ILCA (Industria Ligure Ceramiche artistiche). Dello stesso anno è l'inizio della collaborazione con l'azienda tessile MITA.[1]

Nei primi anni trenta aderì al MIAR.

Partecipò a diverse edizioni della Triennale di Milano, contribuendo anche all'organizzazione. Intrattenne rapporti con architetti e critici di livello nazionale e internazionale, tra cui Giuseppe Pagano, Giulio Carlo Argan, Ernesto Nathan Rogers ed Alvar Aalto.

Scrisse su diverse riviste di carattere culturale, tra le quali L'Arte decorativa moderna, Emporium, Marzocco, L'Arte (diretta da A. Venturi), Casabella e Domus. Negli anni cinquanta, con la moglie Enrica, promosse e curò la traduzione italiana di testi fondamentali dell'architettura contemporanea.

Fu assessore alle Belle Arti del Comune di Genova dal 1922 al 1924 e presidente dell'Accademia Ligustica di Belle Arti dal 1945 al 1954.

Il figlio Giorgio, studente in architettura e partigiano, fu torturato dai nazisti e fucilato il 7 marzo 1944. Ebbe la medaglia d'oro al valor militare alla memoria[2].

Principali progetti e realizzazioni[modifica | modifica wikitesto]

I seguenti progetti, quando non diversamente specificato, furono realizzati a Genova.

Opere principali[modifica | modifica wikitesto]

  • I palazzi di Genova, Milano, Bonomi, 1914
  • La chiesa di S. Agostino e il suo restauro, Genova, Pagano, 1923
  • L'oratorio di San Giacomo della Marina, Genova, 1924
  • Giovanni Battista Castello: trentuna riproduzioni con testo e catalogo (Architetti dal XV al XVIII secolo), Milano, Società editrice d'arte illustrata, 1925
  • Mostra centenaria di Luca Cambiasso, organizzata dalla Compagna: catalogo illustrato, Roma, Stabilimento Grafico Editoriale, 1927
  • voce Bartolomeo Bianco, in Enciclopedia Treccani, 1930
  • Santi Vittore e Carlo, Genova, Tip. Arcivescovile, 1931
  • Il Gesù, Genova, 1932.
  • Colonie: marine, montane, elioterapiche, Milano, Domus, 1942 (con Attilio Podestà)
  • San Siro, Genova, 1943
  • Giuseppe Terragni, Milano, Il Balcone, 1947
  • cura e traduzione di Sigfried Giedion, Spazio, tempo e architettura: lo sviluppo di una nuova tradizione, Milano, Hoepli, 1954 (con Enrica Labò).
  • L'aspetto estetico dell'opera sociale di Adriano Olivetti, Milano, Görlich, 1957
  • Giò Ponti: il disegno industriale, La Rinascente, 1958
  • Palazzi di Genova di Pietro Paolo Rubens e altri scritti d'architettura, Genova, Tolozzi, 1970 (postuma; ristampa, Genova, Nuova Editrice Genovese, 2003)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Silvia Barisione, Matteo Fochessati, Gianni Franzone e Paolo Piccione, Made in Italy: MITA textile design. 1926-1976, Genova, Sagep, 2018, p. 10, ISBN 978-88-6373-595-6.
  2. ^ Dal sito della Presidenza della Repubblica.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti contemporanee:

  • Giuseppe Pagano, Il rammodernamento del Politeama genovese, in "Casabella" n. 4, 1933, pp. 41–43
  • Edoardo Persico, Un teatro, ibid., VIII (1935), 90, pp. 36–43
  • Fillia, Gli ambienti della nuova architettura, Torino, 1935, pp. 17, 22, 46 s., 114 s., 215
  • Attilio Podestà, Un ristorante a Genova, con scritto di Labò, in "Casabella" n. 117, 1937, pp. 2–11
  • Anna Maria Mazzucchelli, Una casa a S. Michele di Pagana, in "Domus" n. 219, 1947, pp. 41–43
  • Ernesto Nathan Rogers, In morte di Mario Labò, in "Casabella" n. 248, febbraio 1961, pag. 4
  • Bruno Zevi, La morte di Mario Labò: come il figlio disse di informare Argan, in "Cronache di architettura" n. 357, 1960-61, pp. 161–163

Contributi successivi:

  • C. Olcese, Mario Labò e le Triennali (1923-1940), in "Studi di storia delle arti", 1983-85, pp. 349–359, 458-460
  • Paolo Cevini, Genova anni '30. Da Labò a Daneri, Genova, SAGEP, 1989
  • Mauro Moriconi e Francesco Rosadini, Genova 900. L'architettura del Movimento Moderno, Roma, Testo & Immagine, 2004

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