Politeama Genovese

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«Il giardino vicino, che appare fra i tetti e le case [...] è l'Acquasola: la passeggiata pubblica, [...] dove le famiglie nobili della città, con gli abiti da cerimonia, se non con perfetta saggezza, girano intorno nelle carrozze di gala [...] A breve distanza ... siedono rivolti dalla nostra parte, gli spettatori del Teatro Diurno. ... fa un effetto molto strano, non sapendone la ragione, veder passare così subitamente tutte quelle facce dall'ansietà al riso

Politeama Genovese
Ubicazione
StatoBandiera dell'Italia Italia
LocalitàGenova
IndirizzoVia Bacigalupo, 2
Dati tecnici
Capienza1056[2] posti
Realizzazione
ArchitettoLuigi Prato (1832)
Nicolò Bruno (1870)
Mario Labò (1932)
Dante Datta (1955)
ProprietarioPoliteama S.p.a.
Sito ufficiale
Coordinate: 44°24′41″N 8°56′17″E / 44.411389°N 8.938056°E44.411389; 8.938056
Il nuovo logo del teatro

Il Politeama Genovese è un teatro italiano con sede nel centro di Genova, vicino a Piazza Corvetto e innanzi alla base del parco di Villetta Di Negro. È stato sede del Teatro Stabile di Genova dal 1936 al 1994. [3] È collocato a pochi metri di distanza dal Teatro Duse, che è invece parte del Teatro Stabile di Genova.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Sull'altura situata nel centro di Genova al limite dello storico quartiere di Portoria, nel 1821 Carlo Barabino terminò l'edificazione di un grande parco cittadino, l'Acquasola, presso cui la cittadinanza divenne solita trascorrere i periodi di riposo e le passeggiate. Per completare l'offerta di intrattenimenti dell'attrazione, nel 1825 fu edificato un teatro in legno, subito accanto al parco, presto ribattezzato col nome di Teatro Diurno, perché attivo durante le ore della giornata.[3]

Visto il successo, sette anni più tardi, il teatro fu trasformato in un'arena aperta con circa tremila posti, con progetto di Luigi Prato.[4][3]

Fra il 1868 e il 1870, in seguito all'ampia urbanizzazione che coinvolgeva tutta la città in quei decenni, il teatro fu completamente riprogettato da Nicolò Bruno e acquistato dai fratelli Chiarella.[3] Lasciato dapprima scoperto, come uso per i cosiddetti teatri "da buon tempo", fu poi nel 1895 completato con l'intallazione di una tettoia permanente in ferro.[5]

Tra i direttori d'orchestra più celebri dell'800 che hanno diretto al Politeama Genovese, il maestro Antonino Palminteri, presente sul podio nell'ottobre del 1893, portando in scena l'opera Aida di Giuseppe Verdi.[6]. Il Politeama rivaleggiava con il Teatro Carlo Felice nella stagione lirica e fu il primo teatro in città a mettere in scena un'opera di Richard Wagner.[7]

L'architetto Mario Labò lo ristrutturò nuovamente nel 1932, e a partire dal 1936 la struttura divenne sede del Teatro Stabile di Genova.[3]

Durante i numerosi bombardamenti che Genova subì nel quinquennio della seconda guerra mondiale, il teatrò subì gravi danni strutturali, ritrovandosi al termine del conflitto semi distrutto dai bombardamenti alleati.[3]

L'architetto Dante Datta firmò il progetto di ricostruzione del 1955, alloggiandolo nei fondi di una palazzina a pianta rotonda in stile neoclassico,[3] sempre dirimpetto al parco dell'Acquasola e accanto a Piazza Corvetto.

Nel 1994 terminò la gestione da parte del Teatro Stabile di Genova, e il Politeama Genovese fu acquistato dalla Politeama Spa,[3] società che vedeva tra i propri soci Savina Savini Scerni, presidente del teatro fino alla sua morte nel 2019, e Danilo Staiti, direttore artistico, presidente e legale rappresentante.

Il cartellone[modifica | modifica wikitesto]

Il Politeama Genovese offre un cartellone che spazia fra teatro comico, prosa, commedia, musical, danza, balletto classico, ma anche teatro civile, prosa contemporanea e concerti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Charles Dickens, Immagini d'Italia, 1843
  2. ^ Politeamagenovese.it Scheda Tecnica
  3. ^ a b c d e f g h Politeamagenovese.it, Storia del teatro da Il Teatro dalle nove vite – Storia del Politeama Genovese di Mario Bottaro, 2017
  4. ^ Guida di Genova, Grondona, 1866
  5. ^ Annuario Genovese, Fratelli Pagano, 1935, p. 850.
  6. ^ Angela Balistreri, "Antonino Palminteri un artista gentiluomo nel panorama operistico dell'800", Partanna, Produzioni Edivideo, 2010, www.Torrossa.com, p.157
  7. ^ Roberto Iovino, Riprende la vita musicale in 1945/2000. La cultura in Liguria, Genova, CARIGE-Fondazione Novaro, 2001

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