Missa Solemnis (Beethoven)

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Missa solemnis
Compositore Ludwig van Beethoven
Tonalità re maggiore
Numero d'opera op. 123
Epoca di composizione 1819-1823
Prima esecuzione San Pietroburgo, 7 aprile 1824
Pubblicazione editore Schott, Magonza, 1827
Durata media 75 minuti
Organico

soli, coro, orchestra e organo

Movimenti

Kyrie; Gloria; Credo; Sanctus; Benedictus; Agnus Dei

« Dal cuore possa andare nuovamente al cuore! »
(L. Van Beethoven, dedica all'arciduca Rodolfo d'Austria)
Manoscritto della Missa Solemnis

La Missa Solemnis in Re maggiore, Op. 123, è una composizione di Ludwig van Beethoven.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fu composta per celebrare la nomina, avvenuta il 9 marzo 1820, di Rodolfo d'Asburgo-Lorena ad Arcivescovo di Olmütz; Beethoven lavorò alla sua composizione per quattro anni[1]. La nomina era stata annunciata ufficialmente nell'estate del 1818, benché fosse già attesa da anni[2]. Alla fine del 1819 erano completi il Kyrie, il Gloria e parte del Credo[3]; la partitura autografa fu completata a metà del 1823[4].

È la seconda Messa musicata da Beethoven. La prima, in Do maggiore Op. 86, era stata scritta seguendo lo stile del classicismo viennese; tuttavia, all'epoca della composizione della Missa solemnis, Beethoven riteneva tale stile inadeguato a esprimere sentimenti di elevata spiritualità e inadatto a un'opera di vastissime dimensioni come quella che egli aveva ora in progetto. Per la composizione della Missa solemnis Beethoven studiò invece approfonditamente la musica sacra rinascimentale e barocca di autori quali Palestrina, J. S. Bach, Händel e C. Ph. E. Bach[5]. Sugli abbozzi della partitura l'autore scrisse la frase «Preghiera per la pace interna e esterna»[6].

In una lettera del 5 giugno 1822 Beethoven definì la Missa solemnis «la più grande opera da [lui] composta» fino ad allora[7].

Durante la composizione della Missa Beethoven versava in serie difficoltà finanziarie, il che, secondo Maynard Solomon, lo indusse a una «complessa serie di macchinazioni» nelle trattative con gli editori per la vendita dei diritti di pubblicazione: il musicista condusse infatti contrattazioni contemporaneamente con non meno di quattro case editrici, riscuotendo anticipi sia dalla ditta Simrock di Bonn sia dall'editore Peters di Lipsia, per poi decidersi solo nel 1825 a pubblicare l'opera con la casa editrice Schott. Nel 1823 Beethoven avviò inoltre una sottoscrizione per la vendita di copie manoscritte della Missa, che vennero offerte mediante l'invio di lettere a vari sovrani europei oltre che ad importanti personalità come Luigi Cherubini e Goethe[8]. Nella lettera a Goethe (che rimase senza risposta) Beethoven, chiedendo al poeta di intercedere presso il Granduca di Weimar affinché quest'ultimo sottoscrivesse per la Missa, scrisse fra l'altro:

« La Messa può essere eseguita anche come oratorio, e, come tutti sanno, al giorno d'oggi le società di beneficenza hanno bisogno di opere di questo genere! »
(Beethoven, lettera a Goethe dell'8 febbraio 1923[9])

La prima esecuzione integrale ebbe luogo a San Pietroburgo il 7 aprile 1824[10], sotto forma di oratorio; una esecuzione parziale ebbe luogo, alla presenza dell'autore, il 7 maggio 1824, quando ne furono eseguiti solo il Kyrie, il Credo e l'Agnus Dei, sotto il titolo di Tre Grandi Inni per coro e voci soliste[11], con Carolina Ungher e Anton Haizinger, al Theater am Kärntnertor di Vienna (la stessa sera della première della Nona sinfonia)[12].

Analisi[modifica | modifica wikitesto]

La Messa è strumentata per un grande organico, con orchestra comprendente flauti, oboi, clarinetti, fagotto, controfagotto, corni, trombe, tromboni, timpani, organo ed archi in proporzione, quattro cantanti solisti e coro[10].

Come tutte le Messe cattoliche, è composta dalle cinque parti dell'"Ordinarium Missae":

  1. Kyrie
  2. Gloria
  3. Credo
  4. Sanctus-Benedictus
  5. Agnus Dei

Secondo Maynard Solomon le ricerche di Beethoven sull'antica musica sacra lo condussero ad un'originale fusione di stile antico e stile moderno, che affonda le sue radici nella tradizione pur mantenendo il dinamismo e la libertà di linguaggio musicale che caratterizzano le sinfonie dello stesso Beethoven[5]. Nello stesso tempo l'uso «di arcaismi e reminiscenze - i modi dorici e misolidi, i "fossili" gregoriani, le citazioni del Messiah di Händel nel Gloria e nell'Agnus Dei - e l'impiego di procedimenti e immagini musicali derivate da stili liturgici precedenti rappresentano, nel contesto, procedimenti modernistici che servono anche a sottolineare l'espressività della musica beethoveniana al di là dei limiti posti dallo stile della musica liturgica di epoca classica matura e tardoclassica»[13].

Sempre secondo Solomon, l'opera, pur rivestendo per il suo autore un «significato sacrale» e pur essendo l'espressione di profondi sentimenti religiosi, «non fu concepita come atto d'omaggio al cristianesimo» e denota da parte di Beethoven un «atteggiamento aconfessionale»[14]. Secondo Ugo Morale, il fatto che il musicista «non segua rigorosamente l'origine e le forme della liturgia cristiano-cattolica, ma metta in rilievo ciò che maggiormente gli preme – lasciando per esempio in ombra i dogmi che si riferiscono allo Spirito Santo e alla Chiesa – conferma che in Beethoven l'omaggio al Divino trascende ogni confessione, ponendosi come la voce di un “puro” che crede nella potenza e nella bontà di un essere supremo, la cui essenza è patrimonio comune a tutti i popoli»[15].

Si è interpretato come prova di un atteggiamento di distanza nei confronti del cattolicesimo, se non addirittura di dubbio nei confronti della chiesa, il fatto che Beethoven, nel musicare il testo del Credo, si sia soffermato pochissimo sulle parole Credo in unam sanctam catholicam et apostolicam ecclesiam («Credo la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica»). Nikolaus Harnoncourt ha contestato tale interpretazione, osservando che «Beethoven conosceva assai bene il significato dei testi e sapeva anche che in questo caso “catholicam” non significa la chiesa di Roma, ma la chiesa “universale”, come del resto è anche il caso della Messa in si minore di Bach. Beethoven inoltre ha scritto nella partitura del Credo: “Dio sopra tutto – Dio non mi ha mai abbandonato”. Nessun ateo parlerebbe in questa maniera. Questo voler distinguere a ogni costo se Beethoven era o non era fedele alla chiesa, mi sembra veramente privo di senso»[16].

Dedica[modifica | modifica wikitesto]

L'opera fu dedicata all'arciduca Rodolfo d'Austria, arcivescovo di Olmütz, mecenate principale di Beethoven nonché allievo e amico. Sulla copia a lui presentata Beethoven scrisse la frase: «Von Herzen — Möge es wieder — zu Herzen gehn» («Dal cuore - possa di nuovo - giungere al cuore»)[17].

Discografia parziale[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Solomon 2010, p. 341
  2. ^ Fischer 2005, cap. XIII.
  3. ^ Solomon 2010, p. 279.
  4. ^ Solomon 2010, p. 296.
  5. ^ a b Solomon 2010, p. 343.
  6. ^ Citata in Solomon 2010, p. 294.
  7. ^ Citato in Solomon 2010, p. 344; il corsivo è così nel testo.
  8. ^ Solomon 2010, pp. 302-3.
  9. ^ Beethoven 1996, p. 87.
  10. ^ a b (EN) Spartiti liberi di Beethoven - Missa Solemnis, in International Music Score Library Project, Project Petrucci LLC.
  11. ^ Solomon 2010, p. 342.
  12. ^ Almanacco a cura di Gherardo Casaglia: venerdì 7 maggio 1824, in "Amadeus on line".
  13. ^ Solomon 2010, p. 344.
  14. ^ Solomon 2010, p. 342.
  15. ^ Morale 1999, p. 248.
  16. ^ Nikolaus Harnoncourt, note di copertina all'edizione discografica da lui diretta: Beethoven, Missa Solemnis, CD Teldec 9031-74884-2 (1993).
  17. ^ Citata in Arnold Werner-Jensen, note di copertina all'edizione discografica: Beethoven, Missa solemnis, dir. Leonard Bernstein (1979), CD Deutsche Grammophon 469-546-2. Vedi anche Solomon 2010, p. 231.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ludwig van Beethoven, Autobiografia di un genio. Lettere, pensieri, diari, a cura di Michele Porzio, Milano, Mondadori, 1996, ISBN 88-04-47878-0.
  • (EN) George Alexander Fischer, Beethoven, Salt Lake City, Project Gutenberg, 2005 [1905].
  • Ugo Morale, Introduzione a Beethoven, Milano, Bruno Mondadori, 1999, ISBN 88-424-9498-4.
  • Maynard Solomon, Beethoven. La vita, l'opera, il romanzo familiare, a cura di Giorgio Pestelli, traduzione di Nicoletta Polo, Venezia, Marsilio, 2010 [1986], ISBN 978-88-317-6346-2.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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