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Abraxas

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Verso e recto di un talismano d'epoca ellenistica con la divinità e la scritta «IAN ABRASAZ SAKAŌTh»

La parola Abraxás (o Abrasáx o Abracax), d'incerta etimologia, è stata ritrovata su pietre e gemme usate come talismani magici. Divinità di origine gnostico-mitraica, rappresenta principalmente la mediazione fra l'umanità e il dio Sole,[1][2] o fra la terra e il cielo.[3]

Presso la tradizione persiana arriva a simboleggiare l'unione/totalità fra Ahura Mazdā ed Angra Mainyu, ossia tra bene e male.[4]

Fonti e interpretazioni

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Il nome si trova principalmente in testi gnostici. Il suo principale o più antico significato simbolico è altamente discusso, e spesso le opinioni divergono a seconda delle diverse implicazioni religiose che vengono di volta in volta considerate. Di Abraxas abbiamo fonti sia dirette che indirette.

Indirettamente furono alcuni Padri della Chiesa a conservare e a documentare le teorie di alcune scuole gnostiche, criticandole e tacciandole di eresia. In generale, i padri della Chiesa che combatterono tali presunte eresie consideravano Abraxas una forma del culto di Satana/Shaitan.[5]

Le principali fonti dirette invece sono alcuni testi del primo e più antico gnosticismo facenti parte dei codici di Nag Hammâdi (il Vangelo degli Egiziani e l'Apocalisse d'Adamo).[6] Quest'ultimo rotolo ci rivela che Abraxas è un grandissimo Eone, per cui nella cosmologia gnostica il suo sarebbe il nome del Dio altissimo, ovvero il Padre Ingenerato, o quantomeno una sua manifestazione.[2]

Altri però, tra cui George Mead, autore di uno studio e un'attenta interpretazione dei testi gnostici,[7] mostrano riserve sulla natura di Abraxas quale Dio Supremo. Studi recenti lo presentano piuttosto come un mediatore tra quest'ultimo e l'ordine celeste del cosmo, di cui presiede al governo.[8]

Statuetta votiva raffigurante Abraxas (Museo del Louvre)

Il nome si trova anche in successivi manoscritti greci di carattere magico (alchemico-esoterico); lo si può inoltre trovar impresso su talismani come auspicio di potenza ed invincibilità. In quelli a noi rinvenuti Abraxas è spesso raffigurato con la testa di un gallo o di un leone, e il corpo di un uomo con la parte inferiore composta da due serpenti, mentre regge nella mano destra un bastone o un correggiato, e nella sinistra uno scudo tondo o ovale.

Secondo alcuni religiosi si sarebbe trattato di un altro nome del Cristo.[9] In età medievale, il dio compare nell'opera mistica intitolata: Sefer Raziel HaMalakh (Libro dell'angelo Raziel).

In base ad alcune teorie, la parola abracadabra deriverebbe da Abraxas, sebbene esistano altre spiegazioni.[10]

Significato numerico

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Il nome si riteneva avesse un potere apotropaico, attribuito al valore numerico delle sue sette lettere che sommate, secondo la numerazione greca, davano il numero 365 (α=1 β=2 ρ=100 α=1 ξ=60 α=1 σ=200)[11]. Secondo lo gnostico Basilide, 365 era il numero uguale ai cieli o strati di cui era costituito l'universo fisico.

In questa concezione, intrisa di neoplatonismo, ogni cielo è governato da un dio, ricevendone l'influsso in maniera affine alla visione astrologica. Ascendendo da un cielo a quello superiore, aumenta la perfezione della divinità. I cieli sono 365. Abraxas corrisponderebbe al primo di questi cieli, quello supremo, mentre, all'opposto, gli gnostici tendevano ad identificare il Dio veterotestamentario (Yaweh) con la potenza inferiore del Demiurgo, la più bassa.

Jorge Luis Borges riferisce la credenza di alcune correnti gnostiche secondo cui, per valicare un cielo si dovesse conoscere il nome del dio che lo governava. Dato il numero di cieli, questo trasformava la credenza in una sorta di mnemotecnica. In seguito la successione dei nomi si ridusse a uno solo, Abraxas, reggitore del cielo più alto.

Natura ambigua di Abraxas

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Lo stesso argomento in dettaglio: Basilide e Gnosticismo.
Riproduzione del 1851 delle facce di un talismano dedicato ad Abraxas

La natura ambigua di Abraxas deriva dal fatto che, oltre ad essere indicato come il Sommo Eone divino, reggitore del mondo celeste, gli venivano attribuiti anche caratteri demoniaci, in parte dovuti alla polemica antignostica di autori cristiani, come Ireneo e Ippolito, che riferiscono di un trattato esegetico del maestro gnostico Basilide, descrivendo Abraxas come il supremo degli Arconti, potenze avide e tiranniche.[5]

Studi recenti, basati anche su fonti letterarie dirette,[6] presentano Abraxas come una divinità intermedia, situata tra un Dio superiore ed occulto, appartenente al Pleroma («Pienezza»), ed il mondo creato dagli Arconti, a cui essa sovrintende svolgendo una funzione ordinatrice.[8]

Si tratterebbe quindi di una figura sottoposta al Dio dello Spirito, di cui è la manifestazione eonica, almeno secondo gli insegnamenti di Basilide, per quanto in un altro trattato gnostico, Apokryphon Johannis, anche la figura negativa del Demiurgo, creatore del mondo materiale e identificato dagli gnostici col Dio dell'Antico Testamento, appare descritto con le stesse sembianze di Abraxas, cioè con una testa leonina e un corpo di serpente.[8]

Il contrasto fra l'Abraxas inteso ora come demone o Demiurgo (accostato a Yaweh), ora come divinità benevola e suprema, ispirò lo psicanalista Carl Jung, che vide in lui l'archetipo della neoplatonica coincidentia oppositorum («coincidenza degli opposti» in Dio).[2]

«Ciò che Abraxas pronuncia è quella veneranda e maledetta parola che è vita e morte al tempo stesso. Abraxas dice verità e menzogna, bene e male, luce e tenebra in una sola parola […]. Egli è la Pienezza che si fa uno con il Vuoto. È le Nozze Sante […]. Dio dimora nel Sole, il Diavolo nella notte. Ciò che Dio trae dalla luce, il Diavolo lo rigetta nella notte: ma Abraxas è il mondo, il suo prodursi e il suo svanire.»

Citazioni nei romanzi e nella cultura di massa

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«L'uccello lotta per uscire dall'uovo. L'uovo è il mondo. Per nascere devi distruggere il mondo. L'uccello vola a Dio. Il nome del Dio è Abraxas.»
  1. Paolo Riberi, Igor Caputo, Abraxas: la magia del tamburo: 'l culto dimenticato del dio cosmico, pag. 109, Mimesis, 2021.
  2. 1 2 3 Marco Maculotti, Abraxas, o sulla fuga dalla prigione cosmica, su axismundi.blog, Axis Mundi, 10 giugno 2021.
  3. Filippo Goti, Abraxas, il simbolo, su duepassinelmistero.com.
  4. «In termini gnostici Abraxas è sia Dio che Demiurgo ed è chiamato "Pleroma", che significa "pienezza"; è quindi una concezione di Dio che incorpora sia il Bene che il Male in un'unica entità, come Brahman nell'Induismo, Ein Sof nella Cabala ebraica e il Tao del Taoismo» (dalla quarta di copertina di Richard Reuss, Abraxas: Il Dio Gnostico, trad. it., Independently Published, 2019.
  5. 1 2 Il termine Abraxas si trova citato in particolare da Ireneo di Lione nell'Adversus Haereses (libro I, cap. 24, 7), e da Ippolito di Roma, che lo chiama «Abrasáx» (Ἀβρασάξ) in Confutazione di tutte le eresie, VII, 14.
  6. 1 2 Vangelo degli Egiziani, III 2, IV 2; Zostriano, VIII, 1; Apocalisse di Adamo, V, 5.
  7. Frammenti di una fede dimenticata. Gnosticismo e Cristianesimo delle Origini, 1900.
  8. 1 2 3 Cfr. Ezio Albrile, recensione al testo di Paolo Riberi e Igor Caputo, Abraxas. La magia del tamburo. Il culto dimenticato del dio cosmico, dallo sciamanesimo alla gnosi (Milano–Udine, Mimesi, 2021).
  9. Alban Butler, Florilegio di vite dei Santi, vol. III, parte seconda, pag. 368, Monza, Tipografia Corbetta, 1834.
  10. Luciano Pelliccioni di Poli, L'Abracadabra e l'Abraxas, S.T.A.R., 1989.
  11. Cfr. W. Völker, Quellen zur Geschichte der christlichen Gnosis, Tubinga, 1932, p. 45.
  12. Cit. da Paolo Riberi e Igor Caputo, Abraxas: la magia del tamburo. Il culto dimenticato del dio cosmico dallo sciamanesimo alla gnosi, Mimesis, 2021, pp. 142-143.
  13. (EN) Balem Abrasax, su Jupiter Ascending Wiki. URL consultato il 23 marzo 2025.
  14. (EN) Abraxas, su Life is Strange Wiki. URL consultato il 3 novembre 2024.
  • George Robert Stowe Mead, Fragments of a Faith Forgotten (Londra, Theosophical Publ. Society, 1900), trad. it.: Frammenti di una fede dimenticata: gnosticismo e origini del cristianesimo, Genova, I Dioscuri, 1988.
  • Wolfgang Schultz, Dokumente der Gnosis, Jena, 1910.
  • Jorge Luis Borges, Una rivendicazione del falso Basilide, in Tutte le opere, a cura di D. Porzio , Milano, Mondadori, 1984, vol. I, pp. 335–340, con annessa bibliografia sull'argomento, tra cui gli articoli di Wilhelm Bousset per l'Enciclopedia Britannica.
  • Paolo Riberi e Igor Caputo, Abraxas. La magia del tamburo. Il culto dimenticato del dio cosmico, dallo sciamanesimo alla gnosi, Milano–Udine, Mimesis, 2021.

Voci correlate

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