Centauro

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Centauro
Centauro (particolare) nei Musei Capitolini di Roma.
Femmina di centauro e figlioletto, particolare del sarcofago di Arianna, III sec.d.C. Museo del Louvre.
Centauro - raffigurazione medievale - Museo del Louvre.
La battaglia dei Centauri e dei Lapiti - Piero di Cosimo - National gallery.

Il centauro è una creatura della mitologia greca, metà uomo e metà cavallo.
Leggende minori in cui vengono probabilmente confusi con i satiri, ne fanno creature metà uomini e metà caproni. Loro particolarità era l'esasperare pregi e difetti del genere umano: dall'estrema saggezza all'incredibile crudeltà.
Dalla Grecia, la figura del centauro passò alla mitologia romana ed ai bestiari del Medioevo, divenendo soggetto frequente nell'araldica europea.

Il mito greco[modifica | modifica wikitesto]

La figura del centauro ha origine dall'amore sacrilego fra il re dei Lapiti, Issione, e una sosia della dea Era, Nefele, dalla cui unione nacque, appunto, Centauro, un essere deforme che si accoppiò con le giumente del Monte Pelio ed originò una razza di creature ibride, metà uomini e metà cavalli[1][2][3][4][5][6][7].

Nella mitologia, i centauri sono sempre dipinti con carattere irascibile, violento, selvaggio, rozzo e brutale, incapaci di reggere il vino. Solitamente raffigurati armati di clava o di arco, caricavano i loro nemici emettendo urla spaventose.
La loro particolarità era dunque di possedere tutti i pregi e tutti i difetti del genere umano, portati però a livelli elevatissimi, tanto che nella mitologia sono stati riservati loro ruoli completamente contrastanti: dall'estrema saggezza all'incredibile crudeltà.

La più famosa leggenda che coinvolge i centauri è quella della loro battaglia contro i Lapiti in occasione della festa nuziale di Piritoo, la cosiddetta "Centauromachia"[8]. I Centauri erano stati invitati ai festeggiamenti ma, non essendo abituati al vino, ben presto si ubriacarono, dando sfogo al lato più selvaggio della loro natura. Quando la sposa Ippodamia ("colei che doma i cavalli") arrivò per accogliere gli ospiti il centauro Euritione balzò su di lei e tentò di stuprarla. In un attimo anche tutti gli altri centauri si lanciarono addosso alle donne ed ai fanciulli. Naturalmente scoppiò una battaglia nella quale anche l'eroe Teseo, amico di Piritoo, intervenne in aiuto dei Lapiti. I centauri furono alla fine sconfitti e scacciati dalla Tessaglia e ad Euritione furono mozzati naso ed orecchie.
Certi centauri acquisiranno anche leggende proprie, come Chirone, amico di Apollo e dei Dioscuri, Euritione, Nesso che tentò di stuprare la seconda moglie di Ercole, Deianira[9], Astilio e Folo, amico di Ercole, diventando in seguito - in epoca moderna e contemporanea - personaggi tipici della letteratura fantasy.

Non tutti i centauri erano figli/discendenti di Centauro:

  • Chirone, tra le altre cose maestro di Achille, era infatti figlio della ninfa oceanina Filira e del dio Crono e dovette la sua natura ibrida ad un incidente occorso durante la sua nascita: una maledizione scagliata da Rea, moglie di Crono, al figlio illegittimo del marito secondo Apollonio Rodio[10] e Virgilio[7] o il suo concepimento per opera di due immortali mutatisi in cavalli l'una per sfuggire al seduttore e quest'ultimo per meglio inseguire la riottosa amata.
  • Folo, anfitrione di Ercole in visita presso i centauri, era figlio di Sileno e di una ninfa dei frassini ("Meliade").

Sulle loro straordinarie fattezze ironizzò, nel II secolo d.C., Luciano di Samosata con i Nefelocentauri (Νεφελοκένταυροι), creature immaginarie (metà uomini e metà nuvole) da lui descritte nelle Storie vere.

Le origini del mito[modifica | modifica wikitesto]

La tentata identificazione di due centauri su di una terracotta micenea ritrovata ad Ugarit suggerisce un'origine del mito dell'ibrido uomo-cavallo databile all'Età del bronzo[11]. L'identificazione è stata però smentita[12]. Dato certo è il ritrovamento di un centauro su di una terracotta della "Tomba dell'Eroe" di Lefkandi e della ricchezza di raffigurazioni di centauri nelle terrecotte del periodo geometrico[13]

Per quanto riguarda l'origine vera e propria del mito, la chiave interpretativa più semplice lo vorrebbe legato alla diffusione in Grecia dell'addomesticamento del cavallo, avvenuto in epoca tarda (post II millennio a.C.). È lecito supporre che questo animale, la cui importanza era davvero notevole per un popolo di nomadi migratori, fosse oggetto di culto.
È anche probabile che in alcune regioni lontane, quali la Tracia o la Tessaglia, vivessero delle tribù semi-primitive dedite all'allevamento ed all'addestramento degli equini selvatici e questi popoli siano stati trasformati in genie mitiche di esseri ibridi che univano in sé il cavaliere e la cavalcatura.

Il mito medievale[modifica | modifica wikitesto]

Dalla mitologia romana, il centauro passò ai bestiari medievali.
L'immagine del centauro si addiceva agli eretici ed alla loro interna dissociazione che li faceva considerare metà cristiani e metà pagani. È rappresentato spesso con i capelli in fiamme, per lo più armato, soprattutto di freccia e arco. Talvolta l'obiettivo è una colomba, tal altra un cervo, entrambe figurazioni simboliche dell'anima, facili prede spesso raffigurate mentre vengono trascinate via dopo la cattura.

Ma il vero specchio del pensiero medioevale in merito è rappresentato da Dante che nella Divina Commedia colloca i centauri nell'inferno (Inf. XII) come custodi-giustizieri dei violenti contro il prossimo, in rapporto diretto con il loro carattere violento avuto in vita.

La figura del Centauro viene rivisitata anche da Machiavelli, il quale la usa per descrivere il suo modello di governante perfetto, umano, sì, ma anche ferino (in particolare simile a un incrocio tra un leone e una volpe), in quanto l'esercizio del governo implica l'uso di forza e astuzia.

È illustrato anche nello zooforo del Battistero di Parma.

Araldica[modifica | modifica wikitesto]

In araldica, il centauro è una figura immaginaria che corrisponde alla sua raffigurazione mitologica: essere metà uomo e metà cavallo. Normalmente è armato di una clava. La sua variante principale è il centauro sagittario, che tira con l'arco. Talora è rappresentato con due sole zampe da cavallo.
L'immaginario araldico gli ha regalato, se non una compagna, almeno una corrispondente figura femminile, la centauressa (o centaurella).
Nell'araldica italiana è rappresentato col capo rivolto all'indietro, l'arco in mano e nell'atto di scagliare frecce. Nell'araldica dell'Europa Orientale compare di frequente con la coda che termina a testa di serpente, verso cui pare diretta la freccia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pseudo-Apollodoro, EpitomeI, 20.
  2. ^ Diodoro Siculo, Biblioteca Storica IV, IV.12 e 69-70.
  3. ^ Igino, Favole XIV, XXXIII-XXXIV, LXII, LXXIX, CCLVII.
  4. ^ Ovidio, Le Metamorfosi XII 210-535
  5. ^ Pindaro, Odi - Pitiche II.
  6. ^ Stazio, Tebaide IV.539 e VIII.50.
  7. ^ a b Virgilio, Georgiche III
  8. ^ Ovidio, Le Metamorfosi 12.210-535.
  9. ^ Pseudo-Apollodoro, Biblioteca 2.7.6.
  10. ^ Apollonio Rodio, Argonautiche II, 1239
  11. ^ Shear, Ione Mylonas (2002), Mycenaean Centaurs at Ugarit, in The Journal of Hellenic Studies, a. 2002, pp. 147–153.
  12. ^ Pilafidis-Williams, Korinna (2004), No Mycenaean Centaurs Yet in The Journal of Hellenic Studies, a. 2004, n. 124, p. 165: "we had perhaps do best not to raise hopes of a continuity of images across the divide between the Bronze Age and the historical period."
  13. ^ Metropolitan Museum of Art Retrieved 9 October 2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Studi[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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