Ijtihad

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Ijtihād (in arabo: اجتهاد‎) è un termine legale islamico vuol dire semplicemente "interpretazione" (dei testi sacri come Corano e Sunna al fine di proporre norme giuridiche).

Nello sciismo[modifica | modifica wikitesto]

Nello Sciismo indica il diritto di promulgare una fatwā, che diventa subito operativa come legge, basandosi su un'interpretazione indipendente da parte di religiosi autorizzati. Questa parola araba significa letteralmente "sforzo", "applicazione", ed è usato per indicare l'esercizio individuale di elaborazione normativa operato a partire dalle fonti scritturali.

Secondo il taqlid (il principio dell'emulazione) dello sciismo, la società è divisa in due categorie rispetto allo status religioso:

  • il primo gruppo è altamente esclusivo (i marjaʿ al-taqlīd, o 'fonti di emulazione', diversi mujtahid) con il titolo di Grande Ayatollah (Ayatollah ʿUẓma) e ha il diritto di ijtihād. Ciascuno tra loro può proclamare interpretazioni indipendenti che saranno seguite dai rispettivi seguaci.
  • il secondo gruppo, gli "emulatori", è costituito dal popolo dei credenti.

Ogni musulmano sciita si sceglie un marjaʿ al-taqlīd e ne segue le indicazioni. In pratica, il diritto di ijtihad e il principio di emulazione contribuiscono a legare ciascun fedele e il religioso che si è scelto come guida, rinforzando il potere degli Ayatollah nella società, sia socialmente che moralmente, contro l'oppressione dei governanti.

Nel sunnismo[modifica | modifica wikitesto]

L'interpretazione chiusa del Corano nel sunnismo si è sviluppata solo dal 4o secolo dopo l'Egira, con la diffusione delle convinzioni di al-Ghazali, che cercava di conciliare ortodossia islamica e sufismo (col suo L'incoerenza dei filosofi - Tahāfut al-Falāsifaʰ). Nei 4 secoli precedenti infatti l'interpretazione coranica era aperta (il Bab al-Ijtihad era aperto, la porta dell'interpretazione era aperta) e vennero sviluppate le 4 scuole (Madhhab) sunnite, lo sciismo e l'ibadismo. Dopodiché quando apparentemente tutti i casi logici sono stati coperti dalla teologia (kalam) si è assunto che ormai le interpretazioni successive non avrebbero avuto alcun valore né rilevanza giuridica. Questo cambio di atteggiamento iniziò con al-Ghazali, che conciliò il sufismo con l'ortodossia espellendo l'aristotelismo, e Averroè cercò invano di fermarlo (col suo Incoerenza della Incoerenza - Tahafut al-Tahafut). In realtà al-Ghazali criticava l'interpretazione di Avicenna di Aristotele, non Aristotele che diceva cose diverse, secondo Averroè. Si veda la sezione Opere nella voce al-Ghazali.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]